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Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Novembre 2019
Enrico CornelliNovembre 2019Pubblicato il 1 novembre 2019

Venerdì 1 novembre 2019

TUTTI I SANTI

1

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.

2

Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

4

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

5

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

6

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

7

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

8

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

9

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

«Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli»

11

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

12

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

(Matteo 5,10)

Anche questa beatitudine, come le altre, corre molto lontano.

Arriva dove nessuno immagina, in quelle carceri in cui ci sono degli innocenti, nei luoghi in cui si tortura chi ha idee o religioni diverse, ma anche nelle classi di scuola quando si subisce il bullismo, negli uffici quando viene premiato chi mente e chi inganna, nelle famiglie quando chi soffre ma rimane fedele non viene capito ed è anche denigrato.

Il Regno dei cieli, composto da questi beati e da questi santi è molto più popoloso di quello che immaginiamo. Ed è bello sapere che il loro tesoro è al sicuro nel cuore di Dio, che sin d’ora li accompagna  e li consola come Lui solo sa.

Sabato 2 novembre 2019

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

44

Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

«Sta scritto nei profeti:

E tutti saranno istruiti da Dio»

Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.

46

Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

47

In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

(Giovanni 6,45)

Dio parla ai cuori dei suoi figli. A quelli che frequentano le chiese e pregano, ma non solo a loro.

A tutti.

Dove non arriviamo noi con l’annuncio del Vangelo, arriva prima Lui. È il magistero dello Spirito santo nella coscienza, che è “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità” (Gaudium et spes, 16).

Per questo ogni uomo va ascoltato con fiducia, certi che c’è almeno una scintilla di Dio unica che brilla in ciascuno. Fossimo capaci di questa fiducia, diventeremmo in breve tempo interiormente più ricchi e più ottimisti.

Domenica 3 novembre 2019

II DOPO LA DEDICAZIONE

1

Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse:

2

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio.

3

Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

4

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.

5

Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;

6

altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

7

Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

8

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;

9

andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.

10

Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

11

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale.

12

Gli disse:

«“Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì»

13

Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

14

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

(Matteo 22,12)

Si può essere dentro la festa del Regno, ma indegnamente. Il fatto di essere entrati tra i discepoli di Gesù, perché invitati da Lui,  non dà garanzie automatiche di salvezza. Sappiamo bene com’è facile contraddire con la vita ciò che abbiamo dichiarato, annunciato e scelto a parole.

Tutto questo ci rimanda con urgenza alle nostre responsabilità. Più abbiamo conosciuto, più è il frutto che da noi Gesù si attende. Le nostre cadute non devono mai deprimerci, perché è sempre possibile rialzarci subito, ma la misericordia che riceviamo non deve mai diventare un alibi al disimpegno.

Lunedì 4 novembre 2019

S. CARLO BORROMEO, VESCOVO

11

Io sono il buon pastore.

«Il buon pastore dà la propria vita

per le pecore»

12

Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde;

13

perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

14

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,

15

così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

(Giovanni 10,11)

Non so se all’epoca di Gesù esistessero dei pastori pronti a morire per le pecore. Senz’altro ci saranno stati quelli disposti a correre dei rischi, come quando appunto il lupo le insidiava. Per quanto potessero amare le proprie pecore, restava ovvio che la vita del pastore valeva più della loro.

Gesù invece non solo accetta il rischio, ma consegna la sua vita, la offre. Pastori così non se ne erano mai visti e sentirlo parlare così deve aver suscitato sorpresa e sconcerto. Che poi Dio fosse realmente così, era qualcosa che a nessuno sarebbe mai passato per la testa.

Martedì 5 novembre 2019

44

Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato;

45

chi vede me, vede colui che mi ha mandato.

46

Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

47

Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.

48

Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno.

49

Perché io non ho parlato da me stesso, ma

«Il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire»

50

E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

(Giovanni 12,49)

È meravigliosa l’unità che si intravvede da queste parole tra Gesù e il Padre.

All’origine infatti c’è il desiderio del Figlio di rivelare perfettamente il volto amabilissimo del Padre, perché gli uomini possano finalmente conoscerlo così com’è. Da qui scaturisce la fedeltà assoluta a tutto quello che il Padre vuole comunicare all’umanità.

Non è la semplice sottomissione a degli ordini ricevuti: il motore di tutto è un amore sconfinato, una gratitudine eterna, una gioia indicibile che abita il cuore del Figlio, che quindi brucia dalla voglia di farci conoscere il Padre.

