VIVI LA PAROLA !
Giugno 2026
Lunedì 1 giugno 2026 S. Giustino, martire
14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
«Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca»
e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». 23Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». 24Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.
(Luca 4,16.22)
Secondo il suo solito…Sembra di leggere i nostri diari quotidiani, soliti incontri, solite persone, solite grane… C’è una differenza nel Vangelo di oggi: “con la potenza dello Spirito”. Gesù ritornò in Galilea non come prima, ma con la potenza dello Spirito. Forse mi manca questa potenza, perché il quotidiano diventi straordinario. Ciò che diciamo potrebbe diventare “parola di grazia”.
Martedì 2 giugno 2026
25Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone.
«C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro»
28All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
(Luca 4,27)
Guardiamo alle carestie che oggi, dentro di noi, attorno a noi, stanno strozzando il mondo. I giornali parlano ogni giorno di carestie morali, vuoti culturali, sopraffazioni politiche ed economiche, perdita di valori. Chi può risolvere le carestie di oggi? Noi, solo se ci facciamo piccoli, come la vedova di Sarepta, umili come Naamàn. E se non viviamo così diventiamo insignificanti, innocui, non ascoltati, cacciati.
Mercoledì 3 giugno 2026 S. Carlo Lwanga e compagni, martiri
38Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone.
«La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò»
E subito si alzò in piedi e li serviva. 40Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. 41Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
(Luca 4,38-39)
Tutti siamo febbricitanti, deboli, dubbiosi, sofferenti verso un futuro sempre più lontano. C’è sempre la tentazione di risolvere tutto personalmente, di cercare soluzioni nelle nostre piccole storie. Dobbiamo avere la fede e la pazienza di rivolgerci a Lui, il solo che può guarire. Anzi, non occorre che glielo chiediamo. È Lui che ci vede febbricitanti e ci viene incontro. Diamogli spazio!
Giovedì 4 giugno 2026 SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO
51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.
«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»
55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
(Giovanni 6,54)
Come prepararci al futuro, all’eternità? Accumulando, preoccupandoci, sognando…? Forse la soluzione è più vicina di quanto pensiamo. Chi si ciba di Gesù ha la vita eterna. Il tempo più prezioso è quello che si chiama silenzio, ascolto, preghiera. È lì che mi cibo, mi rinforzo, mi rianimo, ricomincio non da me, ma da Lui.
Venerdì 5 giugno 2026 S. Bonifacio, vescovo e martire
42Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma
«Le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via»
43Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». 44E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
(Luca 4,42)
Oggi ci lamentiamo per le chiese vuote, per la poca partecipazione, per l’indifferenza che cresce. Gesù era attorniato da folle e doveva fuggire per non essere sommerso. Qual è la differenza? Forse io punto ancora su me stesso, sul “si è fatto sempre così”, punto sulla storia della nostra diocesi. Da Ambrogio in qua abbiamo percorso tanta strada, superato tanti ostacoli. Cosa ci manca? Un rapporto preferenziale col Padre e la gioia di annunciare qualcosa di grande che sconvolge la nostra vita, che si chiama Vangelo. Poi ho davanti a me altre città, non sempre le solite, altre situazioni, non solo le solite persone. Apri, Signore, il mio sguardo e il mio cuore.
Sabato 6 giugno 2026
22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore –
«Per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore»
25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: 29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, 30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
(Luca 2,24)
Come è solito, come prescrive la legge. Così Maria e Giuseppe si sono presentati al tempio. Come facciamo pure noi…come il solito, come prescrive la legge. Non è una legge statica, ma nutrita di Spirito. Questo episodio del Vangelo è illuminato dallo Spirito, vero protagonista di questa pagina. Lo Spirito è in me e in chi incontro, è attorno a me. È lo Spirito che costruisce storia, programma gli incontri, scuote e fa ardere i cuori, ci fa incontrare persone e situazioni nuove. Il risultato è luce e gloria.
