Vivi la Parola! 2018.03. 16 & 17

Venerdì 16 marzo 2018

Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Vi propongo perciò in questi giorni la lettura continua della Passione di Gesù Cristo secondo Giovanni (capitoli 18-19).

 

Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”. Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: “Di dove sei?”. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”. Rispose Gesù: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande”. Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”. Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”. Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”. Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto”. I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora

«Quella tunica era senza cuciture,

tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo»

Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.

(Giovanni 19,23)

Ogni dettaglio della Passione è riportato con molta cura, perché nulla vada perduto di quei momenti decisivi per la storia dell’umanità.

Quella tunica inconsutile di Gesù è stata vista sin dai primi secoli come simbolo dell’unità della Chiesa, che sappiamo bene ancora in cammino nel nostro tempo e comunque assicurata dalla preghiera per l’unità espressa da Gesù al Padre prima della sua Passione.

Vivere, lavorare per l’unità dovunque il Signore ci mette, è cercare di realizzare il sogno più grande di Gesù: vedere realizzata sulla terra la vita trinitaria che è unità nella diversità.

Buona giornata!

don Carlo

 

Sabato 17 marzo 2018

Furono portati al Signore Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me;

«A chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli»

E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

(Matteo 19,14)

I bambini credono, si fidano, sono aperti, vergini nei confronti dei pregiudizi, non mettono in dubbio quello che i grandi dicono.

Per noi adulti si tratta di riconquistare questa fiducia perduta.

Occorre saper ascoltare Dio come Maria, ponendo delle domande senza lasciarsi corrodere dal dubbio o dall’incertezza, essere certi dell’amore del Padre sperando davanti ad ogni croce, anche contro ogni speranza, ritrovare sempre la pace nelle promesse di Dio che al momento opportuno si realizzano infallibilmente.

Buona giornata!

don Carlo

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