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Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Settembre 2026
Enrico CornelliSettembre 2026Pubblicato il 1 settembre 2026

VIVI LA PAROLA !

Settembre 2026

 

Martedì 1 settembre 2026

1Diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.

«L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò”»

perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. 5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. 6Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. 7Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. 8Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

(Luca 16,3-4)

Una parabola un po’ destabilizzante, che provoca i figli della luce ad essere più furbi. Non certo la scaltrezza disonesta di chi usa i soldi degli altri per i propri interessi, ma quella evangelica. Occorre perciò escogitare soluzioni nuove di fronte agli imprevisti, avere il brio di chi apre strade nuove, non limitandosi a quel tipo di protesta e di condanna che accusa tutto e tutti ma non fa nulla. Di fronte agli ostacoli, occorre creare nuove opportunità, mettersi insieme per pensare nuovi progetti, evitando quegli individualismi che ci lasciano soli contro tutto.

Mercoledì 2 settembre 2026

«Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne»

10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? 13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». 14I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. 15Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole.

(Luca 16,9)

La furbizia che Gesù suggerisce è quella della condivisione. Coinvolgere per amore chi è povero, pagando di persona, distribuendo ciò che si ha. La fraternità che si crea è il vero tesoro, costruisce il capitale più importante, quello che ci rende molto più ricchi dei miliardari. Perché è di relazioni nutrienti e di vera reciprocità che il nostro cuore ha bisogno per trovare gioia e pace, senza lasciarsi illudere dalle false promesse che né l’avere, né il potere, né l’apparire sanno soddisfare. E questo costruisce la vita di quaggiù rendendo più ricca anche quella di Lassù.

Giovedì 3 settembre 2026   S. Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa

«La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi»

17È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge. 18Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.

(Luca 16,16)

Gesù mostra che, pur nella continuità della rivelazione di Dio all’uomo, c’è una cesura: la Sua venuta, l’inaugurazione del suo ministero ha segnato un nuovo inizio, che raccoglie tutto quanto detto e lo spiega in modo definitivo. È Lui il criterio per comprendere tutto il Primo Testamento, senza di Lui il volto di Dio ne potrebbe venire oscurato o lasciare ombre e perplessità. Quanto poi all’entrare in questa nuova realtà, occorre la scelta della libertà di ciascuno, quel morire a se stessi nelle piccole cose, che solo può aprire spiragli  ed esperienze di vita divina.

Venerdì 4 settembre 2026

19C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse:

«Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma»

25Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 27E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. 29Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. 30E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. 31Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

(Luca 16,24)

La richiesta dell’uomo ricco della parabola che giace tra i tormenti degli inferi è molto piccola: una goccia d’acqua. È l’equivalente di quella briciola che il povero Lazzaro avrebbe desiderato da lui quando era affamato. Non è la certificazione della pena del contrappasso nell’altra vita, quanto anzitutto il conoscere prima o poi nella vita quello che altri patiscono e che non ci sfiora neppure di striscio. È entrare finalmente nei panni del fratello o della sorella, unico modo per capire la realtà di ciò che ho determinato con il mio comportamento. Questo cambia completamente il pensiero dell’uomo ricco, come dimostra il seguito della parabola.

Sabato 5 settembre 2026   S. Teresa di Calcutta, vergine

20I farisei gli domandarono: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro:

«Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!»

(Luca 17,20-21)

Questa sì che è la sorpresa delle sorprese. La formula “Regno di Dio”, che al solo sentirla evoca sogni ultraterreni, da Paradiso sconosciuto, diventa all’improvviso la realtà che ho sotto gli occhi, quel Gesù che mi sta parlando e che è accanto a me. Si possono trovare vari modi per immaginare il mondo che ci attende, ma la sostanza, gli ingredienti principali saranno comunque questi: la presenza di Dio percepita direttamente e la fraternità vissuta in modo universale. Tutte cose che possiamo sperimentare, anche se solo parzialmente, già da quaggiù.

