Noi crediamo perché Cristo è risorto e non “che” è risorto. La risurrezione non nasce dalla fede dei discepoli ma genera la fede dei discepoli. È l’evento decisivo per la fede cristiana: non sarebbe possibile credere in Gesù figlio di Dio, se sapessimo che è morto e marcito nella sua tomba. Come dice Paolo, «se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1 Cor, 15, 4).
Per motivare questa tesi vorrei provare a SOSTENERE alcune prove storiche e a confutare alcune OBIEZIONI fra quelle più spesso sollevate dai critici della resurrezione di Cristo.
➢ 1. La resurrezione di Cristo non è un mito, ma un fatto storico.
Alcuni critici sostengono che i Vangeli della resurrezione di Cristo siano miti, e non fatti storici. Ma…
- Gli studi della letteratura comparata hanno dimostrato che ci vogliono diverse generazioni perché un mito possa svilupparsi. Invece le ricerche storiche confermano il fatto che ci fu subito la convinzione della resurrezione di Gesù.
- Molti degli avversari di Gesù avrebbero avuto sia le motivazioni, sia i mezzi per correggere le eventuali falsità riguardo a Lui, se i primi discepoli avessero provato a diffonderne. Ma non vi fu nessuna smentita seria.
- I Vangeli non somigliano né a ai miti greci, né alle leggende giudaiche: mancano di enfasi e di dettagli coloriti, e invece includono dettagli che tenderebbero a minare l’invenzione di eroi leggendari.
- I Giudei erano il popolo che meno verosimilmente avrebbe inventato un Cristo mitico.
➢ 2. I racconti della Resurrezione non sono contraddittori.
Spesso si afferma che, dalmomento che i Vangeli differiscono in enfasi e nei dettagli, ci devono essere da qualche parte delle invenzioni. Ma un’interpretazione del genere non è necessaria! Quando un avvenimento qualsiasi (secolare o religioso) viene raccontato da diversi testimoni, ognuno di essi, pur rispettando le norme più rigorose di precisione e di integrità, redigerà la propria versione in maniera diversa, tenendo presenti le esigenze del proprio pubblico. Perciò la pretesa rigida degli ipercritici che tutti e quattro i Vangeli dovrebbero essere perfettamente uguali è arbitraria ed artificiale.
➢ 3. La salma non fu trafugata.
Non c’è dubbio che la tomba di Gesù Cristo fu misteriosamente vuota. Ma qualcuno poteva aver trafugato il corpo?
Non i discepoli: iniziarono proprio da questo fatto le loro sofferenze! Nessuno di loro morì nel proprio letto; e questo a causa di una sola affermazione che accompagnava la loro predicazione: “Cristo è vivo!”.
Non gli ebrei nemici di Gesù: perché avrebbero dovuto rubarlo creando tutto quello scompiglio?
Non i romani: non avevano interesse a fomentare gli animi, specialmente per un condannato politico come il sedicente «Re dei giudei», che si poneva in alternativa a Cesare.
E poi: come afferma il Vangelo di Giovanni i teli di lino erano ben piegati; ora, se uno ruba un cadavere non sta a sbendarlo e a piegare pazientemente le bende con il rischio di venire scoperto! Anche questa obiezione non regge.
➢ 4. Gesù non era solo svenuto, ma veramente morto e sepolto.
La crocifissione era un’esperienza atroce. I soldati romani accertarono che Gesù era morto, e lo era davvero. Il miscuglio di sangue e di acqua che emerse dalla ferita che gli fecero nel costato ne è una prova lampante.
➢ 5. I testimoni non furono vittime di allucinazioni.
Su una cosa praticamente tutti gli studiosi di qualsiasi scuola sono d’accordo: che i primi discepoli, dentro di sé, erano assolutamente convinti di aver visto il Cristo risorto e non erano vittime di allucinazioni.
Il grande numero dei testimoni (erano infatti centinaia secondo Paolo) …e il fatto che coprono l’intera gamma dei tipi di personalità, contraddicono la teoria delle allucinazioni, le quali, per definizione, non sono esperienze condivise. Non esistono visioni che appaiono a una folla.
La trasformazione sostanziale, permanente e positiva dello stile di vita di molti dei convertiti smentisce qualsiasi teoria di allucinazioni.
➢ 6. Infine la prova decisiva: una rappresentazione in tre atti
Possiamo immaginare l’episodio della risurrezione come uno spettacolo teatrale in 3 atti.
Nel 1° atto troviamo degli uomini amici di un certo Gesù che lo osannano, ma che poi, di fronte al pericolo, fuggono spaventati. Lo lasciano uccidere, si disperdono e si nascondono.
Nel 3° atto questi stessi uomini girano per le strade intrepidi: vengono perseguitati ma non hanno paura. Tutti muoiono ammazzati, ma più nessuno rinnega Gesù, né si nasconde o fugge.
Da qui la domanda: «Che cosa è successo nel 2° atto?».
La risposta ragionevolmente più plausibile è una sola: Gesù è veramente risorto!
don Paolo
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