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Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Marzo 2026
Enrico CornelliMarzo 2026Pubblicato il 1 marzo 2026

VIVI LA PAROLA!

Marzo 2026

Domenica 1 marzo 2026   DELLA SAMARITANA   (II di Quaresima)

5

Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:

6

qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.

7

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere».

8

I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.

9

Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.

10

Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».

11

Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva?

12

Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».

13

Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete;

14

ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

15

«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

16

Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui».

17

Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”.

18

Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

19

Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta!

20

I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

21

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.

22

Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.

23

Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.

24

Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

25

Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».

26

Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

27

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».

28

La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente:

29

«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?».

30

Uscirono dalla città e andavano da lui.

31

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».

32

Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».

33

E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».

34

Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.

35

Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”?

«

Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica»

39

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».

40

E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni.

41

Molti di più credettero per la sua parola

42

e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

(Giovanni 4,35-38)

 

Noi vorremmo vedere il frutto della nostra fatica subito, è umano, ci diamo da fare e a volte ci troviamo con un pugno di mosche in mano. Ci chiediamo allora in cosa possiamo aver sbagliato per non essere arrivati dove volevamo. L'errore sta nel giudicare le cose con i nostri tempi, quelli del Signore sono eterni, alcuni risultati li vedremo solo in paradiso. A noi è chiesto di seminare. O meglio, esiste un lavoro che richiede ancora più pazienza senza soddisfazione: preparare il terreno ad altri che semineranno. Perchè nessun seme dà frutto duraturo, senza un terreno ben lavorato e concimato.

 

 

Lunedì 2 marzo 2026

27

Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio.

28

Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

«Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna»

30

E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

(Matteo 5,29)

 

Gesù ci chiede di tagliare alla radice ciò che porta al peccato. I santi non si limitavano a tagliare il male, ma anche qualunque cosa li distogliesse dall'Amore del Signore. Quando le preoccupazioni ci vincolano, condizionano il nostro modo di essere, occorre affidare tutto a Lui e saper tagliare: è doloroso, ma ci porta alla libertà del cuore. Poi, come sempre, ogni volta  scopriamo che tutto ci viene ridonato trasformato e unito a una grande pace.

 

 

Martedì 3 marzo 2026

31

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.

32

Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

33

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”.

34

Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio,

35

né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re.

«

Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno

»

(Matteo 5,36-37)

 

In un altro passo Gesù ci dice che la verità ci farà liberi. Ed è proprio a questa libertà che ci chiama oggi. Solo un parlare schietto ci fa vivere in pace. A volte ci costa fatica dire quello che pensiamo, temiamo di offendere, di perdere qualcosa e  allora non riusciamo ad essere sinceri fino in fondo e per renderci più credibili aggiungiamo giuramenti. Ma chi ci conosce sa se si può fidare o no e il metro di paragone è sempre la nostra vita, le parole non servono.

 

 

Mercoledì 4 marzo 2026

38

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente.

39

Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra,

40

e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

41

E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.

42

Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

43

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico.

44

Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,

45

affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

«

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?

»

47

E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

48

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

(Matteo 5,46)

 

Amare tutti non è facile e lo sappiamo bene. Prima di arrivare ad amare i nemici ci sono tante tappe da superare. Ci sono persone, spesso vicine che facciamo fatica a sopportare, non sappiamo bene neppure il perché, ma vorremmo in qualche modo evitarle e invece magari dobbiamo condividere un lavoro, una famiglia. Possiamo tentare di isolarle, oppure seguire la via del Vangelo: cercare di amarle. All'inizio è veramente faticoso, ma poi piano piano scopriamo delle qualità che non conoscevamo e l'atteggiamento via via cambia, lasciandoci una piacevole sorpresa.

 

 

Giovedì 5 marzo 2026

1

State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

2

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

3

Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,

4

perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

«

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa

»

6

Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

(Matteo 6,5)

 

Non si deve confondere l'ipocrisia con il piacere che ci dà la stima sincera di chi ci guarda. E’ inutile tormentarsi, pensando di non riuscire mai ad essere all'ultimo posto: quello lo ha occupato Gesù ed è solo suo. A noi è chiesto di essere semplici, di fare ciò che facciamo con naturalezza, non per essere considerati migliori, ma con la consapevolezza che chi ci vede deve vedere Lui all'opera e non noi.