Domenica 6 settembre 2026   II DOPO IL MARTIRIO

DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

19Gesù riprese a parlare e disse loro:

«In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa»

e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. 21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, 23perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. 24In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

(Giovanni 5,19-20)

 

Questo seguire fedelmente, pedissequamente fino al dettaglio, ciò che il Padre gli indica non è per Gesù l’obbedienza forzata che si ha di fronte al capo. Non è neppure un’imitazione spersonalizzata, in cui il figlio ha perso la sua identità. È invece la risposta d’amore del Figlio al Padre, la riconoscenza infinita per la piena comunione che vive con Lui, che è fatta anche di partecipazione piena ed attiva al progetto d’amore del Padre sull’umanità. Quando si ama si è precisi nel fare le cose, fino al dettaglio, non per paura o per perfezionismo, ma perché è un modo efficace per rispondere all’Amore con l’amore.


 

Lunedì 7 settembre 2026

1Disse ai suoi discepoli:

«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono»

2È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. 3State attenti a voi stessi!

(Luca 17,1)

La venuta di Gesù non cancella i mali del mondo, né garantisce ai suoi discepoli infallibilità e immacolatezza totali. Anche i comportamenti più tristi e vergognosi potranno annidarsi nei cuori e nella vita dei cristiani. Del resto, la storia, come anche alcuni aspetti della vita personale, ce lo conferma. Questo però non nobilita il male, né toglie qualcosa alla sua gravità. Occorre perciò, come scrive Paolo, «fuggire il male con orrore e attaccarsi al bene» (Romani 12,9), sapendo che le insidie non mancano né mancheranno, ma ai chi si avvinghia a Gesù è garantita la salvezza.

Martedì 8 settembre 2026   NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA

1Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

«Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli»

3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. 12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

(Matteo 1,2)

Il desiderio di generare è insito nella natura umana, come del resto nelle specie animali, quasi un continuare la trasmissione della vita oltre a noi. C’è anche il pensiero che qualcosa (o meglio qualcuno) di quello che noi siamo rimanga, quasi a perpetuare la propria presenza su questa terra. La generazione umana che ha portato a Gesù è costituita da persone che non immaginavano la portata di ciò che stava avvenendo attraverso di loro. Se anche con il tempo divenne chiaro che dalla stirpe di Davide sarebbe nato il Messia, nessuno pensava che fosse l’incarnazione di Dio, Dio uomo. Perché i sogni di Dio sono sempre immensamente più grandi dei nostri.

Mercoledì 9 settembre 2026

«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?»

8Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

(Luca 17,7)

E’ già difficile e non così frequente interpretare la propria vita con la disponibilità totale di un servo di Dio, che non possiede per nulla una volontà propria e che riceve ordini da eseguire prontamente, senza badare all’opportunità o alla propria stanchezza. Giungere  poi al distacco da ogni forma di gratitudine ricevuta per quanto è stato fatto, talora in condizioni che rasentano l’eroismo, è un passaggio ancora più arduo. Ma l’atteggiamento più alto e importante al quale tendere è di vivere tutto questo con la gioia di chi risponde così ad un amore immenso che incessantemente ci offre l’opportunità di restituire qualcosa.

Giovedì 10 settembre 2026   Beato Giovanni Mazzucconi, presbitero e martire

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». 14Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

«Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano»

17Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». 19E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

(Luca 17,15-16)

Prima si ringrazia. Questo vale sempre: all’inizio di ogni giornata, prima di cominciare a mangiare, anche la sera quando si fa l’esame di coscienza, come pure quando ci si confessa. Per questo lebbroso forse era più difficile, perché era troppo inaspettato trovarsi guarito all’improvviso, mentre si dirigeva con gli altri 9 dai sacerdoti e all’inizio non succedeva nulla. La sua vita poi si trasformava d’incanto: era tornato ad essere un uomo, mentre prima era guardato come un rifiuto pericoloso. Aveva mille ragioni per pensare anzitutto a sé. Se ha ringraziato in quel momento era perché era abituato a farlo. Ci sono buone abitudini che sono preziosissime anche agli occhi di Dio.