Domenica 7 giugno 2026 II DOPO PENTCOSTE
2Gesù si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano»
45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
(Matteo 5,43-44)
Ma io vi dico…Purtroppo nei nostri ragionamenti ci fermiamo alle nostre convinzione che ci paiono sempre veritiere e concrete. Ed il nostro passato pesa sulle scelte future. La troppa sicurezza ci inaridisce il cuore, ci irrigidisce sulle nostre idee. Gesù vuole portarci al di là: «ma io vi dico»! Spesso penso come tutti, agisco come tutti, e mi allontano dallo stile di vita di Gesù che arriva a prendere dentro tutti, amici e nemici. La perfezione è diventare piccoli, amati, amanti.
Lunedì 8 giugno 2026
1Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, 2vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. 4Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5Simone rispose:
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti»
6Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
(Luca 5,5)
Fatichiamo ogni giorno ed i risultati non sono sempre presenti. Anzi, le delusioni alle volte offuscano le nostre giornate, ci mettono alla prova. Una volta i seminari erano strapieni, oggi cerchiamo vocazioni che non ci sono più. Come sarà il futuro della nostra diocesi? Le reti vuote fan sempre paura, ci mettono al muro. Ma Dio forse ha in mente altre reti, altre vocazioni, altre pesche. Il nostro compito è prendere il largo. Quante volte l’ha fatto la Chiesa universale ed è stata accompagnata a lidi nuovi, a pesci nuovi, a reti piene stracolme. Le logiche di Dio non sono le nostre, i segni dei tempi non sono l’oggi.
Martedì 9 giugno 2026
12Mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 13Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. 14Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».
«Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare»
(Luca 5,15-16)
La gente accorre perché vede i miracoli ed è pronta ad ascoltare. Sembra un momento da non perdere, da cogliere al volo, tralasciando tutto il resto. Eppure Gesù invece di buttarsi subito nella mischia, si allontana da tutti e prega. Quanto abbiamo da imparare! Le nostre giornate frenetiche ci tolgono il fiato, non sappiamo sottrarci perché tutti hanno bisogno di qualcosa. Occorre sapersi fermare, è solo il Signore che salva, noi siamo strumenti e come tali abbiamo bisogno di momenti in cui ritrovarci a tu per tu con Lui. Il resto viene dopo.
Mercoledì 10 giugno 2026
33Allora gli dissero: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». 34Gesù rispose loro:
«Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?»
35Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
(Luca 5,34)
Il rapporto del discepolo con Gesù è un rapporto d’amore. Noi ci relazioniamo con Dio non seguendo una rigida sequenza di norme che ci vengono date. Il cristiano vero segue anche le norme ma solo per Amore, perché la nostra fede è la sequela di una persona che mi ama. E’ questo che dobbiamo dire a chi cerca di ingabbiarci con regole aride, quando digiuniamo scegliamo di farlo perché vogliamo condividere un’esperienza con chi amiamo, non solo per un ubbidire a un precetto. E questo vale per tutto.
Giovedì 11 giugno 2026 S. Barnaba, apostolo
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»
9Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. 11In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. 12Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. 14Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. 15In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.
(Matteo 10,7-8)
Ecco la missione del cristiano: per prima cosa andare, non fermarsi, perché gli altri si incontrano strada facendo. E poi durante il viaggio ci è chiesto di stare vicino a tutti quelli che incontriamo e ci sembra abbiano bisogno di una parola di consolazione, di un insegnamento, di cure. Il cammino è lungo e piano piano ci accorgiamo che chi ci incontra aumenta via via. Quando ne aiuti uno, il giorno dopo raddoppiano, ti chiedi se il Signore non stia esagerando nell’inviarti persone. Ma noi abbiamo ricevuto tanto gratuitamente e più gli anni passano più ci accorgiamo di quanto ci è stato dato in Grazia, in vita, in affetto… E allora se questa è la misura non ce la faremo mai a restituire tutto.