 

 

Venerdì 6 marzo 2026

15

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote.

16

Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro.

17

E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono».

18

Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento.

20

Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto.

21

Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».

22

Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».

23

Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

24

Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

«

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”»

26

Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».

27

Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

(Giovanni 18,25)

 

Pietro rinnega tre volte Gesù, eppure poi sarà messo a capo della Chiesa. Gesù torna a fidarsi di chi lo ha tradito, più di prima. Noi sappiamo bene quanto sia difficile fidarsi di nuovo di chi ci ha fatto un torto, magari anche piccolo. Invece il Signore ci insegna come il nostro cuore debba sempre essere pronto a ricominciare, anche quando tutti ci dicono il contrario. Amare vuol dire giocarsi fino in fondo, mettendo da parte i rancori che non portano da nessuna parte.

 

Sabato 7 marzo 2026

Venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

2

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano:

«Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?»

Ed era per loro motivo di scandalo.

4

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».

5

E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.

(Matteo 6,2-3)

 

Questo è il mistero dell'incarnazione: Gesù è un uomo come gli altri in tutto e per tutto. La sua forza è l'Amore che vive nella quotidianità di un paesino della Galilea. Quanta fede ci vuole per seguirLo! Però è affascinante pensare che a noi chiede la stessa cosa: vivere ogni giorni la sua vita di Nazaret, seguendo  semplicemente attimo per attimo ciò che il Signore ci chiede nelle cose più semplici. Santa Teresa d’Avila diceva: «Trovare Dio anche tra le pentole della cucina».

 

 

Domenica 8 marzo 2026   DI ABRAMO    (III di Quaresima)

«

Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gli risposero: “Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi””?»

34

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.

35

Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre.

36

Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

37

So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi.

38

Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».

39

Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo.

40

Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto.

41

Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».

42

Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.

43

Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola.

44

Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna.

45

A me, invece, voi non credete, perché dico la verità.

46

Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?

47

Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

48

Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».

49

Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me.

50

Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica.

51

In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».

52

Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”.

53

Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».

54

Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”,

55

e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola.

56

Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».

57

Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».

58

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

59

Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

(Giovanni 8,31-33)

 

Ecco il progetto di una vita: essere sempre più liberi. Gesù sta parlando con i giudei che gli avevano creduto, potremmo essere noi. E noi come loro spesso ci sentiamo liberi, perché non comandati da nessuno. Ma la libertà a cui vuol portarci il Signore è molto più profonda. Quante volte siamo schiavi del giudizio della gente, della paura di perdere delle posizioni di potere raggiunte, dell'affetto delle persone, del nostro orgoglio… Occorre il coraggio di guardare in faccia le nostre schiavitù, pregare per avere la forza di superarle e fare il salto…l'esperienza successiva è tra le cose più belle che si possano provare.

 

 

Lunedì 9 marzo 2026

«

Pregando, non sprecate parole

»

come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole.

8

Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

9

Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,

10

venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

11

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

12

e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

13

e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.

14

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi;

15

ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

(Matteo 6,7)

 

Quante parole sprecate, sia per lamentarci, sia per lodarci. Per non parlare delle parole dei parlamentari che sono in un luogo dove si dovrebbe parlare, il Parlamento, eppure non si parlano fra partiti.  Gesù ci propone un linguaggio nuovo: credere in un Dio che è Padre, che conosce i nostri bisogni, che ci tende la mano ogni giorno, che ci apre strade nuove, fatte di perdono, di accoglienza, fratellanza. Una strada fatta non di parole vuote, ma di certezze.

