Vivi la Parola 2026 05: Maggio

VIVI LA PAROLA !

Maggio 2026

 

Venerdì 1 maggio 2026   S. Giuseppe lavoratore

54Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». 57Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro:

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua»

58E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

(Matteo 13,57)

 

La vita ordinaria rischia sempre di appiattirci, di omologare tutto nella routine. Poco a poco ci convinciamo che non ci possano e non ci debbano essere vere sorprese, perché ci sembra di governare o addirittura dominare la situazione. A quel punto ogni imprevisto suona stonato, ogni giudizio diverso da quello che mi sono fatto è sbagliato per principio, nessuno deve disturbare il mio controllo della situazione. È il modo più sicuro per sbarrare le porte ai fratelli, ad un loro cambiamento e costringe anche Dio a non uscire dai miei giudizi ben definiti. Ogni novità diventa un tradimento che non si può tollerare. Ma questa chiusura ci rende ciechi alla Luce di Dio.

 

 

Sabato 2 maggio 2026   S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa

32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. 33Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire».

«Dissero dunque tra loro i Giudei: “Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci?”»

36Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?».

(Giovanni 7,35)

 

Le ipotesi che i giudei fanno su Gesù a commento delle sue parole mostrano che non hanno capito nulla di quanto Lui va dicendo. Ma non è il caso di dileggiare la loro ignoranza. Anche noi siamo tentati a volte di banalizzare le parole del Vangelo, di ridurle a logiche di buon senso, dimenticando che sono parole di vita eterna, che vengono dall’Alto, che collegano cielo e terra, che parlano di un altro mondo, di un altro regno che non è di quaggiù. Sono piene di verità intramontabili che parlano alla coscienza di ognuno. Per questo non le possiamo toccare, né modificare e riempiono il cuore di chi le ascolta e le vive.

 

 

Domenica 3 maggio 2026   V DI PASQUA

«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»

22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

(Giovanni 14,21)

 

Gesù non smette di ribattere che l’unico modo per conoscerlo e per fare esperienza di Dio è amare. Se siamo aperti all’amore si spalancano le porte del Cielo e l’amore della Trinità scende su di noi, ci raggiunge e ci avvolge. Solo dentro il dinamismo di questo amore che va e viene, che sale e scende, si può capire chi è Dio. Solo l’amore è la strada per cominciare a capire Dio, perché nell’amore Dio si fa conoscere, squarcia il velo del mistero, si manifesta, fa apparire chiaramente le sue intenzioni. Ed è questa la realtà che Dio ci vuole regalare già qui sulla terra: quella di una comunione d’amore continua con la Trinità, che non si interromperà mai.

 

 

Lunedì 4 maggio 2026

21Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». 22Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». 23E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 25Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. 26Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». 27Non capirono che egli parlava loro del Padre. 28Disse allora Gesù:

«Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato»

29Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». 30A queste sue parole, molti credettero in lui.

(Giovanni 8,28)

 

Gesù non vuole concentrare l’attenzione su di sé. Non appena qualcuno rimane attratto da Lui, subito lo porta nel rapporto con il Padre, subito lo invita a vivere da figlio come Lui, insegnandogli a relazionarsi con il Padre. perché non c’è tesoro più grande di questo, tutto il resto al confronto sparisce. Ed è grazie al Padre, sorgente di ogni bontà, di ogni gioia e bellezza, che noi ritroviamo e comprendiamo tutto ciò che abbiamo. Non più però come un tesoro da stringere forte perché nessuno ce lo rubi, ma come un dono che abbiamo ricevuto gratuitamente e che se è vissuto nell’amore, si moltiplica a beneficio di altri.

 

 

Martedì 5 maggio 2026

31Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. 32Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?».

«Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”»

34Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, 36a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? 37Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». 39Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. 40Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. 41Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». 42E in quel luogo molti credettero in lui.

(Giovanni 10,33)

 

Per qualcuno il passaggio dalle opere di Gesù all’accettazione della sua provenienza divina è naturale, semplice, spontaneo. Di fronte a chi compie realtà che trascendono l’umano e parla al cuore per nutrirlo e aprirlo alla gioia le obiezioni si sciolgono, i dubbi perdono consistenza, il desiderio di avvicinarsi e di rimanere in compagnia di quell’uomo diventa forte. Ma le stesse cose, gli stessi miracoli suscitano sentimenti opposti in chi invece deve difendere qualcosa, in chi ha paura di dover cambiare, in chi non accetta di rimettersi in discussione. E’ proprio vero che la presenza di Gesù porta alla luce chi veramente e più profondamente siamo.

