Vivi la Parola 2024 05: Maggio

VIVI LA PAROLA !

Maggio 2024

 

Mercoledì 1 maggio 2024   S. Giuseppe lavoratore

54Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56E le sue sorelle, non stanno tutte da noi?

«”Da dove gli vengono allora tutte queste cose?”. Ed era per loro motivo di scandalo»

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

(Matteo 13,56-57)

 

Ma per i Nazareni non sarebbe stato più semplice riconoscere che si erano sbagliati, che Gesù era molto ma molto più in gamba di come l’avevano giudicato, che a volte credi di conoscer bene le persone e invece ti sbagli, che aveva un dono speciale che avrebbe potuto beneficare loro per primi che erano suoi concittadini? Non sarebbe stato anche più conveniente prendere la palla al balzo, lasciarGli mano libera e incoraggiarlo con la loro ammirazione e stima? Avevano tutto da guadagnare! Certo. Sarebbe stato più logico e semplice. Ma per riconoscere di esserci sbagliati, quando si è convinti delle proprie idee, occorre essere umili. E l’umiltà è virtù preziosa e vantaggiosa quanto rara.

 

 

Giovedì 2 maggio 2024   S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa

37Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, 38perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata? 39Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: 40Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca! 41Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui.

«Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio»

(Giovanni 12,42-43)

 

Occorre coraggio e audacia per sbaragliare le nostre paure. Se ci fermiamo a fare troppi conti troveremo sempre buone e sensate ragioni per temporeggiare e rimarremo al palo. E intanto la vita di Dio andrà avanti e perderemo le grandi occasioni. Occorre rischiare, senza la pretesa di aver sicuramente azzeccato la scelta giusta, con la duttilità di chi sa ritornare sui suoi passi se ci si accorge che la volontà di Dio è da un’altra parte, pronti a ricominciare con quello slancio che viene solo dallo Spirito. Altrimenti, come accadde a tanti contemporanei di Gesù, Dio passa e te lo lasci scappare, perché sei troppo convinto e comodo nelle tue idee.

 

 

Venerdì 3 maggio 2024   SS. FILIPPO E GIACOMO, APOSTOLI

1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù:

«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»

7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».  8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

(Giovanni 14,6)

 

Non c’è pericolo di smarrirsi. Basta seguire Gesù e la strada che percorri è sicura. Non significa che tutto ti sia sempre chiaro, ma sai che prima o poi lo diverrà. Le altre strade invece promettono e non mantengono, illudono e deludono, soprattutto lasciano disorientati al punto da ritenere che non ci si possa fidare di nulla né di nessuno, per cui non ci sia altro da fare che costruirsi un proprio mondo di valori, indiscutibile, che sia giusto anche quando crea ingiustizia e dolore. È semplice la via di Gesù, non facile, ma rassicurante. Sai che non potrai percorrerla senza cedimenti e divagazioni, però potrai sempre ritrovarla e ricominciare.

 

Sabato 4 maggio 2024

12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro:

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica»

18Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. 19Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. 20In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

(Giovanni 13,16-17)

 

Il Vangelo non soddisfa chi ha manie di grandezza o cerca protagonismi improbabili. Siamo sempre alla scuola di qualcuno di più grande, siamo investiti di una missione che ci supera da ogni parte e che dovrà sempre fare i conti con la nostra inadeguatezza. Se il passaggio della croce è stato necessario per chi come Gesù ha percorso una via piena di fedeltà e senza errori, non possiamo pretendere di evitare gli insuccessi noi che ci scontriamo con limiti e inadempienze e che costatiamo ogni giorno di più di essere inadatti e sproporzionati. Siamo amati, questo ci basti. Lui ha cura di noi: è questa la nostra sicurezza. La missione prosegue nonostante noi, lì troviamo la pace.

 

 

Domenica 5 maggio 2024   VI DI PASQUA

26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

«Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi»

2Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. 3E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. 4Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.

