Vivi la Parola! 2020 01: Gennaio

Mercoledì 1 gennaio 2020

OTTAVA DEL NATALE

NELLA CIRCONCISIONE DEL SIGNORE

 

18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose,
meditandole nel suo cuore
»

20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. 21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

(Luca 2,19)

 

Saper custodire e meditare quanto è avvenuto è esercizio molto opportuno in un tempo frenetico come il nostro. Corriamo sempre il rischio di inanellare le cose una dopo l’altra, sospinti dalle conquiste tecnologiche ad andare ad un ritmo sempre più rapido, perdendo la memoria di quanto è avvenuto, senza avere il tempo di riconoscere ed apprezzare i doni ricevuti e le cose da imparare.

Maria è maestra del “vivere dentro”, accogliendo e rivisitando quanto avviene. Ci insegna così a riconoscere il passaggio di Dio e a metterlo al centro dell’attenzione.

 

Giovedì 2 gennaio 2020

Ss. Basilio e Gregorio Nazianzeno,

vescovi e dottori della Chiesa

 

Simeone accolse il bambino Gesù tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace,
secondo la tua parola
»

30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

(Luca 2,29)

 

«Mi basta. Ho trovato. Il cuore finalmente riposa, ha trovato casa. Ho atteso a lungo questo giorno, non sapevo come si sarebbe realizzato, ma ero certo che Dio non sarebbe mancato all’appuntamento. Ho conosciuto la gioia, quella che Dio solo sa dare, ho assaporato per un attimo la pienezza, ho compreso il senso di ogni cosa. È stato breve come un lampo, ma definitivo, come quando si è sazi. Cos’altro mi potrebbe regalare la vita? Più di così non si può. Non desidero altro, se non questo». (…immaginando di ascoltare il cuore di Simeone)

 

 

 

Venerdì 3 gennaio 2020

 

«C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser»

Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

(Luca 2,36)

 

Una simpatica vecchietta, diceva probabilmente la gente di Anna. Così cara, così fedele, così buona.

Forse non immaginavano che avesse uno sguardo così profondo, occhi che guardano lontano, che vedono l’invisibile. Parla, loda, straparla. Forse però andrebbe ascoltata bene. Infatti rivela, annuncia, con la gioia e le parole che siamo di fronte allo spettacolo più bello della storia: quel bambino per il quale le parole non bastano, che cambierà il cuore di milioni, di miliardi di uomini, che regala infinitamente più di quanto si sarebbe potuto immaginare. La lode di Anna diventi la nostra.

 

Sabato 4 gennaio 2020

 

23Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, 24figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Melchi, figlio di Innai, figlio di Giuseppe, 25figlio di Mattatia, figlio di Amos, figlio di Naum, figlio di Esli, figlio di Naggai, 26figlio di Maat, figlio di Mattatia, figlio di Semein, figlio di Iosec, figlio di Ioda, 27figlio di Ioanàn, figlio di Resa, figlio di Zorobabele, figlio di Salatièl, figlio di Neri, 28figlio di Melchi, figlio di Addi, figlio di Cosam, figlio di Elmadàm, figlio di Er, 29figlio di Gesù, figlio di Elièzer, figlio di Iorim, figlio di Mattat, figlio di Levi, 30figlio di Simeone, figlio di Giuda, figlio di Giuseppe, figlio di Ionam, figlio di Eliachìm, 31figlio di Melea, figlio di Menna, figlio di Mattatà, figlio di Natam, figlio di Davide, 32figlio di Iesse, figlio di Obed, figlio di Booz, figlio di Sala, figlio di Naassòn, 33figlio di Aminadàb, figlio di Admin, figlio di Arni, figlio di Esrom, figlio di Fares, figlio di Giuda, 34figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abramo, figlio di Tare, figlio di Nacor, 35figlio di Seruc, figlio di Ragàu, figlio di Falek, figlio di Eber, figlio di Sala, 36figlio di Cainam, figlio di Arfacsàd, figlio di Sem, figlio di Noè, figlio di Lamec, 37figlio di Matusalemme, figlio di Enoc, figlio di Iaret, figlio di Maleleèl, figlio di Cainam,

«Figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio»

(Luca 3,38)

 

È’ la conclusione della genealogia più lunga della Bibbia, la più completa che si possa immaginare. Infatti collega Gesù con Adamo, con Dio.

