VIVI LA PAROLA !
Luglio 2026
Mercoledì 1 luglio 2026
19E andarono da lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro:
«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»
(Luca 8,21)
Che gioia per una madre, per dei fratelli incontrare Gesù diventato famoso. Ma perché Gesù li esclude, li ignora? Non è un suo atteggiamento normale, dato che lui accoglieva tutti. Ci prospetta una nuova parentela, fondata non sul sangue o sulla conoscenza, ma sulla vita, sulla Parola. La Parola vissuta ci permette di uscire, di far famiglia, ci lega in modo divino. Quando io vivo la Parola e la vivi pure tu, ci leghiamo al cielo, ci uniamo come una famiglia. Solo se siamo legati al Cielo possiamo costituire famiglia anche in terra. Altrimenti i risultati li abbiamo sotto gli occhi, se solo guardiamo i rapporti di oggi fra persone e fra nazioni.
Giovedì 2 luglio 2026
22E avvenne che, uno di quei giorni, Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro:
«Passiamo all’altra riva del lago. E presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di vento si abbatté sul lago»
imbarcavano acqua ed erano in pericolo. 24Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. 25Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli obbediscono?».
(Luca 8,22-23)
Passiamo all’altra riva. Già questo è un messaggio nuovo e bello. Siamo così abitudinari, che passare all’altra riva ci risulta sempre difficile. Poi…al largo. Ogni uomo, ogni situazione non è lontana da me, non è avulsa dal mio vivere. Se poi Dio dorme, mi agito pure io oltre che la tempesta. Penso alle tempeste del mondo d’oggi, alle tempeste che entrano in molte case, alle tempeste che mi tolgono il fiato, che corrodono la vita. Ma al centro della nostra piccola o grande storia non c’è la tempesta, ma un Dio che minaccia il vento, un Dio che mi dice: «Dov’è la tua fede?». E posso ricominciare!
Venerdì 3 luglio 2026 S. TOMMASO, APOSTOLO
24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
«Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”»
28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
(Giovanni 20,27)
Quanto Tommaso c’è in me! Sia nel negativo che nel positivo. C’è il Tommaso che per una settimana sta sospeso fra il credere e il non. C’è il Tommaso che vuol capire cosa è successo, esserne sicuro, a costo di metterci il dito, la testa, il cuore. Pure io aspiro ad essere credente, ma dopo l’esperienza di Tommaso ho una speranza in più. So che non io per primo cerco Gesù, ma Lui cerca me. Mi invita a mettere la mia mano nelle sue piaghe, mi prende per mano e mi aiuta a credere.
Sabato 4 luglio 2026
1Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. 2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. 3I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. 4Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!».
«Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui»
6Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto».
(Giovanni 7,5)
Neppure i suoi fratelli credevano in Lui. Che smacco, che desolazione. Un fallimento che fa male. Ma Gesù non si demoralizza, il suo tempo non è ancora venuto. Qual è il tempo di Dio? Quando Dio si manifesta? Si manifesta quando io gli do la possibilità. Quando io mi fido di Lui, gli faccio posto, lo metto al centro della mia vita. Quelle volte che mi fido di Lui sento una presenza nuova che va oltre la paura, oltre le difficoltà, oltre l’atteggiamento della gente.
Domenica 5 luglio 2026 VI DOPO PENTECOSTE
20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
«Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati»
Beati voi, che ora piangete, perché riderete. 22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. 24Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. 25Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. 26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. 27Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 28benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. 29A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. 30Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. 31E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
(Luca 6,21)
Beati! Un Dio che porta gioia, pienezza, realizzazione, è un Dio simpatico. Ma è strano che proponga una felicità fondata sulla povertà, le lacrime, la mitezza, la purezza e pure la persecuzione. D’altra parte la vita è fatta di fallimenti, cadute, difficoltà. Il bel messaggio di Gesù ci dice che se anche tutto dovesse crollare, tutto dovesse diventare problematico, Gesù non mi abbandona mai. Anzi, proprio sulle mie lacrime, sui miei dubbi, Lui vuol costruire qualcosa di grande, il suo Regno di beatitudine.
Lunedì 6 luglio 2026 S. Maria Goretti, vergine e martire
34Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne.
«La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura»
36Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. 37Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. 38L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: 39«Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.
