Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
Domenica 1 marzo 2020
ALL’INIZIO DI QUARESIMA
1
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
2
Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
3
Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane».
4
Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio
6
e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
7
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
8
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria
9
e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».
10
Allora Gesù gli rispose:
«Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto»
11
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
(Matteo 4,10)
Non si scende a patti con satana, l’adorazione del cuore è tutta sempre e solo per Dio. Nella vita spirituale a volte occorre il tempo per discernere, per comprendere la volontà di Dio con la maggior esattezza e sicurezza che ci è possibile.
Ma quando si tratta del peccato le cose sono chiare, la scelta è difficile ma assolutamente evidente, non serve tergiversare. È necessaria invece la decisione, la nettezza anche drastica e rapida, perché ogni esitazione è un cedimento.
Possiamo così imboccare una strada di non ritorno che ci incammina sulle novità luminose di Dio.
Lunedì 2 marzo 2020
1
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
2
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
«Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati»
5
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
6
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati.
7
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
8
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
11
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
12
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
(Matteo 5,4)
Quasi tutte le beatitudini guardano al futuro. Partono da una condizione attuale difficile, di minoranza, a volte poco invidiabile, ma si proiettano in avanti verso un luce sicura. Ci mostrano che la vita cristiana è un cammino, che il meglio deve ancora venire e che nessun passato, nessun presente può essere considerato un punto d’arrivo.
La certezza della ricompensa finale ci strappa dalla stasi, dalla delusione che paralizza, ci fa pregustare la gioia che sarà e che, proprio in forza di questa fede, abita in noi sin d’ora.
Perché Dio è fedelissimo alle sue promesse.
Martedì 3 marzo 2020
13
Voi siete il sale della terra; ma
«Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente»
14
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,
15
né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
16
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
(Matteo 5,13)
Siamo cristiani, cioè “di Gesù”, siamo figli di Dio, partecipi della natura divina. In noi abita la Sapienza di Dio.
Possiamo però oscurarla, lasciarla appesantire dalla polvere, perdere poco a poco quel gusto del Vangelo che dà il sapore più squisito e pieno alla vita. Possiamo diventare una goffa controfigura di noi stessi, una fotocopia illeggibile, tutta roba che non serve a niente.
Noi siamo noi stessi solo se viviamo il Vangelo. Se ami sei, se non ami non sei. Non ci sono alternative. La mediocrità in questo caso non ha nulla di aureo, è solo insignificante e suscita malinconia.
Mercoledì 4 marzo 2020
17
Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti;
«Non sono venuto ad abolire,
ma a dare pieno compimento»
18
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
19
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
(Matteo 5,17)
La predicazione dirompente e l’atteggiamento nuovo di Gesù suscitava accesi entusiasmi e pesanti perplessità. Una bellezza mai conosciuta riempiva il cuore di chi lo ascoltava e lo vedeva agire e al tempo stesso tante certezze cadevano: come un mondo nuovo che nasce.
Per chi rimaneva avvinghiato alle sue abitudini anche sante certe novità spaventavano, preoccupavano, facevano pensare che stesse demolendo la religione.
Per chi invece rimaneva con il cuore aperto e si lasciava guidare dallo Spirito era chiaro che cadeva solo ciò che aveva da cadere e rimaneva in piedi solo la Verità, con una gioia sperimentata prima.
Giovedì 5 marzo 2020
«Io vi dico infatti: Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli»
21
Avete inteso che fu detto agli antichi:
Non ucciderai
; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio.
22
Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
23
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,
24
lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
25
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione.
26
In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
(Matteo 5,20)
Il regno dei cieli è una realtà speciale, inafferrabile e preziosa, come quando respiriamo l’aria buona. Non è il frutto automatico dei nostri buoni comportamenti, non è la semplice ed esatta osservanza di regole scritte, non è semplicemente la soddisfazione di sentirsi bravi e con la coscienza a posto.
Il Regno dei cieli è un fuoco che brucia e che ti porta, è una luce che scomoda e che abbaglia, è una vita che non puoi imbrigliare e che sfugge alle previsioni. Ti inquieta e ti pacifica, continua a provocarti, a spingerti in avanti, obbligandoti ad abbandonare il nido rassicurante.
