Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
2016.12.01
Giovedì 1 dicembre 2016 Beato Charles de Foucauld
I farisei e i sadducei si avvicinarono per mettere alla prova il Signore Gesù e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò. Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? Come mai non capite che non vi parlavo di pane? «Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei» Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei. (Matteo 16,11)
C’è un insegnamento che gonfia, che riempie di idee, di dottrine, ma che rimane chiuso a Dio, alla Sua volontà e alle Sue sorprese. Farisei e sadducei avevano uno straordinario bagaglio di affermazioni, regole e precetti per cui ormai Dio non aveva più segreti: doveva solo corrispondere a quello che loro già sapevano, entrare nel loro schema. Cercavano di oscurare la luce di Gesù, perché rimetteva in discussione il loro impianto religioso. Ma da quell’impianto religioso Gesù raccomanda di guardarci bene. La Luce di Dio invece è chiara, evidente a chi è piccolo, illumina l’uomo dentro, lo persuade con la Sua verità; è nuova, diversa, ci chiede di rinnovarci, apre vie sconosciute, è un amore che rimette in discussione le nostre certezze. Solo lì troviamo quella gioia.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.02
Venerdì 2 dicembre 2016
I discepoli domandarono al Signore Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico:
«Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto»
anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
(Matteo 17,12)
Dovremmo chiedere al Signore tutti i giorni, quando ci svegliamo, che ci apra gli occhi.
Lui infatti passa e noi corriamo il rischio di non accorgercene, di credere che sia un altro, che dobbiamo cercarlo altrove.
Nei secoli è sempre successo e sempre succederà: ci si è accorti che uno era un uomo di Dio solo a cose fatte, magari addirittura dopo che lo si era aspramente combattuto.
Che l’amore ci liberi ogni giorno dai pregiudizi, che lo Spirito santo ci aiuti a vedere al di là dei nostri schemi e delle nostre simpatie, ci dia la gioia di riconoscere Dio anche quando si presenta in modo diverso da come lo vorremmo o da come ce lo aspetteremmo.
Buona giornata!
don Carlo
2016.12.03
Sabato 3 dicembre 2016 S. Francesco Saverio, sacerdote
Pietro si avvicinò al Signore Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma finon a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.
«Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito»
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». (Matteo 18,27)
La misericordia va sempre messa al centro, come la frase che oggi commento è al cuore di questa parabola. Dobbiamo spalancare gli occhi per fissarla bene questa misericordia, rimanerne abbagliati, bruciati, come quando si è guardato il sole, perché poi tutto sia visto attraverso di essa. Non c’è ragione per questa misericordia, non c’è logica che motivi il comportamento di questo padrone. Non c’è interesse, visto che poi il servo non capirà e si comporterà come se non fosse stato graziato. Ma Dio è fatto così: non sa non perdonare.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.04
Domenica 4 dicembre 2016 IV di Avvento L’ingresso del Messia
Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: «Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina» e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! / Benedetto colui che viene nel nome del Signore! / Osanna nel più alto dei cieli!». (Matteo 21,5)
È davvero impensabile un re così. Rinunciare ad imporsi con la forza del proprio ruolo, presentarsi davanti a tutti in toni dimessi, in modo umile e mite sembra inopportuno per un re, che agli occhi di molti, ancora oggi, deve galvanizzare il popolo con la potenza del suo prestigio.
Che addirittura Dio sia così ci sorprende: non dovrebbe dimostrare in modo inequivocabile di essere superiore a tutti? Gesù sarà pietra di inciampo in ogni tempo per coloro che si arrampicano verso il potere per dominare. Dio non può essere il Dio solo di alcuni. Solo se chi è in alto scende al livello degli umili per servire c’è speranza per tutti.