(Luca 8,35)
Da una parte un uomo guarito, dall’altra una mandria di porci che si getta nel lago. La gente sta con i mandriani che hanno perso un patrimonio e invitano Gesù ad allontanarsi. Pure oggi si sta meglio dalla parte dell’economia, a scapito di vite umane condannate a uccidere in guerra. Ci colpisce sempre la paura e il ragionamento. Quanto vale un uomo per Gesù? Quanto valgo agli occhi di Dio? L’uomo liberato dal demonio riconosce l’amore di Gesù e vorrebbe seguirlo, ma Gesù preferisce che rimanga come testimone raccontando ciò che gli è accaduto. Il nostro compito è raccontarci come Dio ogni giorno trasforma la nostra vita, il nostro cuore, le nostre situazioni.
Martedì 7 luglio 2026
40Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui.
«Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire»
49Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». 50Ma Gesù, avendo udito, rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». 51Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. 52Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». 53Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; 54ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». 55La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. 56I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.
(Luca 8,41-42)
C’è un Giàiro in ciascuno di noi. Un Giàiro che vorrebbe portare Gesù in casa sua. Un Giàiro che è disperato per la salute della propria bambina. Grande è il nostro desiderio che Gesù abiti nella nostra storia, entri nella nostra vita, sorregga il nostro dolore. Ma anche il popolo piange, si lamenta nella certezza che tutto va verso la morte. Giàiro e Gesù sono su di una nuova traiettoria, amano, intervengono, si fidano, guardano oltre. Queste sono le nuove coordinate della vita. Cosa vuol dire oggi per noi vivere come Giairo? Credere che solo Gesù ci può prendere per mano e dirci: Alzati! E, sbalorditi, ci ritroviamo in piedi.
Mercoledì 8 luglio 2026
10Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. 11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro:
«Voi stessi date loro da mangiare»
Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
(Luca 9,13)
Quante volte ci lamentiamo per ciò che manca nel mondo d’oggi. Mancano valori? Manca pace? Mancano rapporti? Tocca a noi! Date voi stessi da mangiare. Poi basterebbe poco, 5 pani e 2 pesci. Ma nelle mani di Dio si moltiplicano. Il nostro compito è passare i pani ed i pesci sulle mani giuste. Non nelle mie che spesso si chiudono per amarezze e dubbi, non in quelle dei potenti che usano tutto per emergere loro stessi. Ma nelle mani di Dio tutto diventa dono, condivisione, gioia per tutti.
Giovedì 9 luglio 2026
18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda:
«Le folle, chi dicono che io sia?»
19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
(Luca 9,18)
Chi è Gesù per il mondo oggi? E per me? Un buon uomo, l’unico giusto, un profeta che dà speranza. Per Pietro è il Cristo di Dio, una risposta coraggiosa, impegnativa. Perché Gesù vorrebbe che nessuno sapesse? Lo dice severamente! Perché la risposta deve essere vitale non accademica. Prima devo vivere attraversando la sofferenza, il rifiuto, la morte. Solo dopo essere risorto posso raccontare con la mia vita ciò che il Risorto ha trasformato in me. Colui che mi aiuta a traghettare la vita, pur attraverso fallimenti e fatiche, solo Lui può farmi sperimentare la bellezza della vittoria su ogni negatività.
Venerdì 10 luglio 2026
23Poi, a tutti, diceva:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà»
25Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? 26Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. 27In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».
(Luca 9,23-24)
Spesso ci si sente ripetere che è necessario preoccuparsi della realizzazione di se stessi. Non si accetta più il sacrificio, abbiamo molti diritti e pochi doveri. Dobbiamo essere indipendenti e nessuno può limitare la nostra libertà. La famiglia e ogni vincolo a lungo termine ci stanno stretti. Sono la reazione a una visione antica che un po’ ci soffocava. Però una volta raggiunte queste cose, da sole, non danno la felicità. La pace del cuore nasce solo dal sentirsi alla sequela di Gesù.
Sabato 11 luglio 2026 S. BENEDETTO, ABATE, PATRONO D’EUROPA
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto»
3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
(Giovanni 15,1-2)
Lo sappiamo bene, i momenti più difficili della nostra vita sono quelli che ci hanno irrobustito, fatto sentire sempre più uniti a Gesù e hanno portato più frutto. Certo non sono stati una passeggiata e nessuno di noi ha voglia di ripetere quelle esperienze. Però abbiamo imparato a fidarci, a capire che nessuna prova è fine a se stessa, perciò viviamo ogni giorno senza preoccuparci particolarmente del domani. Esso è nelle mani del Signore, solo Lui sa cosa è bene per noi, a noi spetta attraversare ogni momento bello o brutto con la fiducia di un figlio.
