Vivi La Parola! 2019 10: Ottobre

Martedì 1 ottobre 2019

S. Teresa di Gesù Bambino,

vergine e dottore della Chiesa

 

«Si misero a spiarlo e mandarono informatori, che si fingessero persone giuste,

per coglierlo in fallo nel parlare

e poi consegnarlo all’autorità»

e al potere del governatore. 21Costoro lo interrogarono: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni qual è la via di Dio secondo verità. 22È lecito, o no, che noi paghiamo la tassa a Cesare?». 23Rendendosi conto della loro malizia, disse: 24«Mostratemi un denaro: di chi porta l’immagine e l’iscrizione?». Risposero: «Di Cesare». 25Ed egli disse: «Rendete dunque quello che è di Cesare a Cesare e quello che è di Dio a Dio». 26Così non riuscirono a coglierlo in fallo nelle sue parole di fronte al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.

(Luca 20,20)

 

Gesù non è ingenuo. Sa che il male è nel mondo e attorno a Lui e sa di dover «camminare sopra serpenti e scorpioni» (Luca 10,19). Riconosce la sincerità o la malizia di chi lo interroga e quindi non risponde a tutti allo stesso modo.

L’amore infatti ha parole diverse per ciascuno, talora anche silenzi o domande diventano il linguaggio più eloquente.

Anche noi, che a volte ci troviamo in condizioni non molto diverse da quelle di Gesù dobbiamo chiedere molto spesso lo Spirito santo, per parlare con sapienza. Occorre poi essere sempre avvertiti e consapevoli di quanto diciamo, scriviamo e facciamo ed evitare le imprudenze.

 

Mercoledì 2 ottobre 2019

Ss. Angeli custodi

 

1In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. 6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!

«Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te»

È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco. 10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

(Matteo 18,8)

 

A volte occorre essere proprio radicali, drastici.

Non per fanatismo, ma per non soccombere.

La tentazione infatti si presenta all’inizio in modo abbastanza innocuo, ma se non viene arginata può avere, a breve o lungo termine, conseguenze catastrofiche. Se non troviamo le energie per allontanarla subito, non le avremo neppure per arrestarla dopo. Cercare delle soluzioni a metà, di compromesso, non risolve il problema, ma lo mantiene vivo.

E se cominciamo ad esserne avviluppati, l’unico modo efficace che conosco è quello di confessarsi al più presto: il sacramento ha in sé una forza e una grazia prodigiosa, sorprendente, è capace davvero di liberarci.

 

Giovedì 3 ottobre 2019

Beato Luigi Talamoni, sacerdote

 

41Allora egli disse loro: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, 42se Davide stesso nel libro dei Salmi dice:

«Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi?»

44Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».

(Luca 20,42-43)

 

Gesù, per alludere alla sua divinità durante una controversia con sadducei e scribi, cita questo primo versetto del Salmo 110.

È un frase che rivela come il Padre abbia dato a Gesù il potere di sottomettere a sé tutte le cose, un dominio assoluto sulle potenze del male. Ciò non esenta Gesù dal dolore del male che ricadrà su di Lui, ma ne garantisce con certezza la vittoria finale. Perciò anche noi, suoi discepoli, non potremo pretendere di attraversare indenni le prove della vita, ma stretti a Gesù sappiamo di poter affrontare ogni cosa, sicuri di partecipare al suo trionfo alla fine della storia.

 

Venerdì 4 ottobre 2019

S. FRANCESCO D’ASSISI,

patrono d’Italia

 

25In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli»

26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. 28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

(Matteo 11,25)

 

Corriamo spesso la tentazione di pensare che la vera Sapienza abiti in chi è più intelligente o in chi ha più studiato. Eppure non è raro ascoltare idee e impressioni espresse da persone semplici che contengono una profonda verità.  A volte ci lambicchiamo il cervello a trovare soluzioni inedite o estrose, mentre intanto la strada giusta ci viene suggerita da una persona inesperta, che ci chiede però di vedere le cose da un altro punto di vista.

Occorre rimanere liberi, aperti, consapevoli di aver sempre bisogno di imparare. Altrimenti le luci di Dio rischiano di sfuggirci.

 

Sabato 5 ottobre 2019

 

7Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. 8Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua». 9Gli chiesero: «Dove vuoi che prepariamo?». 10Ed egli rispose loro: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa in cui entrerà. 11Direte al padrone di casa: “Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. 12Egli vi mostrerà al piano superiore una sala, grande e arredata; lì preparate». 13Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. 14Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro:

«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione»

16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».