È un amore che conquista e da senso a tutto.
È Gesù.
Venerdì 6 marzo 2020
Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Propongo perciò in questi giorni la lettura continua della Passione di Gesù Cristo secondo Matteo
1
Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli:
2
«Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
3
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa,
4
e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire.
5
Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».
6
Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso,
7
gli si avvicinò una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola.
8
I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco?
9
Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!».
10
Ma Gesù se ne accorse e disse loro: «Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto un’azione buona verso di me.
11
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me.
12
Versando questo profumo sul mio corpo, lei lo ha fatto in vista della mia sepoltura.
13
In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto».
14
Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti
15
e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
16
Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
17
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
18
Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”».
19
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
20
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici.
21
Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
22
Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
23
Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà.
24
Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
«Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”»
26
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».
27
Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti,
28
perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.
29
Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
30
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
(Matteo 26,25)
Ogni parola che il Vangelo ci riporta su Giuda ci interroga vorremmo riuscire a penetrare almeno un po’ nel mistero del cuore di quest’uomo, capire cosa lo ha mosso a tradire, in che cosa gli potremmo assomigliare. Perché Giuda non è un mostro che noi bambini innocenti abbiamo paura a guardare. Le sue ferite sono le nostre, il suo tradimento richiama i nostri.
Chissà perché ha fatto questa domanda a Gesù, quando sapeva benissimo di averlo venduto il giorno prima. Una sfida, oppure voleva dissimulare senza riuscirci, oppure voleva vedere come Gesù avrebbe reagito, oppure sperava di non averla fatta così grossa, oppure…? Chi lo sa.
Comunque il suo tradimento non ci è estraneo.
Sabato 7 marzo 2020
1
In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
2
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
3
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame?
4
Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti.
5
O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa?
6
Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio.
«Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici non avreste condannato persone senza colpa»
8
Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
(Matteo 12,7)
A Dio interessa che il nostro cuore diventi misericordioso come il Suo, noi invece pensiamo che essere cristiani significhi soprattutto impegnarsi a fare sacrifici. Si pensi a quante persone fanno consistere la quaresima nel non mangiare dolci o cioccolatini. Invece, il digiuno più prezioso è quello dall’ostilità naturale che sentiamo in noi quando subiamo un’ingiustizia, o quando qualcuno è più bravo di noi. Il sacrificio più santo è riuscire ad amare anche chi ci sembra non si meriti proprio nulla. La sofferenza più importante da accettare è provare a fare davvero nostri i dolori di chi ci sta accanto.
Domenica 8 marzo 2020
DELLA SAMARITANA
5
Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:
6
qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.
«Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”»
8
I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.
9
Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
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Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
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Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva?
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Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
13
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete;
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ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
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«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
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Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui».
17
Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”.
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Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
19
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta!
20
I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
21
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.
22
Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.
23
Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.
24
Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
25
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
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Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
27
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».
28
La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente:
29
«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?».
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Uscirono dalla città e andavano da lui.
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Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».
32
Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».
33
E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».
34
Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.
35
Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.
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Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete.
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In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete.
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Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
39
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
40
E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni.
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Molti di più credettero per la sua parola
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e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
(Giovanni 4,7)
Cosa avrà spinto Gesù a chiedere acqua a una donna, straniera, di un’altra religione, sola, tutte cose che all’epoca erano inammissibili? Noi non ci avremmo visto alcuna utilità, né alcuna speranza di ottenere successo, ci sarebbe sembrato di andare incontro ad una sconfitta sicura.
Ma Gesù cerca sempre l’incontro. Parte da un pretesto, un fazzoletto di terreno comune gli è sufficiente per ricevere un prima risposta. Appena vede aprirsi un varco si inserisce, allarga la conversazione, cerca di sfiorare il cuore, per portare luce. E come in ogni dialogo vero accadono sorprese, si fanno scoperte, la persona è diversa da come appariva a prima vista.
Dio è amore e quindi cerca il dialogo per valorizzare tutti.
Lunedì 9 marzo 2020
27
Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio.
28
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
«Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te»
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna.
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E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
(Matteo 5,29)
Da certi pericoli occorre tenersi bene alla larga.
