Vivi la Parola 2026 01: Gennaio

VIVI LA PAROLA !!
Gennaio 2026

 

Giovedì 1 gennaio 2026   OTTAVA DEL NATALE   CIRCONCISIONE DEL SIGNORE

18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

«Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»

20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. 21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

(Luca 2,19)

 

Iniziare l’anno con questa icona di Maria indica una strada, uno stile interiore da augurarci di coltivare durante questo 2026. Non lasciare che consumiamo gli eventi, inanellandoli uno dopo l’altro in modo che il successivo spenga il precedente, ma saper discernere per fissare e proteggere ciò che vale, ogni luce che rallegra, incoraggia e istruisce il cuore. E anche ritornare sulle domande alle quali cerchiamo risposta, senza l’illusione di aver capito tutto e subito. Forse ci può essere d’aiuto non permettere di essere solo bombardati da immagini e notizie, ma scegliere noi e prediligere il meglio.

 

 

Venerdì 2 gennaio 2026   Ss. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno,

vescovi e dottori della Chiesa

Simeone benedisse Dio, dicendo: 29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, 30perché

«I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te»

davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

(Luca 2,30-31)

 

È sapiente lo sguardo di Simeone sull’opera di Dio. Lui vede che Dio non lascia capitare le cose a casaccio: Dio prepara la salvezza. Ci ha impiegato secoli prima di inviare il figlio salvatore e nel frattempo non si è limitato ad aspettare il momento, ma l’ha pianificato con cura, attraverso una storia di luci e lacrime, ma poi realizzandola nei tempi e nei luoghi e con le persone che Lui si è scelto. Noi vediamo gli uomini che preordinano, organizzano, progettano percorsi per i loro interessi, ma nessuno come Dio ha un disegno così grandioso da occuparsi e comprendere tutta l’umanità per regalarle un po’ di cielo anche già da quaggiù.

 

Sabato 3 gennaio 2026

36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e

«Ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere»

38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

(Luca 2,36-37)
Una vita intera spesa nell’attesa, quella della profetessa Anna. Tutta riservata e concentrata a scrutare i segni del passaggio di Dio, senza permettere che lo scorrere del tempo logori o appanni il desiderio. Si possono fare mille cose, ma ciò che vale è quello che ci muove dal di dentro. Se dovessimo guardare la giornata solo come una serie interminabile di impegni da rincorrere saremmo perduti. Ciò che ci permette di rimanere nella pace e a testa alta e di sorridere in mezzo alla fatica del vivere, è sapere che siamo dentro un progetto d’amore infinito che sfocerà in una pienezza e una bellezza incredibili.

 

Domenica 4 gennaio 2026   DOPO L’OTTAVA DEL NATALE

«Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione»

15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. 16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: 18Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, 19a proclamare l’anno di grazia del Signore. 20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».  22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».

(Luca 4,14)
L’esordio del ministero pubblico di Gesù in Galilea è l’irruzione di una straordinaria personalità che ruba l’attenzione e suscita grande interesse. Sappiamo che è stata preceduta da 30 anni di silenzio e di vita apparentemente molto ordinaria, mescolata a quella di persone giudicate di poco conto. Una preparazione segreta in vista di un’opera talmente grande e universale che nessuno poteva minimamente immaginare: per la presenza di un solo uomo tutto il cosmo, l’umanità e la storia vengono redenti. Non ci si forma sui palcoscenici o sotto i riflettori, ma nel nascondimento sconosciuto e laborioso per portare un giorno grandi frutti.

 

 

Lunedì 5 gennaio 2026

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

«Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui”»

33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

(Giovanni 1,32)

Giovanni vede in Gesù ciò che tutti gli altri non vedono. Non è solo profeta che scuote, fustigatore aperto di comportamenti vergognosi. È un uomo illuminato, esperto nel vedere Dio all’opera, pur rimanendone molto spesso sorpreso. È immerso nell’esperienza di Dio, perché il soggiorno nel deserto, lontano da tante cose superflue, lo ha allenato ad aguzzare lo sguardo, ad avere una sensibilità spirituale raffinata. Lui è la sua missione, la incarna in ogni fibra del suo essere: è per questo che susciterà l’ammirazione di Gesù, che lo definirà “il più grande fra i nati di donna”.