 

 

 

 

Martedì 10 marzo 2026

16

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

«

Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto

»

18

perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

(Matteo 6,17)

 

Quanti volti incontriamo per strada ogni giorno. Tutti preoccupati, tristi, concentrati sul loro telefonino. Evidenziano le priorità dell’uomo moderno concentrato su sé stesso. Il digiuno non dobbiamo andare a cercarlo; ogni giorno dobbiamo rinunciare per forza a qualcosa, far passi indietro, sogni che non si realizzano. Ci manca sempre qualcosa, i bisogni sono sempre evidenti. San Francesco parlava di perfetta letizia, non quando tutto andava per il meglio, ma quando le aspettative non erano quelle sperate. Profumarsi il corpo vuol dire profumare anche quando tutto non va, cercare la luce nel buio, offrire all’altro i frutti del nostro digiuno. Essere così leggeri da testimoniare che tutto è frutto del progetto di Dio.

 

 

Mercoledì 11 marzo 2026

«

Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo

»

dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano.

21

Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

22

La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso;

23

ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

24

Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.

(Matteo 6,19-20)

 

Siamo tutti gelosi delle nostre cose, idee, priorità, e continuiamo ad accumulare. Se vogliamo crescere nella gioia ci accorgiamo che non siamo fatti per accumulare. Ma per allargare gli orizzonti. Spesso accumuliamo per crescere, per custodire, conservare, proteggere, pensare al futuro. Il Figlio di Dio sa che ha un Padre che lo ama, lo custodisce, anzi, lo fa suo erede. Pensando e vivendo come il Padre un po’ alla volta capiamo che conviene diventare dono, più che accumulare. Il tempo e gli spazi che ci fanno crescere sono quelli condivisi.

 

 

Giovedì 12 marzo 2026

«

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita

»

di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?

26

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?

27

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

28

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano.

29

Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

30

Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?

31

Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”.

32

Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.

33

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

34

Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

(Giovanni 6,25)

 

Già quando ci corichiamo alla sera siamo presi dalle preoccupazioni che troveremo il giorno dopo. Viviamo nella pretesa che tutto vada bene, che gli ostacoli siano per altri, che la salute duri per sempre. E quando la salute non c’è? E quando il nostro progetto non si realizza? E quando mi scontro con le mie fragilità? Allora capisco che devo verificare le mie aspettative, non devo vedere tutto con i miei occhi: io penso, io decido, io sono pronto. Devo iniziare a vedere le situazioni e le persone dall’alto, da Dio. E’ Lui che mi sorprende durante la giornata, è Lui che mi fa uscire dalla paura, è Lui che ci fa ricominciare. Se sperimento la sua presenza, sento che mi incasella al mio giusto posto dove trovo serenità e compiutezza.

 

 

Venerdì 13 marzo 2026

28

Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.

29

Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?».

30

Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».

31

Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».

32

Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

«

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Sei tu il re dei Giudei?”»

34

Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».

35

Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

36

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

37

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

38

Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».  E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna.

39

Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».

40

Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

1

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.

2

E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora.

3

Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

(Giovanni 18,33)

 

Forse non tutti hanno esperienze di tribunali, ma tutti sappiamo le tensioni provocate da esami, interrogazioni, verifiche. In quei momenti ci sentiamo in balia di estranei che decidono il nostro futuro. Ci impressione vedere Gesù che non si scompone di fronte alle difficoltà, le accuse, il rifiuto. Con che forza? Certo, ci avrà messo anche del suo, ma l’unità col Padre era visibile e presente. E io mi chiedo, come posso affrontare gli ostacoli di ogni giorno? Non da solo, ma certo di avere un Padre che non mi abbandona mai e tanti fratelli che mi sorreggono nei momenti più difficili.

 

 

Sabato 14 marzo 2026

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

«

Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due

»

e dava loro potere sugli spiriti impuri.

8

E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura;

9

ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

10

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.

11

Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

12

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse,

13

scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

(Marco 6,7)

 

Prima di tutto constatiamo che c’è differenza fra una vita trascorsa da soli o assieme. Vivere in una bella famiglia ci segna positivamente per tutta la vita. Costruire una rete di amici ci garantisce una vita più abbordabile. In verità spesso cadiamo nel tranello che le cose siamo più importanti delle persone e ci preoccupiamo per il denaro, il lavoro, il futuro. Vale di più il sostegno del fratello che cammina con me o le cose di ogni giorno? Come scacciare il male? Interessandomi del dolore dell’altro, del suo dubbio, delle difficoltà, facendo il cammino condiviso con la ricerca dell’altro. Sembra banale e dispersivo, ma è la salvezza del singolo e della comunità.