A volte ci sentiamo forti, un po’ invulnerabili, non perché ci sentiamo i migliori, ma perché abbiamo l’impressione che certi rischi non ci riguardino. È solo un’illusione. La fragilità è sempre latente e siamo tanto più esposti quanto più crediamo di non esserlo. Quante volte si sente dire da persone che erano cadute in comportamenti sbagliati: «Questo non sono io. Questo modo di fare non mi appartiene». Invece noi siamo proprio così. E da queste meschinità di salva solo la forza di Dio e ci guarisce solo la Sua misericordia.
Martedì 10 marzo 2020
31
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.
32
Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”.
«Ma io vi dico: non giurate affatto»
né per il cielo, perché è il trono di Dio,
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né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re.
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Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.
37
Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.
(Matteo 5,34)
Giurare significa chiamare a testimone Dio o le persone più care o le cose più sacre a sostegno di quanto si sta dicendo. In fondo tutto questo nasce dal fatto che la nostra parola da sola non è sicuramente credibile. Quindi il giuramento è già di per sé una sconfitta, è ammettere che altre volte non sono stato sincero e che quindi quello che dico non può offrire garanzie assolute.
Gesù ci suggerisce un’altra strada. Essere limpidi. Sinceri. Lui lo è stato sempre, in un mondo non meno ostile e pericoloso del nostro.
Mercoledì 11 marzo 2020
«Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra»
40
e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
41
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
42
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
43
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico.
44
Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,
45
affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
46
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
47
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
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Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
(Matteo 5,38-39)
La legge del taglione (“Occhio per occhio, dente per dente”) era stata istituita per evitare vendette più gravi e chiudere per sempre i risentimenti. Gesù la ripropone…al contrario: se ricevi un torto rimani pronto a riceverne un altro. È il Suo stile, lo stile di Dio: il male sempre su di sé, mai sugli altri. È la vittoria del perdono sull’offesa, è l’essere pronti a tutto pur di rimanere sempre aperto al rapporto con il fratello.
Vuol dire bruciare completamente in sé ogni desiderio di rivalsa, di ripicca. Vuol dire far morire il male subìto dentro di sé.
Giovedì 12 marzo 2020
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli»
2
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
3
Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,
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perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
5
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
6
Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
(Matteo 6,1)
Dobbiamo scegliere: o decidiamo di cercare l’applauso degli uomini oppure di cercare quello di Dio.
Non è possibile tendere ad entrambi. Si escludono a vicenda.
Se ci pensiamo bene e scaviamo a fondo, ancora una volta la scelta è quella decisiva di sempre: scegliere tra Dio e me. Con una differenza: che chi sceglie sé prima o poi rimane deluso e perde se stesso; chi invece sceglie Dio trova se stesso e una pienezza altrimenti sconosciuta.
Certo è una lotta, perché tutto ci spinge ad apparire, a mostrarci per essere visti, altrimenti si ha l’impressione di non esistere. Ma questo avviene quando dimentichiamo lo sguardo del Padre su di noi.
Venerdì 13 marzo 2020
31
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge.
32
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
33
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai».
34
Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».
35
Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
36
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».
37
E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia.
38
E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
39
Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
40
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora?
41
Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
42
Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».
43
Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti.
44
Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.
45
Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro:
«Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori»
46
Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
47
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo.
48
Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».
49
Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò.
50
E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.
51
Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio.
52
Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno.
53
O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli?
54
Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».
55
In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato.
56
Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
(Matteo 26,45)
All’inizio della preghiera nel Getsemani Gesù si sente sopraffatto dalla paura e dall’angoscia e chiede ai discepoli di vegliare con lui, rimproverandoli quando li vede appesantiti dal sonno. A conclusione della preghiera li vede ancora dormire, ma questa volta li guarda con tenerezza. L’incontro con il Padre lo ha ritemprato, entra con una forza tutta nuova nella Passione, ha fugato la tentazione che si ripresenterà solo sulla croce nel momento abissale dell’abbandono. Ci impressiona che i Vangeli ritraggano questo percorso interiore di Gesù. Questo ci ricorda la potenza della preghiera, capace di sbaragliare ogni nemico, ogni paura.
Sabato 14 marzo 2020
Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
2
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano:
«Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?»
3
Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
4
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».
5
E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.
