Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
VIVI LA PAROLA !
Aprile 2026
Mercoledì 1 aprile 2026 della Settimana Autentica
«Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: “Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?”»
E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
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Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
(Matteo 26,14-15)
Il fallimento educativo che Gesù vive con Giuda è odioso e terribile. Non possiamo prenderne troppo le distanze, perché la fedeltà assoluta non è caratteristica tipica dei primi discepoli e neanche dei loro successori. Però anche in quel buio brilla per noi una piccola scintilla consolante. Nei nostri fallimenti, soprattutto quelli legati al Vangelo, possiamo pensare al Suo ed accorgerci che Lui li rivive in noi. Neanche Gesù ha avuto il 100% dei fedeli, ai piedi della croce la percentuale era desolante, ma la potenza dell’amore di Dio non conosce limiti ed è capace sempre di qualsiasi risurrezione, anche la più impensata.
Giovedì 2 aprile 2026 DELLA SETTIMANA AUTENTICA
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Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
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Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli:
«Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli»
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I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
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Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici.
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Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
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Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
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Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà.
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Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
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Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
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Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».
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Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti,
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perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.
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Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
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Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
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Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge.
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Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
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Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai».
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Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».
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Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
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Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».
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E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia.
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E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
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Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
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Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora?
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Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
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Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».
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Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti.
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Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.
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Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori.
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Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
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Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo.
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Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».
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Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò.
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E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.
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Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio.
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Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno.
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O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli?
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Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».
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In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato.
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Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
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Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani.
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Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
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I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte;
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ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due,
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che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”».
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Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
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Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio».
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«Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
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Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;
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che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
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Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono,
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dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
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Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».
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Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici».
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Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».
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Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!».
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Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!».
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Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò.
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E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
(Matteo 26,18)
Il “tempo” di Gesù è quello del dono definitivo di sé. E’ il momento in cui si fa conoscere fino in fondo, anche se ci vorrà un’eternità per scavare in questo mistero d’amore e comprenderlo e lasciarsene incantare. È un mistero che ci coinvolge in una relazione trasformante con lui. Gesù vuole fare Pasqua con noi, vuole attraversare con noi ogni guado, accompagnarci al di là delle nostre resistenze e delle nostre paure, liberarci dai nostri peccati, dal non senso del nostro vivere, riempiendoci della sua stessa vita. E in questi giorni vuol fare Pasqua da noi, a casa nostra, nel cuore di ciascuno, tutti insieme.
Venerdì 3 aprile 2026 NELLA PASSIONE DEL SIGNORE Giorno aliturgico
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Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire.
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Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
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Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani,
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dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!».
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Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.
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I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue».
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Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri.
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Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi.
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Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele,
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e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
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Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici».
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E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
«Allora Pilato gli disse: “Non senti quante testimonianze portano contro di te?”. Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito»
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A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta.
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In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba.
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Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?».
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Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
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Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
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Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù.
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Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!».
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Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!».
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Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
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Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!».
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E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
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Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
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Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa.
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Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto,
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intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!».
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Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.
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Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
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Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
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Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio»,
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gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere.
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Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte.
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Poi, seduti, gli facevano la guardia.
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Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
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Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
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Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo
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e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».
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Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano:
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«Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui.
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Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».
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Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
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A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.
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Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
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Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia».
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E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere.
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Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».
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Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
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Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono,
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i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono.
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Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
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Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
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Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.
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Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.
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Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù.
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Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato.
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Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito
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e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò.
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Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
(Matteo 27,13-14)
Gesù tace. È l’innocente che non si difende, che non cerca di convincere Pilato per evitare la tortura e la morte. E’ l’immagine dei milioni di uomini che nella storia subiscono ingiustizia e violenza, mentre nessuno li difende. Accoglie su di sé tutto questo male terribile, incomprensibile, esagerato che produce sofferenza verso i buoni in ogni parte del mondo. Così che in ogni evento in cui risuona il grido dell’innocente perseguitato, Gesù veste i suoi panni, si rende presente lì. E quindi è proprio dappertutto, in ogni tempo e in infiniti luoghi. Dobbiamo solo aprire gli occhi e riconoscerLo.
Sabato 4 aprile 2026 DELLA SETTIMANA AUTENTICA Giorno aliturgico
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Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei,
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dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”.
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Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!».
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Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete».
«I capi dei sacerdoti e i farisei andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie»
(Matteo 27,66)
Hanno vinto. L’hanno eliminato. Ormai è nel sepolcro. Tutti i suoi sono scappati, terrorizzati. Sono rimaste per un po’ solo alcune donne. Ma adesso il sepolcro è deserto, tutt’attorno non c’è nessuno. Eppure sacerdoti e farisei rimangono inquieti. Hanno il terrore che Gesù possa ancora nuocere. Mettono i sigilli, lasciano lì le guardie. Non c’è logica in queste precauzioni. Forse hanno nel cuore il luminoso presentimento che nulla sia sufficiente per sbarazzarsi definitivamente di Gesù. Non ci può essere pace per chi lotta contro Dio. Perché Lui, nel fondo del cuore di ogni uomo, non si spegne mai e non smette di far sentire la Sua presenza.
