Vivi la Parola 2024 04: Aprile

VIVI LA PAROLA!

Aprile 2024

 

Lunedì 1 aprile 2024    II giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis

1Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. 2Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro 3e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. 5Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 6Non è qui,

«”E’ risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno””. Ed esse si ricordarono delle sue parole»

9e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. 10Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. 11Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. 12Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

(Luca 24,6-8)

 

Occorre fare memoria. Per comprendere il senso di ciò che è accaduto le donne devono riportare alla mente le parole profetiche di Gesù. Solo così si può comprendere che la morte di Gesù non è solo un gesto di violenza orribile contro un innocente, ma è il passaggio verso una risurrezione che investe l’umanità e il cosmo intero. Solo così possono cominciare a capire che la storia della salvezza si è compiuta, che Dio ha «spiegato» insuperabilmente «la potenza del suo braccio» (Luca 1,51), che c’è vita eterna per tutti, per cui la morte non fa più paura, che la speranza in Dio è pienamente affidabile, che la nostra gioia può adesso dilatarsi all’infinito.

 

 

Martedì 2 aprile 2024   III giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis

8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande,

«Le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: “Salute a voi!”. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono»

10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». 11Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. 12Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. 14E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

(Matteo 28,8-9)

L’incontro delle donne con il Risorto frena all’improvviso la loro corsa verso casa. Hanno trovato sul loro cammino il tesoro impossibile, quello in cui non speravano assolutamente più e perciò si fermano, piene di stupore e di amore. Da lì non si allontanerebbero più, e in quell’abbraccio dei piedi del Risorto c’è quasi il desiderio di trattenerlo, perché non scappi. Nella fretta delle nostre giornata a volte convulse, un vero incontro con Gesù è più forte di ogni altra cosa, spazzerebbe via ogni impegno se non fosse Gesù stesso a mandarci nuovamente ai fratelli, per incontrarLo ed amarLo in loro.

 

 

Mercoledì 3 aprile 2024   IV giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis

13Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

«Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!»

26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

(Luca 24,25)

 

Lenti di cuore: è difficile tuffarsi nella risurrezione, che trasforma completamente tutto quello che siamo, tutto quello che pensiamo. Sembra troppo bello perché sia vero, ma in realtà la fatica di credere nella risurrezione di Gesù è legata al fatto che ci chiede di perderci in Dio, nella Sua promessa, in questo annuncio che è infinitamente più grande di noi. Con il ragionamento ci si avvicina alla risurrezione, ma il credere in essa ha bisogno, come per i discepoli di Emmaus, di un’esperienza forte che persuade, alla quale fa seguito un gesto di fiducia, di abbandono, un salto nel mistero di Dio, scoprendo che si tratta di un salto nella luce.

 

 

Giovedì 4 aprile 2024   V giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis   Transito di S. Ambrogio

Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?

«Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro»

44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

(Luca 24,39-43)

 

La fede nel Risorto non è una serie di affermazioni, di dogmi, di verità astratte. All’origine c’è un’esperienza: un vedere, un toccare, un gustare, qualcosa di profondamente e pienamente umano che ti sorprende, che all’inizio ti sembra impossibile, ma al tempo stesso ti attira, ti convince, ti conquista. È stato così per gli apostoli, primi testimoni, ma lo è per tutti e sarà sempre così. Certo, si può vivere la fede come una serie di pratiche religiose da adempiere, di comportamenti da rispettare, ma senza l’incontro personale con il Risorto tutto questo diventerebbe solo un obbligo, un peso, una fatica. Mentre con Lui il giogo diventa leggiero.

 

 

Venerdì 5 aprile 2024   VI giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis

 

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.

«Dicevano tra loro: “Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”. Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande»

5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

(Marco 16,3-4)

 

Spalancare il sepolcro è un gesto impossibile per le donne e la pietra della morte è ancora più inamovibile per loro di quanto non lo sia quella già pesantissima che grava sulla tomba di Gesù. Per noi la morte è semplicemente invincibile, è inutile provare a combatterla, si perde di sicuro. La risurrezione quindi è opera solo di Dio, interamente e unicamente Sua, noi non sapremmo neanche da che parte cominciare: possiamo provare a spostarla più in là, ma non di più. Certi macigni li può rimuovere solo Dio. Noi ci appoggiamo all’onnipotenza del Suo amore, per il quale nulla è impossibile.