(Marco 6,)
Sapienza e prodigi di Gesù sorprendono i suoi compaesani. La sapienza anzitutto: chi gli ha insegnato tutte quelle cose, come fa a saperle? Ma questa sarebbe solo scienza. Sapienza è invece cogliere il senso profondo delle cose, parlare al cuore, gettare luce su realtà che riguardano tutti.
Sappiamo per esperienza che, in ogni ambito, ci sono cose che si studiano, si approfondiscono, che si acquisiscono con l’impegno e lo studio. Ma ce ne sono altre che non si imparano. Non vengono da noi.
I nazareni sanno che questa sapienza “gli è stata data”, ma non osano il passo successivo, quello necessario: diventare discepoli.
Domenica 15 marzo 2020
DI ABRAMO
Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;
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conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
33
Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
34
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.
35
Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre.
«Se dunque il Figlio vi farà liberi,
sarete liberi davvero»
37
So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi.
38
Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
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Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo.
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Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto.
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Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».
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Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.
43
Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola.
44
Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna.
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A me, invece, voi non credete, perché dico la verità.
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Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?
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Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
48
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
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Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me.
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Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica.
51
In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
52
Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”.
53
Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
54
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”,
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e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola.
56
Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
57
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».
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Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
59
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
(Giovanni 8,36)
Gesù parla della libertà come dono che si riceve da lui. Non si riferisce quindi a quella facoltà tipica dell’uomo per la quale ciascuno orienta le proprie scelte secondo la sua personale intenzione. E non è neppure la capacità di scegliere tra due o più opzioni possibili.
Quella di cui Gesù parla è la libertà di Dio, cioè la libertà sconfinata di chi ama. È quell’esperienza di infinito che possiamo conoscere quando nulla più ci trattiene, quando non abbiamo quei condizionamenti che frenano e fanno esitare, ma possiamo proiettarci totalmente nel dono di noi stessi in qualunque direzione. È la libertà di Gesù, che Lui vuole regalare anche a noi.
Lunedì 16 marzo 2020
7
Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole.
8
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
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Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
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venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
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Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
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e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
«E non abbandonarci alla tentazione»
ma liberaci dal male.
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Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi;
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ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
(Matteo 6,13)
La traduzione nuova di questa invocazione del Padre nostro, che risale ormai a circa 13 anni fa, mi sembra comprenda e ampli il significato della traduzione precedente. La tentazione infatti fa parte della vita dell’uomo. Neppure Gesù ne è stato esente, quindi riguarda proprio tutti, non è eredità del peccato.
Ce ne sono di vari tipi, ma vi sono momenti in cui abbiamo l’impressione di esserne travolti, non ce la facciamo più, ci sentiamo spinti a gesti anche folli. Lì chiediamo di non rimanere soli, di essere sostenuti e difesi anche se non ce ne accorgiamo subito, di poter contare su di Lui, altrimenti crolleremmo.
Una invocazione umanissima e necessaria.
Martedì 17 marzo 2020
16
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
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Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto,
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perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e
«Il Padre tuo, che vede nel segreto,
ti ricompenserà»
(Matteo 6,18)
È questo il ritornello che sigilla l’insegnamento fondamentale di Gesù sull’elemosina, sulla preghiera e sul digiuno. Occorre abituarsi a cercare il Padre sempre, con gli occhi del cuore. Fissare il nostro sguardo sul Suo ci orienta, ci conferma, ci pacifica. Così Lui diventa poco a poco la causa prima di ogni nostro agire, il motivo principale della nostra giornata, la relazione, l’amicizia più bella che ci accompagna e ci nutre ad ogni istante.
La ricompensa che Gesù promette non è altro da questo, perché questo è il tesoro più grande che ogni uomo possa mai avere sulla terra: vivere da figli con un Padre così
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Mercoledì 18 marzo 2020
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano»
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accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
22
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso;
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ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
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Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
(Matteo 6,19)
Cosa non si fa per i soldi. Quanto spesso si è convinti che tutto può essere comprato e che in fondo è ineluttabile, se non addirittura giusto, che sia così. I nostri occhi vedono, sia in noi che negli altri, che non garantiscono la felicità, eppure tanti continuano ad inseguirli come il vero tesoro della vita.