Venerdì 12 giugno 2026 SACRATISSIMO CUORE DI GESU’
25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro»
29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
(Matteo 11,28)
Se guardiamo Gesù sulla croce possiamo osservare le sue braccia spalancate ad accogliere tutti. Non sono solo aperte, sono inchiodate dall’Amore, ha accettato una simile sofferenza perché ci amava, voleva dimostraci che non esiste difficoltà nella nostra vita che anche Lui non abbia dovuto affrontare. E con quelle braccia spalancate chiama tutti coloro che sono stanchi della vita e hanno difficoltà a rialzarsi. E chiede a chi lo vuol seguire di imparare a spalancare braccia e cuore a tutti, senza giudicare chi se lo meriti o meno. Quando si ama, si accetta chi ci è davanti così com’è, con pregi e difetti, si cerca di agire per il suo bene cercando magari di farlo cambiare in qualche modo, ma con la tenerezza e la costanza di chi ha a cuore solo il bene dell’altro.
Sabato 13 giugno 2026 Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. 21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio.
«Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna»
23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
(Matteo 5,22)
Quante volte in una giornata ci troviamo di fronte a qualcuno che con il suo comportamento ci provoca in qualche modo magari senza rendersene conto. Probabilmente anche il nostro comportamento crea ad altri gli stessi problemi. La guerra incomincia così: come venirne fuori? Guardando chi incontriamo con gli occhi di Dio. A volte pregando: «Signore io non lo sopporto, ma tu lo ami! Aiutami a vederlo come lo vedi tu!». Sappiamo benissimo che quando vogliamo bene a qualcuno vediamo i difetti. ma andiamo al di là, li accettiamo sapendo anche come affrontarli.
Domenica 14 giugno 2026 III DOPO PENTECOSTE
«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna»
17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
(Giovanni 3,16)
Questa è una delle dichiarazioni più sconvolgenti se ci pensiamo: Dio ama talmente ciascuno di noi da dare la sua vita. Se ci pensassimo più spesso la vita sarebbe diversa. Non ci chiede di contraccambiare questo amore nella stessa misura, non ne saremmo capaci. Ci chiede solo di essere felici per questa consapevolezza. Quando ci consideriamo dei perdenti, ci sottovalutiamo, ci sentiamo soli, basta rileggere queste parole per rialzarci e ricominciare a lottare. Se Lui mi ama, non devo aver paura di nulla, neanche del mio peccato.
Lunedì 15 giugno 2026 Beato Clemente Vismara, presbitero
1Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
«Alcuni farisei dissero: “Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?”»
3Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? 4Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». 5E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
(Luca 6,2)
La religione ha come scopo quello di favorire, di propiziare il contatto del singolo con Dio. Ogni indicazione che viene suggerita attinge dall’esperienza per realizzare questo obiettivo. Ma se non si sta attenti, poco a poco si può insinuare il pensiero che la religione coincida con queste indicazioni, con questi strumenti; si finisce per pensare che la religione sia in definitiva un prontuario di comportamenti da osservare nel modo più scrupoloso possibile: fatto questo tutto sarebbe fatto. Ma Dio è Amore, non una serie di regole. E’ un amore che invita a rispondere con l’amore, ad entrare in una relazione, in una comunione d’amore con Lui. Questa è la priorità assoluta e le indicazioni di ciò che è lecito e di ciò che è illecito sono interamente al servizio di questa priorità, per rendere l’uomo libero e felice, figlio di Dio come Gesù.
Martedì 16 giugno 2026
6Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. 7Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 8Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. 9Poi Gesù disse loro:
«Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?»
10E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. 11Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
(Luca 6,9)
La domanda di Gesù ai farisei è chiara: secondo voi, viene prima l’uomo o la legge? Al Padre che è nei cieli che cosa sta più a cuore? Dio preferisce l’osservanza dei precetti o la gioia dell’uomo? La legge è fatta per l’uomo o l’uomo deve esistere in funzione della legge? A noi possono sembrare domande retoriche, tanto ovvia sembra essere la risposta. Ma non è raro che in nome della norma a volte si veda sacrificare l’uomo. E questa è una sconfitta. Dio non la pensa così. Lo ripetiamo ogni domenica nella nostra professione di fede: “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo”. Dio ha fatto e continuerà a fare pazzie per l’uomo, non controllerà e non misurerà mai il suo amore in favore dell’uomo, ma gli dona e gli donerà sempre questo suo amore senza confini.