(Luca 22,25)

 

Gesù non compie l’opera che il Padre gli affida per dovere, ma con un grande, struggente desiderio. Ha atteso a lungo di poter diventare cibo per tutti: ne aveva parlato ma non era stato capito, anzi era stato criticato e abbandonato da molti.

Ma questo non ha spento in lui la passione per questo progetto sbalorditivo: essere uno con noi, far scorrere in noi e tra noi la vita stessa che c’è tra le Persone della Trinità, farci Dio.

Ha voluto darci molto più di quanto avremmo mai potuto chiedere o desiderare. Non riusciremo mai a immaginare la Sua gioia, quando l’ha potuto realizzare.

 

Domenica 6 ottobre 2019

VI DOPO IL MARTIRIO

DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

 

«Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato»

41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

(Matteo 10,40)

 

Accogliere: un verbo molto pericoloso nel nostro contesto odierno, al solo pronunciarlo crea immediatamente schieramenti opposti.

Vogliamo ascoltarlo da cristiani che leggono questo passo del Vangelo, perché qui ricorre 4 volte nello stesso versetto.

Gesù afferma che Lui si identifica nel discepolo e che in Lui si accoglie il Padre.

Un’immedesimazione che stupisce. Non è raro sentirsi così diversi da Gesù. E’ vero e Lui lo sa. Ma ha deciso di abitare in noi, di continuare la Sua opera in noi, attraverso di noi.

Ogni discepolo del Vangelo è Gesù: non dimentichiamolo, quando ci guardiamo attorno nella comunità cristiana.

 

Lunedì 7 ottobre 2019

Beata Maria Vergine del Rosario

 

«L’angelo Gabriele fu mandato da Dio

in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,

a una vergine»

 

promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

(Luca 1,26-27)

 

Comincia così il rosario che oggi festeggiamo, si parte sempre da qui, da un incontro misterioso e reale, dall’irruzione di Dio nella vita di una persona. È il mistero della vocazione, della chiamata di Dio.

Che la vita di ciascuno possa subire delle svolte decisive per eventi imprevisti felici o tragici, per le decisioni di qualcuno, per malattie o vittorie,  non stupisce, capita a tutti.

Ma che ci sia una virata improvvisa per l’arrivo di Dio, questo fatto interroga sempre. Fa diventare Dio molto concreto, vicino. Fino a preoccupare, a spaventare.

E qui possiamo solo difenderci o acconsentire. Maria ci insegna come fare.

 

Martedì 8 ottobre 2019

 

10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.  12Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. 13Avrete allora occasione di dare testimonianza.

«Mettetevi dunque in mente

di non preparare prima la vostra difesa»

15io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 16Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; 17sarete odiati da tutti a causa del mio nome. 18Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 19Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

(Luca 21,14)

 

Gesù ci vuole liberi. Anche nella mente.

Sappiamo bene quanto possiamo essere imprigionati e paralizzati da preoccupazioni, da calcoli su ciò che potrà succedere, su come dovremo reagire, su cosa dovremo dire o decidere.

Lui ci garantisce una luce di sapienza sempre, anche nelle situazioni più difficili.

Vuole che ci convertiamo alle sue promesse: Lui non guarda giù ogni tanto, quando ha tempo, quando si ricorda. La nostra vita è la Sua. È con noi dal di dentro, non dal di fuori.

Possiamo vivere tranquilli: in ogni attimo ci darà sempre tutto quello che ci serve.

 

Mercoledì 9 ottobre 2019

 

20Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. 21Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; 22quelli infatti saranno giorni di vendetta,

«Affinché tutto ciò che è stato scritto

si compia»

23In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. 24Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

(Luca 21,22)

 

C’è un cammino ineluttabile della storia, che non riusciremo a modificare. Ci sono eventi tragici e dolorosi che l’umanità dovrà attraversare.

Non è Dio a volerlo, ma è la chiusura dell’uomo all’amore e alla Luce che trascina con sé queste conseguenze.

Gesù era sempre più consapevole che tutto questo Lo riguardava personalmente e che avrebbe investito anche Lui, la sua vita ed è entrato con coraggio in questa storia. Non erano cose nuove: era stato preannunciato, era tutto scritto.

Un passaggio necessario per redimere tutto il mondo e portarlo nella Luce.

 

Giovedì 10 ottobre 2019

 

25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra.

«Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire

su una nube con grande potenza e gloria»

28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». 29E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: 30quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. 31Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. 32In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. 33Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

(Luca 21,26-27)

 

Tutto crolla, o tutto rinasce? Quando Gesù annuncia i tempi finali parla di morte e risurrezione del cosmo, di angosce terribili e gioie immense per l’umanità. Sembra la Pasqua della creazione.

Ciò che tutti temono è solo il preludio di ciò che tutti desiderano.

Forse il ritorno di Gesù sarà finalmente l’evento che rivelerà a tutti il senso ultimo del Big Bang, mostrerà a tutti l’azione potente e benefica di Dio nella storia e nella geografia del mondo, farà brillare tutto l’Amore presente nel creato e annullerà l’odio e la morte fino a farli scomparire.

 

Venerdì 11 ottobre 2019

S. Giovanni XXIII, papa

 

34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e

«Che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso»

35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». 37Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. 38E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.

(Luca 21,34)

 

Pur immersi nelle vicende quotidiane e nelle responsabilità che ci vengono affidate, occorre sempre tenere un margine vivo di attesa.

Ricordare che quello che vediamo e sappiamo non è tutto il quadro della realtà, che il nostro cuore è fatto per un oltre e ha il diritto di sentirselo dire, che ciò che ci attende è molto più di quanto abbiamo mai sperimentato.

Allora la vita ci sorprende, perché acquista mordente e passione, sentiamo le evasioni inutili come un peso, sperimentiamo già da quaggiù la gioia dell’unione con Dio.

 

Sabato 12 ottobre 2019

 

«E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande»

25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. 28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno.

(Luca 22,24)

 

“Io sono quello che Lui ha chiamato per primo!”. “A me ha dato le chiavi del Regno dei cieli!”. “Quando mi ha visto si è subito accorto che in me non c’è falsità!”. “An me ha detto cose che voi non sapete!”… Chissà come sarà stata quella discussione: probabilmente molto simile alle nostre, quando ci si accapiglia per delle vanità o delle sciocchezze e si vuole in qualche modo emergere.

E Gesù ci ripete sempre con pazienza: «Non fate così».

E non appena impariamo a rincorrere il primato del servizio e dell’umiltà, a cercare il posto più in ombra, subito scoppia la pace, la fraternità, la gioia.

 

Domenica 13 ottobre 2019

VII DOPO IL MARTIRIO

DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

 

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde»

poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. 47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

(Matteo 13,44)

 

Molto ovvia la reazione di quest’uomo: il tesoro va subito nascosto con grande cura, non sia mai che qualcuno lo trovi e te lo porti via.

Così, dice Gesù, occorre fare con la gioia del Vangelo: difenderla da ogni ladro, fare di tutto perché nessuno ce la rubi.

Con la differenza però che il miglior modo per custodirla non è nasconderla, ma condividerla, non è chiudersi nel proprio mondo, ma aprirsi con amore a tutti i fratelli, non è combattere chi non la conosce, ma irradiarne la luce perché attiri e alla lunga conquisti anche i più indifferenti e ostili.

 

Lunedì 14 ottobre 2019

 

35Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». 36Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una.

«Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura:

E fu annoverato tra gli empi»

Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». 38Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».

(Luca 22,37)

 

Gesù va incontro alla sua passione accettando con piena lucidità che la verità venga completamente travisata e tradita, che il giusto sia dichiarato colpevole e il colpevole giusto. Abbraccia così la situazioni di tantissimi uomini e donne della storia che vedono la propria vita devastata dall’ingiustizia, dalla derisione dei colpevoli e schiacciata dalla solitudine di chi non si sente capito né sostenuto da nessuno.

Entra a far parte a pieno titolo di quella categoria dei perseguitati per la giustizia che lui stesso aveva dichiarato beati, perché il Padre li accoglie già in quel momento come cittadini del suo regno.

 

Martedì 15 ottobre 2019

S. Teresa di Gesù,

vergine e dottore della Chiesa

 

Quelli del sinedrio gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro:

«Anche se ve lo dico, non mi crederete;

se vi interrogo, non mi risponderete»

69Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». 70Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono».

(Luca 22,67-68)

 

Lucida e amara questa risposta di Gesù al sinedrio. Vede molto bene che nel cuore di questi uomini tutto è sigillato, asserragliati come sono nelle loro convinzioni e nella loro determinazione ad eliminarlo.

Un rischio che corriamo sempre anche noi. Potremmo trovarci chiusi alla grazia di Dio, convinti di farlo per fedeltà a Lui.