Buona domenica! don Carlo
2016.12.05
Lunedì 5 dicembre 2016
Un tale si avvicinò e disse al Signore Gesù: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto» va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze. (Matteo 19,21)
Gesù indica un modello nuovo di perfezione. Essa non consiste nel non sbagliare mai, nel non avere difetti, nell’essere brave persone, ma nel giocare la propria vita, l’unica che abbiamo, per Dio. La storia della Chiesa, specie nel nostro magnifico tempo, ha mostrato che questo non è condizione riservata alla scelta di chi si consacra a Dio. Si vive per Dio quando il nostro tesoro è Lui e non si è attaccati a nulla più che a Lui. Nessuno è infallibile in questa strada, ma da ogni caduta è sempre possibile rialzarsi e non smettere mai di puntare a quell’obiettivo.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.06
Martedì 6 dicembre 2016
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse:
«Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile» Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». (Matteo 19,26)
Occorre arrivare lì, allo stato d’animo dei discepoli, che vedono davanti a loro un muro invalicabile. Toccare con mano ed essere ben consapevoli che con le nostre forze non ce la facciamo. Ricominciare sempre a seguire Gesù, lasciandoci guarire dalla sua misericordia e camminare per la strada che ci indica. Occorre soprattutto che poco a poco lo lasciamo fare, vivere in noi, che impariamo ad essere docili, ad amare senza sosta. Dio è semplice, non si appassiona di cose astruse, ci chiede soltanto quel passo che possiamo fare adesso, il nostro 1%. Il 99% lo fa Lui.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.07
Mercoledì 7 dicembre 2016
Ordinazione di sant’Ambrogio
vescovo e dottore della Chiesa,
patrono della Santa Chiesa Ambrosiana e della Città di Milano
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.
«E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare»
Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore»
(Giovanni 10,16)
Gesù è venuto per tutti, non è una nostra proprietà riservata. Ci ama da morire, ma non per questo chiude gli orizzonti. Anzi, li spalanca all’infinito, perché Dio è Padre di tutti.
Occorre che impariamo davvero a dilatare il cuore sulla misura di quello di Gesù, fino ad abbracciare tutti.
Non è cosa da poco, ma è la più importante.
Solo persone così cambiano il mondo. Ed è bello sapere che, a dispetto dei giornali, sono molte di più di quello che immaginiamo, sono dappertutto e Gesù, che vive in loro, ogni giorno, ad ogni istante sorregge, consola e infonde nuova vita e speranza all’umanità.
Buona giornata!
don Carlo
2016.12.08
Giovedì 8 dicembre 2016 IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
«L’angelo Gabriele fu mandato da Dio» in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». (Luca 1,26)
Che bello fermarsi a guardare l’istante in cui il Padre irrompe in modo sbalorditivo nella storia dell’uomo mandando Suo Figlio! Che bello vedere il luogo da Lui scelto per manifestarsi definitivamente: un paesello un po’ oscuro della Galilea, dove nessuno guarda! Che bello aver preparato una fanciulla ebrea nel cui cuore c’è spazio solo per l’amore, che con un sì accoglie Dio tra noi, dandoGli forma umana, perché sia un uomo in carne e ossa come noi! È proprio una bella festa! Che Maria ci porti un po’ nel suo Cielo, lei che ci ama come madre ad uno ad uno.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.08
Giovedì 8 dicembre 2016
IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
«L’angelo Gabriele fu mandato da Dio»
in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
(Luca 1,26)
Che bello fermarsi a guardare l’istante in cui il Padre irrompe in modo sbalorditivo nella storia dell’uomo mandando Suo Figlio!
Che bello vedere il luogo da Lui scelto per manifestarsi definitivamente: un paesello un po’ oscuro della Galilea, dove nessuno guarda!
Che bello aver preparato una fanciulla ebrea nel cui cuore c’è spazio solo per l’amore, che con un sì accoglie Dio tra noi, dandoGli forma umana, perché sia un uomo in carne e ossa come noi!
È proprio una bella festa!
Che Maria ci porti un po’ nel suo Cielo, lei che ci ama come madre ad uno ad uno.
Buona giornata!