Un amore infinito che prende la forma dell’obbedienza.

Mercoledì 6 novembre 2019

12

Di nuovo Gesù parlò loro e disse:

«Io sono la luce del mondo; chi segue me,

non camminerà nelle tenebre,

ma avrà la luce della vita»

13

Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera».

14

Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado.

15

Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno.

16

E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato.

17

E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera.

18

Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».

19

Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

(Giovanni 8,12)

Chi vive in comunione con Gesù è sempre nella luce. Anche se vive la netta impressione di essere al buio, si ritrova disorientato e abbandonato da tutti, come in un deserto senza strade, la luce non gli viene mai negata.

Prova ne sono le testimonianze di tutti i santi che anche nei tempi dell’aridità o del silenzio di Dio sono stati capaci di illuminare, formare, sostenere i loro discepoli con straordinaria sapienza. Gesù è proprio la luce della vita, quella che illumina ogni uomo, quella di cui tutti abbiamo bisogno.

Giovedì 7 novembre 2019

28

Disse allora Gesù:

«Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono»

e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato.

29

Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».

(Giovanni 8,28)

Gesù è Gesù crocifisso. Lì, sulla croce, manifesta in pieno la sua identità, mostra chi è Dio, com’è il Padre. Indica fino a che punto può arrivare l’Amore di Dio per noi, per ciascun uomo. Accetta di non possedere proprio nulla, neppure di sentire la sua unità con il Padre.

Questo non era pensabile prima, perché è fin troppo ovvio che Dio mostri la sua identità di onnipotente ponendosi al di sopra di tutti. Invece sulla croce questa idea viene capovolta, cancellata.

Del resto, se Dio è amore non potrebbe che essere così. L’amore infatti sceglie sempre l’ultimo posto,  per servire bene.

Venerdì 8 novembre 2019

2

Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?

3

Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.

«E del luogo dove io vado, conoscete la via»

5

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».

6

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

7

Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

(Giovanni 14,4)

La strada del Vangelo non è una come le altre. È quella che infallibilmente porta a Dio. Non c’è pericolo di finire da un’altra parte.

Ciò che ci consola nei tempi bui o di smarrimento,  è sapere che quel Dio che li ha attraversati da uomo come noi ha tracciato questa via proprio per noi. Se sappiamo dove arriveremo, in certo modo pregustiamo già in anticipo quello che vivremo allora. Per questo non distogliamo mai gli occhi del cuore da Gesù e cerchiamo di fare della sua Parola il nostro modo di vivere.

Sabato 9 novembre 2019

Dedicazione della Basilica romana Lateranense

19

Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta!

20

I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

21

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.

22

Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.

«Ma viene l’ora – ed è questa –

in cui i veri adoratori

adoreranno il Padre in spirito e verità»

così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.

24

Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

(Giovanni 4,23)

Adorare. Rivolgersi a Dio riconoscendolo come Dio. Percepire che noi siamo soltanto perché Lui è.

Lui è tutto, noi nulla. Ed è proprio quando raggiungiamo questa consapevolezza che scopriamo chi siamo: figli Suoi.

Un tempo l’adorazione aveva luoghi, rituali, obblighi da rispettare, pena il non raggiungere Dio, il non soddisfarLo e quindi il non ottenere quanto Gli si chiede.

Con Gesù tutto cambia e si rinnova. Dio è il Padre al quale possiamo parlare da qualsiasi punto della terra, con la fiducia dei bambini. Non abbiamo bisogno di ingraziarceLo, perché ci ha già fatto vedere che ci ama da morire.

Domenica 10 novembre 2019

NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO

RE DELL’UNIVERSO

31

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.

«Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli»

Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre,

33

e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

34

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo,

35

perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto,

36

nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

37

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere?

38

Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito?

39

Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.

40

E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

41

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli,

42

perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere,

43

ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

44

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”.

45

Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

46

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

(Matteo 25,32)

Questa convocazione universale che Matteo ci descrive nel suo Vangelo mostra in prima battuta che Gesù è davvero il Signore della storia. È Lui a dichiarare la bontà o meno di una vita, è Lui a stabilire i criteri di giudizio.

Non ci potrà essere contraddittorio o discussione sulle decisioni, perché tutto sarà manifesto: la bellezza e il valore assoluto dell’amore come la sconfitta totale del male e dell’egoismo.

Questo sarà finalmente di grande consolazione e riscatto per chi sulla terra è stato umiliato e ignorato, nonostante o proprio a causa del bene che ha fatto.