Gesù vede nei cuori di chi vive per la ricchezza l’ansia che divora, l’angoscia di perdere tutto, la rabbia di essere derubati, l’invidia per chi ha di più. Da questo e da molte altre conseguenze ci vuole liberare.
E ci insegna a non considerare il cielo solo come una realtà futura, ma come una sicurezza che accompagna tutta la vita di quaggiù.
Giovedì 19 marzo 2020
S. GIUSEPPE
SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA
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I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
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Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa.
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Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero.
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Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti;
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non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
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Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.
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E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
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Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
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Ed egli rispose loro:
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»
(Luca 2,49)
Il pensiero di Gesù adolescente corre verso il Padre. In Lui ha trovato la ragione prima e ultima della sua vita, non c’è altro che lo interessi o lo condizioni. È l’attrattiva irresistibile del Suo cuore, è la passione che occupa i suoi pensieri, è la ricerca che lo coinvolge, è la risposta ad ogni sua domanda. Giuseppe e Maria non avevano ancora colto quanto fosse profonda e potente in Lui questa realtà. Hanno così una nuova comprensione di Gesù, si saranno sentiti custodi di questa Sua vocazione, ma anche provocati a nuove conversioni da questa radicalità che fa del Padre il tutto della vita.
Venerdì 20 marzo 2020
57
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani.
«Pietro intanto aveva seguito Gesù, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire»
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I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte;
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ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due,
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che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”».
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Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
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Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio».
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«Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
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Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;
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che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
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Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono,
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dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
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Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».
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Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici».
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Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».
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Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!».
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Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!».
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Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò.
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E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
(Matteo 26,58)
Pietro è diventato uno spettatore. Non gli era mai capitato di vestire questi panni, dal giorno della sua vocazione in poi: era stato sempre coinvolto nella vicenda di Gesù, amico nel condividere le gioie e le critiche, schierato dalla Sua parte anche quando tutti se ne andavano via, responsabilizzato verso gli altri apostoli dal giorno in cui aveva ricevuto da Gesù le chiavi del Regno.
Nel cuore l’amicizia non si è spenta, ma la paura lo chiude in se stesso, non fa più conto su Gesù perché lo vede debole e in catene. Non ha tempo per accorgersi di tutto questo. Ma da lì al rinnegamento imminente ormai il passo è breve.
Sabato 21 marzo 2020
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
7
Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.
«E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura»
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ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
10
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.
11
Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
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Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse,
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scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
(Marco 6,8)
È sufficiente un bastone per appoggiarsi.
Il cammino dei discepoli inviati in missione infatti sarà lungo, la stanchezza non mancherà, sarà una fatica nuova che ancora non conoscono.
Ma di pane, valigie e soldi non c’è bisogno. Ogni preoccupazione rallenterebbe il cammino, lo farebbe deviare. Tutto verrà loro donato, più di quello che immaginavano, più di quanto avevano bisogno.
Quanto più saranno immersi nell’avventura della missione tanto più toccheranno con mano la Provvidenza. E questa esperienza fresca e viva renderà giorno dopo giorno ancora più gioioso e convinto il loro annuncio.
Domenica 22 marzo 2020
DEL CIECO
1
Passando, vide un uomo cieco dalla nascita
2
e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
3
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio.
4
Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire.
5
Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
6
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».
9
Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
10
Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?».
11
Egli rispose:
«L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista»
12
Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
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Condussero dai farisei quello che era stato cieco:
14
era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
15
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
16
Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro.
17
Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
18
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
19
E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?».
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I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco;
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ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé».
22
Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.
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Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
24
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore».
25
Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
26
Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
27
Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».
28
Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè!
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Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
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Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
31
Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.
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Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.
33
Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
34
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
35
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».
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Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
37
Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te».
38
Ed egli disse: «Credo, Signore!».
(Giovanni 9,11)
Il racconto di quest’uomo non è fatto di teorie, ma di fatti concreti. Non sta ripetendo parole ascoltate altrove, ma riassume in rapida sintesi quello che gli è successo. Una guarigione incredibile di cui lui non è protagonista, ma solo destinatario, senza neppure averla chiesta.
È questo il nucleo incandescente dell’esperienza cristiana: non ciò che possiamo fare noi, ma ciò che Dio ha già fatto per noi, per amore nostro. Perché il primo verbo della vita cristina è il verbo ricevere e continua ad essere fondamentale, perché Dio ama sempre per primo e non smetterà mai di farlo
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Lunedì 23 marzo 2020
1
Non giudicate, per non essere giudicati;
2
perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?»