 

 

Martedì 6 gennaio 2026   EPIFANIA DEL SIGNORE

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo

che sarà il pastore del mio popolo, Israele». 7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono.

«Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra»

12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(Matteo 2,11)
Forse abbiamo sperimentato una volta il disagio di arrivare impreparati ad una festa, trovandoci a mani vuote. I Magi con tutta probabilità avevano preparato il loro dono prima di partire, perché era troppo importante la persona che andavano a trovare. Non sapevano dove e quando lo avrebbero trovato, ma i doni li trasportavano con loro. A volte ci troviamo davanti a Gesù a mani vuote. Ci sembra di non valere nulla, perché abbiamo solo fragilità e insuccessi da offrire. E non capiamo che è proprio questo il regalo che Gesù attende da noi: che gli regaliamo proprio tutto, anche i nostri peccati. Solo così diventa davvero Lui il nostro tesoro.

 

 

Mercoledì 7 gennaio 2026

34Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. 35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese;

«Siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito»

37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! 39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». 41Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi».

(Luca 12,36)

 

Il padrone torna dalle nozze pieno di gioia. Attende di poter condividere la sua felicità, spera ci sia qualcuno che lo accolga al suo ritorno a casa. A volte rischiamo di arrivare qualche minuto dopo, perché abbiamo altre faccende da sistemare. Dimentichiamo che Dio vale più di tutto quello che abbiamo e anche di ciò che ci affida. Lui deve essere il centro della nostra attenzione. Occorre quindi dedicarsi con tutto il cuore e le energie a ciò che Lui ci chiede, ma mantenendo quella castità del cuore che ci permette di avere Lui come primo tesoro.

 

 

Giovedì 8 gennaio 2026

1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;

«Le vergini stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi»

5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

(Matteo 25,3-4)

 

La fretta non è mai una buona consigliera. Infatti ha lo sguardo miope, tutto concentrato sull’immediato, manca di lungimiranza. Più lo sguardo sa vedere lontano, più saprà coordinare ogni scelta e decisione nel modo più opportuno. Per questo è saggio e sano per la nostra vita sapersi fermare e guardare lontano, indietro e avanti, per non dimenticare da dove siamo venuti e dove siamo diretti. Scopriamo che prima, durante e dopo siamo immersi, avvolti nell’amore di Dio. E’ questa la prospettiva da non dimenticare, altrimenti la lampada del cuore e della speranza si spengono presto.

 

 

Venerdì 9 gennaio 2026

28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”.

«Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena»

(Giovanni 3,29)
Giovanni Battista ci viene presentato anzitutto come il profeta dalla parola di fuoco, l’uomo tutto d’un pezzo che non tace neppure davanti ai potenti. Lo immaginiamo quindi determinato fino a rasentare la durezza, pronto a spegnere ogni sentimento per non essere mai infedele alla sua missione. Ma il Vangelo di Giovanni ce lo presenta alla fine pieno di gioia, capace di commozione ed esultanza, travolto da una felicità che non si può neppure raccontare, intenerito per aver ascoltato la voce dell’amico. Chi rimane più vicino a Dio ha il cuore più grande e sensibile.

 

 

Sabato 10 gennaio 2026

31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.

«Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio»

e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

(Matteo 5,32)
Quando una relazione si spegne, ciascuno pensa a se ai propri diritti, al proprio interesse. La persona che hai amato, alla quale hai fatto promesse libere e anche molto coinvolgenti finisce sullo sfondo. Gesù nel parlare di queste situazioni ci chiede di guardare l’altro, l’altra. Che ne sarà di questa persona che ho tanto amato? Come sarà il suo futuro? Cosa posso fare per aiutarla e non metterla in una condizione di sofferenza? L’amore infatti non è solo il sentimento che si prova e che ci incendia il cuore. Amare è prendersi cura dell’altro. Sempre.