Lunedì 11 novembre 2019

S. MARTINO DI TOURS, VESCOVO

«A chi ti strappa il mantello,

non rifiutare neanche la tunica»

30

Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

31

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

32

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano.

33

E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso.

34

E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

35

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

36

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

37

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.

38

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

(Luca 6,29)

Questa frase di Gesù richiama l’esperienza più famosa della vita di san Martino, quando al povero infreddolito donò la metà del suo mantello e la notte seguente Cristo gli apparve rivestito di quello stesso mantello: fu allora che decise di farsi battezzare.

È un invito a non attaccarsi ai beni terreni come se fossero il tesoro della vita. A volte infatti anche il perderli si trasforma in un’occasione impensata di gioia. C’è chi vivendo in ristrettezze sperimenta l’abbondanza della Provvidenza e la scoperta di quanto Dio sia davvero vivo, presente e puntuale. È così che la  luce del Vangelo brilla, interroga e attira anche chi sta attorno a noi.

Martedì 12 novembre 2019

S. Giosafat, vescovo e martire

«Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito?»

46

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così!

47

Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.

48

Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”,

49

e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi,

50

il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa,

51

lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti.

(Matteo 24,45)

Gesù non ci chiede cose impossibili. Questo servo che viene esaltato da lui come esempio non ha fatto imprese speciali, si è limitato a dare puntualmente il cibo ai domestici che lavoravano nella casa. Una mansione molto semplice, ma vissuta con precisione e regolarità, senza prevaricare né esigere privilegi, ma facendo soltanto quello che gli era stato chiesto.

La fedeltà alla nostra vocazione, all’amore verso tutti, alla volontà di Dio su di noi, è già tutto.  A salvare il mondo ci ha già pensato Gesù. Noi dentro l’immenso disegno di salvezza di Dio abbiamo da fare bene solo la nostra parte.

Mercoledì 13 novembre 2019

1

Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.

2

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;

3

le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio;

«Le vergini sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi»

5

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

6

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.

7

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.

8

Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”.

9

Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

10

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

11

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”.

12

Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

13

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

(Matteo 25,4)

Essere previdenti e lungimiranti è davvero necessario. Non solo perché le cose preparate all’ultimo momento sono più esposte a rischi e imprevisti di difficile soluzione, ma perché occorre avere ben chiare le priorità che danno grande significato e quindi anche un orientamento preciso alla nostra vita. Certi appuntamenti della vita possono anche fallire (non c’è nessuno che non sbagli mai), ma non l’obiettivo ultimo.

Ricordare che camminiamo sempre verso la pienezza della gioia in Dio rende più agevole e spedito il passo anche nelle sconfitte e nei giorni difficili di quaggiù.

Giovedì 14 novembre 2019

14

Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

15

A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

«Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque»

17

Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

18

Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

19

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

20

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”.

21

“Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

22

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”.

23

“Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

24

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso.

25

Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

26

Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;

27

avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.

28

Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.

29

Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha.

30

E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

(Matteo 25,15-16)

Occorre non perdere tempo. La saggezza del primo servo consiste nell’aver preso subito sul serio il compito che gli veniva affidato ed essersi gettato interamente nel nuovo impegno, senza tergiversare.

Sappiamo infatti che la vita riserva molte incognite e che non possiamo prevedere tutte le svolte che ci saranno. Ma è proprio cammin facendo che si aprono nuove opportunità.

Questo discorso vale per le cose della vita comune, ma non meno per l’avventura del Vangelo: l’intraprendenza, la creatività, la fantasia, la riflessione, la collaborazione sono tutte caratteristiche preziose per ottenere buoni risultati. Senza dimenticare mai che attraverso di noi è sempre il Risorto che vuole operare.

Venerdì 15 novembre 2019

31

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.

32

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre,

33

e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

34

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo,

35

perché

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare»

ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto,

36

nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

37

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere?

38

Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito?

39

Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.

40

E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

41

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli,

42

perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere,

43

ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

44

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”.

45

Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

46

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

(Matteo 25,35)

Sembrerebbe ovvio che una persona doni cibo a chi ha fame, se appena ne possiede. Purtroppo la vita di ogni giorno ci mostra che non è così scontato, ma che l’aiuto a chi è in necessità deve spesso superare molti ostacoli interiori. E non sempre ci riesce.

Gesù ha voluto rilanciare questa urgenza elevandola ad un’importanza impensata: ritiene fatto a Dio ogni aiuto a qualsiasi bisognoso.