Mercoledì 17 giugno 2026
17Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti.
«Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti»
20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. 21Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. 22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
(Luca 6,19)
C’è un bisogno di guarigione che attraversa il cuore di ogni uomo. Spesso ne siamo consapevoli, perché le nostre ferite ci fanno soffrire e ne vorremmo essere liberati. A volte magari non ce ne accorgiamo subito, ma quell’inquietudine, quell’insoddisfazione che ci abita attende, invoca in realtà quella pace e quella pienezza che solo Gesù sa dare. Tutti noi quindi, come la folla del Vangelo, abbiamo bisogno del contatto con Gesù. Solo la sua forza ci può sanare. E ne facciamo l’esperienza ogni volta che la Sua Parola ci raggiunge e trasforma i nostri comportamenti, come pure quando l’esperienza sacramentale ci tocca nel profondo. Ma ci accorgiamo a volte che anche il contatto con il fratello ci può sanare, anche in lui Gesù è presente. E non vogliamo dimenticare quanto ripeteva spesso papa Francesco, che la carne del povero è la carne di Cristo. Gesù conosce molti modi per raggiungerci e guarirci.
Giovedì 18 giugno 2026
20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: 24Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
«Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame»
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. 26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
(Luca 6,25)
Gesù ci mette in guardia da una sazietà pericolosa. È quella di chi impara a trovare la propria soddisfazione nel possesso delle cose, nell’apparire, nel giudizio favorevole della gente. È la sazietà di chi ha ritagliato la sua zona di comfort, cerca di proteggerla bene e si tiene al riparo da rischi e novità che potrebbero inquietare. L’obiettivo del discepolo di Gesù non è l’assenza di fastidi e di problemi, non è lì che troveremo la nostra vera gioia e neppure la pace del cuore. Occorre tenere desto il cuore per ascoltare il grido dell’umanità ferita, per soccorrere i fratelli e le sorelle nei loro bisogni. Occorre esercitarsi nell’ascoltare senza calcoli, nel dedicarsi a chi chiede aiuto senza risparmiare le proprie energie, accendendo la speranza, non smettendo di incoraggiare. Solo questo amore che si dona è capace di saziare nel profondo il nostro cuore.
Venerdì 19 giugno Ss. Protaso e Gervaso, martiri, patroni secondari
Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. 2Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. 3Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. 4Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. 5Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
«Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio»
7Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri! 8Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio.
(Luca 12,6)
Abbiamo tutti bisogno di sentire davvero la vicinanza di Dio. A volte ci sentiamo consapevoli dei nostri limiti, con cui ci scontriamo; ci sembra di essere inadatti o insufficienti di fronte a quanto ci viene chiesto, ci accorgiamo di non essere sempre all’altezza della situazione. E Dio ci guarda con tenerezza in quella nostra inadeguatezza, in quel momento corre incontro a noi in modo tutto speciale, proprio quando ci sembra di essere come quei cinque uccellini che valgono poco. E’ proprio quello il momento in cui Lui può agire meglio, senza essere ostacolato dalla nostra presunzione di essere capaci. Dio guarda lì dove non guarda nessuno. Quanto più ci affidiamo a Lui, quanto più lo lasciamo fare, tanto più possiamo sperimentare la sua azione e la sua potenza.
Sabato 20 giugno 2026
37Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. 38Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. 39Allora il Signore gli disse:
«Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria»
40Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? 41Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. 42Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle.
(Luca 11,39)
Nella cultura che tutti respiriamo, in cui sembra ci sia quasi una dittatura dell’immagine, queste parole di Gesù sono un richiamo urgente. Siamo condizionati da questa cura a volte esasperata dell’esteriorità, dipendiamo un po’ troppo da ciò che gli altri dicono di noi e l’attenzione all’interiorità rischia di essere compromessa. Gesù non smette di riportarci al cuore, alla verità di noi stessi. Con la sua Parola nutre le regioni più segrete e più vere della nostra persona, ci educa a essere consapevoli dello sguardo del Padre che si posa incessantemente su di noi, per ricordarci che siamo figli, che solo Lui è il vero tesoro, che siamo preziosissimi ai suoi occhi, che si prende cura di noi. Solo questo sguardo ci libera dalla smania di apparire.