 

 

Domenica 11 gennaio 2026   BATTESIMO DEL SIGNORE

«Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.  Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”»

15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

(Matteo 3,13-14)
È la prima sorpresa per Giovanni. Lui passava il tempo e la vita battezzando gli altri, spingendoli alla conversione in attesa del Messia. Ma anche lui lo attendeva, e più degli altri, sentiva di averne un bisogno immenso. Era ben consapevole di dover essere guarito  pure lui. L’intenzione di Gesù, di farsi battezzare da lui, lo spiazza, lo disorienta, frantuma alcune sue certezze. Non capisce. E quindi si fida. Come Maria. Come ogni vero discepolo. Che non pretende di capire tutto per muovere un passo nuovo, ma anzitutto ascolta e subito mette in pratica.

 

 

Lunedì 12 gennaio 2026

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.

«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri»

4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

(Marco 1,3)
I nostri sentieri vanno raddrizzati perché spesso facciamo tanti giri inutili per giungere alla meta. Prendiamo strade sbagliate, a volte addirittura torniamo indietro, cerchiamo scorciatoie illusorie, sprechiamo energie alla ricerca di una gioia che fuori da quella strada non troviamo. La via di Dio non è complicata. Spesso è più chiara di quello che immaginiamo. Certo, è difficile ed esigente. Ma a volte noi stessi ci inoltriamo in alcuni gineprai non meno faticosi e dolorosi, dai quali usciamo malridotti, senza aver avuto quel conforto interiore che solo Dio sa dare.

 

 

Martedì 13 gennaio 2026

14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». 16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

«Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono»

19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

(Marco 1,17-18)
La prontezza con cui i discepoli seguono Gesù è impressionante. Sono immersi, concentrati  nel loro lavoro ed è sufficiente una Sua frase per lasciare tutto senza esitare. Si direbbe che non aspettassero altro. Oppure che l’invito è suonato così imperioso e indiscutibile nel loro cuore da non ammettere esitazioni. Certo, questa immediatezza è difficile, specie se il lavoro che stiamo facendo non è ancora ultimato. Ma l’essere pronti a lasciarlo è segno che non è quello il centro della nostra vita. Ed una risposta d’amore immediata mostra che nel cuore c’è il fuoco.

 

Mercoledì 14 gennaio 2026

21Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento:

«Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare»

24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea. 29E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. 32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

(Marco 1,22-23)
Nel bel mezzo dell’insegnamento di Gesù che rapisce l’attenzione degli ascoltatori, ecco l’imprevisto. Antipatico, sgradevole, imbarazzante. E in più anche violento, aggressivo. Un modo efficace per distogliere l’attenzione. Ma Gesù non si indispettisce. Vede la situazione e se ne prende cura, investendo lì tutta la potenza della sua parola, trasformando l’ostacolo in un trampolino, manifestando con ancora più forza la sua autorevolezza, sbaragliando il male. Trasformare il nostro modo di guardare le difficoltà riconoscendo che sono  occasioni è un modo per ricordare che «tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (Romani 8,28).

 

 

Giovedì 15 gennaio 2026

35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

«Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”»

42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

(Marco 1,40-41)
Sin dai primi miracoli ci si accorge che non sono esibizioni di onnipotenza, o artifici per suscitare meraviglia. Nascono dalla compassione di Gesù, dal suo partecipare intimamente alla sofferenza dell’uomo bisognoso che incontra. È la rivelazione di Dio: Lui si china con questo amore su ciascun Suo figlio. E questa compassione precede e obbliga a cambiare anche i progetti. Gesù infatti vorrebbe che la cosa finisse lì, con questa guarigione immediata, chiedendo il silenzio. Ma l’uomo lo dice a tutti e Gesù è costretto a ritirarsi per non venire sopraffatto. Ma non ci si pente mai di aver amato.

 

 

Venerdì 16 gennaio 2026

«Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”»

Ed egli si alzò e lo seguì. 23Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». 25Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! 28Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

(Marco 2,13-14)
La folla assedia Gesù e c’è da credere che non fosse sempre composta e ordinata, come altrove nel Vangelo è attestato (Marco 3,9-10; 4,1). Gesù non conta quanti sono, ma tra la folla ferma il suo sguardo su uno solo, quello che tutti in cuor loro disprezzavano e ritenevano indegno di essere anche solo sfiorato da Gesù. Eppure Gesù chiama proprio lui. Lo sceglie come apostolo. Per rivelarci che Dio non si cura solo di quelli che noi riteniamo buoni, ma che vede i cuori e punta gli occhi sulle potenzialità di ciascuno, non anzitutto sui loro limiti. E questo amore, questa fiducia fa fiorire il deserto.