Di più. Ha rivelato che il giudizio complessivo sulla vita di un uomo, il suo valore, si misura dall’amore che ha saputo concretamente e gratuitamente donare, specialmente agli ultimi. Se ci convertissimo a questo modo di pensare sarebbe già un gran guadagno.

Sabato 16 novembre 2019

5

Gesù si mise a dire loro:

33

Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.

34

È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

35

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino;

«Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati»

37

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

(Marco 13,36)

Gesù non è contrario al sonno. Lui stesso si addormentava in barca in piena navigazione, dopo una giornata di predicazione (cfr. Marco 4,38).

Il rischio invece che noi corriamo è di rimanere addormentati ad occhi aperti, in pieno giorno. Ci capita quando ci lasciamo imbambolare da ciò che non è volontà di Dio, da pensieri che ci distolgono da ciò che dobbiamo fare, da abitudini che mettono Dio fuori dalla porta della nostra vita.

Quindi possiamo essere svegli anche quando dormiamo, secondo Gesù. Perché di notte il sonno è volontà di Dio ed è più facile amare i fratelli quando si è riposati.

Domenica 17 novembre 2019

I DI AVVENTO

La venuta del Signore

1

Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio.

2

Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».

3

Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo».

4

Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni!

5

Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno.

6

E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine.

7

Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi:

8

ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori.

9

Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome.

10

Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda.

11

Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti;

12

per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti.

13

Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.

14

Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.

15

Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –,

16

allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti,

17

chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua,

18

e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello.

19

In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!

20

Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato.

21

Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà.

22

E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati.

23

Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci;

24

perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti.

25

Ecco, io ve l’ho predetto.

26

Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci.

27

Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.

28

Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.

29

Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

«Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra,

e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria»

31

Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

(Matteo 24,30)

È difficile, impossibile raccontare con un linguaggio comprensibile la fine del mondo. Come avverrà che Gesù sarà riconosciuto nello stesso istante da tutta l’umanità presente, passata e futura come Dio e Signore della storia e di ogni uomo? Prima che avvenga, ogni descrizione, ogni profezia non può essere che allusiva, simbolica.

Quello che è certo è che la fine e il fine del mondo coincideranno: la storia corre verso la pienezza del Risorto, il Suo arrivo rivelerà ogni cosa, senza possibilità di equivoci. Chi avrà confidato in Lui durante la vita scoprirà di aver centrato l’obiettivo in modo meraviglioso.

Lunedì 18 novembre 2019

«Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli»

Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

19

E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini».

20

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

21

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò.

22

Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

23

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

24

La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì.

25

Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

(Matteo 4,18)

Comincia così il Vangelo, con Gesù che cammina e vede due fratelli.

È bello e illuminante che i primi discepoli, in tutti e quattro i Vangeli, non siano mai chiamati uno alla volta, ma sempre in due. L’amore infatti, per non essere egoistico e narcisistico, esige pluralità, relazioni, donazione, accoglienza, reciprocità. E sin dalla vocazione Gesù educa a questo.

Del resto Lui è venuto a portare sulla terra la vita della Trinità e con i suoi comandamenti forma i discepoli a vivere la più profonda unità, che promuove la legittima diversità e l’identità personale di coloro che si amano.

Martedì 19 novembre 2019

21

Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

22

In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”.

23

Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

24

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.

25

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

«Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia»

27

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

28

Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento:

29

egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

(Matteo 7,26)

Costruire sulla sabbia è molto più facile che farlo sulla roccia.

Si scava in un attimo, non si incontrano ostacoli, si può utilizzare lo spazio a proprio piacimento: sembra proprio il terreno ideale. Sulla roccia invece si fa una gran fatica, ogni centimetro costa tanto sudore, a volte occorre proprio adattarsi, modificare i progetti, accontentarsi, perché non si riesce a spezzarla. Perché fare tanta fatica? A vederle dal di fuori le due case sono uguali, anzi quella sulla sabbia sembra riuscita meglio.

Ma ci si può illudere fino a pensare che per noi non verrà mai la tempesta?

Mercoledì 20 novembre 2019

Beato Samuele Marzorati, martire

9

Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

10

Mentre sedeva a tavola nella casa,

«Sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli»

11

Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

12

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.

13

Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

(Matteo 9,10)

Chissà cosa ha spinto queste persone di così dubbia moralità a voler mangiare insieme con un maestro così sapiente e santo. Non si vergognavano di stargli vicini? Non erano in imbarazzo, visto che lui leggeva nei cuori? Magari qualcuno di loro avrà cercato di giustificarsi, protestando che quelle dicerie sul suo conto erano tutte calunnie. O forse no.