L’unico antidoto è stare con Gesù, seguire Gesù, rimanere aperti a tutto il Vangelo e allo Spirito santo là dove lo vediamo e la Chiesa ce lo conferma. Questo ci chiederà anche di perdere i nostri punti di vista, le nostre abitudini ed è questa la conversione più difficile e spesso la più urgente.

 

Mercoledì 16 ottobre 2019

Beato Contardo Ferrini

 

28Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse:

«Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli»

29Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. 30Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. 31Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

(Luca 23,28)

 

Il rifiuto di Gesù è sempre gravido delle conseguenze più dolorose. Sul momento non ce ne accorgiamo, ma è come quando si apre una crepa profonda in un muro: se non viene riparata, prima o poi rischia di crollare tutto. Storicamente solo qualche decennio dopo ci fu l’assedio e la distruzione di Gerusalemme che venne rasa al suolo, con oltre un milione di morti tra gli ebrei. Non era mai avvenuto uno sterminio simile.

La profezia di Gesù è quindi piena di dolore. Quando l’uomo si autodistrugge chi più ne soffre è il Signore.

 

Giovedì 17 ottobre 2019

S. Ignazio di Antiochia,

vescovo e martire

 

44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi:

«Bisogna che si compiano

tutte le cose scritte su di me

nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi»

45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni.

(Luca 24,44)

 

La vita di Gesù è già presente e prefigurata nel Primo Testamento, perché Dio non si smentisce mai, ma è sempre fedele a Sé stesso. Certo, occorre che sia il Risorto, in unità con lo Spirito santo, ad aprire la mente perché chi legge possa scoprire e capire tutto ciò, anche perché la rivelazione di Dio è eccedente, supera ogni previsione, può essere compresa progressivamente solo a posteriori.

E Gesù vive la Parola, perché è Lui stesso la Parola del Primo Testamento, la sua vita e le sue parole ne sono la spiegazione più esauriente e definitiva.

 

Venerdì 18 ottobre 2019

S.LUCA, EVANGELISTA

 

1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

«In qualunque casa entriate,

prima dite: “Pace a questa casa!”»

6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.

(Luca 10,5)

 

La prima parola del discepolo sarà anche la prima parola del Risorto, quando appare il primo giorno dopo quel sabato: pace. In ebraico si dice shalom, un lemma che esprime tutto un mondo: la gioia, la serenità interiore, la vitalità, la prosperità, l’armonia, la compiutezza relazionale, insomma quella pienezza di vita che l’uomo sperimenta quando Dio si rivela.

Il discepolo quindi porta la realtà di Gesù, ne anticipa la venuta. È questo il vero e insuperabile regalo che porta in ogni casa. Ed è importante che non lo dimentichi mai, perché tutto il suo atteggiamento deve anzitutto far trasparire e in certo modo consegnare questo dono.

 

Sabato 19 ottobre 2019

 

13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

«Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete

e ne rovesciò i banchi»

16e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.  18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 20Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

(Giovanni 2,15)

 

Gesto celebre questo di Gesù, spesso mal inteso come uno sfogo di rabbia, come quando ci vengono i cinque minuti. Certamente è un gesto tipico dello stile profetico, che quindi esprime visivamente una parola precisa che Dio vuol dire al suo popolo.

E Gesù stesso spiega quale sia questa parola: è Lui stesso. Lui infatti è il tempio di Dio per eccellenza, di cui il tempio in muratura era un’icona, che vedeva sfigurato dalla mercificazione. In Lui d’ora in poi si incontra il Padre e Gesù ne rivendica l’importanza assoluta.

 

Domenica 20 ottobre 2019

DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO

 

43Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. 44Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.

«L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda»

46Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? 47Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: 48è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.

(Luca 6,45)

 

Nel contesto di libertà di espressione in cui viviamo, è proprio vero che per conoscere chi siamo è sufficiente ascoltare quello che diciamo. Possiamo infatti recitare per un po’, ma alla lunga non riusciamo a tacere ciò che ci fa vivere, abbiamo bisogno di parlarne, di comunicarlo.

Questo è anche uno specchio fedele, e a volte spietato, che ci rivela chi siamo, che cosa abbiamo davvero nel cuore.

E non è vero che non possiamo farci niente! Possiamo orientare e alimentare i nostri pensieri e anche i nostri interessi. Se vogliamo che sia Gesù il centro del nostro cuore e facciamo di tutto perché lo sia, prima o poi lo si sentirà anche dalle nostre parole.