don Carlo
2016.12.09
Venerdì 9 dicembre 2016
Il Signore Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose». (Matteo 21,23)
Spaventa sempre un po’ il fatto che le persone più autorevoli e più ricche di esperienza siano chiuse di fronte alla verità, le facciano guerra per difendere il proprio prestigio, i propri interessi. C’è un modo che ben conoscono per eliminare i nemici: tendere trappole per farli cadere. Poco importa quali sono i mezzi, importa il fine. Gesù invece non vuole eliminare i suoi nemici. Li ama e darà la vita per loro. E con le sue brillanti risposte ha in cuore la speranza di aiutarli ad aprire gli occhi. Buona giornata! don Carlo
2016.12.10
Sabato 10 dicembre 2016
Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. «Ma poi si pentì e vi andò» Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». (Matteo 21,)
Non sappiamo ciò che avviene nel cuore delle persone. Le apparenze e anche le parole a volte sembrano affermare qualcosa con forza, ma ciò che si muove dentro è tutt’altro. E poi non sappiamo mai quale sia l’esito di alcuni inviti fatti, di alcune frasi dette, di alcuni gesti compiuti: si direbbe che siano caduti nel vuoto e invece sono capaci di trasformare la vita di una persona. Dio si serve di tutto, anche di noi, per arrivare al cuore dei suoi figli. E ci arriva per davvero, per cui non dobbiamo mai disperare.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.11
Domenica 11 dicembre 2016 V di Avvento Il Precursore
Venne un uomo mandato da Dio: / il suo nome era Giovanni. / Egli venne come testimone / per dare testimonianza alla luce, / perché tutti credessero per mezzo di lui. / Non era lui la luce, / ma doveva dare testimonianza alla luce. / Giovanni proclama: / «Era di lui che io dissi: /
«Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me» Dalla sua pienezza / noi tutti abbiamo ricevuto: / grazia su grazia. / Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, / la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. / Dio, nessuno lo ha mai visto: / il Figlio unigenito, che è Dio / ed è nel seno del Padre, / è lui che lo ha rivelato. (Giovanni 1,15)
E’ dopo, è prima, è avanti: Gesù è tutto per noi. Avvolge ogni nostra dimensione, ogni frammento della nostra storia. Il nostro passato è tutto guarito dalla sua misericordia, il futuro è pieno della sua grazia, ogni distanza è colmata dalla sua presenza, dal suo amore che ci raggiunge dappertutto. Per questo è la nostra sicurezza, la certezza che non inganna, che non cambia idea, è fedele per sempre a ciò che dice e a ciò che costruisce con noi.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.12
Lunedì 12 dicembre 2016
Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. «Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”» Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: / “La pietra che i costruttori hanno scartato / è diventata la pietra d’angolo; / questo è stato fatto dal Signore / ed è una meraviglia ai nostri occhi”? / Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta. (Matteo 21,37)
È un po’ rischiosa la decisione di questo padrone della vigna: ci si può fidare di questi vignaioli, visti i loro trascorsi? È il caso di mettere a repentaglio la vita del figlio? Ma Dio non ha paura dei rischi cui va incontro, sa bene che non c’è da aspettarsi molto dall’umanità, ma dona tutto, si gioca tutto, è pronto a tutto. L’amore non si lascia frenare dai pericoli e Dio viene nel mondo proprio per mostrare che l’amore è più forte di tutto ed è l’unica medicina che guarisce e fa crescere l’umanità.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.13
Martedì 13 dicembre 2016
I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque dal Signore Gesù i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro:
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare
e a Dio quello che è di Dio»
A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.
(Matteo 22,)
Se siamo veramente capaci di dare a Dio ciò che gli appartiene, non ci sarà difficile dare a Cesare quel che è di Cesare.
Se infatti Dio è il primo, il tesoro, il senso, lo scopo, non saremo attaccati al denaro al punto di negarlo a colui al quale spetta.
La forza del Vangelo è talmente grande da non lasciarsi condizionare da ciò che avviene attorno: nemmeno le persecuzioni possono spegnere l’annuncio e anche nelle situazioni più difficili e drammatiche Dio sa far sorgere prodigi di grazia, carismi che portano luce nuova a tutta l’umanità.
Buona giornata!