Forse semplicemente sentivano che il male che era in loro per lui non era un ostacolo. Anzi si sentivano cercati. Uno di loro era stato addirittura scelto da lui e inserito tra gli amici più fidati.

Per questo nella Chiesa c’è posto per tutti.

Giovedì 21 novembre 2019

Presentazione della Beata Vergine Maria

«Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore»

17

Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

(Matteo 9,16)

A volte ci illudiamo che la conversione consista nel metter una pezza qua e là, per coprire qualche buco. Ma non si va avanti a forza di rattoppi se è il tessuto che ormai non tiene più, come non basta togliere lo zucchero dal caffè quando si ha la glicemia alle stelle.

Occorre cambiare vestito, dare un taglio netto, fare una svolta radicale. Occorre essere pronti a perdere tutto, anche le nostre idee che accarezziamo con tanta tenerezza, e tuffarci nella vita del Vangelo. Solo chi rinasce dall’alto scopre la vita nuova, la gioia.

Venerdì 22 novembre 2019

S. Cecilia, vergine e martire

35

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.

«Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore»

37

Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!

38

Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

(Matteo 9,36)

Non c’è nulla di più avvilente dello smarrimento, del non sapere dove andare, cosa fare, per quale ragione scendere dal letto al mattino. Le energie si spengono, i sogni spariscono, la tristezza invade.

Disorientati come siamo oggi nel leggere tutto e anche il suo contrario, non sappiamo più dove trovare la strada, anche perché qualcuno dice che proprio non c’è.

Abbiamo più che mai bisogno dell’unico pastore che non delude, dei maestri che fanno risuonare la sua voce, di ascoltare e fidarci di quello che dicono e di ridimensionare quelli che passano il tempo a criticarli. Perché a forza di contestare ci si ritrova soltanto stanchi e sfiniti.

Sabato 23 novembre 2019

1

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli,

«Diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità»

2

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello;

3

Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo;

4

Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

5

Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;

6

rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.

(Matteo 10,1)

Forse siamo poco coscienti di essere malati. Crediamo che tutto sommato le cose vadano abbastanza bene, non facciamo del gran male a nessuno e siamo meglio di tanti altri.  E sappiamo bene che i malati peggiori, più a rischio, sono quelli che credono di essere sani e che si arrabbiano se suggerisci loro di andare dal dottore. Ogni mattino occorre ascoltare la Parola e proporci di viverla, con la stessa costanza con cui prendiamo le medicine: altrimenti chi ci guarisce dalle illusioni dell’efficientismo, da una vita che corre e non sa perché? Chi ci insegna a vedere in ciascuno un fratello da amare?

Domenica 24 novembre 2019

II DI AVVENTO

I figli del Regno

1

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene,

2

sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

3

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati,

4

com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

5

Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.

6

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

7

Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva:

«Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?»

8

Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.

9

Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».

10

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?».

11

Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto».

12

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?».

13

Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

14

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

15

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,

16

Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

17

Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

18

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

(Luca 3,7)

La predicazione del Battista era veemente, afferrava per il bavero e metteva contro il muro, rasentava l’insulto e non ammetteva scusanti. Oggi con quei toni si rischierebbe la denuncia.

Eppure sento di tanti giovani che partecipano ad incontri che presentano le esigenze del Vangelo e mettono impietosamente a nudo le loro fragilità. Ritornano volentieri, ne escono contenti, come liberati e finalmente illuminati, con una direzione chiara di vita.

A volte abbiamo proprio bisogno di parole forti che ci buttino giù dal letto o dal divano, che lancino secchiate di acqua gelata sulle nostre meschinità. La vita è troppo bella per sciuparla nell’inconcludenza.

Lunedì 25 novembre 2019

16

A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:

17

“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.

18

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”.

«È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”»

Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

20

Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:

21

«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite.

22

Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.

23

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora!

24

Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

(Matteo 11,18)

A volte le nostre lamentele sono degli alibi, per gettare su altri la responsabilità di cose che invece dipendono da noi. Così è anche per la conversione: aspettiamo chissà che cosa per deciderci a fare quel passo, che finalmente comincerebbe a rimettere in ordine le cose.