(Giovanni 16,1)

 

La vita del discepolo non è esentata dalle sorprese amare. Agli inizi siamo desolati nel vedere che le persone o le situazioni in cui avevamo investito tante speranze crollano o deludono. Vediamo che tante realtà che abbiamo visto fiorire, magari anche per il nostro appassionato contributo, vengono ostacolate o addirittura cancellate da chi viene dopo di noi. Forse però la delusione più amara viene da noi stessi, quando la nostra fragilità ci ferisce oltre ogni dire. È tutto un veder cadere ciò su cui avevamo costruito le nostre speranze. Alla fine rimane solo Dio e la sua grazia, che non crollano mai: così la nostra purificazione dagli idoli è finalmente conclusa.

 

Lunedì 6 maggio 2024

31Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

«Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri»

35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». 36Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».

(Giovanni 13,33-34)

 

I distacchi dalle persone care sono sempre dolorosi. Vorremmo sempre che ci fosse un’ulteriore occasione di incontro futuro, accettiamo anche che sia lontana purché un giorno avvenga. Gesù sa che la separazione dai suoi amici sta per avvenire e sarà bruciante per loro: per i legami creati, perché le attese che avevano coltivato verranno deluse, per il dolore e il terrore che si impossesserà di loro nel vederlo morire così brutalmente. Ma trova un modo per rimanere con loro: nell’amore reciproco. Ogni volta che i suoi vivranno il comandamento nuovo respireranno qualcosa della stessa atmosfera di quando Lui era tra loro, Lo sentiranno ancora vivo in mezzo a loro.

 

Martedì 7 maggio 2024

1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

«Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?»

3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

(Giovanni 14,2)

 

C’è posto per tutti. Abituati come siamo a veder stadi pieni, a sapere di concerti “sold out”, a sentire di incontri riservati a élites di pochi intimi, ci può venire il sospetto che anche il Paradiso abbia i posti numerati. Non è così. Il cuore di Dio è sconfinato. E non ci sono vicini e lontani, non ci sono parterre o terzo anello, non c’è chi vede tutti i dettagli e chi sognerebbe di avere un binocolo: tutti Gli siamo intimi, tutti abbiamo pieno accesso, non ci sono stanze riservate. Dio è straordinario e sbalorditivo anche per questo: che è tutto per tutti. Il Suo amore è tutto per ciascuno.

 

 

Mercoledì 8 maggio 2024   S. Vittore, martire

7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

«Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre”»

Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

(Giovanni 14,8-9)

 

Non dobbiamo dimenticare che Filippo all’inizio del Vangelo di Giovanni è quello che incontra Natanaele e gli dice come prima cosa: «L’abbiamo trovato!…Vieni e vedi» (cfr. 1,45-46). E poi aveva vissuto tre anni con lui vedendo segni inimmaginabili. Eppure rimaneva in lui l’idea che Dio fosse ancora tutta un’altra cosa. Infatti è difficile accettare che Dio abbia acconsentito ad essere davvero un uomo, che abbia avuto carne e ossa e respiro e stanchezza. Queste parole che Gesù  rivolge a Filippo sono per lui una folgore. Aprono un orizzonte sconfinato, creano un’identificazione tra Gesù e Dio alla quale Filippo non aveva mai pensato. Stare con Gesù infatti chiede sempre nuove aperture a nuove rivelazioni.

 

 

Giovedì 9 maggio 2024   ASCENSIONE DEL SIGNORE

Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.

«Ma egli disse loro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?  Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”»

40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». 50Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

(Luca 24,38-39)

 

I discepoli si abituano solo poco a poco alla realtà del Risorto. È un’esperienza talmente nuova e impensabile da richiedere un certo tempo, per così dire, di acclimatazione. È una comprensione progressiva che li invade per intero. Entrano in una dimensione nuova e da lì non usciranno più. Infatti il Risorto si congederà da loro, ma questo distacco non li rattristerà più, come invece era avvenuto prima della passione. Ormai sono abitati da Lui. E questa comunione sarà per sempre. Affronteranno i giorni della prova, della persecuzione, ma anche in quelle ore ci viene sempre attestato che Lui non li lascerà, anzi a volte li colmerà proprio in quei frangenti di nuove luci.