don Carlo
2016.12.14
Mercoledì 14 dicembre 2016 S. Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa
In quello stesso giorno vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogarono: «Maestro, Mosè disse: “Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la moglie e darà una discendenza al proprio fratello”. Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì la donna. Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta in moglie». E Gesù rispose loro: «Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio» Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!». La folla, udendo ciò, era stupita dal suo insegnamento. (Matteo 22,29)
Il pericolo corso dai sadducei è comune a molti, anche a chi approfondisce le Scritture studiandole, riflettendo, ascoltando tanti commentatori. Si corre infatti il rischio di ridurre Dio alla comprensione che ne abbiamo noi, di ridimensionare perciò anche frasi ed episodi sorprendenti e inspiegabili che la Bibbia narra, per renderli più umanamente verosimili e accettabili. Allora non rimane più spazio per le sorprese di Dio e Dio stesso diventa soltanto una caricatura dai contorni umani. Deus semper maior: Dio deborda, straripa sempre infinitamente oltre i nostri pensieri. Sappiamo che a Lui nulla è impossibile, ma spesso rimaniamo meravigliati perché non immaginavamo di cosa fosse capace.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.15
Giovedì 15 dicembre 2016
Il Signore Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». (Matteo 23,4)
Il rischio di cui parla Gesù riguarda ogni persona che ha ruolo di responsabilità verso altri. È molto facile infatti idealizzare le situazioni degli altri, pensare che sia sufficiente un po’ di sforzo per realizzare quello che abbiamo in mente, essere esigenti con i compiti che gli altri hanno. Mentre a ben guardare, non è raro che noi, al riparo di occhi indiscreti, ci prendiamo spazi più rilassati e comodi, trovando sempre tante buone scuse. Ancora una volta ciò che salva è la condivisione concreta, il fare esperienza diretta della fatica di quelli che ci sono in qualche modo sottoposti. Allora sì che si capiscono tante cose, tanti dogmatismi vengono meno, cresce la comprensione e fioriscono la comunione vera e la gioia. Buona giornata! don Carlo
2016.12.18
Domenica 18 dicembre 2016 Domenica dell’Incarnazione o della Divina Maternità della Beata Vergine Maria
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
«Sarà grande» e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». (Luca 1,32)
Le promesse dell’angelo pronunciate quel giorno avranno accompagnato tutta la vita di Maria. Anche per questo la sua fede è ammirevole, perché era possibile vedere la realizzazione di quelle promesse solo con lo sguardo della fede. Quella di Gesù infatti non è la grandezza che il mondo insegue e che facilmente ci seduce. Non era quella di chi miete un successo dopo l’altro, né quella di chi conquista ruoli di potere nella società. È invece la grandezza fino ad allora sconosciuta di Dio, dell’amore che si spende e non pretende, che si dona e non si tira indietro, che riempie di Sé il nostro futuro anche dopo la morte.
Buona domenica! don Carlo
2016.12.19
Lunedì 19 dicembre 2016
II feriale prenatalizia dell’Accolto
L’angelo disse a Zaccaria: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco,
«Tu sarai muto»
e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».
(Luca 1,20)
Il silenzio è necessario per entrare nei disegni di Dio. Occorre infatti imparare a stare in ascolto di Dio, se vogliamo andare al di là delle semplici apparenze o dei pensieri solo umani. E questo ci chiede di far tacere le nostre idee e la nostra fantasia, per nutrirci della cultura, della mentalità di Dio che è l’amore, la misericordia.
Zaccaria imparerà un’umiltà più profonda, il suo silenzio forzato si dimostrerà infatti molto fruttuoso. Sarà per lui un tempo di conversione alle sorprese di Dio, di docilità al Suo progetto, di preparazione ad accompagnare la crescita di suo figlio Giovanni, che avrà un ruolo molto importante per la venuta del Regno di Dio.
Buona giornata!
don Carlo
2016.12.22
Giovedì 22 dicembre 2016 V feria prenatalizia dell’”Accolto”
Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: / «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, / perché ha visitato e redento il suo popolo,
«E ha suscitato per noi un Salvatore potente» nella casa di Davide, suo servo, / come aveva detto / per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: / salvezza dai nostri nemici, / e dalle mani di quanti ci odiano. / Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri / e si è ricordato della sua santa alleanza, / del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, / di concederci, liberati dalle mani dei nemici, / di servirlo senza timore, in santità e giustizia / al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. / E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo / perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, / per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza / nella remissione dei suoi peccati. / Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, / ci visiterà un sole che sorge dall’alto, / per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre / e nell’ombra di morte, / e dirigere i nostri passi / sulla via della pace». / Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele. (Luca 1,69)
