VIVI LA PAROLA !
Febbraio 2025
Domenica 1 febbraio 2026 IV DOPO L’EPIFANIA
23Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. 24Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. 25Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». 26Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
«Tutti, pieni di stupore, dicevano: “Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?”»
(Matteo 8,27)
I discepoli rimangono attoniti nel vedere la potenza di Gesù, non avevano mai visto nulla di simile, né lo credevano possibile. Spesso pensiamo anche noi che alcune cose non siano possibili, che di fronte ad alcune difficoltà non ci sia altro da fare che arrendersi. Poi però ascoltiamo esperienze di chi ha avuto l’audacia di accogliere in famiglia una prostituta che voleva uscire dal giro: l’ha trattata come una figlia, come una vera amica e lei con il tempo si è ricostruita una vita nuova, con marito e figli. Oppure di chi donato un grande aiuto a chi era nel bisogno, il giorno dopo si è ritrovata all’improvviso sfrattata, ma il giorno successivo le veniva offerta una casa più grande, a minor prezzo, più vicina al lavoro. E si rimane anche noi pieni di stupore.
Lunedì 2 febbraio 2026 PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. 25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e
«Simeone benedisse Dio, dicendo: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”»
31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». 33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». 36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
(Luca 2,28-30)
Ho letto questo interessante commento: “Alla morte di Rembrandt, vengono rinvenuti nel suo studio alcuni dipinti a cui forse stava ancora lavorando, tra essi, Simeone con il bambino Gesù. È sorprendente che nel quadro Simeone, diversamente da quanto dice il testo evangelico, abbia gli occhi chiusi. Non è lui a vedere, ma il neonato, che lo fissa con occhietti vivaci. Come se il riconoscimento dell’anziano scaturisse non tanto dal guardare quanto dall’essere guardato: dalla certezza di essere raggiunto dalla grazia e dall’amore di quello sguardo. Il mondo si illumina quando scopriamo di essere visti, accompagnati, amati”.
Martedì 3 febbraio 2026 S. Biagio, vescovo e martire
1Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. 2Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? 3Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. 4Ma Gesù disse loro:
«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»
5E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. 6E si meravigliava della loro incredulità.
(Marco 6,4)
Questa frase amara di Gesù mette in guardia anche noi. La tentazione di ridurre Dio a ciò che finora abbiamo compreso di Lui ci impedisce di accorgerci che il Signore oltrepassa sempre i nostri pensieri e i nostri schemi, ci spinge a guardare sempre oltre e quindi non smetterà mai di sorprenderci. Ed è così che scopriamo di doverci convertire, cioè di allargare le nostre idee su di Lui. La nostra fede è in Lui, non soltanto in ciò che di Lui abbiamo capito.
Mercoledì 4 febbraio 2026
«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato»
31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
(Marco 6,30)
Ecco un’icona suggestiva da tenere ben presente. I discepoli pieni di entusiasmo che ad uno ad uno raccontano a Gesù e ai loro compagni le esperienze della missione che hanno appena vissuto, circondati da un ascolto profondo. Gesù dedica tempo a questo, mostrandoci quanto sia importante, perché la comunità cresce nella sua fede e nelle relazioni al suo interno quando vive questa comunione d’anima in cui ciascuno ha una ricchezza da condividere. Sperimentano così che la missione non è iniziativa del singolo, ma nasce da questa fraternità tra noi e con Gesù tra di noi.
Giovedì 5 febbraio 2026 S. Agata, vergine e martire
33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
«Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose»
35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; 36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». 37Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. 42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
(Marco 6,34)
La commozione di Gesù nel vedere lo smarrimento e la fame della folla che lo segue lo spinge a parlare, a narrare parabole, ad insegnare. Una Parola che ha come sorgente l’amore del cuore di Dio, una Parola che sfama i cuori e li accende di una luce e di una speranza nuove. E’ il preludio al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, nel quale anche i corpi verranno abbondantemente sfamati, perché a Gesù interessa l’uomo nella sua integralità, tutto l’uomo, non solo una sua parte.