 

 

Venerdì 10 maggio 2024   dopo l’Ascensione

27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

«Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco»

(Giovanni 14,30-31)

 

Noi leggiamo la croce e la morte di Gesù come una sconfitta bruciante, Lui invece le interpreta come il segno più grande e inconfutabile del Suo amore per il Padre. A noi sembra che nella passione il principe del mondo abbia il sopravvento su di Lui, Gesù invece dice che satana non può nulla contro di Lui. Noi vediamo l’umanità peccatrice che si scaglia  e si accanisce contro di Lui, Gesù invece si preoccuperà solo di comportarsi come il Padre gli suggerisce attimo per attimo e farà così fino all’ultimo respiro. E la nostra conversione è passare ogni volta da una visione solo umana a quella di Gesù che è piena di luce, anche dove altri vedono solo tenebre.

 

Sabato 11 maggio 2024   dopo l’Ascensione

1«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci.

«Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla»

6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

(Giovanni 15,5)

 

Come ogni vite viene coltivata con cura dal contadino perché produca dell’ottima uva, così il Padre ci coltiva perché possiamo portare molto frutto. La sterilità non rientra nei programmi di Dio, Lui è la Vita e ha mandato il Figlio perché abbiamo la vita in abbondanza smisurata (cfr. Giovanni 10,10). Il credente che si radica in Gesù, che vive la Sua parola è generativo. Non è Lui infatti a produrre frutto, ma Dio in lui. E questo non va dimenticato mai, soprattutto nei tempi invernali in cui si vedono i rami ma non foglie, fiori o frutti. Sappiamo che è solo questione di tempo, che l’alternanza di tempi infruttuosi e fecondi fa parte della vita di tutti e di ogni realtà di Dio sulla terra.

 

 

Domenica 12 maggio 2024   DOPO L’ASCENSIONE (VII DI PASQUA)

11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. 12Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. 13Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.

«Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno»

16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.

(Giovanni 17,14-15)

 

Da queste parole di Gesù si deduce che il gruppo dei discepoli sono proprio un segno contraddittorio in mezzo alla società. Per il fatto che ascoltano e vivono la Parola, non riescono mai ad assimilarsi del tutto all’ambiente circostante: hanno ormai respirato un’altra aria e vanno in cerca di quella. Abitano la terra come tutti, eppure in certo modo si sentono stranieri, perché la loro vera patria è altrove. Non sono dei disadattati, perché il mondo lo abitano come tutti e lo sanno anche apprezzare e gustare più di altri, ma non trovano lì la sazietà. Gesù sa che non sono affatto invulnerabili e prega il Padre perché il Maligno non possa mai derubarli del loro tesoro. E ciò che ci rassicura è soprattutto questa Sua preghiera.

 

 

Lunedì 13 maggio 2024    Beata Maria Vergine di Fatima

14Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 15E Gesù disse loro:

«Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno»

(Matteo 9,15)

 

Il digiuno esprime fondamentalmente un’attesa. Dice che ciò che è necessario per vivere, come lo è il cibo, può essere anche messo da parte per un certo tempo, perché il cuore attende qualcosa di più della soddisfazione degli istinti primari, cerca un’altra sazietà. Il digiuno perciò educa alla pazienza, ma soprattutto vuole rimettere al centro ciò che veramente vale, per non essere mai dominati da ciò che passa e non soddisfa. Gesù è la pienezza. Stando con Lui sperimenti una sazietà nuova, ti può riempire il cuore fino a farti dimenticare di avere fame.