 

 

Sabato 6 aprile 2024  VII giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis depositis

(ormai tolte le vesti battesimali)

 

1Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. 4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.

«Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!”»

Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. 9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

(Giovanni 21,5-7)

 

Dal nulla al tutto, dalla delusione alla sorpresa più incredibile. È in momenti come questi che anche noi vediamo balenare nella nostra vita la presenza del Risorto. Quando abbiamo perso ogni speranza e all’improvviso si apre una strada che non avevamo previsto. Quando siamo immersi della delusione di una sconfitta e qualcuno ci chiama fuori dal nostro buio liberandoci dall’oppressione. Quando siamo convinti del male di una persona e ci accorgiamo con stupore che è capace di un bene che non ci saremmo mai aspettati. Quando tocchiamo la nostra miseria, ma la misericordia ci visita e riceviamo dei doni splendidi che sappiamo del tutto immeritati…

 

 

Domenica 7 aprile 2024   II DI PASQUA o della Divina Misericordia in Albis depositis (ormai tolte le vesti battesimali)

«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”»

20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

(Giovanni 20,19)

 

È molto incoraggiante che il Risorto faccia irruzione. Attraversa le mura dentro le quali gli apostoli erano asserragliati, spazza via le loro paure, li libera dall’angoscia, consegna loro la sua pace. La Sua presenza trasforma tutto, riporta la gioia che non immaginavano certo di poter sperimentare in quel momento, diventa il centro di ogni loro interesse, il loro “tutto”. Sono momenti d’oro che prima o poi ogni discepolo conosce, che cambiano il nostro modo di vedere le cose, il mondo, la nostra stessa vita. Occorre custodirli bene nella memoria del cuore e vivere donandosi ai fratelli, in modo da poter rimanere in quella gioia che Gesù solo dà.

 

 

Lunedì 8 aprile 2024   ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

«Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”»

29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

(Luca 1,28)

 

L’arrivo dell’angelo è una ventata di gioia che vuole avvolgere Maria. Irrompe con lui la vita, quella vera e piena, la vita di Dio e il clima cambia. Ogni parola dell’angelo infatti in questo racconto dell’Annunciazione ha il sapore della speranza: conforta, conferma, rassicura, scioglie timori ed esitazioni, apre un futuro inaspettato, tutto da realizzare. Così è Dio quando ci parla. Ogni volta che alla fine di un discorso ci sentiamo depressi e mortificati possiamo lecitamente pensare che non è Dio ad averci parlato. Lui, è vero, sa rimproverare, ma ha l’arte di distruggere e costruire al tempo stesso, di farci abbandonare una vita vecchia per abbracciarne subito una nuovissima.

 

 

Martedì 9 aprile 2024

«Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: “Seguimi!”»

44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

(Giovanni 1,43)

 

“Di’ soltanto una parola e io sarò salvato”. Lo ripetiamo ad ogni Messa. Lo possiamo applicare senza fatica all’esperienza di Filippo di quel giorno della sua vocazione: quel semplice ma autorevole «Seguimi» detto da Gesù gli ha trasformato la vita. Il testo del vangelo di Giovanni non ha neppure bisogno di annotare la sua risposta: due versetti dopo Filippo è già missionario sicuro ed entusiasta di Natanaele. Sono parole di una potenza travolgente quelle di Gesù: ogni giorno, ad ogni istante, ricreano, evangelizzano, cambiano il cuore. Abbiamo solo bisogno di non chiuderci, di non indurirci, ma di accoglierle con docilità e lasciarci guidare.