 

 

Mercoledì 6 maggio 2026

20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

«Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!»

28Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

(Giovanni 12,27)

 

Mentre tutti si ritraggono davanti alla prospettiva della morte e gli stessi discepoli, con Pietro per primo, vorrebbero dissuaderLo dal correre questo rischio, Gesù la guarda come la sua opera più grande, come il momento atteso in cui l’amore può brillare più che mai e il cui splendore non si spegnerà per tutti i secoli. Non che sia un gioco per Lui: proverà una tristezza e un’angoscia mortali, conoscerà ogni sfumatura, anche la più insopportabile, del dolore umano. Ma vivendo tutto nell’amore Gesù potrà realizzare al meglio il suo sogno: far conoscere all’umanità il Padre, perché anche anch’essa ne sia innamorata come Lui e in questo trovi la sua salvezza e la vera pace.

 

 

Giovedì 7 maggio 2026

37Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, 38perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata? 39Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: 40Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca! 41Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui.

«Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga»

43Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

(Giovanni 12,42)

 

Non è stata un’azione compatta di tutti i capi spirituali, né una maggioranza quasi assoluta di essi a decretare l’eliminazione di Gesù. Probabilmente è stata addirittura una minoranza, però straordinariamente agguerrita e determinata, che ha coltivato per anni questo progetto iniquo. Attorno c’erano persone buone, non violente, che saranno rimaste perplesse e interrogate da quanto Gesù faceva e diceva, ma non erano abbastanza decise da schierarsi, da opporsi, da far valere le loro ragioni. Esporsi significa rischiare, essere attaccato da qualcuno, perdere la stima di quelli che contano. E diventa più semplice tacere e defilarsi, spettatori passivi delle ingiustizie.

 

 

Venerdì 8 maggio 2026   S. Vittore, martire

44Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; 45chi vede me, vede colui che mi ha mandato. 46Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché

«Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo»

48Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. 49Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. 50E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

(Giovanni 12,47)

 

Sarà per l’educazione ricevuta, sarà per alcune frasi dette a sproposito che ci hanno impressionato, ma, nonostante la predicazione da vari decenni insista su Dio Amore, rimane nel sottofondo una larvata impressione che Dio in qualche modo ci faccia pagare il male che facciamo. E allora queste parole di Gesù di oggi dovremmo ripetercele come un mantra, perché ci guariscano anche nei pensieri più istintivi e incontrollabili. E così anche noi: il male lo vediamo spesso, ma la differenza sta proprio nel nostro modo di reagire. Anziché stigmatizzare e puntare il dito, sostituire subito con pensieri di misericordia, con un infinito desiderio di salvezza per tutti.

 

 

Sabato 9 maggio 2026   Beato Serafino Morazzone, presbitero

12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro:

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica»

18Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. 19Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. 20In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

(Giovanni 13,16-17)

 

Non saremo mai abbastanza “servi”. Perché siamo ben inferiori al nostro maestro e nessuno lo può uguagliare. E di lui ci sentiamo ovviamente più piccoli. Dovremmo perciò essere più servi di Lui, ma è impossibile, perché nessuno ha occupato l’ultimo posto come Lui. Viviamo perciò un perenne deficit: siamo e saremo molto meno “servi” di quanto dovremmo essere. Tutti. Questo ci è di sprone, perché la tentazione di recuperare qualche spazio di potere e di gestirlo a modo nostro, pretendendo che gli altri si sottomettano, è sempre in agguato. Ma sarebbe la negazione del Vangelo di Gesù.

 

 

Domenica 10 maggio 2026   VI DI PASQUA

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore»

28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

(Giovanni 14,27)

 

«Cerca la pace e perseguila» (Salmo 33,15). C’è tanta sapienza nelle parole del salmista, la pace ci raggiunge e ci abita quando siamo con semplicità nella sua volontà, attimo per attimo, senza pigrizie e senza strafare, protesi in un amore attivo, dimentichi di noi stessi e fiduciosi nell’onnipotenza dell’Amore di Dio.

 

 

Lunedì 11 maggio 2026

31Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri»

35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». 36Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».