Venerdì 11 settembre 2026

22Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. 23Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. 24Perché

«Come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno»

25Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione.

(Luca 17,24)

C’è chi si accanisce per cercare di prevedere il futuro, rivolgendosi a persone dubbie, magari perché è in preda alle sue paure o alle sue insicurezze. C’è chi vorrebbe indovinare cosa accadrà, per trovare pace e fiducia in un domani che gli appare enigmatico o minaccioso. Gesù ci ricorda che l’evento degli eventi, cioè il Suo ritorno, è totalmente imprevedibile. Sarà come un lampo che riempie di Luce il mondo intero. Così come lo è stato il Suo apparire risorto alle donne e ai discepoli. Dio ci coglierà sempre di sorpresa, perché le Sue vie non sono le nostre. Conviene quindi vivere nell’amore ogni attimo, senza sciupare nulla.

Sabato 12 settembre 2026   SS. Nome della Beata Vergine Maria

26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

«Entrando da lei, l’angelo disse a Maria: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”»

(Luca 1,28)

Poi l’angelo la chiamerà anche per nome. Ma al suo apparire, nella sua prima frase, usa un nome diverso per rivolgersi a Maria: “piena di grazia”. Come a dire che ciò che brillava ai suoi occhi fino ad abbagliarlo era la presenza dell’amore di Dio che la abitava tutta. Infatti il nome che ciascuno di noi porta non dice ancora l’identità più profonda della persona, quella non è certo riassumibile in una parola. Quindi è bello che l’angelo si rivolga a Maria guardandola nel capolavoro che Dio stava facendo di lei. Ci insegna a fare un po’ altrettanto quando ci incontriamo tra noi.

Domenica 13 settembre 2026   III DOPO IL MARTIRIO

DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda:

«Le folle, chi dicono che io sia?»

19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

(Luca 9,18)

Ci viene in cuore spesso la domanda: ma io chi sono? Cosa pensano gli altri di me? E poi ripenso a quello che ho fatto, o detto…ma vale la pena? Ma più tardi, nel profondo del cuore, sento che non vale tanto quello che faccio, ma come lo faccio: per servizio, per amore, per far contento il fratello. Allora capisco chi sono: sono quello che Dio ha scritto nel mio cuore: suo figlio!

Lunedì 14 settembre 2026   ESALTAZIONE DELLA S. CROCE

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo»

14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. 16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

(Giovanni 3,13)

Vorrei salire in Cielo, respirare aria di Cielo, immaginare la bellezza del Cielo. Ma poi mi rendo conto che vivo il Cielo solo se scendo sulla terra. E’ sulla terra che posso amare, servire, donarmi, condividere, ascoltare, condividere. Mi piace sentire che Dio è un dono per me, mi ricostruisce ogni giorno e mi spinge sempre a tentare. E semino salvezza.

Martedì 15 settembre 2026   Beata Vergine Maria Addolorata

«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala»

26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

(Giovanni 19,25)

Papa Francesco ci invitava spesso a toccare, a servire la carne di chi soffre. Questo è restare sotto la croce. Farci prossimo di chi sta soffrendo, di chi sta tribolando, di chi non sa che strada prendere. Il dolore dell’umanità non va ascoltato solo con le orecchie, ma col cuore, va accompagnato.. non posso solo lamentarmi delle guerre, delle disunità, delle sofferenze. Devo mettermi in silenzio alla soglia di ogni situazione dolorosa. E divento come Maria, madre di questa umanità che vive ogni giorno la sua croce.

Mercoledì 16 settembre 2026   Ss. Cornelio, papa, e Cipriano, vescovo, martiri

15Gli presentavano anche i bambini piccoli perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. 16Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. «In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come l’accoglie un bambino, non entrerà in esso»

(Luca 18,17)

Come posso cogliere la presenza del Regno di Dio in un mondo di guerre, di divisioni, di peccato? Come posso solo sperare di costruire, quando le notizie sono sempre avverse e divisive? Un bambino semplifica tutto, si fida di chi lo ama, non ha paura se è fra le braccia della mamma, sa sorridere dopo un pianto. Farmi bambino è la strada perché il Regno di Dio diventi realtà.