 

 

Mercoledì 10 aprile 2024

1Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. 2Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». 3Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». 4Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5Rispose Gesù:

«In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito»

7Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

(Giovanni 3,5-6)

 

Ci sono mondi diversi, ma non tutti riescono a vederli. La vita di Dio è inafferrabile, ha caratteristiche precise, chiede di rinascere, di abitare il mondo di Dio, che è luce, amore, pace, dono di sé. Chi orienta verso altri valori la propria vita non lo conosce, ne rimane estraneo, anche se fosse coltissimo rimane un analfabeta. Il Regno di Dio è un altro modo di essere, ha un’altra mentalità, diversissima, a volte opposta a quella del mondo, ritiene normali cose che per altri sono incomprensibili. Non è detto che chi entra in questa realtà ne sia per sempre al riparo. Ci vuol poco per uscirne, ma basta ricominciare ad amare per rientrarvi subito.

 

 

Giovedì 11 aprile 2024   S. Stanisalo, vescovo e  martire

«Dovete nascere dall’alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va così è chiunque è nato dallo Spirito».  9Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? 11In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.

«Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo»

14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

(Giovanni 3,12-13)

 

Gesù non perde tempo con Nicodemo, lo fa camminare, correre, lo porta sempre più lontano. Per un uomo ormai anziano come lui e ben consolidato nelle proprie convinzioni c’è da perdere la testa. E di fatto è proprio quello che occorre sempre fare: ascoltare Gesù azzerando ogni altra precomprensione della realtà e lasciarsi istruire e portare da questo vento incontenibile dello Spirito. È la vita e la cultura del Cielo, quella del dare, del dono continuo di sé, vivendo una duttilità ed una plasmabilità continue. A volte non si capisce proprio quello che Dio ha in mente, appare così strano e lontano, ma solo chi consegna e si lascia guidare comprende poco a poco cosa succede e dove va.

 

 

Venerdì 12 aprile 2024

22Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. 23Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. 24Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. 25Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. 26Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». 27Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. 28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”.

«Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire»

(Giovanni 3,29-30)

 

Giovanni Battista è un uomo libero. Quindi sa fare un passo indietro. Sa lasciare spazio a Gesù, senza rammarico, senza sentirsi sminuito. Anzi: con un cuore pieno di gioia. Non cerca la sua realizzazione nell’affermazione di sé, non perde la sua autostima ora che poco a poco vede diminuire la sua notorietà. Lui sa bene chi è, quale missione ha ricevuto e in essa ha trovato la sua identità. Ci mostra così che anche quando era al centro dell’attenzione di tutti, la fama gli rimbalzava addosso, perché il suo cuore rimaneva divorato da una struggente attesa che non si è mai spenta, che si è placata solo con l’arrivo di Gesù.

 

Sabato 13  aprile 2024

«Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti»

32Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. 33Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. 34Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. 35Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. 36Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

(Giovanni 3,31)

 

Il discepolo che è rinato dall’alto è un uomo nuovo. Non può più lasciarsi appiattire da discorsi e da pensieri unicamente terreni, occupàti di problemi da risolvere e di cose da possedere. Ogni volta che si ritrova impantanato in quella mentalità non capisce più chi è, non si sente a casa, si ritrova disorientato. Certo, la vita del Cielo va alimentata di continuo, perché tutto attorno dice altro e non c’è da scandalizzarci che ciò succeda anche in culture evangelizzate da due millenni. Il discepolo di Gesù, come il suo maestro, non appartiene alla terra ed è normale quindi che non venga capito, che sia deriso e guardato con compatimento. Ma la luce del suo amore rimane, illumina, non si spegne mai.

 

 

Domenica 14 aprile 2024   III DI PASQUA

1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?

«Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi»

4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».  8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.

(Giovanni 14,3)

 

Gesù rassicura il discepolo: la promessa di vivere per sempre con Lui non riguarda solo la vita di quaggiù. C’è anche un dopo in cui Lui ci terrà per sempre accanto a Sé. E’ ovviamente una comunione che non ha coordinate di spazio e di tempo, ma è un’unità di amore che nulla potrà mai più sciogliere. È l’unico tesoro di cui c’è davvero bisogno: senza Gesù tutto si svuoterebbe immediatamente, si precipiterebbe in un non senso sconfinato. Per questo tutto ciò che ci lega a Lui nella vita di ogni giorno è per noi l’alimento vero, nutriente, desiderato. Ed è lì che nasce il bisogno della preghiera incessante.