Venerdì 6 febbraio 2026 S. Paolo Miki e compagni, martiri
1Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3– i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». 6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 7Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. 8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
«E diceva loro: “Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione”»
10Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. 11Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, 12non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. 13Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
(Marco 7,9)
Quando le regole si moltiplicano e le leggi cominciano ad entrare in dettagli minuscoli si corre il rischio di far coincidere l’esperienza di Dio con alcune cose da fare, trasformando la religione in una serie di precetti da osservare. Così si perde la possibilità di incontrare Dio, di fare l’esperienza del Suo amore e della misericordia che, soli, hanno il potere di rubare il cuore e di farlo stupire e innamorare.
Sabato 7 febbraio 2026 Ss. Perpetua e Felicita, martiri
6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
«Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse»
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
(Giovanni 14,10-11)
Gesù insiste nel raccontare la sua unità con il Padre. E’ tale l’amore che Li lega da far sì che nelle opere di Gesù sia il Padre stesso a rivelarsi. Ma questa non è solo una luce di infinita bellezza che filtra dal mistero della Trinità. Infatti tutto questo parla di noi che siamo creati ad immagine e somiglianza della Trinità. Anche noi ci realizziamo pienamente quando condividiamo pienamente lo stesso progetto, al punto che nell’agire di uno si mostra lo stesso pensiero che anima l’altro. E non è più il singolo ad impegnarsi nella missione come fosse una cosa sua, ma siamo sempre espressione di un “noi”.
Domenica 8 febbraio 2026 PENULTIMA DOPO L’EPIFANIA
detta “della divina clemenza
1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro:
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»
8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
(Giovanni 8,7)
È così facile che dentro di noi scatti rapidamente la condanna alla vista di un comportamento sbagliato. In noi infatti è sempre vivo il desiderio che il bene prevalga e il male venga eliminato, ma spesso dimentichiamo che questa battaglia neppure noi la vinciamo sempre nel nostro cuore. La comprensione e anche il perdono non nascono tanto dalla nostra magnanimità, ma si sviluppano quanto più siamo consapevoli della nostra vulnerabilità, del nostro bisogno di essere perdonati dai nostri errori, dei quali non riusciamo mai a sbarazzarci del tutto.
Lunedì 9 febbraio 2026 S. Giuseppina Bakhita, vergine
35Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». 36Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 37Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». 39Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». 41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro:
«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così»
ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, 44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. 45Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
(Marco 10,42-43)
Lo sappiamo. La descrizione che Gesù fa è sotto i nostri occhi. Ma Lui desidera un altro mondo, un altro stile di rapporti. Noi possiamo passare la vita a lamentarci, ma Gesù chiede a noi, a ciascuno discepolo, di inaugurare sulla terra un altro modo. Tutto rovesciato. In cui il primo è quello che sta più in basso a servire. E non potremo mai protestare di averlo fatto troppo, senza essere riconosciuti, perché Lui ha servito fino a morire, ricevendo solo insulti. Ma è questo l’amore che trasforma il mondo ed è il primo antidoto per affrontare ogni ingiustizia.
Martedì 10 febbraio 2026 S. Scolastica, vergine
Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
«Molti rimproveravano Bartimeo, che era cieco, perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”»
49Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
(Marco 10,48)
Strano che la gente non sostenga questo pover uomo nella sua richiesta, non fosse altro che per vedere magari un miracolo. Invece ne è infastidita, perché sta rovinando la gioia dell’evento, disturba la festa con il suo gridare. A volte siamo talmente chiusi nella ricerca del nostro star bene che il problema o il dolore dei fratelli ci fa quasi arrabbiare. È un sintomo allarmante che il nostro cuore si è indurito, che la nostra umanità si sta impoverendo, che il mondo sta peggiorando.
Mercoledì 11 febbraio 2026 Beata Maria Vergine di Lourdes
12La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. 20La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. 21Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». 22Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà.
«Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe»
(Marco 11,25)
Quando protestiamo che la nostra preghiera non è ascoltata, forse non ci interroghiamo se il nostro cuore è davvero in pace con tutti. A qualcuno sembra che il perdono e la preghiera riguardino due ambiti diversi, ma così dimentichiamo che la preghiera non ha come scopo quello di cambiare il mondo secondo i nostri desideri, ma di trasformare i cuori a partire dal mio. E più profondamente la preghiera vera nasce dall’esperienza della misericordia di Dio per noi e dal nostro bisogno di essere perdonati da Lui.
Giovedì 12 febbraio 2026
15Giunsero a Gerusalemme.
«Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe»
16e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». 18Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento.