Domenica 21 giugno 2026 IV DOPO PENTECOSTE
26Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: 27mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
«Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva»
(Luca 17,33)
E’ un leit motiv che ritorna molto frequentemente sulle labbra di Gesù. I Vangeli ce lo riferiscono in varie occasioni. Probabilmente era una frase sintetica che riassumeva bene il suo modo di guardare alla vita, di affrontare le situazioni e le decisioni. Gesù non si aggrappava alle cose, alle situazioni, alle persone, non si attaccava a nulla, non viveva nella paura di perdere, perché il Padre era già tutta la sua ricchezza. Il suo cuore così rimaneva libero per fare la Sua volontà e per accogliere tutta la novità e la bellezza che la vita gli donava. Non aveva un progetto suo, ma lo rimodellava volta per volta, ascoltando il Padre. Era proprio un modo speciale di guardare alla vita, che è possibile anche a noi, perché Lui vuole regalare anche a ogni suo discepolo o discepola la stessa libertà, la stessa gioia.
Lunedì 22 giugno 2026
39Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello»
43Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. 44Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. 45L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
(Luca 6,41-42)
Noi siamo bravissimi nel vedere i difetti degli altri, alcuni poi sono veramente lampanti e vorremmo gridarli loro in faccia, perché non li sopportiamo più. Ed è proprio nel momento in cui agli occhi di tutti abbiamo ragione, che interviene il richiamo di Gesù. La pagliuzza negli occhi del fratello esiste, è vera, palpabile, indisponente. Ma prima di correggere lui occorre guardarmi dentro, vedere le infinite pagliuzze, se non la trave, nel mio occhio. Sono io che devo cambiare per poter cambiare lui e soprattutto devo cambiare il mio sguardo su di lui, perché finché non si sentirà amato non sarà possibile nessun cambiamento.
Martedì 23 giugno 2026
1Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, Gesù entrò in Cafàrnao. 2Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. 3Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. 4Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, 5perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». 6Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; 7per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito.
«Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!»
10E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
(Luca 7,8-9)
L’ammirazione di Gesù per questo centurione ci fa capire la libertà intellettuale del Signore. Non ci sono pregiudizi: è un romano, un oppressore. E’ un pagano, non crede nell’unico Dio di Israele. Egli va diritto al cuore: è un uomo, giusto, pietoso, umile e con una grande fede, questo basta. Anche a noi chiede di guardare chi incontriamo con lo stecco occhio profondo di chi sa andare alla radice, senza fermarsi all’esteriorità e ad usare sempre uno sguardo d’amore.
Mercoledì 24 giugno 2026 NATIVITA’ DI S. GIOVANNI BATTISTA
56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. 57Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. 59Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
«Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati»
64All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. 67Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: 68«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo».
(Luca 1,62-63)
La fedeltà alla volontà di Dio non lascia le cose come stanno, ma determina comportamenti nuovi, anche fuori dagli schemi, che suscitano stupore, meraviglia, magari anche dispetto e incredulità. Oggi cerchiamo spesso di trovare soluzioni accomodanti che possano accontentare tutti, che non lascino nessuno deluso o scontento. Ma è un’illusione. Occorre chiedere lo Spirito santo e ascoltarLo, c’è bisogno di un discernimento personale e collettivo, perché le vie giuste non sono sempre quelle dettate dal buon senso: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Isaia 55,8).
Giovedì 25 giugno 2026
18Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni 19li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». 21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22Poi diede loro questa risposta:
«Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!»
(Luca 7,22-23)
Ai discepoli di Giovanni inviati a chiedere chiarimenti sull’identità di Gesù, il Signore risponde con le opere, prima ancora che con le parole. Chiede a questi emissari di riferire lo spettacolo che hanno davanti a loro. Il Messia opera meraviglie tra quelli che noi consideriamo gli ultimi, gli sfortunati della vita, le persone che non contano, quelli che per molti sono un peso e un disagio, la cui cura sembra togliere energie che si vorrebbero dedicare a cose più importanti. Ecco lo scandalo: Dio parte proprio da lì, dal basso, predilige quelli all’ultimo posto. Lo ha fatto Lui stesso sempre, dal momento dell’Incarnazione e non è stato mai uno stratagemma: è il suo stile.