 

 

Sabato 17 gennaio 2026   S. Antonio, abate

17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

«Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli»

(Matteo 5,19)
A volte siamo tentati di pensare che la misericordia di Dio sia faciloneria, superficialità, una specie di buonismo che rende possibile tutto, perché comunque il perdono arriva sempre. Ma Dio non è così. Perché è Amore e l’amore è massimalista, cerca il meglio, punta al massimo, si muove dall’impossibile in avanti. È così per gli innamorati che curano ogni dettaglio in modo quasi maniacale, perché con ogni particolare vogliono dire il loro amore. L’amore è quindi la prima e unica grande regola, ed è solo per esprimere ed alimentare l’amore che nascono poi tutti gli altri precetti.

 

Domenica 18 gennaio 2026  II DOPO L’EPIFANIA

1Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù.

«Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”»

4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». 6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

(Giovanni 2,2-3)
Ancora una volta è un inconveniente molto spiacevole ad offrire lo spunto per una rivelazione nuova di Gesù. Se tutto fosse scivolato via senza intoppi tutti avrebbero detto: che bella festa, è andato tutto bene! Ma si direbbe che sia proprio nelle pieghe scomode della vita che Dio si intrufola e prende spazio. È nel nostro limite che Lui trova finalmente modo di esprimersi. Finché siamo tutti perfettini dentro i nostri piani ben organizzati e proviamo fastidio per ogni cambio di programma stiamo ancora dimostrando che al centro ci siamo noi e che ci salviamo da soli. Ma non funziona così!

 

 

Lunedì 19 gennaio 2026

7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.

«Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse»

(Marco 3,11-12)
Strana questa reazione di Gesù. Anziché approfittare ed essere soddisfatto della pubblicità che gli arriva da ogni parte, vuole che persone e demoni tacciano sulla sua identità. Eppure sarebbe tutto a fin di bene, per accelerare la venuta del Regno di Dio sulla terra! Ma a Gesù interessa che siano altri a rivelare la sua identità. Lo dirà Lui nella sua Passione quando quelle parole gli costeranno una morte terribile. Lo dirà il centurione romano vedendolo morire crocifisso. È lì che Dio si rivela nel modo più pieno. Lì Dio è solo amore di infinita gratuità, che dona proprio tutto, anche la vita e non chiede nulla in cambio.

 

 

Martedì 20 gennaio 2026   S. Sebastiano, martire

22Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 23Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? 24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; 25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.

«Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa»

28In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; 29ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». 30Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

(Marco 3,26-27)
Le obiezioni degli scribi sono fragili, Gesù le smonta in un attimo. Senza l’unità non si va da nessuna parte. Vale anche per i demoni: se si mettessero uno contro l’altro non combinerebbero nulla. La verità è che Gesù è l’uomo forte che incatena il male, che libera dal dominio del peccato l’umanità che ne era prigioniera. E questo è sempre possibile. È vero che tocchiamo con mano la nostra fragilità e quando ci sentiamo forti è il momento in cui siamo più vulnerabili. Ma è più vero che stretti a Gesù, se ci sbarazziamo del resto, il cuore trova ogni volta una libertà e una forza che altrimenti non conoscerebbe.

 

 

Mercoledì 21 gennaio 2026   S. Agnese, vergine e martire

31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro:

«”Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”»

(Marco 3,33-35)
Gesù con questi suoi rapidi insegnamenti sulle prime disorienta, perché sbaraglia alcune certezze che riteniamo incrollabili (come lo sono i rapporti di sangue, soprattutto nella cultura ebraica dell’epoca). Ma poi ci si accorge che allarga gli orizzonti in modo sconfinato, fino  a disorientare. Chi è che fa la volontà di Dio? Solo quelli che Gesù quel giorno aveva attorno a sé? Solo alcuni altri in Israele? Oppure anche i samaritani senza fede che amavano i poveri e sapevano ringraziare? O anche tanti milioni, miliardi di persone di ogni religione che ascoltano la voce di Dio dentro di loro?