Come a dire che Gesù nascendo sulla terra si unisce in certo modo a ciascuno di noi, in Lui trova vera luce il mistero dell’uomo, restituisce ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, perché è il nuovo Adamo (cfr. Gaudium et spes, 22) che con la sua incarnazione riempie della sua divinità tutta l’umanità. Abbiamo, tutti, una dignità altissima, sconfinata.

Noi in tutto questo non abbiamo fatto nulla. Abbiamo solo ricevuto.

 

Domenica 5 gennaio 2020

DOPO L’OTTAVA DEL NATALE

 

«Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito»

e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. 16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: 18Lo Spirito del Signore è sopra di me;  per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, 19a proclamare l’anno di grazia del Signore. 20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». 22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».

(Luca 4,14)

 

Gesù rientra dal soggiorno nel deserto temprato e pieno di fuoco. L’esperienza della tentazione, che a lungo lo ha provato, non l’ha infiacchito o demotivato, al contrario l’ha preparato nel modo migliore alla sua missione.

La sua vittoria sulla tentazione quindi non è solo una rassicurante notizia per noi, che ci dibattiamo tutti i giorni tra prove di ogni tipo, ma ci racconta qualcosa in più. La tentazione, quando è superata, può trasformarsi in occasione per crescere, per superarci, per prepararci a nuove responsabilità, a nuove tappe della nostra esperienza umana e spirituale.

 

 

Lunedì 6 gennaio 2020

EPIFANIA DEL SIGNORE

 

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?

«Abbiamo visto spuntare la sua stella

e siamo venuti ad adorarlo»

3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». 7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(Matteo 2,2)

 

Basta un segno, forte, per mettersi in cammino.

È sufficiente essergli fedeli, sapendo che lungo la strada succederanno tante cose, che prima di partire non si potrebbero neppure lontanamente immaginare. Le tentazioni e gli ostacoli non mancheranno, sorgeranno fuori di noi e anche dentro di noi. Anche i nostri punti forti, sui quali contavamo di appoggiarci in caso di bisogno, potranno modificarsi, vacillare.

Questo cammino nella fede ci obbligherà a maturare, ci farà crescere senza che ce ne accorgiamo: è tutto grazia, amore di Dio per noi.

E alla fine la perseveranza otterrà infinitamente più di ogni attesa.

 

Martedì 7 gennaio 2020

 

34Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. 35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

«Beati quei servi che il padrone

al suo ritorno troverà ancora svegli;

in verità io vi dico,

si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli»

38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! 39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». 41Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

(Luca 12,37)

 

È davvero strabiliante che il padrone si metta subito al servizio dei suoi operai, per il semplice fatto che li ha visti impegnati nel lavoro quando è arrivato. Sono cose che non si vedono da nessuna parte.

È un dettaglio sorprendente di questa parabola, che provoca a riflettere, a cercare di capire. Dunque Dio non si limita a premiare la fedeltà al compito ricevuto, ma travolge con un amore quasi imbarazzante, dona ciò che non avremmo mai immaginato di chiederGli, ci entusiasma, valorizza al massimo quella sua volontà che stiamo compiendo.

Forse è proprio il caso di non perdere nessuna occasione.

 

 

Mercoledì 8 gennaio 2020

 

«Allora il regno dei cieli sarà simile

a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo»

2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

(Matteo 25,1)

 

Tutte queste ragazze hanno nel cuore la gioia. Partecipare ad una festa di nozze significa infatti entrare in un sogno d’amore che accende la vita e la trasforma. È vero che sono degli amici a sposarsi, ma la loro felicità si riversa anche su chi partecipa e spinge a pensare che quel desiderio segreto di gioia che portiamo nel cuore si potrà un giorno realizzare anche per noi.