 

 

Martedì 14 maggio 2024   S. MATTIA, APOSTOLO

27Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». 28E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

«Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna»

(Matteo 19,29)

 

Le promesse di Gesù sono sbalorditive, eccedenti. Sono talmente abbondanti da apparire esagerate, rischiose da dire fino ad essere azzardate. Eppure Lui le sa sempre mantenere. Perché chi vive nell’amore e si espone all’incontro con tutti nella logica del dono di sé ha l’impressione che il cuore si spalanchi sempre più, che ci sia spazio per molti, addirittura per tutti, che si possano tessere legami con un’infinità di uomini e donne. Occorre solo il coraggio di lasciare: quando ci viene chiesto, quando è il momento di farlo. E quel vuoto sarà un vuoto d’amore che non smette di riempirsi di nuovi incontri. Per proseguire in eterno e ritrovare tutti nella vita che verrà.

 

Mercoledì 15 maggio 2024

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi»

13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

(Giovanni 15,12)

 

Sembra impossibile poter vivere un comandamento così, consapevoli come siamo del nostro limite e dell’immensità del cuore di Gesù. Eppure se ne può fare esperienza. Nel nostro cuore infatti c’è molto spazio, c’è posto per tante persone, abbiamo a volte l’impressione che si possa dilatare all’infinito comprendendo tutti. E questa apertura verso ogni fratello o sorella è dolce e ricca, quando dona tutto e riceve tutto. Gesù infatti non si accontenta dell’amore del singolo: vuole la reciprocità. È questa la bellezza che riempie il cuore. Siamo davvero fatti per sperimentare anche qui sulla terra, nei rapporti tra noi, quello che accade da sempre e per sempre nell’Amore trinitario.

 

 

Giovedì 16 maggio 2024

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me»

19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

(Giovanni 15,18)

 

Può capitare di risultare antipatici. Non per difetti o limiti del carattere, ma perché si ama. E questa antipatia può degenerare fino all’insofferenza, fino alla rabbia, fino al desiderio di eliminarci. Sembra assurdo (ed in effetti rimane sempre un po’ inspiegabile), ma succede e il racconto del Vangelo è testimonianza inequivocabile che ciò avviene. L’amore quindi può suscitare l’odio. Ma rimane sempre l’unica strada capace di convertire anche l’odio. Se qualcuno ha saputo ricredersi e uscire da questa misteriosa spirale di morte, è perché questo amore è riuscito in qualche modo a penetrare nella corazza del suo cuore e a depositarvi un seme. E tutto è cambiato.

 

 

Venerdì 17 maggio 2024

«Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore»

7Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. 8E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9Riguardo al peccato, perché non credono in me; 10riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.

(Giovanni 16,5-6)

 

I discepoli sono talmente tristi da non avere più alcuna curiosità. Gesù infatti parla loro di un luogo nel quale sta per andare e loro non gli pongono delle domande al riguardo. Ed è un peccato. Non perché in tal modo avremmo potuto sapere anche noi qualcosa in più che ci è rimasta sconosciuta (Gesù infatti ha ribadito che tutto quello che ha udito dal Padre ce l’ha fatto conoscere – Giovanni 15,15). Ma perché quando la tristezza ci invade anche le realtà più belle perdono di splendore, la malinconia ci toglie il gusto e ciò che brilla rischia addirittura di darci fastidio.

 

 

 

Sabato 18 maggio 2024

5Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. 6Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. 8E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9Riguardo al peccato, perché non credono in me; 10riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future»

14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

(Giovanni 16,12-13)

 

Lo Spirito santo ci mantiene sempre nello stato di alunni della verità. Mai padroni, come se ormai la possedessimo per intero, a rischio di brandirla come un’arma nei confronti di chi non crede. Alunni, quindi. E guidati. Cioè indirizzati, accompagnati lungo una strada che potrà anche essere nuova, pur se non lo sarà mai del tutto, perché in essa scopriremo sempre le tracce di quel Vangelo che conosciamo. È un po’ ciò che sta avvenendo nella Chiesa con il percorso sinodale: tanto contraddetto, eppure implacabile perché suscitato e mosso dallo Spirito. Non sappiamo esattamente dove ci porterà, ma sicuramente ad un Vangelo ancor meglio compreso, testimoniato e vissuto.