 

 

Giovedì 22 gennaio 2026

1Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. 2Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 3«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò.

«Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto»

8Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». 9E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». 10Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. 11Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, 12affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». 13E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? 14Il seminatore semina la Parola. 15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. 16Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, 17ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. 18Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, 19ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. 20Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

(Marco 4,7)
Sappiamo che la parabola del seminatore non divide tanto il mondo in quattro categorie di persone, ma parla di ciascuno di noi e degli ostacoli che la Parola trova nel nostro cuore. il terzo tipo di terreno parla infatti di terra buona, fertile, promettente. Tante ottime qualità. Ma occorre fare i conti con ciò che abbiamo attorno. Se ci lasciamo condizionare senza discernere dalla cultura, se respiriamo ogni tipo di idee, se diamo spazio a ciò che ostacola la presenza di Gesù in noi, i nostri punti di vista, i nostri attaccamenti, le nostre dipendenze ci soffocheranno. Occorre saper tagliare, liberarci da questi condizionamenti e diventeremo davvero noi stessi.

 

 

Venerdì 23 gennaio 2026

21Diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici:

«Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro?»

22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

(Marco 4,21)
In italiano la prima frase suona male, sembra una traduzione fedele e letterale del testo greco, che però non è facilmente comprensibile.  A meno che la lampada non sia Gesù. Che effettivamente viene, Dio tra noi, Luce del mondo, Sapienza fatta uomo. Tocca a noi decidere dove collocare questa lampada. Se al centro del cuore, o in un angolo ben addobbato, o nascosta in un cassetto nel quale non ricordi cosa c’è dentro. Dio ha smesso di avere segreti, con Gesù ci ha detto tutto, tutto è alla portata di tutti. La responsabilità di cosa farne è affidata a noi.

 

 

Sabato 24 gennaio 2026   S. Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa

1Si mise a parlare loro con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 2Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. 3Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. 4Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. 5Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. 6Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.

«Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri»

10Non avete letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; 11questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?». 12E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

(Marco 12,7-9)
Non è di una vendetta violenta di Dio che parla questa parabola. Nel cuore di Gesù c’era invece il dolore di vedere che i capi del suo popolo, quello nel quale era cresciuto, il cui sangue scorreva nelle sue vene, rifiutavano sistematicamente Dio. Eliminavano i profeti che lo richiamavano, stravolgevano la religione trasformandola in una struttura di apparenza e di potere, mettendo Dio in un angolo, deformandone l’immagine. Il fatto che venisse alla luce un popolo nuovo, proveniente anche da lontano, non toglieva l’amarezza del rifiuto che veniva dai suoi.

 

 

Domenica 25 gennaio 2026   S. FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE

22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo,

«Anche Simeone accolse Gesù tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza»

preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». 33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

(Luca 2,28-30)
Mi è piaciuto molto il commento di un amico a questa icona che il Vangelo di oggi ci presenta e ve lo regalo: “Simeone aveva preso in braccio Gesù bambino, ora non aveva nulla di più bello da fare. Che bello avere questa sensazione di pace e pienezza! Vivere ogni giornata con in braccio Gesù bambino. Nemmeno una brutta parola uscirebbe più dalla nostra bocca, per timore che potrebbe ripeterla” (don Pietro Raimondi).

 

 

Lunedì 26 gennaio 2026   Ss. Timoteo e Tito, vescovi

24E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve.

«Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve»

28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno.

(Luca 22,27)
A Gesù piace molto attribuirsi questa immagine del servitore. Lo esprimerà plasticamente e concretamente nella notte del tradimento, quando laverà i piedi ai suoi, creando scandalo in Pietro (Giovanni 13). Ma tutta la sua vita è stata un servizio. Vivere non per sé, ma per gli altri. Decentrarsi. Vedere in ciascuno delle persone per cui dare la vita per amore. Non sguardi o parole dall’alto in basso, ma parole e gesti sempre espressi con l’atteggiamento del dono, di cui abbiamo un infinito bisogno anche se non ce ne accorgiamo.