 

Lunedì 21 ottobre 2019

 

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

«Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: “Seguimi!”»

44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

(Giovanni 1,43)

 

“Seguimi!” è la parola tipica e originale di Gesù per chiamare qualcuno. Nel Primo Testamento sono altri i verbi che indicano una chiamata.

Un verbo molto ricco. Indica un’esperienza in movimento, che esplora il nuovo, che si arricchisce di incontri e di situazioni imprevedibili. Parla di un “vivere con”, di un legame che non si spezzerà mai e che la vita permetterà di approfondire. Rassicura perché c’è un maestro che apre la strada, del quale non si smette mai di essere discepoli.

Più approfondisci questo verbo, più capisci cos’è autenticamente la fede del cristiano.

 

Martedì 22 ottobre 2019

S. Giovanni Paolo II, papa

 

13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui.

«Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni»

16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

(Marco 3,14-15)

 

L’apostolo è colui che fa parte della famiglia, degli intimi di Gesù. Non è lui a sceglierlo. Viene scelto. E da quel momento si partecipa a tutto, si condivide tutto. Non è una comunità chiusa, è una comunità “in uscita”, di cui Gesù è come il cuore, che fa fluire attraverso di loro il suo sangue, la sua vita. In questa uscita si sporca, ci si ferisce, si scontra con il male, ma poi ritorna nuovamente a Lui per una purificazione e una nuova partenza.

Compito dell’apostolo è predicare con la vita e con la parola, è scacciare i demoni che tormentano e prostrano la vita dell’uomo, perché possa sperimentare la libertà dei figli di Dio.

 

Mercoledì 23 ottobre 2019

 

7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.

«E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone»

né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

(Marco 6,8)

 

Al discepolo inviato a predicare il Vangelo serve solo un bastone per appoggiarsi lungo il cammino. Tutto il resto gli sarà dato, lo troverà generosamente offerto dalla Provvidenza.

Il bastone ricorda che il cammino è lungo e la stanchezza non viene risparmiata, occorrono sostegni perché da soli non ce la si fa. E’ vero che la solidità del discepolo si radica solo di Gesù e che non bisogna contare su nessun altro, ma è proprio Lui che dona compagni, consolazioni, aiuti impensati perché il Bene lo si raggiunge solo insieme.

 

Giovedì 24 ottobre 2019

 

il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi;

«Non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada»

5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

(Luca 10,4)

 

Il Signore manda i suoi discepoli richiedendo loro una radicalità non comune: forse proprio per questo sono pochi.

Devono affidarsi solo a Lui senza cercare nessun’altra sicurezza.

Devono tagliare con tutto ciò che sia diverso dal mandato ricevuto.

Non sono soli perché al centro della missione c’è la relazione, è una comunità che porta l’annuncio, non il singolo.

E anche come programma c’è il rapporto con gli altri: entrare nelle case portando la pace e vivere momenti di amicizia con chi vi abita.

Non servono grandi discorsi. San Francesco diceva: “Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole”.

 

Venerdì 25 ottobre 2019

Beato Carlo Gnocchi, sacerdote

 

1In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

«C’erano con lui i Dodici e alcune donne»

che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 3Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

(Luca 8,1-2)

 

A differenza degli altri rabbi, Gesù si fa seguire anche da un gruppo di donne.

Gli apostoli, da buoni ebrei, probabilmente non approvavano e non ci hanno riportato dettagliatamente tutti i loro nomi e le loro provenienze come per i discepoli.

Luca ce ne parla, forse perché il suo è un po’ il Vangelo di Maria, solo lei poteva sapere alcuni particolari raccontati dall’evangelista.

Dimenticarsi delle donne secondo papa Francesco è perdere l’immagine della Chiesa che è donna, sposa, madre.

È uno stile. Senza questo stile parleremmo del Popolo di Dio solo come organizzazione, non come famiglia.

 

 

 

Sabato 26 ottobre 2019

 

1Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, 2vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. 4Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5Simone rispose:

«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte

e non abbiamo preso nulla;

ma sulla tua parola getterò le reti»

6Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. 7Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 8Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». 9Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

(Luca 5,5)

 

Se ci ripetessimo questa frase più volte durante la giornata avremmo vinto quell’ansia di cui ormai soffriamo tutti.

È inutile agitarsi, per gli insuccessi e tutti i fallimenti, occorre fidarsi e continuare a gettare le reti. Occorre convincersi che nulla è nelle nostri mani ma tutto nelle Sue.