DOMENICA 5 APRILE 2026 DI PASQUA NELLA RISUREZIONE DEL SIGNORE
1
Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.
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Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
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Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve.
«Per lo spavento che ebbero dell’angelo, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto”»
infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto.
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Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
(Matteo 28,4-6)
«Voi non abbiate paura!». Una frase che non smetterà mai di risuonare dalla bocca degli angeli. Se la morte è vinta, cosa dobbiamo temere? Dobbiamo soltanto credere. L’annuncio del risorto invade il mondo e il cosmo, raggiungendo i confini del nostro universo senza confini. Ormai c’è vita e amore dappertutto, nessuno potrà mai spegnerli, per tutti i tempi a venire. Per questo non dovremo mai smettere di annunciare a noi stessi e annunciare a tutti che Gesù è risorto: è una parola che continua a guarire e ad accendere la speranza, a nutrire la fiducia, a liberare l’amore, a portare la pace, a diffondere la gioia.
Lunedì 6 aprile 2026 II giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis
1
Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato.
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Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro
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e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
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Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante.
5
Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro:
«Perché cercate tra i morti colui che è vivo?»
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Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea
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e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
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Ed esse si ricordarono delle sue parole
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e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri.
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Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
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Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse.
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Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.
(Luca 24,5)
Inutile cercare Gesù al cimitero. Quello è il luogo dei ricordi, magari della nostalgia e dei rimpianti. Ma quando una persona a noi cara è viva la si cerca dove la si può incontrare, per continuare ad approfondire l’amicizia. Per questo il sepolcro, dopo la risurrezione di Gesù, ha cambiato connotazione. E non solo il suo, ma anche quello dei nostri cari che hanno concluso la vicenda terrena: non sono lì, sono vivi, con noi, vivono dentro di noi, in un certo senso “sono noi”, perché in Gesù risorto ogni comunione è sempre possibile. Grazie al Risorto la nostra relazione con loro continua e non si spegnerà più, neanche in Paradiso.
Martedì 7 aprile 2026
III giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis
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Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.
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Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono.
«Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”»
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Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto.
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Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati,
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dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”.
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E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione».
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Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.
(Matteo 28,10)
Gli incontri con il Risorto in Galilea concludono il racconto di Matteo. La Galilea è un luogo strategico: è il punto di partenza, l’inizio della straordinaria avventura che ha cambiato la vita di quegli uomini e di quelle donne. Si ritorna sempre lì, alle sorgenti, infinitamente arricchiti di tutto quello che è avvenuto dopo, ma con la freschezza degli inizi, senza lasciarsi appesantire dalle fatiche o dalle nostalgie. La storia di Gesù continua, con modalità nuove e l’incontro con lui rimane possibile per tutti quelli che verranno dopo, con in più quella comprensione che lo Spirito santo offre a tutti lungo i secoli e che agli inizi non era possibile avere.
Mercoledì 8 aprile 2026
IV giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis
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Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme,
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e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
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Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro.
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Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
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Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste;
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uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
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Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;
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come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.
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Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
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Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba
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e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
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Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
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Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!
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Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
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E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
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Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
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Ma essi insistettero:
«Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto»
Egli entrò per rimanere con loro.
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Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
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Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista.
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Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
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Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,
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i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».
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Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
(Luca 24,29)
Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che accenda la speranza. Con le sue parole, ma soprattutto con la sua vita. Quando lo troviamo non lo molliamo più. Cerchiamo la sua amicizia, desideriamo averne notizie, il suo solo ricordo accende in noi il sorriso del cuore e anche del volto. In fondo queste persone sono i tanti volti con i quali il Risorto ci visita, ci incontra e ci rincuora. Sono una vera benedizione, perché i languori e le amarezze della vita, piccole o grandi, non smettono di tentarci e abbiamo bisogno di svincolarci da quella morsa fatale. Ci vuole, ma non ci basta la buona volontà: occorre il contatto vivo con Lui che ci riporta sempre nella Luce.
Giovedì 9 aprile 2026
V giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis
In questo giorno si commemora anche la morte (transito) di S. Ambrogio, avvenuta il Sabato Santo dell’anno 397, e la sua sepoltura (deposizione)
Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
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Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.
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Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
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Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».
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Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
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Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
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Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;
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egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
«Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture»
46
e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno,
47
e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
48
Di questo voi siete testimoni.