Giovedì 17 settembre 2026   S. Satiro

18Un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 19Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo». 20Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». 21Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». 22Udito ciò,

«Gesù gli disse: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!”»

23Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.

(Luca 18,22)

Solo Dio è buono. E mi sento buono quando qualcuno si accorge che costruisco qualcosa di valido e di accattivante.  Come lasciare spazio al cuore di Gesù nella selva dei miei bisogni e attese? Vendendo quello che ho. Vendere è una scelta impegnativa, alle volte controcorrente, ma apre orizzonti impensati. Se voglio investire devo prima vendere, per arrivare così al tesoro, alla perla. Mi metto davanti alla bontà di Dio e capisco subito cosa posso e devo vendere per avere la sua pienezza.

Venerdì 18 settembre 2026   S. Eustorgio I, vescovo

24Quando Gesù lo vide così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio.

«È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!»

26Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». 27Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».

(Luca 18,25)

Come posso entrare nel Regno di Dio? Con la forza, la violenza, il coraggio? C’è un’altra opzione: farmi piccolo.  Per entrare nel cuore dell’altro non devo fare cose straordinarie, ma entro nel silenzio, ascoltando, condividendo. Poi è facile scoraggiarci se, dopo varie sforzi, non concludo nulla, sento il peso delle mie incapacità. Ma c’è una grande speranza, la promessa di Gesù, inattesa: tutto è possibile a Dio!

Sabato 19 settembre 2026   S. Gennaro, vescovo e martire

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno»

33Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. 34Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

(Luca 12,32)

Ci sono giorni segnati da paure ed apprensioni. Non so che decisioni prendere, non so cosa mi aspetti. Una cosa mi consola, al Padre è piaciuto darmi il suo Regno. Dio è felice di farmi questo regalo. Dio ha sognato e realizzato di farmi sperimentare la Sua stessa vita. Con questa scelta non solo posso camminare, ma anche volare. E non mi scoraggio se vedo pochi frutti, se siamo in pochi. Anche Dio costruisce con un piccolo gregge.

Domenica 20 settembre 2026   IV DOPO IL MARTIRIO

DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. 25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 26Gesù rispose loro:

«In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati»

27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». 30Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

(Giovanni 6,26)

Perché cerchiamo Dio? Perché abbiamo bisogno di esser accompagnati, riconosciuti, protetti, consolati…Ma Gesù vuole essere cercato per entrare nella nostra vita con la sua forza e la sua grazia. Vorrebbe entrare nel nostro cuore con la sua luce, nella nostra mente, nelle nostre mani per continuare in noi la Sua missione di amore. Vorrebbe ridiventare dono per questa umanità servendosi di ciascuno di noi. Noi come strumento della sua presenza di speranza.

Lunedì 21 settembre 2026   S. MATTEO, APOSTOLO ED EVANGELISTA

9Andando via di là,

«Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”»

Ed egli si alzò e lo seguì. 10Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». 14Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 15E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. 16Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. 17Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

(Matteo 9,9)

Ognuno ha un proprio lavoro. Se qualcuno ci dicesse: “Seguimi”, cosa potremmo rispondere? Non sarebbe facile. Non è stato facile nemmeno per Matteo. Forse anche lui ha fatto i suoi calcoli. Del resto, vale la pena di cambiare tutto solo se dall’altra parte del piatto c’è qualcosa che mi conviene maggiormente. Per Matteo la luce della chiamata deve essere stata travolgente. In un attimo ha intravisto il suo futuro e si è lanciato in questa nuova avventura. Anch’io ho bisogno ogni giorno di luce nuova, di stimoli importanti, di sogni impegnativi.  Mi rimetto in ascolto, non so cosa Dio voglia ancora fare di me, sto al suo gioco. Forse c’è qualche fratello che mi cerca, mi chiama, ha bisogno di me, il vicino di casa solo… Le chiamate sono sempre varie e strane. Sta a me cogliere l’attimo e rispondere.