4
O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave?
5
Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
(Matteo 7,3)
La pagliuzza nell’occhio del fratello c’è, non è un invenzione e noi la vediamo sempre benissimo. Il problema però è la trave del nostro occhio, che invece non vediamo e della quale molto spesso non sospettiamo neanche l’esistenza: ci sembra di vedere così chiaro!
La trave è il giudizio spietato, che non lascia spazi di misericordia, che enumera uno dopo l’altro solo i difetti e gli errori, concedendo margini irrisori di comprensione. È sempre un far prevalere il nostro io, anziché occuparsi di come trovare gesti e parole che incoraggino, apprezzino il positivo che sempre c’è e mostrino strade percorribili e attraenti di riscatto.
Martedì 24 marzo 2020
6
Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
7
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
8
Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
9
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra?
10
E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe?
11
Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro:
questa infatti è la Legge e i Profeti»
(Matteo 7,12)
Ecco in pochissime parole condensati i comandamenti, almeno gli ultimi sette.
Quando ci troviamo a un bivio e non sappiamo come agire questa è la soluzione, fare agli altri ciò che desidereremmo per noi.
Con una parola sola: ama.
Infatti è quello che cerchiamo in fondo al cuore: essere amati.
Sembra semplice, ma non lo è assolutamente, occorre soprattutto sapersi confrontare, essere disposti a cambiare idea, sopportare e aspettare.
Occorre cercare di cambiare il proprio punto di osservazione con occhi nuovi.
Mercoledì 25 marzo 2020
ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,
27
a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
28
Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.
30
L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
31
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
32
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre
33
e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
35
Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
36
Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:
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nulla è impossibile a Dio».
38
Allora Maria disse:
«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»
E l’angelo si allontanò da lei.
(Luca 1,38)
A volte ci vengono fatte delle richieste che ci sembrano fuori dalla nostra portata. Allora poniamo in atto mille resistenze, accusiamo altri di non capirci e di metterci in situazioni assurde o troppo gravose.
Maria ha cercato di chiarire una richiesta che le avrebbe sconvolto la vita, ma poi si è affidata con la consapevolezza di chi vive ogni attimo della propria esistenza alla presenza del Signore.
Nulla di ciò che viviamo è inutile, spesso non ne comprendiamo subito il motivo, ma a lungo andare ne vediamo gli effetti.
Giovedì 26 marzo 2020
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli»
22
In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”.
23
Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
24
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.
25
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
26
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
27
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
28
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento:
29
egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
(Matteo 7,21)
Fare la volontà di Dio, ma come? Come capire quale sia?
La si scopre quando si è disposti a buttare per aria ogni nostra certezza, a vivere ogni giorno come una sorpresa che ci viene donata, a non essere sicuri alla mattina di come arriveremo a sera.
Occorre avere il coraggio di affrontare le delusioni, di esporci quando l’opportunismo ci consiglia di tacere, sapendo che nulla è nostro e pertanto ci può essere tolto in qualunque momento.
Venerdì 27 marzo 2020
1
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire.
2
Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
3
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani,
4
dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!».
5
Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.
6
I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue».
7
Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri.
8
Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi.
9
Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele,
10
e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
11
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici».
12
E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
13
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?».
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Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
15
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta.
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In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba.
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Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?».
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Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
19
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
20
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù.
21
Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!».
22
Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!».
23
Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
24
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!».
25
E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
26
Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
27
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa.
28
Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto,
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intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!».
30
Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.
31
Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
«Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce»
(Matteo 27,32)
Le croci che ci troviamo a dover portare nella vita nessuno le sceglie, anzi cerchiamo in tutti i modi di evitarle e quando ciò nonostante arrivano, ci tolgono ogni forza.
E’ quello il momento di non sentirci soli, Gesù è lì e ci aiuta a portare quella Croce che ci sembra tanto pesante. Il vero Cireneo è Lui.
Affidandoci scopriremo che non è impossibile superare momenti a volte strazianti, non siamo mai soli anche quando non ce ne accorgiamo. Il Signore è lì e troverà il modo per farsi sentire attraverso degli eventi, delle persone: non dobbiamo disperare mai.