Alla tavola della felicità vogliamo tutti partecipare. Ed è davvero un peccato, una follia, che la nostra imprevidenza, superficialità o trascuratezza finiscano per sbarrarci la porta d’ingresso al banchetto. La vigilanza perciò è più che mai necessaria.

 

Giovedì 9 gennaio 2020

 

Giovanni rispose: 28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. 29Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo.

«Ora questa mia gioia è piena»

(Giovanni 3,29)

 

È esaltante veder realizzato il nostro grande sogno. Vale la pena investire le energie di una vita per raggiungere un giorno così. Non si hanno rimpianti per i sacrifici fatti, anche le amarezze che si sono dovute affrontare si dileguano. È appagante soprattutto la chiara percezione che la nostra vita ha avuto un senso, che quanto si intravedeva all’inizio non era una chimera, ma era una realtà possibile.

Giovanni Battista questa esperienza l’ha fatta. Può dire a voce alta una frase che tutti un giorno della vita vorremmo pronunciare con verità. Un’esperienza che Dio vorrebbe regalare a tutti noi suoi figli.

 

Venerdì 10 gennaio 2020

 

1Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;

«Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete,

chiamateli alle nozze»

10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

(Matteo 22,9)

 

È sempre un invito alla gioia, alla danza, quello di Dio. Solo Lui ha in mano la chiave della felicità che apre il nostro cuore e lo appaga.

Certo, la strada è irta di pericoli, si suda, a volte abbiamo il fiatone, ma il traguardo è pieno di luce e questa certezza rischiara i momenti bui, addirittura ce ne mostra a volte l’importanza.

Ed è un invito universale, che non fa selezioni, anche perché quando si prediligono alcune categorie che sembrano più promettenti  si rimane sorpresi e delusi, mentre quelli più trascurati si rivelano spesso come i più coinvolti e i più felici.

 

Sabato 11 gennaio 2020

 

31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico:

«Chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima,

la espone all’adulterio»

e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

(Matteo 5,32)

 

Gesù vedeva che una donna abbandonata dal marito entrava in tutta una serie di guai. Pesava su di lei un pubblico giudizio negativo, doveva cercarsi un marito per non vivere in modo umiliante, accontentarsi di condizioni anche pesanti pur di sopravvivere.

Anche oggi il partner che viene abbandonato patisce spesso una condizione molto amara. Non è raro che i maschi perdano la casa e si ritrovino in mezzo alla strada, o che la donna si ritrovi affettivamente distrutta e depressa, calpestata nei suoi sogni più grandi.

Gesù difende sempre i più deboli.

Chi abbandona dovrebbe almeno chiedere scusa a partner e figli.

 

Domenica 12 gennaio 2020

BATTESIMO DEL SIGNORE

 

13Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo:

«Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?»

15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

(Matteo 3,14)

 

Gesù viene per salvare tutti, ma si presenta all’inizio della sua missione come uno che ha bisogno, che si confonde nella folla dei poveri. Giovanni Battista rimane interdetto, disorientato, come se i conti non tornassero, come se il mondo si stesse capovolgendo.

E’ solo l’inizio.

Tutto Gesù sarà una sorpresa.

Non presenterà un Dio più forte e più potente di tutti, ma un Dio che dona tutto e attende solo di essere amato.

Dio non è per nulla come ce lo immaginiamo con il nostro buon senso.

E’ tutta un’altra cosa.

E’ l’Amore.

 

Lunedì 13 gennaio 2020

 

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.  2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. 3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

«Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico»

7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

(Marco 1,6)

 

Giovanni Battista incarna il cliché classico del profeta. Il vestito era quello tipico, il vitto ridotto all’osso, l’ambiente il più scomodo, il deserto.

Oggi noi pensiamo: aveva un bel coraggio a vivere così. Non poteva trovare situazioni non dico più accomodanti, ma almeno più umane?