(Giovanni 13,34)

 

Giuda è appena uscito dal cenacolo per andare a denunciare Gesù, il dado è tratto. In questo clima di tradimento Gesù regala ai suoi il Suo comandamento: amare come Lui ama. Amare anche chi tradisce, dare la vita anche per lui. Gesù lo può comandare perché proprio in quel momento  sta vivendo questa esperienza in prima persona, è il Suo modo di comunicare la Sua vita a noi discepoli, di tirarci dentro il Suo cuore. Vuole che sulla terra il Suo cuore rimanga e continui a battere nel cuore dei suoi amici, di tutti coloro che nel corso dei secoli crederanno in Lui e lo seguiranno.

 

 

 

 

Martedì 12 maggio 2026

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me»

2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

(Giovanni 14,1)

 

Tutto crolla e Gesù chiede ai suoi di rimanere in pace. Anche quando ti manca la terra sotto i piedi puoi sempre confidare in Dio, gettare in Lui le tue preoccupazioni, trovare fiducia. Non c’è ostacolo che non si possa attraversare, non ci sono lacrime che non si possano asciugare, c’è sempre un braccio che ci viene in aiuto e ci sostiene. Ed è proprio in quei momenti che possiamo sperimentare la presenza benevola e onnipotente di Dio, riscoprire il Suo amore per noi, mentre quando contiamo solo sulle nostre forze annaspiamo e continuiamo a rimanere nel buio.

 

 

Mercoledì 13 maggio 2026   Beata Vergine Maria di Fatima

7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

«In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre»

13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

(Giovanni 14,12)

 

Nel corso dei secoli abbiamo visto quanto sia vera la promessa di Gesù e quanto sia potente la sua intercessione presso il Padre. Penso a carismi che hanno avuto una diffusione prodigiosa, altri che continuano a brillare e ispirare generazioni lungo i secoli e i millenni, personalità spirituali che hanno influenzato e indirizzato il corso della storia, semplicemente perché erano docili alle indicazioni dello Spirito e si lasciavano guidare da Lui un passo dopo l’altro. Sono esperienze in cui si vede in trasparenza l’azione del Risorto, perché le semplici capacità umane non avrebbero potuto neppure immaginare simili sviluppi. E tutto questo continuerà a succedere.

 

 

Giovedì 14 maggio 2026   ASCENSIONE DEL SIGNORE

Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi:

«Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi»

45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». 50Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

(Luca 24,44)

 

La Chiesa delle origini ha compreso poco a poco lungo gli anni la grandezza della persona di Gesù. Lo Spirito Santo gliel’ha rivelata progressivamente, illuminando le parole del Primo Testamento e mostrandole che c’era una continuità segreta tra quei testi e la vita di Gesù, che anche le pagine di dolore, di sconfitta e di morte andavano attraversate e vissute dal Figlio dell’Uomo, perché tutto fosse abbracciato dall’amore di Dio e guarito dalla sua potenza di vita. Ciò che sembrava assurdo e sbagliato è apparso indispensabile e prezioso. La croce ha raccolto ogni grido e ogni abbandono, tutti la possono guardare sentendosi capiti e accolti da Dio.

 

 

Venerdì 15 maggio 2026   dopo l’Ascensione

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi»

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco.

(Giovanni 14,27)

 

E’ impressionante sperimentare come la pace di Gesù ci permetta di attraversare fastidi, scomodità, ingiustizie, con una pazienza invincibile. E’ sempre possibile un pizzico in più di sopportazione, un ennesimo perdono offerto, si riesce a sorridere e a rimanere benevoli anche in situazioni di disagio che si prolungano. L’amore di Dio infatti è più forte di ogni cosa, la passione di Gesù non smette di ricordarcelo e l’esempio di tanti santi vicini e lontani ci mostrano che questa pace di Gesù non smette di nascere e rinascere incessantemente nei cuori di coloro che gliela chiedono e confidano in Lui.

 

 

 

Sabato 16 maggio 2026   dopo l’Ascensione   S. Luigi Orione, presbitero

1«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore.

«Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto»

3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

(Giovanni 15,2)

 

Che si tratti di eliminare i tralci improduttivi o di potare quelli ricchi di vita, il Padre agricoltore di cui parla Gesù ha sempre le cesoie in mano. C’è sempre la qualcosa da tagliare ed è doloroso, ma ci accorgiamo anche quanto sia necessario, perché a volte ci troviamo con il cuore ingombrato da cose inutili, oppure continuiamo a trascinarci dietro situazioni che rallentano il cammino e che andrebbero abbandonate. Occorre tagliare ciò che Dio non ci chiede nel momento presente della giornata, liberandoci dalla pretesa di arrivare dappertutto, di gestire tutto, per portare frutto soltanto in ciò che ci viene davvero chiesto. Per camminare leggieri e liberi sulla strada della vita.