(Marco 11,15)
L’irruzione violenta di Gesù nel tempio non è un’intemperanza o uno scoppio d’ira. Ci mostra quanto sia intollerabile per Lui la profanazione del tempio, la riduzione della religione ad un commercio, lo sfruttare il desiderio di Dio che è nell’uomo a scopo di lucro. Gesù difende strenuamente l’interiorità dell’uomo, la educa e la custodisce perché è il luogo dove si conserva la sua dignità, è scintilla unica e irripetibile dell’amore del Padre. E il tempio custodiva il tesoro più grande del cuore del popolo di Israele che era Dio stesso.
Venerdì 13 febbraio 2026
27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo.
«”Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi”. Essi discutevano fra loro dicendo: “Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”»
32Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
(Marco 11,30-31)
La reazione di questi capi religiosi alla domanda di Gesù assomiglia a quella di uno scacchista che si trova di fronte ad una mossa a sorpresa dell’avversario e si mette a calcolare le varianti, alla ricerca della risposta migliore, pensando al possibile seguito della partita. Solo che in questo caso il tempo per riflettere è poco, hanno iniziato con Gesù una discussione e occorre scegliere rapidamente una replica, che si rivelerà poi assai modesta. È un peccato che non si siano dati più tempo per trovare la risposta: un discernimento pacato li avrebbe persuasi che occorreva cambiare strada, convertirsi.
Sabato 14 febbraio 2026 SS. CIRILLO, MONACO, E METODIO, VESCOVO, PATRONI D’EUROPA
16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»
(Marco 16,19-20)
La missione che il Risorto affida agli Undici è la più vasta che si possa immaginare, è planetaria. Quando Gesù dice “tutti i popoli” i suoi non sapevano ancora nulla di tante popolazioni allora per loro sconosciute. Chiedere questo ad un pugno di uomini palesemente limitati era una follia. Ma è decisiva l’ultima frase, che conclude magistralmente il Vangelo di Marco: Gesù sarà con loro sempre. Lui, il vero protagonista di ogni missione. Infatti noi vediamo l’uomo e la donna che evangelizzano, ma in realtà è sempre Gesù che prosegue la Sua opera in loro.
Domenica 15 febbraio 2026 ULTIMA DOPO L’EPIFANIA detta “del perdono”
11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla.
«Allora il figlio più giovane ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”»
20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. 25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
(Luca 15,17-19)
Il figlio uscito di casa, dopo aver sperperato tutto, si ritrova in una crisi nera, muore di fame. E si ricorda che a casa sua c’è pane per tutti. La sua decisione di ritornare a casa non nasce dal pentimento, ma dal bisogno. Il suo obiettivo è avere un lavoro che gli dia cibo per sopravvivere. Siamo solo al primo passo verso una possibile conversione. Non immagina neppure lontanamente quello che lo aspetta: l’abbraccio del padre pieno di gioia, la piena dignità, il vestito più bello, una festa incredibile per tutti in un giorno di lavoro. Basta voltarsi verso Dio e Lui è già tutto pronto per darci tutto.
Lunedì 16 febbraio 2026
13Mandarono da lui alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. 14Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». 15Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». 16Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». 17Gesù disse loro:
«Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio»
E rimasero ammirati di lui.
(Marco 12,17)
Quindi, dare a Cesare quello che gli spetta, cioè le tasse. E qui molti storcono il naso, perché le tasse sono sempre eccessive (figuriamoci poi a quei tempi!). E allora a Dio cosa dobbiamo dare? Soldi? Preghiere? Messe? Che cosa di ciò che è nostro Gli appartiene? A pensarci bene, tutto: infatti che cosa possediamo che non abbiamo da Lui ricevuto? Chi è capace di far battere il proprio cuore anche una sola volta? La cosa più sensata (e conveniente) è perciò dare a Dio tutto, senza trattenere nulla. Ci penserà Lui a darci il centuplo, mille, diecimila volte di più.
Martedì 17 febbraio 2026 Ss. Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi
della Beata Vergne Maria
18Vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: 19«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 20C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. 21Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, 22e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. 23Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 24Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? 25Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. 26Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe?
«Non è Dio dei morti, ma dei viventi!»
Voi siete in grave errore».
