Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
VIVI LA PAROLA !
Agosto 2025
Venerdì 1 agosto 2025 S. Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa
Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
«Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi”»
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non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
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In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.
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Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
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Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa.
(Luca 10,2-3)
Sono pochi, troppo pochi, rispetto ad un mondo intero da evangelizzare. Eppure Gesù non rivede nulla dello stile del discepolo inviato in missione. Non ci sono accomodamenti, concessioni al buon senso: si va come agnelli in mezzo a lupi. Il rischio è alto e occorrerà quindi non essere ingenui, non tralasciare di essere prudenti come i serpenti per poter essere anche semplici come le colombe. Un progetto simile sembrerebbe destinato al fallimento. Eppure da oltre duemila anni continua a svilupparsi, a raccontare con la vita lo stile di Dio, che vuol far dilagare dappertutto la civiltà dell’amore.
Sabato 2 agosto 2025 S. Eusebio di Vercelli, vescovo
«Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore»
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Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
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Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe,
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gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
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Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso.
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Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso.
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Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore.
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Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni.
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Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita,
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perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre
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e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio.
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Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
(Luca 1,5-6)
Si direbbe che Zaccaria ed Elisabetta abbiano tutti i titoli per essere scelti da Dio per un grande compito: origini prestigiose, ruoli importanti, vita esemplare. Eppure Zaccaria sembra impreparato. Non so se sia colpa sua. Il fatto è che Dio è troppo per lui. E del resto Dio è sempre troppo per tutti. La sua irruzione disorienta. Quelli che lo accolgono senza batter ciglio sono quelli che non lo conoscono nemmeno un po’ e che poi non lo seguono, perché non riescono neppure ad intuire cosa sia realmente successo. Non pretendiamo di accogliere Dio rimanendo all’altezza della situazione. Se ci sbalestra vuol dire che almeno un pochino lo conosciamo.
Domenica 3 agosto 2025 VIII DOPO PENTECOSTE
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Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi.
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Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno.
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Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
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Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?
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Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro.
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Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?».
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Gli risposero: «Di Cesare».
«Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono»
(Matteo 22,21-22)
Quello che sembrava un tranello ben architettato e infallibile si è trasformato per i farisei e gli erodiani in una lezione luminosa che li ha meravigliati e spiazzati. Gesù infatti non trova un espediente brillante per replicare loro, ma li mette semplicemente di fronte alla responsabilità che ogni uomo ha di fronte allo stato e di fronte a Dio. Senza sconti, né con l’uno, né con l’Altro. Offre un criterio che obbliga ciascuno ad esaminarsi e a convertirsi. Perché non si tratta solo di fare bene i conti e dare a ciascuno quello che gli spetta, ma anche di riconoscere che le resistenze e le sottili ipocrisie che in questi ambiti abitano in ciascuno.
Lunedì 4 agosto 2025 S: Giovanni Maria Vianney, presbitero
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Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto,
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guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.
«Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”»
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Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.
(Luca 10,10-11)
Gesù insegna al discepolo a stigmatizzare il rifiuto che incontrerà, perché si tratta di una scelta legittima, ma molto pericolosa. Al tempo stesso sorprende che l’ultima parola lasci la porta aperta al ravvedimento. Infatti il tempo di ripensarci è sempre offerto, l’annuncio della vicinanza di Dio ricorda a tutti che Lui non ti abbandona, indipendentemente dalle tue reazioni. Rimane nel cuore l’eco di un invito che, specie in alcuni momenti, riaffiorerà alla memoria del cuore. Noi non conosciamo tutte le strade che Dio percorre per raggiungere tutti i suoi figli, a noi è chiesto di ricordare che la Sua porta è sempre aperta.
Martedì 5 agosto 2025 Dedicazione della Basilica di S. Maria Maggiore
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite»
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Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.
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E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
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Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».
(Luca 10,13)
Alcuni esegeti ritengono che quel “guai” sia un lamento, un gemito di Gesù, più che un minaccia. Quasi a mostrarci il dolore di Dio che conosce molto bene le conseguenze tragiche per chi decide di volgerGli le spalle. Non perché Dio si vendichi (non sa come si fa), ma perché chiudere volutamente gli occhi alla luce significa condannarsi a vivere nel buio. Ed è anche un invito pressante, un grido d’allarme per risvegliarci dal torpore, dalla superficialità, perché non si può rimanere indifferenti e imbambolati di fronte ai grandi doni di Dio.