 

 

Domenica 15 marzo 2026   DEL CIECO   (IV di Quaresima)

«

Passando, vide un uomo cieco dalla nascita

»

2

e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».

3

Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio.

4

Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire.

5

Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

6

Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco

7

e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8

Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».

9

Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».

10

Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?».

11

Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».

12

Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13

Condussero dai farisei quello che era stato cieco:

14

era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.

15

Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».

16

Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro.

17

Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18

Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.

19

E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?».

20

I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco;

21

ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé».

22

Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.

23

Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore».

25

Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».

26

Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».

27

Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

28

Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè!

29

Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».

30

Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.

31

Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.

32

Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.

33

Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».

34

Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».

36

Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».

37

Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te».

38

Ed egli disse: «Credo, Signore!».

(Giovanni 9,1)

 

Non è facile vivere nella cecità. Specialmente per noi che vorremmo tutto chiaro, tutto sotto controllo. Il cieco deve fidarsi dell’altro che lo accompagna. Gesù vorrebbe che avessimo occhi non solo per vedere la nostra realtà quotidiana, ma gustare tutto ciò che esiste con gli occhi di Dio. E’ una visuale diversissima. La nostra porta allo scoraggiamento, la vista di Dio porta alla positività e alla speranza. Il suo sguardo va in profondità, scopre il positivo nascosto in ogni cuore, alle volte nascosto anche all’interessato. Lo sguardo di Dio rivela il progetto di ogni persona. Poi il vedere l’altro sempre nuovo, rinnovato è la grazia per la Chiesa oggi e pure per l’umanità. Vedere la moglie nuova, lo straniero mio fratello, il nemico mio alleato, il mio vicino di casa mio amico…sarebbe la soluzione per vincere paure, divisioni e guerre.

 

 

Lunedì 16 marzo 2026

«

Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi

»

3

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?

4

O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave?

5

Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

(Matteo 7,1-2)

 

Se il Padre mi ha dato una testa per pensare, la devo usare. Ma come? Non per criticare, distruggere, seminare zizzania, ma per capire, dialogare, costruire. Per conoscere più in profondità i bisogni dell’altro, le motivazioni che lo portano a scelte che non mi sento di condividere. Purtroppo parto sempre da me, dalle mie certezze, dal mio vissuto e allora mi scontro con il diverso da me. Se fossi capace di partire dal pianto dell’altro, dal vissuto dell’altro, allora potrei conoscere meglio e meglio amare. E allora mi accorgerei che anche le nostre fragilità possono diventare veicoli per camminare assieme, non ossessionati dalla perfezione, ma muovendo quel passo in avanti che facciamo assieme.

 

 

Martedì 17 marzo 2026

6

Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi

«

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto

»

9

Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra?

10

E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe?

11

Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

12

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

(Matteo 7,7-8)

 

Chiedere, cercare e bussare: tre verbi che muovono le cose, che desiderano un rapporto, che costruiscono una relazione. Ed è questo che il Padre desidera instaurare con noi. Rimanere inerti di fronte alle difficoltà o alle ingiustizie, lasciare che le cose seguano il loro corso rimanendo con le mani in mano non è il modo di vivere la fede. Chiediamo perché cerchiamo soluzioni, miglioramenti, giustizia, sollievo, gioia. E da soli non ce la facciamo. Bussando e vedendo che la porta si apre, Dio brilla. E noi tutti abbiamo sempre un estremo bisogno di saperLo vicino.

 

Mercoledì 18 marzo 2026

«

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!

»

15

Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!

16

Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi?

17

Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;

18

un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

19

Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.

20

Dai loro frutti dunque li riconoscerete.

(Matteo 7,13-14)

 

Non ci sono scorciatoie o strade alternative. Occorre passare per la porta stretta della croce. Non perché Dio non si preoccupi del nostro dolore, ma perché l’amore vero è sempre un donare se stessi, un dare la propria vita. E questo spesso non è facile, non è spontaneo. Per realizzare qualcosa di grande e di bello devi procedere senza spaventarti degli ostacoli, pronto a scavalcare i muri e a ingoiare i rospi, sapendo che al di là della prova c’è sempre qualcosa di meglio che ti attende. È questa la via della vera vita: per tutti. Non ce n’è un’altra.