 

 

Domenica 17 maggio 2026   DOPO L’ASCENSIONE (VII DI PASQUA)

13Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.  28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.

«Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro»

30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

(Luca 24,29)

 

Questa preghiera dei discepoli di Emmaus è proprio importante. Probabilmente è sgorgata spontanea dal loro cuore, perché si erano sentiti rinascere ascoltando quell’uomo che parlava loro. Lui non aveva solo espresso parole consolatorie, anzi all’inizio li aveva ribaltati, li aveva distrutti, ma anche subito ricostruiti. Aveva dato un senso e uno scopo proprio a quella sconfitta e a quel dolore che li aveva colpiti, li aveva aiutati a guardare le cose da un altro punto di vista, più profondo e più vero. Aveva riacceso in loro la speranza. Quando succedono queste dinamiche si ha la prova che proprio il Risorto è in azione attraverso gli uomini e le donne.

 

Lunedì 18 maggio 2026

14Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero:

«Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?»

15E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.

(Matteo 9,14)

 

Gesù non è un maestro tra i tanti, soltanto più brillante e capace. Il suo arrivo inaugura un mondo nuovo, che non ha precedenti e non ha paragoni. E’ la presenza definitiva di Dio nella storia degli uomini, è la realizzazione di tutte le promesse di Dio. E’ quindi la grande festa per l’umanità di ogni tempo e di ogni luogo con il suo Dio, una festa lungamente attesa. Il tempo della preparazione è concluso, si tratta adesso di aprire il cuore e accogliere un amore che supera ogni immaginazione, lasciando ogni altra cosa. La gioia è arrivata e non potrà più spegnersi, perché Dio si è fatto uomo ha promesso di rimanere con l’umanità per sempre.

 

 

 

 

Martedì 19 maggio 2026

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore»

10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

(Giovanni 15,9)

 

Dio ci invita a casa sua. La sua abitazione è la vita trinitaria e vuole che ogni uomo e ogni donna la conoscano, la sperimentino. Infatti non c’è gioia e bisogno più grande che amare e sentirsi amati. L’amore reciproco, prima di essere un comandamento, è la vita stessa di Dio, nel dono incessante dei Tre l’uno per l’altro. Questo è anche il nostro habitat, perché siamo stati creati ad immagine e somiglianza di questo Dio che è comunione di persone. E quanto più sulla terra di dilatano e si moltiplicano queste realtà d’amore reciproco, tanto più la terra somiglia al Cielo e la vita di quaggiù anticipa quella di Lassù.

 

 

 

Mercoledì 20 maggio 2026

12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga»

perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

(Giovanni 15,16)

 

Ogni volta che siamo tentati dal protagonismo esasperato, o siamo indispettiti o umiliati dai nostri limiti, occorre richiamare alla memoria queste parole che ci riportano subito all’origine della nostra vocazione di cristiani e fanno chiarezza. Tutto è partito da Dio, non da noi. È Gesù che ci è venuto incontro, non siamo stati noi a proporci. Lui sa chi siamo e perché ci ha chiamati. Non tocca a noi fare le sintesi o i bilanci della nostra vita. Ci basta sapere di essere chiamati ed in ogni tempo accompagnati. Questo ci libera anche dai giudizi che a volte rischiamo di fare sugli altri, che tanto spesso sono molto fuori luogo.

 

 

Giovedì 21 maggio 2026

18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.

«Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia»

20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

(Giovanni 15,19)

 

L’ostilità, il rifiuto di chi ci sta attorno è un elemento essenziale per il cristiano. Se fossimo sempre approvati, ammirati ed elogiati ci sarebbe da preoccuparsi. Perché il Vangelo è novità, capovolgimento, è in contraddizione con la mentalità di ogni tempo e, se davvero vissuto e messo in pratica, crea inevitabilmente reazioni opposte. Il fatto misterioso è che a volte si possa arrivare a subire odio, fino alla morte e tutto questo per il semplice fatto di aver amato. È l’esperienza di Gesù e riviverla è per il discepolo motivo di consolazione, perché gli conferma di essere sulla strada giusta e lo sostiene nel perseverare a vivere la vita del Vangelo.