Martedì 22 settembre 2026

35Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. 36Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».

«Allora il cieco gridò dicendo: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”»

39Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 40Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: 41«Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». 42E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 43Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

(Luca 18,38)

Abbi pietà di me! Per gridare devo sapere chi sono, quali sono i miei bisogni, cosa mi manca, cosa sto cercando. Devo partire dalla mia miseria, dal mio mantello impolverato, dalla vista incerta, dalla vita di ogni giorno. E’ già un vantaggio il fatto di poter gridare. Solo nel grido esprimo un sogno: quello di essere amato, accolto, compreso, guarito. Ho bisogno di un Dio che mi ridoni serenità, voglia di vivere, capacità di ricominciare. E nel profondo del cuore sento una voce nuova: «Abbi di nuovo la vista!»

Mercoledì 23 settembre 2026   S. Pio da Pietrelcina, presbitero

11Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. 12Disse dunque:

«Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare.  Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”»

14Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. 15Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. 16Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. 17Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. 18Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. 19Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. 20Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; 21avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. 22Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: 23perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. 24Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. 25Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. 26“Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. 27E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».

(Luca 19,12-13)

Il Signore dalla sua ascesa al cielo ha affidato, a chi lo segue, la Chiesa e pertanto i fratelli. Sono il tesoro più grande che ci potesse dare. Chiunque metta sulla nostra strada va riportato a Lui e non da solo. La missione non è semplice a volte sembra impossibile. Se contiamo solo sulle nostre forze è disperata. Ma se ci affidiamo e lasciamo che sia Lui ad operare attraverso di noi, le cose si semplificano. Non è mai facile, perché spesso quando ci sembra di essere arrivati al punto, tutto ci scivola dalle mani. Altre volte però, quando mai avremmo sperato, vediamo dei risultati. L'importante è non sentirsi mai arrivati e nello stesso tempo mai disperare, ma giocarsi fino in fondo.

Giovedì 24 settembre 2026

37Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, 38dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».

«Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”»

(Luca 19,39-40)

Quello che è nella volontà di Dio non si può soffocare. A noi è chiesto di tuffarci in questa volontà e lasciarci trascinare come da un fiume in piena. Anche quando molti ci diranno  che non possiamo farcela, e che è una pazzia donarsi senza riserva. Non lasciamoci bloccare e fidiamoci. Se veramente è la Sua volontà ciò che ci viene chiesto nulla potrà fermarci, all'ultimo momento le cose si risolveranno in modo inaspettato. Tuttavia non ci sarà tolta la fatica dell'attesa e dell'insicurezza.

Venerdì 25 settembre 2026   S. ANATALO E TUTTI I SANTI VESCOVI MILANESI

«Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia»

26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

(Matteo 7,24-25)

La pietra su cui fondare la vita è la certezza dell'Amore di Dio. Se ci sentiamo in questo Amore nulla può farci crollare. Ed è una certezza che mi viene data in dono, non l'ho meritata né conquistata, anzi! Eppure senza di essa non posso vivere, né fare nulla. Ma nel Suo Amore tutto è possibile se è per il bene, basta fidarsi e andare avanti per vedere realizzarsi ciò che ci sembrava irraggiungibile.

Sabato 26 settembre 2026

«Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: “Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente”. Gli disse: “Verrò e lo guarirò”»

8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». 10Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! 11Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». 13E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. 14Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. 15Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.

(Matteo 8,5-7)

La preghiera del servo non nasce da un proprio bisogno ma dall'amore che prova nei confronti del suo servo sofferente. E la risposta di Gesù è immediata come immediata è la guarigione della suocera di Pietro che dimostrerà subito tutta la sua generosità.  Il motore di ogni nostra azione, se vogliamo vivere nell'intimità con Gesù, deve essere l'Amore. Si tratta di abituarsi a poco a poco a distogliere i riflettori da noi stessi e puntarli sui bisogni degli altri. Ad un certo punto non ci accorgeremo nemmeno più, sarà qualcosa di naturale, e ci lascerà solo lo stupore di vedere  come tutto diventi possibile.