Sabato 28 marzo 2020
13
Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
14
Gesù però disse:
«Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli»
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E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
(Matteo 19,14)
I bambini, come le donne, erano le persone più deboli all’epoca di Gesù, eppure proprio per loro c’è uno sguardo di tenerezza.
I bambini sono il nostro futuro, noi siamo le loro radici e abbiamo il compito di prepararli alla vita. Anche oggi molti pensano che il tempo passato con loro sia perso e non si accorgono come sia invece importante per la Chiesa di domani ciò che essi vivono ora.
Non si tratta tanto di trasmettere nozioni che dimenticheranno a velocità insuperabile, ma di far vivere emozioni, di creare rapporti veri di stima, di fiducia nell’amore di Gesù che si serve di noi per incontrarli.
Domenica 29 marzo 2020
DI LAZZARO
1
Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato.
2
Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
3
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
4
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
5
Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro.
6
Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.
7
Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
8
I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
9
Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;
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ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
11
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo».
12
Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà».
13
Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.
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Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto
15
e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».
«Allora Tommaso, chiamato Dìdimo,
disse agli altri discepoli:
“Andiamo anche noi a morire con lui!”»
17
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro.
18
Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri
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e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello.
20
Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
21
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
22
Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
23
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».
24
Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
25
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
26
chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».
27
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
28
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama».
29
Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui.
30
Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
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Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
32
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
33
Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato,
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domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».
35
Gesù scoppiò in pianto.
36
Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!».
37
Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
38
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra.
39
Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni».
40
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».
41
Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato.
42
Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
43
Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
44
Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
45
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
46
Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
47
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni.
48
Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
49
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla!
50
Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!».
51
Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione;
52
e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.
53
Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
(Giovanni 11,16)
Spesso nella nostra mente ricordiamo Tommaso come l’apostolo che dubita della resurrezione e Marta come la donna troppo pratica che si dimentica di ascoltare la Parola.
Però in questo brano, di entrambi ci viene dato un altro aspetto: il coraggio e la fedeltà senza limiti del primo, la fede incrollabile della seconda.
Non è un caso, il nostro cuore è portato a fermarsi più sui difetti degli altri che sulle virtù. Occorre esercitarlo a cercare sempre il positivo in chiunque; a volte, magari sforzandoci, possiamo trovare qualcosa di molto positivo in chi non pensavamo.
Lunedì 30 marzo 2020
27
Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?».
28
Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti».
29
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
30
E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
31
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
32
Faceva questo discorso apertamente.
«Pietro prese Gesù in disparte
e si mise a rimproverarlo.
Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse:
“Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”»
(Marco 8,32-33)
Anche noi a volte decidiamo che linea debba tenere il Signore.
Edulcoriamo alcune frasi del Vangelo, perché ci sembrano troppo pesanti.
Abbassiamo terribilmente il tiro per rendere più agevole il cammino cristiano, togliendo così il mordente che hanno le parole di Gesù.
Soprattutto i giovani hanno bisogno di sentire proposte coinvolgenti, testimonianze vere e audaci. Se il Vangelo sembra non interessare spesso è perché è proposto male e vissuto peggio.
E’ credibile solo chi fa, non chi parla ed è attraente; è credibile solo chi nonostante tutto dimostra di essere sempre in pace e nella gioia.
Questo significa mettersi alla sequela di Gesù.
Martedì 31 marzo 2020
Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.
64
Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.
65
E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
66
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
67
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».
68
Gli rispose Simon Pietro:
«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio»
70
Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!»
71
Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.
(Giovanni 6,)
Quando la nostra vita riposa in Dio, nulla ci può allontanare da Lui.
Ci saranno momenti di dubbio, di vuoto, anche di buio. Ma comunque sappiamo che ormai non c’è nessuna possibilità lontano da Lui.
E’ come se una foglia volesse vivere lontana dall’albero, seccherebbe immediatamente e sarebbe portata via dal vento.
E’ una consapevolezza che nulla toglie al travaglio continuo che è in noi: la fede è qualcosa, come l’amore, che va scelto ogni giorno; non viene donata una volta per tutte, va conquistata e vissuta attimo per attimo.