 

 

Venerdì 22 maggio 2026   S. Rita da Cascia, religiosa

5Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. 6Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.

«Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi»

8E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9Riguardo al peccato, perché non credono in me; 10riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.

(Giovanni 16,7)

 

È sempre un percorso di morte e risurrezione quello che Gesù ci chiede. È l’unico modo per permettere alla vita di fiorire. Occorre prima morire, attraversare il buio e lo sgomento, è sempre un passaggio obbligato. Tutta la vita della Chiesa si sviluppa soltanto con questa dinamica: quando si pretende di passare soltanto di gioia in gioia, di fatto tutto si sbriciola oppure non ha fecondità. Non dobbiamo perciò lamentarci delle difficoltà e delle crisi, occorre riconoscere che si tratta di incontri ripetuti e incessanti con il Crocifisso, che conosce ogni abbandono, per transitare subito con l’amore nella vita del Risorto.

 

Sabato 23 maggio 2026

5Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. 6Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. 8E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9Riguardo al peccato, perché non credono in me; 10riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso»

13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

(Giovanni 16,12)

 

Le parole di Gesù sono piene di luce e di fuoco, trasformano i cuori e la storia, ma non smettono di essere impegnative. Sono esigenti e richiedono cambiamenti coraggiosi. A volte non siamo pronti per affrontarli. Ce ne accorgiamo scorrendo la storia della Chiesa: tante luci che oggi ci sembrano ovvie fino a qualche secolo fa apparivano incomprensibili, perché c’è una conversione continua in atto nel corpo della Chiesa e dell’umanità. È bello vedere che certe verità appaiono ora con grande chiarezza, ma hanno richiesto decenni, secoli per essere comprese e vissute. E questo itinerario è continuo, è il cammino verso la pienezza della verità che è Gesù.

 

 

DOMENICA 24 MAGGIO 2026   PENTECOSTE

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e

«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre»

17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.

(Giovanni 14,16)

 

Lo Spirito Santo è il custode sicuro della vita della Chiesa. La accompagna in ogni tempo, con le Sue ispirazioni e le Sue luci, attraverso le situazioni più varie. Non indica tutto il percorso, più spesso indica dove porre il prossimo passo. A volte ci sembra di rimanere nella nebbia, ma sappiamo di aver fatto la cosa giusta. Siamo rassicurati dal fatto che Lui non ci abbandonerà mai: in ogni decisione non mancherà di far sentire la Sua voce. E nel nostro tempo un luogo privilegiato in cui ci parla e in cui stiamo tutti imparando poco a poco ad ascoltarLo è nel cammino sinodale, esercitandoci nell’ascolto profondo di ogni fratello e sorella in cui riusciamo a distinguere la sua voce.

 

 

Lunedì 25 maggio 2026   Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

«Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”»

E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. 31Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

(Giovanni 19,26-27)

 

Questa consegna piena d’amore che avviene nel momento della desolazione più nera è davvero un regalo inaspettato e preziosissimo che Gesù ci fa. Darci una madre, che da noi non si staccherà mai, è conoscere davvero il cuore di ogni uomo e di ogni donna. Nessuno può fare a meno di una madre, ne abbiamo un bisogno esistenziale, direi ontologico, senza madre non potremmo essere al mondo. Garantircela in ogni epoca è una splendida consolazione per la Chiesa di ogni tempo. Se poi questa madre è Maria, ci accorgiamo che le parole non basteranno mai a dire la riconoscenza e la gioia che ci abita in cuore per questo dono immenso.

 

 

Martedì 26 maggio 2026   S. Filippo Neri, presbitero

35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese;

«Siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito»

37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

(Luca 12,36)

 

Custodire questa attesa di Dio è proprio una grazia speciale del Cielo. Da soli non ce la faremmo mai, perché sono troppe le realtà che ci coinvolgono e ci incalzano. È possibile però rimanere in questa vigilanza, se cerchiamo durante la giornata quello che Dio ci chiede. È così che la pace non si allontana più dal cuore, è questo il modo per affrontare ogni cosa, sperimentando che ci viene sempre offerto di avere una possibilità, una marcia in più. E rimaniamo in un’armonia interiore più forte di ogni contrattempo: possiamo essere anche turbati, ma nel fondo del cuore c’è sempre accesa una scintilla d’amore che dà senso a tutto.