 

 

Lunedì 15 aprile 2024

19Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. 20Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. 21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, 23perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

«In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita»

25In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. 26Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, 27e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. 28Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

(Giovanni 5,24)

 

Scrive un mio amico prete: “Intere generazioni di adolescenti dormono di giorno e vivono di notte. Vestono tutti di nero, privi di colore e ti guardano con occhi bui”. Eppure basterebbe ascoltare la Parola e viverla e subito passerebbero dalla morte alla vita. C’è infatti possibilità di risurrezione per tutti, non c’è morte che abbia una parola definitiva: Dio è sempre più grande. La vita eterna che promette non è solo futura: inizia qui e ora, quando la Parola trova una fessura nei muri di gomma e accende l’amore, il dono di sé, la relazione generosa e autentica. Lo Spirito santo infatti ci precede, è in ogni cuore e attende solo di portare luce e vita.

 

 

Martedì 16 aprile 2024

31Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. 32C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. 33Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. 35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. 36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, 38e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere vita. 41Io non ricevo gloria dagli uomini. 42Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. 43Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste.

«E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?»

45Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. 46Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. 47Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

(Giovanni 5,44)

 

Evidentemente non siamo solo noi la società dei “like”, che insegue la notorietà, che costruisce la propria autostima solo sull’opinione altrui. Era così anche ai tempi di Gesù, è un timore insito nell’uomo quello di non essere riconosciuti, apprezzati, stimati. Però Gesù afferma che questa paura è un ostacolo per la fede. Infatti ci impedisce di orientare l’attenzione sullo sguardo che Dio ha perennemente su di noi, ci fa dimenticare che abbiamo un Padre, ci fa vivere da persone sole. E così quella solitudine con Dio che la preghiera ci chiede e che il mondo spesso non comprende è in realtà il grande antidoto alla terribile solitudine esistenziale.

 

 

Mercoledì 17 aprile 2024

1Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

«Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”»

13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

(Giovanni 6,11-12)

 

Sappiamo che questo segno nel Vangelo di Giovanni è collegato all’Eucaristia, il cui racconto di istituzione viene omesso. Questa cura di Gesù per «i pezzi avanzati» è così diventata, già nelle prime comunità cristiane, il simbolo della custodia dell’Eucaristia per i malati e i carcerati. Ma questa attenzione di Gesù di fronte all’abbondanza esorbitante dei pani e dei pesci moltiplicati ci richiama anche ad un altro pericolo dal quale metterci in guardia. Infatti quando si vive nel superfluo e l’essenziale non manca mai si tende a sciupare, a non accorgersi dei doni che si ricevono, dandoli per scontati, perdendo lo stupore.

 

 

Giovedì 18 aprile 2024   S. Galdino, vescovo

16Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare, 17salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti;

«Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Sono io, non abbiate paura!”. Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti»

(Giovanni 6,18-21)

 

Nella nostra vita spesso le acque sono “agitate”, ci sembra che il Signore sia lontano e non ci accorgiamo invece di quanto ci sia vicino. Usiamo tutte le forze che abbiamo per stare a galla, ma capiamo che da soli non ce la possiamo fare. Ecco arrivato il momento di affidarsi e lasciar salire Lui sulla nostra barca. Non sappiamo dove ci porterà, ma sicuramente dove Lui ci vuole.

 

 

Venerdì 19 aprile 2024

22Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. 23Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.

«Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù»

25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 26Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

(Giovanni 6,24)

 

La folla che cerca Gesù è mossa da un desiderio molto essenziale, quello del cibo che il giorno prima Gesù aveva donato gratuitamente in abbondanza. Una ricerca strumentale, quindi, interessata. Ma è comunque un punto di partenza, un primo segno di essere pronti a mettersi in cammino. Gesù cercherà di partire da questo piccolo spunto per aiutare a fare altri passi, verso la pienezza della rivelazione di sé come cibo che sazia per la vita eterna. Non importa a quale punto siamo arrivati, conta che sia viva questa ricerca, questa curiosità, questo desiderio di Gesù e che si sia pronti a fare un passo in avanti.