Quando la vita è orientata verso un unico obiettivo, l’ideale che ti brucia dentro fa passare tutto il resto in secondo piano. Di certe cose che per gli altri sono indispensabili tu neppure te ne accorgi. Le fatiche non ti avviliscono, ma ti temprano, rendono ancora più forte la tua determinazione.

Se l’Ideale è Dio, diventi luce sempre più abbagliante per tutti.

 

Martedì 14 gennaio 2020

 

14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva:

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;

convertitevi e credete nel Vangelo»

16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

(Marco 1,15)

 

L’apparizione di questo predicatore di Nazaret è subito dirompente. Ci siamo, dice. Quello che aspettavate è sotto i vostri occhi. Chi mi segue sale sul treno giusto, non sbaglia. Vi chiedo solo una cosa, ma al massimo grado: fidarvi. Sempre. Anche quando non saprete più dove attaccarvi, quando vi sembrerà che il mondo vi crolli addosso e sarete presi dal terrore di aver sbagliato tutto.

Ma stando con me avrete imparato giorno dopo giorno che di me ci si può fidare, che non ingannerò, né tradirò mai nessuno.

E sperimenterete dentro di voi cos’è la pienezza della vita.

 

Mercoledì 15 gennaio 2020

 

21Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava.

«Ed erano stupiti del suo insegnamento:

egli infatti insegnava loro

come uno che ha autorità»

e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea. 29E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. 32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

(Marco 1,22)

 

C’è l’autorità di chi occupa ruoli di comando, di potere: a costoro si ubbidisce qualunque cosa dicano, semplicemente perché siamo sottoposti a loro. È un subire, che lascia fermo il cuore.

C’è però anche un altro tipo di autorità: quella che ti afferra dentro perché risveglia la parte più nobile di te, quella che attende di fiorire, di realizzare qualcosa di bello di grande. Ci sono parole che scavano nel cuore. Non sono parole ad effetto, sono parole che non avevi mai sentito, ma che attendevi. Parole che accendono, che risvegliano la vita, parole promettenti.

Forse era un pochino così l’esperienza di chi ascoltava per la prima volta Gesù.

 

Giovedì 16 gennaio 2020

 

35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38Egli disse loro:

«Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là;

per questo infatti sono venuto!»

39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. 40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

(Marco 1,38)

 

Gesù non si accomoda mai sui successi ottenuti, non si lascia accarezzare troppo dai successi pastorali. Il suo sguardo corre sempre oltre. Ha nel cuore di raggiungere tutti. Il mondo è sterminato, ma in Lui c’è un impeto travolgente, un fuoco, una passione, un desiderio incontenibile di regalare gioia vera ad ogni uomo. Vuole trasmetterci tutto questo e rivivere in noi perché sa bene che “coloro che sfruttano di più le possibilità della vita sono quelli che lasciano la riva sicura e si appassionano alla missione di comunicare la vita agli altri” (Evangelii gaudium, 10).

 

Venerdì 17 gennaio 2020

S. Antonio abate

 

13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 23Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». 25Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 27E diceva loro:

«Il sabato è stato fatto per l’uomo

e non l’uomo per il sabato!»

28Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

(Marco 2,27)

 

È tutto così nuovo il modo di predicare e di fare di Gesù! In ogni suo comportamento suscita sorpresa, entusiasmo e obiezioni. Così fedele a Dio e così libero dal dettato della legge, perché è anche fedele all’uomo.

Certe leggi limitano, imprigionano, costringono, lasciano l’impressione che vivere con radicalità la fede significhi ritrovarsi in un campo minato, dove è così facile mettere il piede in fallo e ritrovarsi condannati.

Invece Gesù ha la libertà dello Spirito, la libertà di chi ama, che è anche pienezza di vita e di novità.

 

Sabato 18 gennaio 2020

CATTEDRA DI S. PIETRO APOSTOLO

 

13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli:

«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».

Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia

o qualcuno dei profeti»

15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

(Matteo 16,13-14)

 

Le risposte che gli apostoli hanno raccolto sull’identità di Gesù vanno in tante direzioni, a seconda delle simpatie o delle affinità spirituali di chi viene interrogato. C’è accordo sul fatto che sia un uomo straordinario, un grande profeta, la gente ne è meravigliata, contenta, anche conquistata. Ma si rimane nei cliché già conosciuti.

Per capire chi sia Gesù occorre un guizzo, una marcia in più.

Occorre qualcosa che non è frutto di un ragionamento, di una deduzione. È invece una luce, un’intuizione, una scoperta, che permette di vedere ciò che altri non vedono. Un regalo del Padre.

Ecco cos’è il dono della fede.

 

Domenica 19 gennaio 2020

II DOPO L’EPIFANIA

 

«Il terzo giorno vi fu una festa di nozze

a Cana di Galilea»

e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». 6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

(Giovanni 2,1)

 

A Cana il miracolo avviene al terzo giorno.

Quello della risurrezione.

La simbologia di Giovanni aiuta a penetrare il senso degli eventi di Gesù e a trovare sempre nuove luci.

La mancanza di vino a Cana prefigura quella gioia che sembra definitivamente spenta nei cuori dei discepoli nel venerdì e nel silenzio del sabato santo. Un insuccesso che non ci voleva, che distrugge tutto, che cancella quelle speranze di festa che la vita di Gesù aveva acceso.

Il miracolo del vino nuovo è invece l’imprevedibile di Dio che all’improvviso inventa qualcosa di impensabile: l’acqua si trasforma in vino, come la morte in vita.

Nulla è impossibile a Dio.

 

Lunedì 20 gennaio 2020

S. Sebastiano, martire

 

7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti

«Aveva guarito molti,

cosicché quanti avevano qualche male

si gettavano su di lui per toccarlo»

11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». 12Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

(Marco 3,10)

 

La scena è impressionante. Ma è ben comprensibile.

Quando si è presi dalla disperazione per una situazione insanabile e si intravvede la possibilità reale di trovare una soluzione, di venire guariti, non è facile controllare le proprie reazioni. Soprattutto se è sufficiente sfiorare il corpo di Gesù per essere liberati dal male che ci affligge.

Toccare Gesù ci è necessario. Solo lui ci salva. Dovremmo cercare sempre tutti i modi per entrare in qualche contatto con lui.

Sappiamo dal Vangelo che la carne di Gesù è la carne del povero, del fratello. Abbiamo quindi mille occasioni. Si tratta solo di accorgercene e non lasciarcele scappare.

 

Martedì 21 gennaio 2020

S. Agnese, vergine e martire

 

22Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 23Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? 24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; 25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. 26Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. 27Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 28In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; 29ma

«Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo

non sarà perdonato in eterno:

è reo di colpa eterna»

30Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

(Marco 3,29)

 

Una frase un po’ misteriosa dall’interpretazione controversa.

Forse ciò che Gesù rimprovera ai farisei è di accusarlo mentendo a se stessi, sapendo in cuor loro di dire una menzogna.

E’ una bestemmia contro lo Spirito, che è in noi per farci discernere ciò che è bene da ciò che è male. Perché se uno non ascolta neanche la voce che gli parla dentro, la voce della sua coscienza, come potrà salvarsi?

Mentire a se stessi pur di accusare qualcuno è un peccato senza antidoti, ha messo a tacere la coscienza e perciò siamo noi a condannare noi stessi.

 

Mercoledì 22 gennaio 2020

 

31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».

«Girando lo sguardo su quelli

che erano seduti attorno a lui, disse:

“Ecco mia madre e i miei fratelli!”»

35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

(Marco 3,34)

 

Sono sotto i suoi occhi. Gesù non deve cercare con il lanternino i suoi nuovi fratelli, non si preoccupa di scegliere quelli che potrebbero sembrare i migliori. Sono già lì attorno a Lui.

Agli occhi di tutti non hanno caratteristiche speciali, brillanti, sono solo persone interessate a lui, che lo ascoltano.