Domenica 27 settembre 2026   V DOPO IL MARTIRIO

DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro,

«Un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. Gli rispose: “Amerai”»

il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

(Matteo 22,35-37)

In pratica il Signore ci chiede una sola cosa nella vita: Amare. Amare Dio e amare gli altri. Sembra una regola ridotta ai minimi termini, ma non ve ne è mai stata una più grande e ... più difficile. Amare non è sopportare, tollerare, far finta di niente. Amare è giocarsi fino in fondo nel rapporto con Dio, perché niente può essere più importante di Lui; e con gli altri, che a volte sembra facciano di tutto per renderci più faticoso l'andare verso di loro. Solo se riesco a capire quanto il Signore ama me riuscirò a guardare chi mi sta vicino con occhi diversi, con lo stesso sguardo con cui mi sento guardato.

Lunedì 28 settembre 2026   Beato Luigi Monza, presbitero

9Poi prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. 10Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. 11Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. 12Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. 13Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. 14Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. 15Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? 16Verrà, farà morire quei contadini e darà la vigna ad altri». Udito questo, dissero: «Non sia mai!». 17Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse:

«Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?»

18Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». 19In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.

(Luca 20,17)

La pietra d'angolo è quella che tiene su un edificio, deve essere forte. Eppure Gesù ci dice che la logica degli uomini non è la stessa di Dio. Ciò che il mondo considera debole e difettoso agli occhi del Signore è grande. E ci chiede di entrare in questo ordine di idee non facile da abbracciare. Si tratta di preferire chi è piccolo, insignificante, bisognoso, caduto e giocare tempo, forze, attenzioni per lui. Molti ci diranno che stiamo perdendo tempo, che è inutile ogni nostro sforzo, chi è così in basso non si rialza. Eppure se ascoltiamo il Signore  sentiamo proprio questo, ci chiede di  credere che per ognuno ci sia una possibilità di miglioramento. Non sempre le cose finiscono come vorremmo, ma la vita è lunga e non possiamo sapere cosa ci sia nel cuore di un altro e quando sarà pronto ad ascoltare.

Martedì 29 settembre 2026   SS. MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE, ARCANGELI

47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».

«Rispose Gesù a Natanaele: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!”. Poi gli disse: “In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”»

(Giovanni 1,50-51)

Nella tradizione rabbinica "stare sotto un fico" significava cercare un momento di pace e di preghiere e a questa ricerca di Natanaele Gesù si rivolge. Il rapporto con Gesù si scopre solo in momenti di solitudine, di ripensamento, non nel chiasso di tutti i giorni. Occorre entrare in se stessi e lì così ci accorge di essere aspettati ! A volte succede nei momenti di buio, quelli in cui il Signore non lo vediamo da nessuna parte, scoprirlo in noi è un emozione  da togliere il fiato. Spesso non ci si arriva da soli, nel caso di Natanaele è Filippo ad accompagnarlo da Gesù. Ognuno di noi ricorda il momento in cui una persona inaspettatamente e magari senza rendersene ben conto, ci ha presi per mano e condotti a cercare le risposte nel proprio cuore. Ora ci è chiesto di essere quella mano per altri.

Mercoledì 30 settembre 2026   S. Girolamo, presbitero e dottore della Chiesa

27Gli si avvicinarono alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello.

«C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie»

34Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». 39Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». 40E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

(Luca 20,29-33)

Anche oggi gli uomini si affannano a far domande sulla vita dell'aldilà con le stesse preoccupazioni di tutti i giorni. Gesù ci porta su un altro piano: la vita eterna è la vita di Dio, Egli ci dona la sua stessa vita. Ma ce l'ha già donata con il Battesimo e ora ci chiede di vivere come risorti. Viviamo già l’eternità quando riusciamo ad amare dello stesso Amore con cui ci ama il Signore.

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Settembre 2026