 

 

DOMENICA 19 MAGGIO 2024   PENTECOSTE

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi»

18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

(Giovanni 14,15-17)

 

Quando cerchiamo di capire la volontà di Dio e ci sentiamo perplessi, insicuri, dubbiosi sulla strada da percorrere, occorre non dimenticare questa promessa così consolante e incoraggiante di Gesù: lo Spirito di verità rimane con noi, presso di noi, addirittura dentro di noi, per sempre. Magari la strada non ci apparirà sul momento affascinante o particolarmente promettente, ci sembrerà di vedere più ostacoli che opportunità. Non importa, “camminando s’apre cammino” (Artuto Paoli) e un passo dopo l’altro tutto diventerà poco a poco più chiaro. Soprattutto avremo la conferma interiore che le strade di Dio non hanno bisogno della nostra approvazione per essere giuste.

 

 

Lunedì 20 maggio 2024   Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa

«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”»

E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. 31Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

(Giovanni 19,25-27)

 

Sotto la croce, arriva l’ora della madre. Per cinque volte in tre versetti ricorre questa parola, quasi a volerla associare anche così alla morte del Figlio. Ed è certo che per Maria vedere il figlio morire, e morire così, sarà stato un morire anche per lei, dentro di lei. Non si dice il suo nome (Maria), la si chiama solo “madre”. Ed in effetti al centro dell’attenzione c’è proprio la sua maternità, che corre all’improvviso in tutte le direzioni, fino a raggiungere addirittura ogni uomo, di ogni tempo. Madre della Chiesa, madre di tutti e tutte. Solo chi ha sofferto amando e amato soffrendo può avere cuore di madre, quel cuore di cui ogni uomo ha bisogno e che in Maria risplende in modo sublime.

 

 

Martedì 21 maggio 2024

«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito»

37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

(Luca 12,35-36)

 

Gente pronta. Gente che aspetta. Gente che corre ad aprire la porta. È questo lo stile dei cristiani secondo Gesù. Non intorpiditi sul divano o ammaliati dal cellulare o divorati dalla noia e dal non senso. C’è qualcosa che brucia dentro, un’attesa gioiosa, quella di chi non vede l’ora di vedere il padrone di casa felice per le nozze appena celebrate. Questo è ciò che lo Spirito vuole tenere desto dentro di noi. E ci insegna a non permettere alla vita convulsa di ogni giorno di relegare in secondo piano questa attesa, perché nulla dovrebbe avere mai il primato rispetto all’incontro con Dio. E vederLo nel fratello è un allenamento quotidiano e frequente a vivere in questa attesa.

 

 

Mercoledì 22 maggio 2024   S. Rita da Cascia, religiosa

Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. 43E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, 44gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò. 45Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». 46Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me».

«Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. Egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!”»

(Luca 8,47-48)

 

C’è una fede che guarisce e che salva. Non chiede una cultura religiosa completa, né una vita impeccabile. È quel fidarsi di Gesù che ci spinge cercarLo, a raggiungerLo, ad entrare in qualche modo in contatto con Lui. Questa donna agisce d’istinto, sull’onda del bisogno per una malattia che da anni la affligge. Non possiamo dire che la sua ricerca sia disinteressata. Ma questo non frena, non condiziona l’amore di Gesù. Dio sa bene che l’umanità lo cerca nel bisogno. E non protesta per questo, anzi, approfitta dell’occasione per mostrarci il Suo amore. Chissà mai che ci accorgiamo una buona volta, almeno in quella circostanza, di essere infinitamente e gratuitamente amati!

 

 

Giovedì 23 maggio 2024

«Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome»

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». 29La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».