Venerdì 26 giugno 2026
Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 25Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 28Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
«Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro»
31A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? 32È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. 33È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. 34È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. 35Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
(Luca 7,29-30)
Rimanere a guardare senza mettersi in gioco è una strategia perdente. Gli spettatori che si limitano a giudicare nel segreto o nel chiacchiericcio troveranno sempre tante sensate ragioni per non sporcarsi le mani. Ma perderanno l’occasione della vita. Questo vale per le grandi decisioni, ma anche per i piccoli momenti del quotidiano: chi si lascia scomodare, chi fa il primo passo dell’amore porta a casa il premio, che è la pace e la gioia del cuore, entra sempre più nel cuore di Dio, comprende sempre meglio il senso della storia, ciò che vale e ciò che è inutile.
Sabato 27 giugno 2026 S. Arialdo, diacono e martire
14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.
«E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare»
Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
(Giovanni 10,16)
Il cuore del buon pastore non si limita al proprio gregge. Getta lo sguardo al di là del recinto, guarda lontano, vuole raggiungere tutti. Non c’è uomo o donna che possa fare a meno dell’amore di Dio: a tutti quindi, senza distinzioni, va testimoniato e annunciato. Poi noi non sappiamo chi è chiamato e chi no, quello che avviene nell’interiorità è opera dello Spirito santo, ma la storia mostra che a volte qualcuno viene toccato nel profondo e la persona di Gesù acquista ai suoi occhi un valore molto prezioso, che non si vuole più perdere. E avvengono conversioni inaspettate.
Domenica 28 giugno 2026 V DOPO PENTECOSTE
57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
«Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”»
(Luca 9,61-62)
Per seguire il Signore occorre fare esperienza dell’intensità. Bisogna infatti che il cuore sia conquistato. Non è sufficiente l’emozione del momento e neppure un’obbedienza passiva: alla lunga non bastano e si perde lucentezza e passione. Intensità significa qualcosa che accende l’intelligenza, la curiosità, che spinge a concentrare le proprie energie migliori verso il Regno di Dio. E l’intensità ha bisogno di cura, di perseveranza, di tagliare con ciò che distrae o ruba energie, altrimenti ci si svigorisce e si diventa sale che non ha più sapore.
Lunedì 29 giugno 2026 Ss. PIETRO E PAOLO, APOSTOLI
«Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”»
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
(Giovanni 21,15)
E’ molto interessante e suscita stupore che Gesù chieda a Pietro di essere amato da lui più di qualunque altra persona. Dio chiede la reciprocità con Lui nell’amore, perché il comandamento nuovo non è un solo un dovere dell’uomo, ma prima ancora è la vita che alimenta il Suo cuore. Nella Trinità infatti non ci sono mai cedimenti nell’amore reciproco tra le Tre Persone. Dio quindi attende il mio amore. Non gli è per nulla indifferente il mio rifiuto, il mio girare lo sguardo da un’altra parte. Si direbbe quasi che con il nostro amore possiamo aggiungere qualcosa alla gioia di Dio.
Martedì 30 giugno 2026
16Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. 17Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
«Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere»
(Luca 8,18)
Gesù è molto sottile nell’indicare che ci sono vari tipi di ascolto. C’è chi ha l’aria di ascoltare, ma il suo cuore è foderato da una spessa tenda oscurante e la luce di Dio non può filtrare. C’è chi ascolta anche con attenzione e crede così di aver fatto tutto, ma se le parole di Gesù non gli cambiano la vita perde tempo, si sta solo illudendo. C’è poi l’ascolto che è amore attivo, che non cerca solo idee nuove o cultura, ma che sviluppa una nuova vicinanza e interesse per Gesù: a lui o lei sarà dato il centuplo, sarà riempito il cuore, Dio non si lascerà vincere in generosità.
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