Domenica 12 luglio 2026 VII DOPO PENTECOSTE
22Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.
«Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”»
28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
(Luca 13,26-27)
Quelle di Gesù sono parole che ci spaventano sempre un po’ perché sta parlando con noi, non con i “lontani”. Ma sappiamo che la porta è Lui e solo Lui può salvarci. E’ inutile pensare di salvarsi da soli per le proprie opere, non ce la faremmo mai. Quello di bene che facciamo è semplicemente ciò che Lui opera attraverso di noi. Perciò basta lasciarLo fare, non tirarsi indietro, Lui ci guiderà attraverso l’amore. E se si ama niente sembra particolarmente difficile o impossibile.
Lunedì 13 luglio 2026
37Il giorno seguente, quando furono discesi dal monte, una grande folla gli venne incontro. 38A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! 39Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. 40Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». 41Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». 42Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. 43E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli:
«”Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini”. Essi però non capivano queste parole»
restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.
(Luca 9,44-45)
A volte Gesù parla ai discepoli ma essi non capiscono. Succede anche a noi, sono i momenti in cui ci si sente veramente soli: possiamo essere anche in mezzo a tanta gente, ma ci sentiamo soli perché nessuno capisce cosa stiamo vivendo. Proprio in quei momenti il Signore è lì vicino. Gesù ha provato prima di noi la tristezza dell’incomprensione, ma non ha mai disperato dell’Amore del Padre e ci insegna a fare altrettanto.
Martedì 14 luglio 2026
46Nacque poi una discussione tra loro, chi di loro fosse più grande. 47Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino 48e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». 49Giovanni prese la parola dicendo:
«”Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi”. Ma Gesù gli rispose: “Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi”»
(Luca 9,49-50)
Anche noi spesso pensiamo che solo chi appartiene al nostro giro sia nella Verità. Gesù ha un respiro molto più ampio, tutti possono lavorare per il Regno, non è un problema di appartenenza. C’è chi pensa di doversi preoccupare solo di chi abita in una determinata zona o di chi è iscritto a un gruppo. Il Signore ci chiede di spenderci per chiunque ci metta sul cammino, il fatto stesso di farceli incontrare significa che ce li sta affidando.
Mercoledì 15 luglio 2026 S. Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa
«Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme»
52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.
(Luca 9,51)
Questo è il viaggio più importante nella vita di Gesù. Si mette in cammino sulla strada che lo condurrà alla croce. Ma il suo obiettivo è compiere la volontà del Padre, niente può fermarlo. Anche a noi piacerebbe avere davanti lo stesso obiettivo, ma sappiamo anche che difficilmente saremo pronti ad andare avanti fino in fondo. Però il Signore ci ama così come siamo, non ci carica più di ciò che possiamo sopportare, e conosce Lui il modo per portarci alla Sua casa.
Giovedì 16 luglio 2026 Beata Vergine del Monte Carmelo
57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose:
«Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio»
(Luca 9,62)
Non si segue Gesù vivendo una vita facile, prima o poi i nodi vengono al pettine. Spesso proprio con quelli di casa è più difficile riuscire a rimanere liberi. Il Signore ci chiede di essere al primo posto, ma è difficile quando ci sono di mezzo le persone che amiamo e chiedono il loro posto in prima posizione. Si tratta allora di continuare ad amare più intensamente, ma non cedere. E’ una lotta dura ma serve a tutti, il Signore ci ama e alla fine ci rende ciò che pensavamo di aver perso.
Venerdì 17 luglio 2026 S. Marcellina, vergine
il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
«In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa»
(Luca 10,5-7)
Il Signore invia anche noi come i discepoli a creare comunità dove poi Lui convertirà i cuori. Ci chiede di avere fiducia nelle persone che incontriamo, di condividere la loro vita. Chi ci incontra, soprattutto all’interno di una comunità, deve sentirsi amato. A volte ci è chiesto proprio di essere quel ponte che unisce il singolo alla comunità. All’inizio è difficile perché ci sono molti preconcetti, ma basta non scoraggiarci. Le persone incominciano a fidarsi e piano piano scoprono che noi siamo solo un segno di una realtà molto più grande.
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