MERCOLEDÌ 6 AGOSTO 2025 TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
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Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
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Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia,
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apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme
«Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui»
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Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.
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Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura.
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E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
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Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
(Luca 9,32)
Nel pieno dell’evento della trasfigurazione gli apostoli dormono. Che lo facciano nel Getsemani di fronte allo spettacolo dell’angoscia mortale di Gesù lo capiamo meglio, è un modo per scappare dalla realtà. Ma qui tutto è luce, rivelazione inedita, contatto con l’Eterno faccia a faccia: uno spettacolo di indescrivibile gioia e bellezza, si potrebbe desiderare di più? Una reazione strana, quindi. Ma forse vuole ricordarci che quando ti trovi davvero al cospetto di Dio è normale che ti tremino le gambe, che l’emozione sia talmente travolgente fino a farti svenire e che solo il Suo amore renda possibile questo incontro.
Giovedì 7 agosto 2025
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Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».
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Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».
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Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso».
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Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
«Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: ”Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico…”»
e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
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Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre.
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Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.
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Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.
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Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.
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Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.
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Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?».
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Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
(Luca 10,29-30)
Il comandamento dell’amore al prossimo appena ascoltato appare ambiguo, poco chiaro al maestro della legge che interroga Gesù. Noi stessi in questo ambito abbiamo nel cuore i nostri distinguo, che nascono anche dalle tante esperienze contraddittorie della vita. Gesù risponde con la parabola del Buon Samaritano, ponendo tutto l’accento sulla compassione. È su questo che non dobbiamo mai smettere di misurarci, perché ogni obiezione comprende sottilmente la tentazione di tirarsi indietro, la cui causa a ben vedere è sempre una mancanza di amore, una non disponibilità a mettersi in gioco di fronte al bisogno o al dolore del fratello.
Venerdì 8 agosto 2025 S. Domenico, presbitero
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Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
«Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola»
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Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
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Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,
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ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
(Luca 10,39)
L’atteggiamento di Maria disegna un’icona invidiabile. Lo stare seduti indica una posizione comoda, che non crea difficoltà, protesa verso un’unica direzione, tutta concentrata nell’ascolto del maestro. Afferma un primato, un coinvolgimento totale, un desiderio di non sciupare nulla di ciò che viene detto, ma di gustare ogni sillaba, di lasciarsi raggiungere dal messaggio senza frapporre ostacoli, con una totale apertura del cuore. E’ così infatti che si ascolta Gesù, è da qui che occorre ripartire ogni volta che la vita ci confonde le idee: lasciare che la Parola risuoni in noi e ci ridoni la Vita.
SABATO 9 AGOSTO 2025 S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN),
VERGINE E MARTIRE, PATRONA D’EUROPA
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Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.
«Cinque vergini erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi»
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Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
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A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.
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Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
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Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”.
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Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
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Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
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Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”.
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Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
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Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
(Matteo 25,2-4)
Strano che durante la preparazione della festa le vergini imprevidenti, vedendo che le loro colleghe più sagge si procuravano l’olio di scorta, non abbiano pensato di fare altrettanto. Avranno pensato che non ce ne fosse bisogno, che fosse una precauzione inutile visto che lo sposo stava per arrivare. Le vergini sagge invece non hanno voluto correre rischi di nessun tipo: troppo importante era per loro entrare alla festa, non potevano assolutamente trovarsi impreparate. E questo è un monito prezioso anche per tutti noi, che non vogliamo mancare al grande appuntamento.
Domenica 10 agosto 2025 IX DOPO PENTECOSTE
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Mentre i farisei erano riuniti insieme, Gesù chiese loro:
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«Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide».
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Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo:
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Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?
«Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?»
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Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.
(Matteo 22,45)
Gesù vuole affermare la sua signoria sulla storia della salvezza e su tutta la storia umana. Ma certe cose occorre comprenderle poco a poco per accettarle. Ed è quindi necessario un cammino personale, un’illuminazione progressiva che apra orizzonti sempre più dilatati per approdare ad uno sguardo nuovo e veritiero su di Lui. Gesù quindi si appoggia alle Scritture e fa balenare davanti ai loro occhi un dettaglio che a molti era sfuggito e che rivela chi sia realmente il Messia: il Signore anche del grande re Davide. Perché solo le cose che comprendiamo personalmente rimangono come un dono che nessuno ci può più rubare.