(Giovanni 12,28)

 

Il clima di queste parole ci riporta alla preghiera del Getsemani (che nel vangelo di Giovanni non è raccontata). Turbamento, invocazione di salvezza e poi un improvviso scatto in avanti, una nuova determinazione a vivere senza tentennamenti la volontà di Dio anche nella prova più terribile, fino all’ultimo grido. Abbiamo spesso bisogno anche noi di risvegliarci, di riscattarci, di scuoterci di dosso il torpore della tentazione, della pigrizia, della paura e ripartire di slancio, con quella fiducia che non viene da noi ma dall’Alto e rende possibile ogni fedeltà, anche la più faticosa, facendocela apparire all’improvviso possibile, alla nostra portata.

 

 

Venerdì 24 maggio 2024

«In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici»

ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

(Luca 6,12-13)

 

Pregare una notte intera per scegliere gli apostoli mostra una grandissima passione per questa realtà che sta nascendo e per la Sua missione. Gesù infatti nella preghiera capisce chi dovrà costituire quella comunità apostolica che vivrà con lui per tre anni e che sarà paradigmatica per tutto il tempo a venire. E al contempo sceglie i primi missionari che dovranno rivivere Lui nell’annuncio ad ogni uomo e donna. Ogni nome nasce dalla Sua preghiera, dal Suo dialogo con il Padre. Anche il nostro nome.

 

Sabato 25 maggio 2024   S. Dionigi, vescovo

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

«Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli»

battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

(Matteo 28,17-19)

 

Non smetterà mai di sbalordirci questo dettaglio: la missione universale del Vangelo affidata a persone che vedono con i loro occhi il Risorto eppure continuano a dubitare; che si prostrano, stesi con la faccia a terra davanti a lui, ma nel cuore hanno lacune ed esitazioni. Gesù lo sa. Ma la fede a prova di bomba non è un prerequisito fondamentale per essere annunciatore di Gesù. Possono benissimo arrivare momenti di oscurità e di aridità, magari anche per colpa propria. Ma neppure questo può essere un freno alla testimonianza e alla proclamazione del Vangelo. La Sua grazia continuerà ad assisterci, a spingerci, ad illuminarci perché la salvezza raggiunga tutti.

 

 

Domenica 26 maggio 2024   SS. TRINITA’

24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge:

«Mi hanno odiato senza ragione. Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio»

(Giovanni 15,25-27)

 

Di fronte all’irragionevole odio del mondo, Gesù invia il Paraclito, il Consolatore che illumina incessantemente la santità di Gesù e che lega nell’Amore il Padre e il Figlio. La replica di Dio all’odio non è cancellarlo con una violenza superiore, ma un’invasione d’amore ancora più luminosa. Ed è ciò che si contempla da sempre nella storia. Nel mezzo di situazioni spaventose di brutalità e di morte non smettono di fiorire vite profumate di Vangelo, che perdonano, perseverano, continuano ad amare. A volte nel cuore di guerre spaventose nascono addirittura nuovi carismi, nuove strade di Dio. All’odio Dio risponde sempre con un Amore nuovo e impensato.

 

 

Lunedì 27 maggio 2024

14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. 16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». 23Ma egli rispose loro:

«”Certamente voi mi citerete questo proverbio”: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”. Poi aggiunse: ”In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria”»

(Luca 4,23-24)

 

Dopo i successi strepitosi raccolti nelle città vicine, adesso che giocava in casa avrebbe dovuto sbancare. C’era da aspettarsi un trionfo, un tripudio. Invece, tutto il contrario. È l’ennesimo paradosso del Vangelo: ciò che è logico viene sbaragliato. L’uomo infatti è malato: durezza, gelosie, invidia, sospetti sono accovacciati alla porta del cuore di tutti e tutte, pronti a risvegliarsi e ad aggredire. E nei vicini queste tentazioni malsane sono ancora più forti. Gesù lo sa. E proprio per questo è venuto nel mondo, per guarirci. Per inaugurare la strada dell’amore senza confini, medicina che può guarire ciascuno e ciascuna.