 

 

Giovedì 19 marzo 2026   S. GIUSEPPE SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA

41

I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.

42

Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa.

«

Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero

»

44

Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti;

45

non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

46

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.

47

E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

48

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».

49

Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».

(Luca 2,43)

 

Anche Giuseppe, con Maria, ha perso Gesù. Forse pensava anche lui che le difficoltà, i rischi e gli imprevisti sarebbero potuti venire solo da fuori, non immaginava che anche Gesù lo avrebbe messo volontariamente in crisi. Era talmente tranquillo e sicuro di Lui che non si preoccupava per nulla che non gli fosse accanto durante il viaggio. Non di rado è proprio Dio a sorprenderci, a prenderci in contropiede. Magari noi ci indispettiamo e ce la prendiamo con Lui, ma alla fine scopriamo che è sempre per amore, per farci crescere che tutto questo avviene.

 

 

Venerdì 20 marzo 2026

4

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna».

5

Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

6

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa».

7

Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

8

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura.

9

Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta.

10

Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».

11

Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

12

Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare».

13

Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.

14

Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».

15

Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!».

«

Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i capi dei sacerdoti: “Non abbiamo altro re che Cesare”. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso

»

Essi presero Gesù

17

ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota,

18

dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo.

19

Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

20

Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.

21

I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”».

22

Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

23

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.

24

Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.

(Giovanni 19,15-16)

 

Per i potenti la vita di un singolo uomo non ha alcun valore. Ce ne accorgiamo anche oggi, vedendo che le guerre sono organizzate da persone che non provano alcun disagio per chi muore. Pilato prova a discutere con i farisei, ma alla fine si arrende, perché le ragioni politiche sono molto più forti dell’uccisione di un innocente. E il rischio di lavarci le mani di fronte alla situazioni spinose lo corriamo anche noi e non sempre ci schieriamo dalla parte dei più deboli. Ma lo Spirito santo che è in noi non ci vuole lasciare tranquilli.

 

 

Sabato 21 marzo 2026

13

Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.

14

Gesù però disse:

«Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli»

15

E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

(Matteo 19,14)

 

Più passa il tempo e più aumentano le responsabilità, più cresce la tentazione di pensare di doversela cavare da soli in mezzo alle fatiche del vivere e agli imprevisti che sempre accadono. Ed è lì che la grande conversione ci attende: certamente occorre mettercela tutta giocare le proprie carte, consigliarsi con altri per decidere insieme, in sinodalità. Ma al tempo stesso gettare ogni preoccupazione nel cuore del Padre con la semplicità e la fiducia dei bambini, sapendo che Lui ha grande cura di noi in ogni istante e che c’è una grazia del Cielo che ci illumina e ci dirige se ci affidiamo a Lui.

 

 

Domenica 22 marzo 2026   DI LAZZARO   (V di Quaresima)

1

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato.

2

Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

3

Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

4

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».

5

Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro.

6

Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.

7

Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».

8

I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».

9

Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno?

«

Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui»

11

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo».

12

Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà».

13

Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.

14

Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto

15

e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».

16

Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

17

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro.

18

Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri

19

e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello.

20

Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!

22

Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».

23

Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».

24

Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».

25

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;

26

chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

27

Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

28

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama».

29

Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui.

30

Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.

31

Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».

33

Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato,

34

domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».

35

Gesù scoppiò in pianto.

36

Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!».

37

Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

38

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra.

39

Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni».

40

Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».

41

Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato.

42

Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

43

Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44

Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

45

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

46

Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

47

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni.

48

Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».

49

Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla!

50

Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!».

51

Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione;

52

e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

53

Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

(Giovanni 11,9-10)

 

Ci sono tenebre esteriori e abissi interiori. I secondi sono i più misteriosi e pericolosi, perché dall’esterno non si vedono e si ha l’impressione che tutto vada bene. Ma se la luce di Gesù non ci guida si corre ogni rischio: inciampare, cadere e farsi anche molto male. Per questo non smettiamo di pregare e di ascoltare il Vangelo: è il modo più sapiente per fare provviste di luce, per non lasciarci irretire da falsi miraggi, per accettare la strada non facile ma sicura che porta a realizzare qualcosa di grande e che lascia un segno indelebile sulla terra anche in chi ci segue.