Non è raro trovarci in situazioni difficili, che ci preoccupano, nelle quali temiamo di non farcela. Capita anche che, quando affidiamo a Dio queste situazioni, i grovigli si sciolgano, qualcuno intervenga a modificare le cose, ci ritroviamo liberati. Tutto ciò deriva dalla salvezza primordiale, quella che Dio ha realizzato facendosi uomo in Gesù, morendo e risorgendo “per noi uomini e per la nostra salvezza”. Anche per questo il Natale che stiamo per celebrare è una festa davvero meravigliosa.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.23
Venerdì 23 dicembre 2016 VI feria prenatalizia dell’”Accolto”
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. «Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta» (Luca 2,5)
Essere custoditi dall’amore di Dio non significa essere al riparo dalle difficoltà, dagli imprevisti, dalle ingiustizie della vita, ma saperli affrontare con fiducia, sapendo che tutto è Amore. Una scuola ardua per Maria e Giuseppe, viste le scomodità e le indifferenze che dovranno affrontare, ma preziosa. Il Natale povero di Gesù sarà infatti una Buona Notizia luminosa e davvero inattesa per le generazioni di tutti i secoli, a testimonianza di come Dio entrando nella storia umana si mette volentieri all’ultimo posto, per essere proprio accessibile a tutti, poveri e ricchi di ogni tempo.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.25
Domenica 25 dicembre 2016 NATALE DEL SIGNORE
«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» Era nel mondo / e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; / eppure il mondo non lo ha riconosciuto. / Venne fra i suoi, / e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio: / a quelli che credono nel suo nome, / i quali, non da sangue / né da volere di carne / né da volere di uomo, / ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi; / e noi abbiamo contemplato la sua gloria, / gloria come del Figlio unigenito / che viene dal Padre, / pieno di grazia e di verità. (Giovanni 1,9)
Del Natale ne abbiamo bisogno tutti. Altrimenti rimaniamo al buio. La luce ci è necessaria come l’aria che respiriamo, non possiamo vivere senza sapere chi siamo, di chi siamo. Gesù nascendo ci offre di diventare figli di Dio, come Lui lo è del Padre. Lui può far scorrere in noi e in mezzo a noi la vita di Dio, perché ci sia davvero la Sua pace e la Sua gioia nei nostri cuori. E di questo ne ha bisogno tutto il mondo.
Buon Natale! don Carlo
2016.12.26
Lunedì 26 dicembre 2016 SANTO STEFANO PRIMO MARTIRE
Il Signore Gesù disse: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo;
«Poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia» Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato». (Giovanni 15,19)
Il cristiano è per antonomasia una persona che va controcorrente. Non per il gusto di essere eccentrico, od originale a tutti i costi, ma semplicemente perché la testimonianza dell’amore non è sempre capita e nella storia umana trova sempre ostacoli di ogni genere. È capitato a Gesù non può non capitare a noi. È anzi proprio una cartina al tornasole per verificare se siamo in linea con il Vangelo o no. Ricevere solo lodi e mai obiezioni sarebbe inquietante. Certo, occorrerà verificare sempre se queste obiezioni sono per la fedeltà al Vangelo, e in tal caso rimanere nella pace, in quella beatitudine che Gesù ha promesso a chi patisce persecuzione per Lui.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.28
Mercoledì 28 dicembre 2016 SANTI MARTIRI INNOCENTI
Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «Un grido è stato udito in Rama, «Un pianto e un lamento grande» Rachele piange i suoi figli / e non vuole essere consolata, / perché non sono più». (Matteo 2,18)
La follia e la furia omicida si scatenano contro Gesù. Per questa volta lui non verrà colpito, accadrà dopo. Con questo Dio mostra di non voler scansare le più torbide e angosciose vicende umane, ma di lasciarsene sfiorare e colpire, portandone tutto il peso. Dio conosce di persona il dolore dell’uomo, per questo sa consolare chi piange e chi è straziato di lamenti. Anche a noi suoi discepoli è chiesto di far tesoro della sofferenza che sperimentiamo per esser capaci di condividere fino in fondo, di consolare anche con la sola presenza il dolore di chi piange accanto a noi. Solo l’amore consola.
Buona giornata! don Carlo
2016.12.30
Venerdì’ 30 dicembre 2016
Una donna dalla folla alzò la voce e disse al Signore Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse:
«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!»
(Luca 11,28)
C’è una vita beata a portata di mano. Quella di chi ascolta e mette in pratica la parola.
Per Gesù è tutto lì.
Perché le Sue parole non sono solo indicazioni sapienti o rivelazioni impensate.
Sono Lui stesso. Lui è il Verbo, la Parola di Dio che si è fata carne.
Se questa parola si fa carne in noi, in noi scorre la vita di Dio, siamo altri Gesù.
E la beatitudine che Gesù ci promette è semplicemente la Sua, quella del Figlio che vive in eterna e profonda unità d’amore con il Padre nello Spirito.
Buona giornata!
don Carlo