(Marco 12,27)
Dio è Dio della vita, è la vita stessa, che pulsa moltiplicata all’infinito. Come potrebbe creare realtà che muoiono, dare vita per poi annientare? Vedere che tutto quello che da Lui è nato, si è sviluppato ed è meravigliosamente fiorito, è destinato a sparire nel nulla: sarebbe un’insensatezza assoluta, uno sforzo di un’inutilità incomprensibile. E tutto l’amore, la santità, la bellezza che riempie l’universo? Cosa ne sarebbe? E come pregare, come parlare a Qualcuno che ci cancellerà?
«Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi!».
Mercoledì 18 febbraio 2026
38Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». 41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro:
«In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri»
44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
(Marco 12,43)
Penso che questa vedova povera sarebbe rimasta sbalordita nell’ascoltare la lode di Gesù per lei, si sarebbe nascosta per l’imbarazzo. Probabilmente si sentiva insignificante, incapace di un’offerta un po’ più decente, chissà quante umiliazioni aveva patito senza potersi difendere, dal giorno in cui suo marito era morto, per la sua condizione di vedova. Ma di certo nel cuore sapeva benissimo che Dio era il suo rifugio sicuro, che Lui non l’avrebbe mai abbandonata: poteva dare tutto sapendo che Dio sarebbe sicuramente intervenuto.
Giovedì 19 febbraio 2026
Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. 10Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni.
«E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo»
12Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 13Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
(Marco 13,11)
Se queste parole valgono anzitutto per i grandi momenti della testimonianza pubblica e definitiva, non sono meno valide per i momenti più ordinari della nostra giornata. In ogni istante infatti ci è data la grazia, quell’aiuto di cui abbiamo bisogno. Né prima né dopo. A volte cerchiamo di prevedere ciò che ci attende, preparando le repliche e le controrepliche. Poi ci accorgiamo che la vita è diversa dalle previsioni, che la Madonna ci scioglie i nodi e rimaniamo sorpresi noi per primi, nel dire frasi che non avremmo mai pensato di dire e che lasciano un segno di luce nei cuori.
Venerdì 20 febbraio 2026
«Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte»
30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
(Marco 13,28-29)
Riconoscere i segni del passaggio di Dio non è sempre facile. Ma con il passare degli anni e con il Vangelo nel cuore poco a poco si impara a distinguerli. A volte li avverti con i sensi dell’anima, spesso ti accorgi che solo Lui è capace di fare certe cose, per esempio di toccare e trasformare i cuori. Oppure quando vedi in te o attorno a te il morire e il risorgere quasi nello stesso tempo, o qualcuno che lascia quello che aveva e trova molto di più, una gioia che non aveva mai conosciuto. Non dobbiamo smettere di chiedere allo Spirito santo di aprirci gli occhi per vedere Dio all’opera: nulla ci dà più gioia.
Sabato 21 febbraio 2026
5Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. 6Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. 7Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. 8Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, 9gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. 10Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. 11Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. 12Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. 13Ma l’angelo gli disse:
«Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni»
14Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, 15perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre 16e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. 17Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
(Luca 1,13)
E’ un annuncio bellissimo quello che Zaccaria riceve. Si realizza il sogno della sua vita, quello che gli sembrava sempre più impossibile, quanto più il tempo passava. La sua preghiera continuava, ma la sua speranza diminuiva, anzi forse si era spenta del tutto. Avrà pensato che Dio avesse le Sue ragioni per questa infecondità, che Dio lo avrebbe ricompensato in altro modo. Intanto perseverava, camminando nella penombra, probabilmente con un velo di tristezza. Non me la sento di rimproverarlo, a volte credere è davvero difficile. E penso che quel silenzio di nove mesi non sia stato un castigo, ma un dono in vista di una gioia ancora più incontenibile.
Domenica 22 febbraio 2026 ALL’INIZIO DI QUARESIMA (I di Quaresima)
1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
«Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”»
10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». 11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
(Matteo 4,8-9)
A volte sento parlare di persone talmente ricche che avrebbero bisogno di mille vite per spendere tutti i soldi che hanno. Mi domando cosa se ne facciano. Ma poi intuisco che non c’è limite alla smania di “essere di più di altri”, e che anche ad essere il numero uno del mondo non ci sarebbe ancora la sazietà che si desidera. E allora ci si concentra sul potere, sul dominio su altri uomini, pensando che lì sia il tesoro. Ma anche lì si trova insoddisfazione e inquietudine. Perché le tentazioni sono solo illusioni. Per tutti.