Lunedì 11 agosto 2025 S. Chiara, vergine
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Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
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Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;
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dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
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e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
«E non abbandonarci alla tentazione»
(Luca 11,4)
Anche questa versione del Padre Nostro secondo Luca, più breve di quella secondo Matteo, si conclude con la richiesta di essere difesi nel tempo della prova. Perché da soli non ce la facciamo. È vero che Gesù ci ha assicurato di avere da Lui «il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico» (Luca 10,19), ma nella pratica ci accorgiamo che la nostra vulnerabilità e la nostra libertà impazzita sono capaci di trascinarci là dove non vorremmo. Le nostre energie sono troppo povere, senza di Lui non potremmo fare proprio nulla. Anche per questo umilmente preghiamo.
Martedì 12 agosto 2025
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Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani,
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perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”,
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e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”,
«Vi dico che, anche se non si alzerà a dargli i tre pani perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono»
(Luca 11,8)
Coraggioso questo personaggio, che non esita a mettere a repentaglio una sua amicizia per chiedere con insistenza ciò che gli è necessario per sfamare un altro amico. L’amico disturbato alla fine cede, di malavoglia, forse solo per poter tornare a dormire in pace. Una paraboletta efficace con cui Gesù ci provoca ad una preghiera che non si limita ad essere educata e rispettosa, ma che sa anche varcare i confini, sa osare, non si preoccupa di disturbare, anche fino a far arrabbiare Dio (se mai fosse possibile), perché si è troppo sollecitati dal bisogno di un amico.
Mercoledì 13 agosto 2025
«Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto»
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Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?
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O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?
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Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
(Luca 11,9-10)
Gesù raccomanda caldamente di chiedere. Conosco persone che non si stancano di chiedere l’impossibile e lo fanno per anni, senza abbassare il tiro, senza accontentarsi, domandando il massimo, tutto. L’attesa non li snerva, non li fa demordere, so che lo faranno fino all’ultimo respiro della vita, se necessario. Una preghiera così è davvero una professione di fede, una certezza invincibile nell’amore di Dio, un ribadire ad ogni occasione che senza di Lui non ce la facciamo. E questo bisogno di Lui, dichiarato senza sosta, troverà sicuramente soddisfazione oltre ogni immaginazione.
Giovedì 14 agosto 2025 S. Simpliciano, vescovo
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Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore.
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Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».
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Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
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Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra.
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Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.
«Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio»
(Luca 11,19-20)
Questa lotta che Gesù deve affrontare con persone che lo denigrano non viene da Lui affrontata con risentimento, ma colta come un’occasione per ribadire la venuta di Dio in mezzo al suo popolo. Se quest’uomo vince il male fino a sbaragliarlo vuole dire che la presenza di Dio è reale, concreta, sotto gli occhi di tutti. Gesù non si stanca di annunciare questa venuta di Dio tra gli uomini, che è definitiva ed è più forte di ogni resistenza, che continuerà inarrestabile davanti ad ogni ostacolo, come un annuncio che non smetterà mai di risuonare sulla faccia della terra.
VENERDÌ 15 AGOSTO 2025 ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
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In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
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Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
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Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo
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ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
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A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
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Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.
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E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
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Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore
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e
«Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva»
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
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Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
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di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
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Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
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ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
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ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
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Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
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come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
(Luca 1,47-48)
Maria è molto felice di Dio. Perché ha guardato in basso e ha trovato lei. Perché non ha cercato tra i potenti e i ricchi, ma ha riversato la sua beatitudine sugli umili e sugli affamati. Dio fa e farà sempre così: per puntare in alto, per fare cose grandi cerca là dove nessuno guarda. Ha bisogno di persone disponibili, aperte, pronte a dire di sì e tra queste Maria è la prima. Con queste persone può operare liberamente, senza trovare ostacoli. Le altre qualità di eccellenza che noi riterremmo necessarie per Lui non sono nemmeno facoltative, anzi potrebbero essere solo un ingombro.
Sabato 16 agosto 2025
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Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone.
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Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».
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Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!».
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Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
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Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!».
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Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
«”È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”»
E da quell’istante sua figlia fu guarita.
(Matteo 15,27-28)
Questa donna è inarrestabile. Prega proprio come Gesù ha insegnato: senza cedere mai. Continua a chiedere anche quando il buon senso avrebbe invitato già da un pezzo a smettere. Non ci è riuscita lei, neppure i suoi discepoli, ci ha riprovato ancora senza successo. Sembrerebbe che in cuor suo Gesù desiderasse che la donna proseguisse, perché questa sua fede (di donna pagana!) venisse fuori in tutta la sua forza e bellezza. E si commuove alla fine, pieno di ammirazione. Perché anche Dio si entusiasma di fronte alla fede indistruttibile dei suoi figli.