 

 

Martedì 27 gennaio 2026

26Diceva:

«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa»

28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». 30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». 33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

(Marco 4,26-27)

 

Le cose di Dio che trasformano il mondo nascono piccole piccole. Come un bambino a Betlemme. Ci sembrano talmente insignificanti da considerarle trascurabili, se non inutili. “Ci vuol altro!”, pensiamo spesso. E invece hanno una vitalità inarrestabile, si sviluppano anche quando non vediamo nulla, crescono con gli ostacoli, quando cominciano a spuntare siamo spesso infastiditi dalla novità, capita anche ai migliori di avversarle o di combatterle, ci vuole tanto Spirito santo per convertirci e aprirci gli occhi alle bellezze di Dio, che alla fine prevalgono.

 

 

Mercoledì 28 gennaio 2026   S. Tommaso d’Aquino, presbitero e dottore della Chiesa

35In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

«Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”»

39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

(Marco 4,37-38)
Sicuramente Gesù era molto stanco, ma sembra quasi impossibile che potesse dormire mentre la barca si riempiva d’acqua e il vento infuriava. Quello che è certo è che quando siamo nelle tempeste della vita, a volte abbiamo proprio l’impressione che Gesù dorma, che l’aiuto non arrivi, che le nostre parole non siano ascoltate. Qui le parole degli apostoli danno voce all’angoscia, al terrore, all’impressione che Dio rimanga indifferente. Eppure il Signore c’è, è sulla barca con noi, per donarci la pace pur nella burrasca, la fiducia anche quando tutto crolla, perché lui comunque non ci abbandona e apre sempre un nuovo futuro.

 

 

Giovedì 29 gennaio 2026

1Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. 2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, 4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». 9E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.  14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. 15Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci.

«Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui»

19Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

(Marco 5,17-18)
Qui tutti pregano Gesù. Ma la gente chiedendo che se ne vada, l’indemoniato guarito supplicando di rimanere con lui. I primi sono choccati per tutti quei porci annegati, con le conseguenze anche economiche che ne derivano, l’uomo invece ha trovato il tesoro della vita e teme solo di perderlo. Ma a Gesù stanno molto a cuore anche i primi. E quindi lascia tra loro l’uomo guarito, perché quella testimonianza viva non si cancelli dalla loro vista e ricordino di quanto Dio ami ciascuno, anche il più derelitto e sia pronto ad ogni pazzia per lui, anche a morire.

 

 

Venerdì 30 gennaio 2026

21Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». 24Andò con lui.

«Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!”»

37E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». 42E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

(Marco 5,35-36)

 

Gesù chiede solo la fede in lui. Non guarda a requisiti morali, a opinioni personali, a condizioni sociali (anche se predilige gli ultimi). Vuole stabilire con ciascuno un rapporto personale, iniziare una storia, meritare la nostra fiducia. Per questo le situazioni più favorevoli per entrare in amicizia con lui sono quelle in cui siamo nel bisogno o in ricerca, quando ci accorgiamo di non bastare a noi stessi, specialmente nella prova o nel dolore: in quei frangenti il cuore è più aperto, più disponibile ad incontrarlo, a scoprire il suo amore, a rimanerne conquistati.

 

Sabato 31 gennaio 2026   S. Giovanni Bosco, presbitero

31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». 33Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.  34Allora la folla gli rispose: «Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come puoi dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?». 35Allora Gesù disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi.

«Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce»

(Giovanni 12,35-36)

 

Occorre approfittare al massimo dei momenti di luce, farne tesoro, memorizzarli, visitarli spesso e custodirli. Perché la vita presenta tante svolte ed imprevisti e quando rischiamo di smarrirci occorre riportare alla mente che noi la luce l’abbiamo vista, che sappiamo qual è la strada, anche se ora appare nebulosa e molto faticosa. E siamo stati avvertiti che il tempo della prova sarebbe arrivato. Il figlio della luce ritorna sempre alla sorgente della luce, non si lascia truffare da chi promette grandi gioie nelle strade buie. La luce del sole non ha paragoni.

 

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