Lunedì 23 febbraio 2026
1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
«Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: ”Beati”»
i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. 5Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. 6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
(Matteo 5,2-3)
E’ bello sentire qualcuno che inizia a parlare e dice, rivolto a te, “Beato te!”. E tu non capisci perché, visto che non ti senti beato. E lui prosegue a spiegarti che, così come sei, sei fortunato. E che non c’è nessuna difficoltà o dolore che ti possa togliere questa beatitudine. Forse in te permane l’incomprensione, la protesta. Ma poco a poco si fa strada nel cuore anche un’altra intuizione: forse devo aprire gli occhi, forse la gioia è qui tra le mie mani e io invece continuo a sperare che venga da altrove. Perché chi è con Gesù ha già davvero tutto.
Martedì 24 febbraio 2026
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente»
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
(Matteo 5,13)
Il sale insipido è come una lampadina che non si accende: l’hai comprata con uno scopo ben preciso e quell’unica cosa che deve fare non la fa. E’ il dramma, la stupidità dell’incoerenza: avere un compito, una mission ben precisa nella vita e non svolgerla, rimanere inconcludenti, distratti da altre cose che non ci riguardano, perdendo tempo magari a fare il tifo per la vittoria degli altri e non impegnandoci abbastanza per la nostra. Grazie a Dio possiamo sempre (e subito) ricominciare!
Mercoledì 25 febbraio 2026
17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
«In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto»
19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
(Matteo 5,18)
Proprio per questo non smettiamo di leggere il Vangelo ogni giorno e cerchiamo di viverlo: sappiamo infatti che Dio non ha sprecato neppure una lettera di tutte quelle contenute nella sua Parola. Di quanto è scritto, tutto quello che non capiamo prima o poi troverà senso e tutto quello che non riusciamo ancora ad immaginare accadrà. È tutto oro purissimo, se lo leggiamo alla luce dell’Amore di Dio che spiega e dà senso ad ogni cosa. E l’ideale sarebbe poter riscrivere, lungo gli anni, con la nostra vita ogni pagina del Vangelo.
Giovedì 26 febbraio 2026
«Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli»
21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. 23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. 25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
(Matteo 5,20)
In Israele c’era chi sembrava riuscire ad osservare tutti i 613 precetti della legge. Erano i farisei, i dottori della legge, gli scribi, i sadducei che per questo erano guardati e ascoltati, non sentendosi al loro livello. Almeno questa era l’apparenza che si ingegnavano a mostrare a tutti. Ma nel Regno di Dio non trovavano posto. Mancava l’amore, che l’unico precetto necessario. Come quando a volte ascolti qualcuno che dice: “io non faccio peccati, non uccido, non rubo, non vendo la droga”. Ma non c’è gioia nel suo volto, perché non basta osservare le leggi per entrare nel Regno se manca in te l’amore per tutti.
Venerdì 27 febbraio 2026
Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Propongo perciò in questi giorni la lettura continua della Passione di Gesù Cristo secondo Giovanni.
1Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. 3Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. 4Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».
«Gesù replicò: “Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”, perché si compisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”»
10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?». 12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
(Giovanni 18,8-9)
Che Gesù sia la salvezza di tutti è dimostrato anche da questo suo atteggiamento. In occasione della cattura permette che solo lui venga preso e chiede subito che ai suoi non venga fatto nulla. Nemmeno a Pietro che aveva reagito con violenza. Lui solo si è offerto per tutti. Perché Dio non vuole la morte di nessuno, è venuto sulla terra proprio per difendere e salvare la vita di tutti, perché nessuna vita è sbagliata in sé e da ogni male commesso è offerta fino all’ultimo respiro la possibilità di un riscatto.
Sabato 28 febbraio 2026
1In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. 2Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». 3Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? 4Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. 5O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? 6Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio.
«Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato»
(Matteo 12,7-8)
Anche questa volta Gesù spiega tutto a partire dalla misericordia. Perché solo l’amore è la chiave interpretativa che rende lecito o no un comportamento. Non ci sono doveri assolutamente intoccabili, si potrà sempre trovare un’eccezione suggerita dall’amore e quell’eccezione rivela ancora una volta l’unica regola che non può mai essere elusa. A vivere la misericordia perciò non si sbaglia mai, perché è proprio lei che può coprire sempre ogni sbaglio.
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