Fa bene Gesù a scuoterci! Lentezze, scusanti, pigrizie rendono la nostra vita solo un po’ più grigia. Quando invece ci buttiamo di slancio nella volontà di Dio, la nostra vita ritrova quello smalto, quella freschezza che inutilmente avevamo cercato altrove.

Martedì 26 novembre 2019

Beata Enrichetta Alfieri, vergine

«Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti»

16

e impose loro di non divulgarlo,

17

perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

18

Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia.

19

Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce.

20

Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia;

21

nel suo nome spereranno le nazioni.

(Matteo 12,14-15)

Gesù non sfida il pericolo in modo temerario, cerca invece riparo altrove, continuando la sua opera di guarigione. Le accuse e le minacce non lo distolgono dalla sua missione. La sua vita si svolge per lo più lontano dai riflettori, non ha la pretesa di convincere tutti, evangelizza allora in altri luoghi, si occupa di chi lo segue.

Il suo passaggio guarisce, porta pace, dona speranza ai piccoli, nuova energia ai fragili, dà valore alle persone che nessuno guarda.

È proprio uno stile ben preciso, nessuno avrebbe mai immaginato che fosse questo lo stile di Dio.

Mercoledì 27 novembre 2019

22

In quel tempo fu portato a Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva.

23

Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?».

24

Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni».

25

Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro:

«Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi»

26

Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi?

27

E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici.

28

Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

29

Come può uno entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega? Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.

30

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.

31

Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata.

32

A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro.

(Matteo 12,25)

Gesù vede che le divisioni indeboliscono e portano allo sfacelo. È questa l’opera di satana, che separa, crea muri e distanze. Gesù invece è venuto ad abbattere ogni ostacolo per avvicinare le persone, per creare la comunione, l’unità. Solo così l’esperienza umana può avere un futuro, una stabilità.

Per questo gli operatori di pace sono beati, perché sono gli strumenti di cui Dio si serve per radunare e ricomporre tutto ciò che è disperso, frammentato.

Perché il mostro più terribile è l’isolamento, la solitudine.

La fraternità perciò non è un optional, ma ci è assolutamente necessaria.

Giovedì 28 novembre 2019

33

Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero.

34

Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi?

«La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda»

35

L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive.

36

Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio;

37

infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».

(Matteo 12,34)

Noi ci illudiamo di risolvere le tensioni, i risentimenti, le ferite limitandoci ad evitare di entrare negli argomenti che riguardano tutto ciò. Sono ipocrisie deboli. Infatti ciò che bolle dentro, prima o poi emerge in tutta la sua forza, magari in un momento e in un modo inaspettato ed apparentemente inspiegabile.

Non basta coprire le parti malate. Occorre guarirle.

Quando ci accorgiamo che il cuore è rigido, chiuso occorre curarlo con l’amore, il perdono, la magnanimità, la fiducia e tanto altro ancora. Dei cuori affaticati e oppressi solo Gesù è il grande medico.

Venerdì 29 novembre 2019

38

Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».

39

Ed egli rispose loro:

«Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta»

40

Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.

41

Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!

42

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!

(Matteo 12,39)

Gesù replica con forza a chi si presenta pieno di pretese. Si chiedono segni, ma il cuore non è disposto a convertirsi. Perciò si accusa indirettamente che sia la predicazione o il comportamento di Gesù ad essere insufficiente, bisognoso di ulteriori dimostrazioni.

E Gesù fa comprendere che ci sarà un segno che li riassume e li spiega tutti, andando molto oltre: è il segno della Pasqua, quel morire e risorgere che inaugurerà il mondo nuovo e rivelerà in modo inequivocabile chi crede e chi si chiude, chi si perde e chi si salva.

Sabato 30 novembre 2019

S. ANDREA, APOSTOLO

Commemorazione del Battesimo di S. Ambrogio

18

Mentre camminava lungo il mare di Galilea,

«Vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”»

20

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

21

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò.

22

Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

(Matteo 4,18-19)

Il gettare le reti in mare, gesto quotidiano ripetuto tante volte dal pescatore,  ispira a Gesù un’immagine della sua missione. È venuto per “pescare” gli uomini e portarli alla pienezza della vita.  E come una pesca abbondante è la soddisfazione del pescatore, così la sequela di molti uomini e donne dietro al Vangelo è la grande speranza di Dio per il genere umano.

Si tratta quindi di donare a tutti una gioia e una bellezza che altrimenti rimarrebbero sconosciute e Gesù associa a sé gli apostoli in questa avventura, quella che più sta a cuore al Padre che è nei cieli.

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Novembre 2019