 

 

Martedì 28 maggio 2024   Beato Luigi Biraghi, sacerdote

25Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone.

«”C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro”. All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno»

29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

(Luca 4,27-28)

 

Gesù affronta di petto i sentimenti malevoli e segreti dei suoi concittadini, che probabilmente si nascondevano dietro sorrisi un po’ ipocriti. Provoca, punge per smascherarli e costringerli a venire allo scoperto, a palesare tutta la rabbia che covano dentro e che esplode all’improvviso. Un esordio singolare per un predicatore che debutta nella propria città. Se dovessimo guardare all’indice di gradimento ci sarebbe di che deprimersi pesantemente. Ma Gesù sa che il Vangelo non incontra solo terreni fertili. A volte ci sono soprattutto pietre e sassi aguzzi. Ma c’è sempre qualche fazzoletto di terra buona che si lascia provocare e si muove a conversione.

 

 

Mercoledì 29 maggio 2024   Ss. Sisinio, Martirio e Alessandro, martiri e Vigilio, vescovo

38Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. 39Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.

«Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva»

41Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.

(Luca 4,40)

 

Le mani di Gesù: guariscono, benedicono, accarezzano, risollevano, spezzano e moltiplicano il pane, consacrano, si lasciano perforare da chiodi. A volte rovesciano anche tavoli o peggio, ma in tutto mostrano l’amore di Dio che raggiunge l’umanità per promuoverla, per tornare a farla sorridere, sperare, amare. Gesù quando guarisce passa davanti a ciascuno, si prende cura di tutti ad uno ad uno. È quell’”a tu per tu” che guarisce, di cui ciascuno sente sempre il bisogno. Se anche non sapremo conferire la salute fisica ai malati, lo sguardo personale, “a tu per tu”, mosso e sostanziato dallo stesso amore disinteressato di Gesù, non smetterà mai di guarire nel cuore tutti e tutte.

 

 

GIOVEDÌ 30 MAGGIO 2024   SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO

 

«Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?”»

13Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. 14Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. 15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. 22E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 25In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». 26Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

(Marco 14,12)

 

I discepoli sembrano proprio disposti nel modo più bello. Sono impegnati a fare qualcosa per Gesù, si preoccupano di preparare la Pasqua che lui possa mangiare. In realtà, ancora una volta, saranno loro a ricevere, a mangiare. Sarà lui il protagonista, che si occuperà di nutrirli in un modo che mai avrebbero immaginato. Con il Suo corpo e il Suo sangue: con tutta la realtà divina e divinizzante che l’Eucaristia contiene in sé. Vivranno un evento che non si smetterà mai di ricordare, che verrà celebrato e rivissuto miliardi di volte lungo i secoli e i millenni, in ogni angolo della terra, in ogni lingua, in ogni civiltà.

 

 

VENERDÌ 31 MAGGIO 2024   VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». 46Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore 47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 49Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; 50di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. 51Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52ha rovesciato i potenti dai troni,

«Ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati»

ha rimandato i ricchi a mani vuote. 54Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». 56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

(Luca 1,52-53)

 

L’agire di Dio stupisce perché si occupa di chi per noi conta poco. In effetti Dio non potrebbe fare altrimenti: quando siamo pieni di noi stessi, quando siamo soddisfatti di quello che siamo e che facciamo, quando siamo sazi dei nostri successi, della stima che gli altri ci rimandano, che spazio potrebbe mai trovare Dio nel nostro cuore? Solo l’umile è pronto a ricevere, perché sa di avere bisogno e sperimenta sorpresa e commozione nel vedersi innalzato proprio quando era ben convinto di non meritare nulla. Così può cantare a tutti una gioia speciale, quella che Dio in persona ha riservato per lui. Così canta Maria, l’umile, l’affamata di Dio, la beata per eccellenza.

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