49
Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
(Luca 24,45)
Come per i discepoli di Emmaus, per quanto entusiasmante ed elettrizzante sia l’incontro con il Risorto, non basta l’esperienza. Occorre che sia spiegata, compresa. È necessario approfondirne il senso, perché non si tratta di un’emozione momentanea, ma di un progetto che si è realizzato, che ha radici antichissime e che abbraccia tutta la storia e tutta l’umanità. Ci vuole tempo perché i discepoli, anche quello che hanno conosciuto e seguito il Gesù storico, comprendano la dimensione infinita e onnicomprensiva di questa esperienza, perché avvolga e orienti tutta la loro vita nella stessa direzione in cui si dirigeva Gesù.
Venerdì 10 aprile 2026
VI giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis
«Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo»
2
Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.
3
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?».
4
Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
5
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.
6
Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto.
7
Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».
(Marco 16,1)
Il vangelo di Giovanni racconta che Nicodemo aveva portato «circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe» (Giovanni 19,39) per ungere il corpo di Gesù. Ma la tradizione voleva che di queste unzioni se ne occupassero le donne, appena possibile. È l’estremo gesto di affetto e di tenerezza, pieno di dolore e di nostalgia per quel Gesù che aveva rapito la loro vita con la sua presenza e che era stato così brutalmente ucciso. Ma quanto è più abissale la mestizia, più sorprendente risuona la novità dell’annuncio della risurrezione che riceveranno dagli angeli. E così Dio ricolma di beni chi più ha sofferto, moltiplicando per loro a dismisura la gioia.
Sabato 11 aprile 2026 V
II giorno dell’Ottava di Pasqua in Albis depositis
(ormai tolte le vesti battesimali)
1
Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così:
2
si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli.
3
Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.
5
Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».
6
Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.
7
Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.
8
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
10
Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora».
11
Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.
«Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore»
13
Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.
14
Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
(Giovanni 21,12)
Finché era in vita, la domanda che i discepoli non osavano fare riguardava tutto il capitolo della sua passione, morte e risurrezione che a più riprese Gesù aveva loro annunciato. Ora la domanda che nessuno ha il coraggio di fare è quella sull’identità di questo sconosciuto che ha preparato la cena per loro. Prima il silenzio era dettato dalla paura. Ora invece dalla gioia, dalla sicurezza, dalla sorpresa di questo incontro, tra tutti il più desiderabile. Quando si è davvero felici, di quella gioia che solo il Signore sa dare, non si ha più bisogno di capire, perché il cuore è soddisfatto e sazio e si gusta la bellezza semplice dello stare insieme.
Domenica 12 aprile 2026
DI PASQUA o della Divina Misericordia
in Albis depositis
(ormai tolte le vesti battesimali)
19
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20
Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
«Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!»
Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
22
Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.
23
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
25
Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
27
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28
Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
29
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
30
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.
31
Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
(Giovanni 20,21)
È il saluto del Risorto. Risuona per tre volte in questo brano di Giovanni. Perché la pace è il vero dono di cui ogni uomo ha davvero bisogno, anche se non lo sa. Non una pace pigra, che bada solo a stare bene per conto proprio, ma quella pace profonda del cuore che libera dalle ansietà, dalle paure, dalle insicurezze, che permette di affrontare anche la fatica del vivere con energia e fiducia, che si apre ad ogni relazione con il desiderio di donare, di portare luce e incoraggiamento. Abbiamo bisogno che il Signore ci ripeta «Pace a voi!» tante volte nella giornata ed è questo il frutto buono che anche noi vorremmo lasciare in ogni cuore che ci incontra.
Lunedì 13 aprile 2026
35
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
36
e,
«Fissando lo sguardo su Gesù che passava, Giovanni disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù»
38
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?».
39
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
41
Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo –
42
e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
(Giovanni 1,36-37)
“Agnello di Dio”: una definizione che convince subito i discepoli a seguire questo sconosciuto, additato dal Battista. Il richiamo di questa parola nel mondo del Primo Testamento è molto vario, ma fra tutti prevale il significato dell’agnello pasquale, che riporta alla mente il memoriale dell’uscita dall’Egitto. Ma in Isaia e Geremia emerge anche quella del servo sofferente, che con l’offerta mite di sé diventa strumento di salvezza per molti. In Gesù le due definizioni si uniscono e disegnano la figura di un salvatore che non si impone, ma che libera l’umanità sacrificandosi e consegnandosi per amore.
Martedì 14 aprile 2026
43
Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!».
44
Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
45
Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».
46
Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
«Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”»
48
Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».
49
Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
50
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
51
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
(Giovanni 1,47)
Gesù irrompe nella vita degli uomini. Lo fa innescando una relazione, entrando in dialogo, facendo il primo passo. Sappiamo tutti per esperienza che introdursi in una relazione nuova non è facile, chiede la disponibilità ad affrontare i rischi del rifiuto, dell’indifferenza, dell’incomprensione, del malinteso. Ma se interpreti la vita a partire dall’amore non c’è altra strada. Gli insuccessi vanno messi nel conto, ma non possono frenare questo slancio relazionale. Perché una vita rinchiusa in sé stessi offrirà anche maggior tranquillità, terrà al riparo da scacchi e delusioni, ma presto diventa insipida, noiosa e alla fine lascia insoddisfatti.