A Gesù basta questo. In quell’attimo stanno già facendo molto bene la volontà di Dio, che è semplicemente ascoltare la sua Parola.

Gesù non ci sottopone a selettivi test di ingresso. C’è sempre posto per tutti accanto a Lui.

 

Giovedì 23 gennaio 2020

 

1Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.

«Insegnava loro molte cose con parabole»

e diceva loro nel suo insegnamento: 3«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 8Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». 9E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». 10Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. 11Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, 12affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 13E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? 14Il seminatore semina la Parola. 15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. 16Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, 17ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. 18Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, 19ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. 20Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

(Marco 4,2)

 

Gesù per parlare del Regno del Padre insegnava così, con le parabole. La gente, numerosissima, ascoltava.

Cosa capiva?

Perché non era tutto chiaro quello che diceva. O meglio, il raccontino si capiva bene e conteneva una luce molto bella, ma non era così facile spiegare bene in fine dei conti cosa volesse dire, dove volesse arrivare. Era un parlare che chiedeva di pensare, che lasciava all’ascoltatore una parte importante del lavoro da fare. Una ricerca attraente, non tanto un rebus da risolvere, quanto piuttosto una miniera da scavare che riserva ricche sorprese.

E sarà per sempre e per tutti così.

 

Venerdì 24 gennaio 2020

S. Francesco di Sales,

vescovo e dottore della Chiesa

 

Il Signore disse a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici:

«Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro?»

22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

(Marco 4,21)

 

La luce del Vangelo è proprio per tutti.

Gesù non parla ad una setta di iniziati, che nasconde verità solo a pochi adepti meritevoli. La sua Parola vuole correre fino ad entrare in ogni cuore, perché a questa luce tutti possano vederci più chiaro, nel cammino intricato della vita. Occorre perciò ancora oggi far brillare questa luce, con la vita prima e poi anche con la parola, sostenuti dalla certezza che vivere al buio non piace a nessuno, mentre tutti possono riconoscere che il mondo visto alla luce del sole è di una bellezza incomparabile.

 

Sabato 25 gennaio 2020

CONVERSIONE DI S .PAOLO

 

27Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». 28E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

«Chiunque avrà lasciato case,
o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome,
riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna
».

(Matteo 19,29)

 

Per trovare il centuplo che Gesù promette occorre lasciare tutto. Significa non attaccarsi a nulla né a nessuno, essere pronti anche a perdere tutto.

È curioso: più lasciamo, più cresce il nostro conto in banca.

E la Provvidenza ci insegue anche quando non ci pensiamo, perché siamo troppo coinvolti nell’avventura del Regno di Dio. Spesso ci raggiunge all’improvviso.

Però è pericoloso fermarsi troppo a fare i conti. C’è il rischio di cominciare a pretendere quello che ci sembra giusto ricevere.

Ma se sparisce la gratuità, se il calcolo spegne l’amore, anche  il gioco di Dio si ferma.

 

Domenica 26 gennaio 2020

S. FAMIGLIA DI GESU’ MARIA E GIUSEPPE

 

41I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.

«Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti»

45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. 51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

(Luca 2,44)

 

Quella Pasqua a Gerusalemme andò in modo tutto speciale. Era un pellegrinaggio ormai tante volte ripetuto. Aveva senz’altro le sue piccole novità, alcuni imprevisti, alcune liete sorprese, ma tutto sommato scorreva nei binari consueti. I genitori di Gesù tutto avrebbero immaginato meno che di perdere il figlio per strada. Non avevano capito cosa si agitava in lui, non si erano accorti che il tempio aveva esercitato su di lui un’attrattiva magnetica.

Quando ritrovano il figlio che parla con i maestri, dalle sue parole capiscono solo che Lui è ad un altro livello. È un lampo abbagliante.

Come quelli che hanno dato una svolta anche alla nostra vita di fede.

 

Lunedì 27 gennaio 2020

 

Il Signore disse a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici:24«Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più.

«Perché a chi ha, sarà dato»

ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

(Marco 4,25)

 

Occorrono alcune condizioni per ricevere.