 

 

Lunedì 23 marzo 2026

27

Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?».

28

Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti».

29

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».

30

E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

31

E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

32

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo.

«

Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: “Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”»

(Marco 8,33)

 

Il rimprovero di Gesù a Pietro è molto forte e continua ad echeggiare nei nostri cuori. Perché anche per noi le strade di Dio non sono le più ovvie da percorrere. Non è raro trovarci a non capire, a scontrarci con la logica di Dio, capita di vedere che i conti non tornano e siamo quindi tentati di seguire semplicemente il buon senso, cercando una vita tranquilla e al riparo dai rischi. Gesù invece segue sempre il Padre, non cambia strada neppure per un attimo e ci rivela la mentalità, il pensiero del Padre che vuole per tutti salvezza e gioia, senza rinunciare mai, neppure per un attimo, ad amare.

 

 

Martedì 24 marzo 2026

Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.

64

Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.

65

E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

66

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

67

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

«

Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”»

70

Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!».

71

Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

(Giovanni 6,68-69)

 

Anche Pietro è perplesso e sorpreso dalle parole di Gesù. Probabilmente non ha capito il discorso sul pane di vita e si domanda che bisogno ci fosse di dire quelle parole così strane e poco popolari. Inoltre vede che la gente reagisce andandosene, scuotendo la testa: perché i miracoli vanno benissimo e suscitano entusiasmo, “ma se non ci vedo chiaro preferisco continuare tutto come prima”, come molti avranno detto. La tentazione di lasciare avrà attraversato anche Pietro. Ma ormai non ha alternative e lo dice apertamente: dopo quello che si è sperimentato con Gesù, dove potrò mai trovare una vita anche solo lontanamente simile?

 

 

 

Mercoledì 25 marzo 2026   ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,

27

a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

28

Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

29

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

30

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

31

Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

32

Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre

33

e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

34

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

«

Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”

»

Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

36

Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:

37

nulla è impossibile a Dio».

38

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

(Luca 1,35)

 

Il dono che Maria riceve come conferma della parola dell’angelo è quello dello Spirito santo che la investe in tutto il suo essere e la rende madre. Ma questa presenza dello Spirito santo non si limita solo a rendere possibile il concepimento senza concorso d’uomo. È un dono perenne che accompagnerà Maria ogni istante della sua vita. La aiuterà a comprendere poco a poco le vie di Dio, la sorreggerà nelle domande senza risposta, nei dubbi e nelle sofferenze, anche le più atroci, mantenendola nella certezza dell’amore di Dio, aiutandola a sperare sempre anche contro ogni speranza.

 

 

Giovedì 26 marzo 2026

43

E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

44

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.

45

Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?».

46

Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!».

47

Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi?

48

Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei?

49

Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

«

Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?”. Gli risposero: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!”»

53

E ciascuno tornò a casa sua.

(Giovanni 7,50-52)

 

La tattica dei capi dei sacerdoti e dei farisei è quella di non ascoltare, di criticare e condannare chi ascolta Gesù. Per essere graniticamente convinti delle proprie idee infatti occorre non ascoltare mai l’altro: c’è il rischio di vedere sgretolarsi alcune certezze e questa è una cosa da non permettere, perché non si vuole offrire a Gesù alcun margine di credibilità. Altrimenti diverrebbe difficile eliminarlo. E quando si è deciso di eliminare il nemico occorre ascoltare e ripetersi incessantemente solo le accuse, il male che ha fatto. Ma ascoltando solo se stessi non si esce dal buio, anzi si entra in tenebre sempre più fitte.

 

 

Venerdì 27 marzo 2026

«

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”»

27

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

28

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete».

29

Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.

30

Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

31

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.

32

Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui.

33

Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe,

34

ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

35

Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.

36

Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.

37

E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

38

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.

39

Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe.

40

Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

41

Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.