Domenica 17 agosto 2025 X DOPO PENTECOSTE
Gesù disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio.
«È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!»
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Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?».
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Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
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Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito».
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Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio,
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che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».
(Luca 18,25)
Per la cruna di un ago ci passa con fatica un filo, figuriamoci un cammello! La frase paradossale e ormai proverbiale ricorda a tutti che per accogliere davvero Gesù occorre svuotarsi di tutto. Il problema è a volte scoprire cosa significa “tutto”. Non sono solo le cose, ma anche le persone, gli affetti, i punti di vista, le opinioni, le abitudini. Tutte realtà che vanno posposte, messe da parte, che occorre essere pronti a perdere, che non devono intaccare mai il primato di Gesù. Ce ne accorgeremo alla fine della vita, quando non avremo proprio più niente e capiremo che in Paradiso entra solo il nulla.
Lunedì 18 agosto 2025
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Mentre diceva questo,
«Una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!»
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Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
(Luca 11,27)
Il Vangelo è pieno di beatitudini, alcune un po’ scomposte come questa. Sarebbe però interessante chiederci chi in tutta sincerità noi personalmente, in tutta sincerità, riteniamo beato. Non è automatico pensare che beati siano i santi, perché spesso vediamo l’esteriorità della loro vita e ne siamo spaventati. Infatti non vediamo l’esperienza che fanno dell’amore di Dio e delle grazie che da Lui ricevono, che rendono possibili quei passi e quegli stili di vita. Beato è chi vive la Parola, ripete Gesù. E in cuor mio spero tanto che anche questo modesto strumento quotidiano ci spinga ogni giorno ad essere la Parola viva.
Martedì 19 agosto 2025
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Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona»
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Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
(Luca 11,29)
Rimaniamo un po’ imbarazzati nel sentire da Gesù che chi cerca segni è malvagio. La nostra fede infatti cerca spesso conferme o almeno gioisce quando ne riceve. Il problema per i contemporanei di Gesù era il fatto di avere sotto gli occhi tutti i giorni il segno definitivo e insuperabile di Dio, che era Gesù stesso, eppure continuavano a cercare prove e conferme in alcuni eventi eccezionali. Il segno più eloquente sarà la Pasqua, la vittoria dell’Amore sulla morte, ma occorre educare il cuore nel rapporto con Gesù per comprenderne il senso e la potenza e credere.
Mercoledì 20 agosto 2025 S. Bernardo, abate e dottore della Chiesa
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Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
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Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona.
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Nessuno accende una lampada e poi la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio, ma sul candelabro, perché chi entra veda la luce.
«La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra»
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Se dunque il tuo corpo è tutto luminoso, senza avere alcuna parte nelle tenebre, sarà tutto nella luce, come quando la lampada ti illumina con il suo fulgore».
(Luca 11,34-35)
Gesù dà grande importanza allo sguardo. Il modo con cui vediamo la realtà infatti trasmette al cuore e alla volontà i segnali che ci condizionano. L’occhio che cerca la luce e la incontra illumina tutta la persona, fino alle fibre più profonde. Da questo comprendiamo la grande tradizione delle icone che abituano l’occhio a fermarsi su Gesù, a contemplarlo senza distrazioni, introiettando in sé la luce di Dio. e ci accorgiamo anche di come l’occhio malato trasmetta ombra e malizia in tutta la persona. Ma, grazie a Dio, da queste malattie l’amore ci offre sempre la possibilità di guarire.
Giovedì 21 agosto 2025 S. Pio X; papa
37
Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola.
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Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
39
Allora il Signore gli disse:
«Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro»
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Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle.
43
Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze.
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Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
(Luca 11,39-41)
La cultura dei social ci orienta a presentare un’immagine sempre ammirevole di noi stessi, che quindi non coincide con la realtà. Occorre sfoggiare tutto ciò che ci rende attraenti, per rubare uno sguardo in più, un like in più. E spesso c’è chi passa ore a confezionare brevi video o immagini di sé, avendo cura che nulla debba trasparire dei suoi difetti e dei suoi limiti. Occorrerebbe invece dedicare quelle energie a visitare il proprio cuore, a riconoscere umilmente il nostro bisogno di guarigione e chiedere ad ogni istante la grazia di un cuore che non bada a sé, ma si occupa di amare i fratelli.
