Ancora sulla comunione in mano

Ci sono stati molti echi sull’articolo del Notiziario in merito alle indicazioni della CEI di ricevere la comunione in mano in questa fase di emergenza Covid.

Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, nel suo libro IL DIO VICINO, L’ Eucaristia cuore della vita cristiana,  riflette sul modo in cui ci si comunica: in ginocchio o in piedi, in mano o in bocca.

Ecco le sue parole: 

“In primo luogo vorrei dire che ambedue gli atteggiamenti sono possibili e invitare tutti i sacerdoti a esercitare la tolleranza che riconosce a ciascuno la possibilità di scegliere. Vorrei, inoltre, pregare voi tutti di porvi in un atteggiamento di fiducia e di non circondare di sospetto chi abbia deciso per una determinata forma”. L’ Autore poi aggiunge: ” Ora, sappiamo bene che fino al secolo IX la comunione veniva ricevuta in piedi e nella mano”. 

Papa Benedetto prosegue:

“Dobbiamo pur dire che è impossibile che la Chiesa per novecento anni abbia celebrato in maniera indegna l’Eucaristia…. In Cirillo di Gerusalemme , nel secolo IV, troviamo un testo particolarmente bello. Nelle sue catechesi battesimali egli spiega a coloro che stanno per comunicarsi come devono farlo. Essi devono mettersi in fila, fare delle loro mani un trono, porre la destra sulla sinistra, così che essa sia un trono per il Re e, allo stesso tempo, rappresenti una croce. È di questa espressione simbolica colma di bellezza e profondità che egli è preoccupato: le mani dell’uomo formano la croce, che diventa il trono su cui si china il Re”. 

Poi Benedetto conclude:

“Chi riflette su questo riconoscerà  quanto sia erroneo polemizzare su questo o quell’atteggiamento. Dobbiamo e possiamo polemizzare solo su ciò per cui la Chiesa ha lottato prima e dopo il secolo IX , vale a dire il timore del cuore, che si piega dinanzi al mistero del Dio che si mette nelle nostre mani. Nel fare ciò  non dovremmo dimenticarci che non solo le nostre mani sono impure, ma anche le nostre lingue e il nostro cuore, e che noi con la lingua pecchiamo spesso molto più che con le nostre mani”.

Credo che la lezione teologica e metodologica di Papa Benedetto possa costituire la sintesi perfetta per il Popolo di Dio che è chiamato a conoscere e ad esercitare la carità così come ci viene insegnata dall’apostolo Paolo: “Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio”.

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