 

 

Sabato 20 aprile 2024

«Allora gli dissero: “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”»

32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

(Giovanni 6,30-31)

 

Gesù ha appena sfamato cinquemila persone e la gente chiede ancora un segno! Anche noi spesso cerchiamo dei segni eclatanti, vorremmo miracoli per credere. Eppure se guardiamo alla nostra vita di miracoli ne abbiamo visti ogni giorno. Pensiamo siano coincidenze e non vediamo il filo rosso che le unisce. Occorrono occhi per vedere e orecchie per ascoltare.

 

 

Domenica 21 aprile 2024   IV DI PASQUA

«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano»

29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».

(Giovanni 10,27-28)

 

A volte siamo presi da timore che le nostre colpe ci allontanino da Dio definitivamente, oppure che il futuro ci riservi difficoltà insormontabili, oppure che Dio si dimentichi di noi. In questi e in casi simili, queste parole di Gesù andrebbero ripetute dentro il nostro cuore con calma, come fa una mamma che abbraccia il bambino piccolo che ha avuto degli incubi notturni e che non smette di coccolarlo e rassicurarlo finché non trova pace e si addormenta. Le promesse di Dio infatti sono più solide ed eterne della roccia e nessuno può rapirci dal Suo amore.

 

 

Lunedì 22 aprile 2024

44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

«Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»

(Giovanni 6,48-51)

 

Noi tutti siamo affamati, spesso non di cibo, ma di sicurezza, di relazioni, di amore. Cerchiamo di saziarci come possiamo di ciò che troviamo, spesso però passato un primo momento restiamo delusi, sentiamo che ci manca qualcosa. Dio è quel qualcosa che ci manca e Gesù è il solo che ci può finalmente saziare. In quel pezzetto di Pane consacrato c’è tutto il Suo amore, solo in Lui troveremo la pace. Sembrerebbe semplice invece siamo sempre in ricerca di non si sa che cosa. Occorre fermarsi e lasciarsi riempire da Lui.

 

 

Martedì 23 aprile 2024

60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». 66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

«Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”»

(Giovanni 6,68-69)

 

Quando si vive alla presenza costante del Signore tutta la vita prende significato, anche la quotidianità a volte ripetitiva. Da quel momento è impossibile pensare di poter vivere senza di Lui. E’ come se all’improvviso decidessimo di vivere senza l’aria, basterebbe poco tempo per soffocare. Ecco la conclusione a cui arriviamo anche noi con Pietro.

 

 

Mercoledì 24 aprile 2024

Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». 41Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? 42Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». 43E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. 44Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.

«Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: “Perché non lo avete condotto qui?”. Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato così!”»

47Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». 53E ciascuno tornò a casa sua.

(Giovanni 7,45-46)

 

Mentre la gente discute se Gesù sia il Cristo o no, mentre i capi dei sacerdoti e i farisei cercano tutti i modi per catturarlo ed eliminarlo come si fa con un individuo molto pericoloso, le guardie inviate per arrestarlo lo lasciano fare. Non avevano certo la fama di essere persone devote o miti. Ma Lo hanno semplicemente ascoltato. Ed è bastato. Anche noi facciamo spesso l’esperienza che la Parola tocca il cuore, gli fa bene, lo illumina, lo orienta, sa far emergere tutti i desideri più belli che abbiamo dentro. Basta solo ascoltare.

 

 

Giovedì 25 aprile 2024   S. MARCO, EVANGELISTA

1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!

«Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi»

7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.

(Luca 10,3-6)

 

Gesù invia ogni discepolo del Vangelo e le occasioni per vivere questa missione sono molte. Per esempio è ciò che avviene ogni anno, per preti e laici, durante le benedizioni delle famiglie. Vi sono case in cui ci si sente aspettati ed accolti, altre in cui regna un po’ di indifferenza anche se in fondo è una tradizione che non si vuole perdere, in altre è chiarissimo il rifiuto. E il Signore ci chiede proprio questo, di portare la Sua pace a chi vorrà accoglierla. A volte basta poco, un sorriso, una parola buona, altre volte un dignitoso silenzio.