 

 

Mercoledì 27 maggio 2026

Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. 43E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, 44gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò.

«Gesù disse: “Chi mi ha toccato?”. Tutti negavano. Pietro allora disse: “Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia”»

46Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». 47Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. 48Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!».

(Luca 8,45)

 

Il tocco di questa donna, malata da molti anni, è un gesto speciale. Non è certo l’essere spintonati in un momento di ressa tra la folla, è il desiderio di entrare in un qualche contatto vero e reale con Dio, è un’intenzione forte e decisa a non lasciarsi sfuggire l’occasione per incontrare Gesù. Chi tocca Gesù è sanato, entrare in contatto personale con Lui è l’inizio della vera guarigione del cuore. Succede anche quando si prega: si possono dire milioni di parole, ma quelle che nascono dal profondo e hanno la potenza di un’invocazione sono tutte speciali, penetrano nel Cielo e raggiungono subito il cuore di Dio.

 

 

Giovedì 28 maggio 2026   Beato Luigi Biraghi, presbitero

«Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome»

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». 29La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». 33Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

(Giovanni 12,27-28)

 

Gesù ci mostra che è sempre possibile gettare il cuore al di là dell’ostacolo. Anche nel pieno del turbamento interiore ci mostra la strada: richiamare il senso vero e profondo della nostra vita. Non siamo qui sulla terra per stare bene, ma per una vocazione, per una missione. E solo quando ci sentiamo immersi nella nostra strada troviamo davvero noi stessi, anche nei frangenti in cui occorre superare difficoltà e prove. Gettare il cuore al di là del muro è quindi possibile solo se non fissiamo lo sguardo sulla difficoltà e non ce ne lasciamo ipnotizzare.

 

 

Venerdì 29 maggio 2026   Ss. Sisinio, Martirio, Alessandro, martiri, e Vigilio, vescovo

«In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio»

13Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

(Luca 6,12)

 

La preghiera notturna di Gesù non è solo abitata dal Padre, ma è piena anche dei volti dei suoi amici. È un guardarli con il cuore del Padre, riconoscendo che è stato Lui a chiamarli e comprendendo con Lui quale sia il loro posto, il loro compito. Solo guardando le persone dal cuore di Dio possiamo comprenderle e conoscerle, perché le vediamo a partire dall’Amore che le ha generate e le ha accompagnate. Forse non sarà stata una preghiera facile quella di Gesù di quella notte, perché si trattava di scegliere anche Giuda e magari non prendere alcuni che potevano sembrare più adatti e capaci. Ma solo nella volontà del Padre c’è verità e futuro.

 

 

Sabato 30 maggio 2026   S. Paolo VI, papa

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»

20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

(Matteo 28,19)

 

L’invio in missione di undici uomini un po’ incerti e titubanti sulla fede potrebbe sembrare un’iniziativa avventata, senza futuro. Se poi l’obiettivo è quello di raggiungere tutti i popoli del mondo viene da sorridere. Ma questo esordio ci ricorda che l’efficacia della missione non risiede nelle energie umane, ma nella potenza del Risorto che promette di non staccarsi mai da loro, in ogni luogo e in ogni tempo. Così, quando tutto avversa e le speranze sembrano ridursi, il credente non smette di avere fiducia, perché nulla è impossibile a Dio e la creatività dello Spirito sa inventare in ogni tempo soluzioni impensabili per la diffusione del Regno di Dio tra gli uomini.

 

Domenica 31 maggio 2026   SS. TRINITA’

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

«Lo Spirito della verità mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»

15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 16Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».

(Giovanni 16,14)

 

Lo Spirito ci rituffa incessantemente nella Parola di Gesù. La fa comprendere lungo i secoli, ne svela il significato sempre nuovo e sospinge la Chiesa ad incarnare il Vangelo nelle situazioni storiche sempre diverse. In questo modo l’umanità stessa poco a poco viene informata del divino, la cultura se ne può arricchire sempre più e anche se spesso assistiamo a fenomeni regressivi, di fatto l’azione dello Spirito è progressiva e incessante e fa nascere nuove realtà, sempre attuali, per rendere il mondo sempre più simile a come Dio l’ha pensato, guardando al Figlio, per mezzo del quale tutto è stato creato.

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