Venerdì 22 agosto 2025 Beata Maria Vergine Regina
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Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,
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a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
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Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
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A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.
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L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
«Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine»
(Luca 1,31-33)
Chissà se Maria quel giorno avrà capito o almeno intuito che divenendo madre del Figlio dell’Altissimo sarebbe stata coinvolta anche lei nella Sua regalità sul mondo e sulla storia. Di certo quelle parole non avranno mai smesso di attraversare i suoi pensieri, cercando di capire che senso avessero. Anche perché la realtà quotidiana della sua vita si è poi svolta nella semplicità e nell’anonimato, esattamente come prima di quell’annuncio. Grandissima è la fede di Maria che ha continuato a credere fino all’ultimo al compimento delle promesse di Dio, pur in mezzo a segni spesso contraddittori.
Sabato 23 agosto 2025 S. Rosa da Lima, vergine
«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna»
17
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
18
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
19
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.
20
Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate.
21
Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
(Giovanni 3,16)
Per evitare che il mondo vada in rovina noi ci attenderemmo che Dio intervenisse almeno a limitare i danni, ad evitare guerre catastrofiche, a fermare le pallottole che uccidono gli innocenti. Ma il vero malato è il cuore dell’uomo, è da lì che si diffonde ogni male, è lì quindi che occorre intervenire. E nel suo amore Dio dà ciò che ha di più prezioso, il Figlio che ci dona tutto se stesso per guarirci con il suo amore crocifisso, comunicandoci la sua vita. Abbatte così la morte, che è l’esito ultimo del peccato e ci libera da quel male che sulla terra continua a tormentarci.
Domenica 24 agosto 2025 CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
1
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
2
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro
3
e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
«Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli»
5
E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
6
Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare.
7
Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!
8
Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno.
9
E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco.
10
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
(Matteo 18,4)
Quando mi sento grande? Quando sono applaudito, stimato, ricercato? Oppure quando, aiutando qualcuno, percepisco nel profondo di me una strana soddisfazione spirituale? Ecco cosa vuol dire farsi bambini. Da una parte sentirmi coccolato da Dio, protetto dal suo amore, dall’altra quando io stesso mi comporto come padre o come madre di fronte ai bisogni degli altri, quando mi prendo cura dell’altro e scorgo sul volto dell’altro la gioia nuova che provo. La mia mano ha valore se diventa per te dono; il mio piede è positivo se fa un passo verso di te. Il cammino della vita così diventa diverso.
Lunedì 25 agosto 2025
4
Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
«Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme»
E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
6
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.
7
E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.
8
Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
(Marco 1,5)
Perché tutti seguono Giovanni?. Non per simpatia, ma per attrazione. Giovanni capisce le fragilità dell’uomo, scopre ciò che veramente ci sta a cuore. Non è rigido come nel tempio di Gerusalemme, con lui ognuno si sente accolto, valorizzato. Vede attorno a sé tanta voglia di novità, di ricominciare e ridona speranza a cuori segnati da passati dolorosi. Poi Giovanni valorizza chi viene dopo di lui, non accentra tutto in se stesso, capisce che Gesù ha una marcia in più. Potrei provare a valorizzare tutti quelli che incontrerò oggi, scoprendo le loro qualità, i loro bisogni e con fantasia mi chiederò: cosa posso fare per lui, per lei?
Martedì 26 agosto 2025
15
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,
«Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco»
17
Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
18
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
(Luca 3,16)
Giovanni battezza con acqua. È già importante, specialmente dove l’acqua alle volte è rara. Quando qualcuno ti accompagna alla sorgente senti profumo di inizi, di novità, di leggerezza. Ti senti riprendere fisicamente e spiritualmente. Ma un passo avanti è sentirci un fuoco nuovo dentro, che brucia il passato e ti fa vedere un futuro diverso, un fuoco che illumina e riscalda. Giovanni si spinge oltre: arriverà anche lo Spirito che ti farà volare alto, vedere e sperimentare cose inedite, rivedere tutta la tua vita attraverso l’Amore di un Dio che brucia e ricostruisce. Non siamo più noi, con le nostre forze, i protagonisti della nostra vita, ma lo Spirito che soffia dove Lui vuole.