 

 

Venerdì 26 aprile 2024

25Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».

«Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora»

31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».

(Giovanni 7,30)

 

C’è “un’ora” che attende Gesù. E’ il momento della sua glorificazione, del suo morire per amore. Non è Lui a stabilire quando deve essere, avviene al momento in cui deve accadere. Ciascuno di noi ha la sua ora e nessuno la può preventivare od organizzare. Quello che impariamo guardando Gesù è che in quell’ora c’è una grazia speciale che ci accompagna, che ci sostiene e che ci rende possibili gesti e parole che in altri momenti sarebbero impossibili. Occorre prepararsi sapendo che verrà, ma non temerla, perché ci sarà possibile viverla e attraversarla con una forza e una luce che adesso non potremmo assolutamente immaginare.

 

 

Sabato 27 aprile 2024   Beate Caterina e Giuliana del S. Monte di Varese, vergini

32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo.

«Gesù disse: “Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire”»

35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?».

(Giovanni 7,33-34)

 

Il tempo terreno di Gesù sta per finire, però non parla della morte ma del Suo ritorno al Padre, dove gli altri non possono andare. Più avanti dirà ai discepoli: «Io vado a prepararvi un posto» (cfr. Giovanni 14,2). Perciò questa è la certezza che abbiamo, c’è un posto pronto per noi vicino a Lui, questo solo ci basta e ci dà serenità.

 

 

Domenica 28 aprile 2024   V DI PASQUA

«Gesù alzàti gli occhi al cielo, disse: “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te”»

2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. 5E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. 6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.  9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.

(Giovanni 17,1)

 

L’ora che Gesù attende e che finalmente arriva è quella della gloria. Una gloria che il Figlio rende al Padre mostrando al mondo definitivamente il Suo volto infinitamente misericordioso verso tutti. E, prima ancora, una gloria che il Padre rende al Figlio, ammirato e commosso nel vederlo così abbandonato alla Sua volontà e così capace di una fede nel Suo amore più forte di ogni violenza, di ogni rifiuto, di ogni buio. Questa è la croce di Gesù: una finestra spalancata sull’Amore infinito che è il Padre, pronto a qualunque cosa per il bene dell’umanità che ama sconfinatamente.

 

 

Lunedì 29 aprile 2024   S. CATERINA DA SIENA, VERGINE E DOTTORE DELLA CHIESA, PATRONA D’ITALIA E D’EUROPA

«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge»

3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

(Matteo 25,1-2)

 

Queste vergini nella tradizione orientale avevano un ruolo speciale di vicinanza e di festa per questo matrimonio: lo sposo e i suoi amici accompagnavano la sposa dalla sua casa a quella dello sposo. Lungo la strada c’erano le amiche della sposa che li attendevano per unirsi al gruppo. Arrivati a casa dello sposo, tutti entravano per partecipare alla festa nuziale. Quindi queste ragazze erano le migliori amiche, scelte e privilegiate. Farsi trovare così impreparate era davvero un controsenso, una superficialità che denotava disinteresse, quasi un affronto verso la festa e verso gli sposi. La nostra impreparazione all’incontro con Gesù sarebbe perciò segno di poco amore: un atteggiamento incomprensibile per un discepolo.

 

 

Martedì 30 aprile 2024

«Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?”»

33Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, 36a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? 37Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». 39Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. 40Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. 41Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». 42E in quel luogo molti credettero in lui.

(Giovanni 10,31-32)

 

I Giudei non accolgono Gesù per troppa rigidità e resistenza ad ogni cambiamento. Il Signore ci chiede di essere docili, duttili e mai rigidi. Se si vuole stare con Lui occorre essere pronti ogni giorno a rivedere le proprie idee, occorre essere disposti a non arroccarsi mai. Solo attraverso questa libertà del cuore è possibile scoprire via via la strada da percorrere, altrimenti ci troveremo ingessati nelle nostre certezze non fondate su di Lui.

 

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