42

Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

(Giovanni 19,25-26)

 

Quando si è in croce non ci si può muovere, non c’è più niente da fare: non miracoli, non missioni per evangelizzare, non eventi da organizzare. Eppure Gesù compi gesti di consegna e di perdono, pronuncia parole che riassumono tutta la storia e che non smettono di echeggiare lungo i secoli. Perché sulla croce tutto l’amore di Dio è pienamente svelato. E inizia donandoci la madre. Moltissimi di noi sanno quanto la mamma sia insostituibile. Ma noi ne avevamo un bisogno immenso: cosa ne sarebbe della nostra vita se non avessimo Maria?

 

 

Sabato 28 marzo 2026

«in Traditione Symboli

»  

Quando viene presentato il Simbolo di fede ai catecumeni

25

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

26

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

27

Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

28

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

«

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita

»

30

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

(Matteo 11,29)

 

La strada di Dio non ha scorciatoie. A volte non lascia tanti spazi di quiete, perché le prove incalzano. È inutile volersi scrollare di dosso la fatica della fedeltà, il peso rischia solo di diventare più penoso e gravoso. C’è però una strada che ristora: stare e ricominciare sempre con Gesù. Riconoscere che tutto quanto viviamo è continuazione di Lui, è comunione con la sua esperienza terrena. È sperimentare la sua vicinanza che si manifesta tanto spesso anche con l’assistenza dei santi, quelli della terra che ci stanno accanto e quelli del cielo che non sono più distanti dei primi. Lì rinasce sempre la pace e la fiducia, rispunta la luce.

 

 

Domenica 29 marzo 2026   DELLE PALME

55

Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi.

56

Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

57

Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

1

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.

2

E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.

«

Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo

»

4

Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse:

5

«Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?».

6

Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

7

Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

8

I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

9

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.

10

I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro,

11

perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

12

Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme,

13

prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!».

14

Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:

15

Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina.

16

I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.

(Giovanni 12,3)

 

Può sembrare uno spreco inutile anche a noi. Versare quel profumo così intenso e prezioso proprio sui quei piedi, che presto si riempiranno di polvere e che nel giro di pochi giorni saranno inchiodati alla croce, sembra proprio un gesto insensato. Ma Gesù interviene subito a tacitare ogni rimostranza: un atto gratuito d’amore non ha bisogno di giustificazioni o di spiegazioni, vale in sé moltissimo e basta. Lo capisce solo chi ama. Per gli altri è follia. Come la croce che ci apprestiamo a contemplare nei prossimi giorni e che non vorremmo mai smettere di portare per amore.

 

 

 

Lunedì 30 marzo 2026   della Settimana Autentica

«

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso

»

35

come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

36

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

(Luca 21,34)

 

Quando si è tutti concentrati sulle cose da fare e da rincorrere, quando si è alla ricerca continua di qualcosa che ci soddisfi a qualunque prezzo, quando ci si concede al disordine e al puro istinto di quello che ci viene in mente, in quei momenti, si rimane ottusi, distratti, annebbiati. Anche la Pasqua può scivolarci addosso senza che ce ne accorgiamo, o addirittura potremmo ritrovarci nelle reazioni di chi non ha saputo reagire convenientemente durante le ore della Passione. La preghiera e la contemplazione invece ci aiutano a immergerci dell’amore più grande, a guarirci e a prepararci alla gioia di Pasqua.

 

 

 

Martedì 31 marzo 2026   della Settimana Autentica

1

Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli:

2

«Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».

«

Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire

»

5

Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

(Matteo 26,3-4)

 

Erano anni che lo tenevano d’occhio e il livore nei loro confronti cresceva sempre più. Non vedevano l’ora di eliminarlo e adesso sentivano che si avvicinava l’occasione per farlo. È triste accorgerci che anche il nostro cuore può coltivare per lungo tempo pensieri di risentimento, di rancore, addirittura di odio e questo è un veleno che paralizza il cuore e l’amore. Abbiamo un estremo bisogno di lasciarci guarire, di ammorbidirci, di perdonare, di permettere al sole di Dio di riscaldarci e illuminarci interiormente. Solo così saremo liberi, in pace e lieti.

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Marzo 2026