A tutti infatti viene dato il Vangelo, ma non tutto lo ascoltano e lo accolgono.

Di per sé non è necessaria un’adesione immediata e totale, è sufficiente, anche in mezzo a dubbi e reticenze, un’accoglienza aperta, una libera disponibilità del cuore.

È poi la Parola a farsi spazio, ad attirare, a illuminare e convincere progressivamente.

È così c’è un patrimonio di sapienza che si accumula passo dopo passo.

Quanto maggiore è l’apertura e la fiducia che offriamo a Dio, tanto maggiore sarà il dono che riceveremo.

 

Martedì 28 gennaio 2020

S. Tommaso d’Aquino,

sacerdote e dottore della Chiesa

 

26Diceva:

«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa»

28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». 30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». 33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

(Marco 4,26-27)

 

E’ molto consolante questa paraboletta del seme. Mostra che la venuta del Regno di Dio nella storia umana ha una sua dinamica interna, una crescita inarrestabile, che non dipende da noi.

In questo senso noi siamo semplicemente spettatori meravigliati, perché il modo con cui si sviluppa non segue le nostre previsioni. Neppure il male può interrompere questo processo, questa energia prodigiosa entrata nella storia con la Pasqua di Gesù.

Tutto questo ci aiuta a non sprofondare in quell’attivismo un po’ supponente che crede di salvare il mondo con i nostri soli sforzi e a confidare in Dio che opera sempre.

 

Mercoledì 29 gennaio 2020

 

35In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena.

«Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.

Allora lo svegliarono e gli dissero:

“Maestro, non t’importa che siamo perduti?”»

39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

(Marco 4,38)

 

In piena tempesta Gesù dorme. Certo che doveva essere molto stanco!

È l’angoscia dei discepoli a svegliarlo e noi la comprendiamo benissimo: anche noi ci saremmo dati da fare con tutte le nostre forze per salvarci in quella mareggiata. Quello che ci manca, ed è qui il cuore del racconto, è la certezza che se Gesù è sulla nostra barca non andremo mai a fondo. Potremo avere anche l’impressione che stia dormendo, che non ci ascolti, ma non possiamo mai dubitare che con lui ci si salva sempre. È questa la roccia indistruttibile della nostra fiducia.

 

Giovedì 30 gennaio 2020

 

1Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. 2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, 4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». 9E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. 14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.

«Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura»

16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. 17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

(Marco 5,15)

 

Di fronte al miracolo di Gesù la gente è presa dalla paura. Da un lato è comprensibile quel senso di timor di Dio che nasce di fronte ad un evento così prodigioso, ma dall’altro stupisce che la reazione prevalente non sia quella dello stupore, della gioia nel vedere quest’uomo finalmente pacificato, restituito alla sua dignità, inserito nuovamente nella comunità degli uomini.

Per Gesù un uomo salvato vale bene il prezzo di duemila porci, ma forse non tutti la pensano come lui, soprattutto per le conseguenze economiche di questa operazione. Ancora una volta un amore così grande di Dio per l’uomo appare eccessivo.

 

Venerdì 31 gennaio 2020

S. Giovanni Bosco, sacerdote

 

21Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». 24Andò con lui. 35Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». 36Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga:

«Non temere, soltanto abbi fede!»

37E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». 42E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

(Marco 5,36)

 

Ci sono momenti in cui la fede è tutto. Non ci sono ulteriori ragioni a sostenerci, non siamo capaci di risolvere i problemi che ci affliggono, non vediamo più una strada percorribile ed efficace.

Per chi non crede e vede la cosa dal di fuori, la nostra fede appare in quel momento come un salvagente irrazionale e illusorio al quale ci aggrappiamo nel naufragio, o come un’ideologia dura a morire.

In realtà noi confidiamo in Gesù.

Solo in Lui.

Non sappiamo come venirne fuori, ma sappiamo che siamo con Lui e che Lui ci accompagna. E questo ci basta. Sempre e comunque. Sicuri di non rimanere delusi.

 

 

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