Questo pensiero dà una grande libertà perché se lascio tutto nelle mani del Signore, non lotterò più per avere il mio piccolo pezzo di potere, sarò pronto a lasciare tutto in qualunque momento per abbracciare la sua volontà .

E proprio nel momento in cui mi sembrerà di perdere tutto, scoprirò di aver guadagnato moltissimo.

 

Domenica 27 ottobre 2019

I DOPO LA DEDICAZIONE

Il mandato missionario

 

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.

«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni,

fino alla fine del mondo»

(Matteo 28,20)

 

Ecco il fondamento della Speranza cristiana : Gesù è con noi.

Non è una presenza vaga, ma quella di tutti i giorni, della quotidianità, di ogni momento della nostra vita.  Sembra impossibile, eppure se impariamo ad osservare, vedremo la Sua presenza.

A volte vediamo delle coincidenze dettate dal caso, ma se affiniamo lo sguardo coglieremo sempre un filo rosso che le unisce tra loro.

E se lasciamo che sia Lui a dipanare la nostra giornata sulla Sua volontà non finiremo mai di stupirci.

A distanza di anni vedremo le tessere di un puzzle che si incastrano perfettamente dove non avremmo mai immaginato.

 

Lunedì 28 ottobre 2019

S. SIMONE E GIUDA, APOSTOLI

 

19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». 22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23Gli rispose Gesù:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola

e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui

e prenderemo dimora presso di lui»

24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

(Giovanni 14,23)

 

Il Signore vive in noi.

A volte lo cerchiamo lontano, quando invece basterebbe raccogliersi e trovarlo nel proprio cuore.

Chi ci incontra deve vedere questa presenza di Dio nei nostri occhi.

Possono anche essere occhi velati di lacrime, ma che comunque fanno trasparire la pace di chi è sicuro di essere amato e di non essere mai solo.

Quando incontriamo qualcuno che ha questo sguardo ce ne accorgiamo subito, perché è Gesù che ci parla attraverso di lui.

 

Martedì 29 ottobre 2019

 

17Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». 20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse:

«Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!»

22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

(Marco 10,21)

 

Questo personaggio aveva chiesto a Gesù come dare senso alla propria vita.

Ci assomiglia.

Perché alla domanda: “Perché vivo?“ nessuno può sfuggire, a qualunque età. Magari la soffochiamo, ubriacandoci di cose da fare, ma l’interrogativo in fondo al cuore resta.

Possiamo essere anche onesti, brave persone come lui, ma mediocri.

Gesù non ama la mediocrità, vuole tutto. E come chi ama non si accontenta delle briciole.

E se non vogliamo andarcene tristi, dobbiamo lasciare tutte le nostre certezze, fidarci solo di Lui, affidarGli la vita pronti a perderla per averla di nuovo come Lui l’ha pensata per noi.

Solo in questo caso vivremo nella gioia.

 

Mercoledì 30 ottobre 2019

 

Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». 10Gli dissero i suoi discepoli:

«Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi»

11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

(Matteo 19,10)

 

Questo versetto sembra essere stato scritto oggi.

Allora, in un’epoca maschilista, era detta dagli uomini. Ora è detta da entrambi.

Perché sposarsi? Perché impegnare il futuro quando tutto è fluido e non siamo certi di nulla? Perché dire un sì che ti impegna per tutta la vita? E’ il buon senso che  parla.

Eppure il sogno di Dio è un altro, dall’inizio ha creato la coppia a sua immagine.

E allora nel momento in cui vogliamo essere nella Sua volontà occorre fare il salto

È un salto nel buio, ma sappiamo che lì c’è Lui pronto ad accoglierci e se ci affideremo saprà anche sostenerci.

 

Giovedì 31 ottobre 2019

 

«Allora Pietro gli rispose: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito;

che cosa dunque ne avremo?”»

28E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

(Matteo 19,27)

 

Pietro ha avuto il coraggio di fare il passo da cui era scappato il giovane ricco, però rimane nella logica umana: io faccio una rinuncia, ma voglio una ricompensa.

Non ha ancora scoperto la gratuità.

E per scoprirla dovrà viverla, perché solo nel momento in cui tutto l’agire diventa sequela di Gesù si può capire che la ricompensa è Lui stesso.

Quando si ama si è disposti a rinunciare a molto per far felice l’amato e non ci si aspetta altro, il suo amore ci basta.

Così è con Dio: esserGli vicino appaga talmente da non voler più richiedere nulla in cambio.

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