Mercoledì 27 agosto 2025 S. Monica
Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle:
«Che cosa siete andati a vedere nel deserto?»
Una canna sbattuta dal vento?
25
Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re.
26
Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta.
27
Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.
(Luca 7,24)
Come ci guardiamo? Con paura, con sospetto o con indifferenza? Purtroppo spesso ci affidiamo solo al nostro sguardo umano che ci fa prendere parecchie cantonate. Gesù vorrebbe che ognuno vedesse in Giovanni al di là di quello che vede l’occhio umano e scorgere il progetto che Dio ha su di lui. Gesù aveva un occhio particolare: in Zaccheo non vedeva il tiranno esattore di tasse, ma l’uomo solo con il suo bisogno di essere amato. Nel ladrone non vede i misfatti compiuti, ma l’uomo solo che di fronte al dolore che intravede qualcosa di nuovo. In Pietro non vede il debole che rinnega, ma il forte che vorrebbe amare di più.
Giovedì 28 agosto 2025 S. Agostino, vescovo e dottore della Chiesa
7
Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «
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In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
«Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono»
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Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni.
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E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire.
15
Chi ha orecchi, ascolti!
(Matteo 11,12)
Se guardiamo il mondo d’oggi, dove serpeggiano violenza, odio e individualismo, ci chiediamo con che coraggio sogniamo la pace, la fratellanza, la sconfitta delle povertà. Vince sempre il più forte, lo stato più armato detta leggi politiche ed economiche. E gli altri subiscono. Ma Gesù ci promette qualcosa di straordinario, una grandezza nuova che nasce dal chicco di grano che muore, che nasce da un Dio fallito in croce, da un popolo di risorti che diventano profeti, declinano parole nuove, come ascolto, accoglienza, misericordia, prossimità, compassione…Sì, ci vogliono orecchi nuovi!
Venerdì 29 agosto 2025 MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
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Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata.
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Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
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Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva,
20
perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
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Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea.
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Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
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E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno».
«La figlia di Erodìade uscì e disse alla madre: “Che cosa devo chiedere?”. Quella rispose: “La testa di Giovanni il Battista”»
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E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
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Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
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E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione
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e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.
29
I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
(Marco 6,24)
La verità è vinta dalla violenza. Coinvolge anche donne e ragazzine, che dovrebbero essere le più sensibili al bello e al vero. La festa diventa tragedia. Storia di ieri, storie di oggi. In evidenza viene anche la fragilità di questi personaggi, che si sentono importanti e onnipotenti. A volte è anche il nostro atteggiamento, che ci crediamo un può più civili di altri e giudichiamo chi non corrisponde ai nostri parametri. Bisognerebbe ripartire sempre dal rispetto dell’altro, più importante della ragione, del sospetto, dei giuramenti.
Sabato 30 agosto 2025 Beato Alfredo Ildefonso Schuster vescovo
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde»
e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
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Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
(Giovanni 12,24-25)
Morire, perdere non sono parole gradite. Le rifiutiamo. Noi siamo per l’efficientismo, per la produzione, per accumulare. Meglio essere qualcuno, mettersi al centro, emergere. Ma abbiamo ragione noi o il Vangelo? A dir la verità solo quando mi faccio piccolo entro in comunicazione con l’altro. Solo quando perdo le mie sicurezze e certezze ritrovo il rapporto di coppia. Abbiamo tutti bisogno di rapporti belli, stabili, profondi. E poi ci accorgiamo che solo quando ci facciamo dono per l’altro, ci sentiamo crescere dentro.
Domenica 31 agosto 2025 I DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
«Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali»
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perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
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Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
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Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.
17
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
(Matteo 4,12-13)
Spesso ci sentiamo sicuri e protetti, ricchi di una storia millenaria, ci sentiamo una Chiesa viva, efficiente, ricca di maestri e testimoni. Ogni tanto ci farebbe bene cambiar aria, come fece Gesù, osservare che altre Chiese camminano, forse con percorsi diversi, ma sono in cammino. Potremmo guardarci attorno e scoprire in tanti paesi del mondo Chiese più piccole, ma ricche di tradizioni, di fede autentica, di fiducia nella Provvidenza. Siamo sempre tentati di mettere al primo posto il successo, il potere, il lavoro. Ma convertirci è trovare serenità, rapporti, tempi e spazi più ampi per sperimentare la gioia di stare assieme. Questa la Luce, la grande luce, vista a Cafarnao. Sapremo farla nostra?