Mercoledì 15 aprile 2026
1
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei.
2
Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui».
3
Gli rispose Gesù:
«In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio»
4
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
5
Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
6
Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.
7
Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto.
(Giovanni 3,3)
Nicodemo ha intuito che Gesù è un uomo straordinario. Sa infatti che ci sono delle cose che non si imparano e che Gesù possiede queste caratteristiche. Ma per entrare nell’esperienza di Dio che Gesù offre e rende possibile non basta la lucidità intellettuale. Occorre una nuova nascita. Un ricominciare daccapo. Quell’essere pronti a perdere “tutto” per Gesù, che diventa dopo un ritrovare quel “tutto” moltiplicato. È un entrare in un altro modo di interpretare la vita, che sgorga dal cuore stesso di Dio: un vedere il mondo con gli occhi e con il cuore di Dio. E’ la conversione, l’affidarsi a Lui che è l’atto più coraggioso e importante che un uomo possa compiere sulla terra.
Giovedì 16 aprile 2026
Dovete nascere dall’alto.
8
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
9
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
«Gesù rispose a Nicodemo: “Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose?”»
11
In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.
12
Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?
13
Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.
14
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,
15
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
(Giovanni 3,10)
Tutti ci sentiamo un po’ maestri, con le nostre competenze, il nostro vissuto. Conosciamo un po’ di tutto e vorremmo dare risposte a tutto e tutti. Le serate televisive sono zeppe di salotti con tuttologi ed esperti. Ma quando si parla di cose del Cielo siamo un po’ tutti spiazzati. Solo chi è entrato nelle viscere della terra, nelle piaghe dolorose dell’umanità, può capire le dinamiche del Cielo. Le persone più mature sono quelle che attraverso storie dure di vita hanno sperimentato una Sapienza nuova. Entriamo nell’Eterno attraverso la croce che ci apre alla risurrezione.
Venerdì 17 aprile 2026
22
Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava.
23
Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare.
24
Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
25
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale.
26
Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui».
«Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo»
28
Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”.
29
Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.
30
Lui deve crescere; io, invece, diminuire».
(Giovanni 3,27)
Ci conosciamo molto bene e sappiamo chi siamo, impregnati di fragilità e precarietà. Ma se cerchiamo di fare le cose con coscienza, nell’amore, pure noi, come Giovanni, possiamo aprire strade nuove, donare speranza, consolare, aprire al futuro. Non siamo Dio, ma possiamo renderlo visibile e presente. Quante volte le persone ci ringraziano per una parola, un gesto che noi non ricordiamo più, ma è impresso nel loro cuore e nella loro vita. Abbiamo inciso come Giovanni, abbiamo annunciato il Regno, anche se rimaniamo quello che siamo, poveri uomini in cammino.
Sabato 18 aprile 2026 S. Galdino, vescovo
«Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti»
32
Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza.
33
Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero.
34
Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
35
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.
36
Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
(Giovanni 3,31)
Per venire dall’alto, bisogna partire dall’alto, partire non da me stesso, ma da Dio, dalla Parola, dallo Spirito. Solo se parto dall’alto capisco chi sono e cosa porto. Non porto me stesso, ma Colui che mi manda. Non sono che un messaggero, un segno, una proposta che rimandano alla Luce. Posso testimoniare dove e come ho trovato la Luce e indicare la strada. Così divento più credibile, perché non lego le persone a me stesso, ma le aiuto a trovare il cammino con la forza di una meta chiara e definita. Le aiuto a crescere umanamente e spiritualmente.
Domenica 19 aprile 2026
III DI PASQUA
«Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”»
30
Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”.
31
Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.
33
Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”.
34
E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
(Giovanni 1,29)
Ogni incontro è sempre straordinario, perché ci cambia le cellule del cuore, ci allarga orizzonti, ci immerge nella pace. Così è stato per chi ha incontrato Gesù. Se poi si incontra uno che ci toglie i peccati, anzi, che toglie i peccati dell’umanità, ancor di più vengo coinvolto. Conosciamo fino ad un certo punto, ma il cuore ci riempie così di luce che l’amore supera ogni conoscenza. Noi occidentali vorremmo conoscere tutto, prima di fare un passo avere determinate sicurezze. Ma nell’amore basta essere affascinati. Giovanni non capirà fino alla fine, mandando i suoi discepoli a chiedere a Gesù se lui era il Messia o dovevano aspettarne un altro. Frase da miscredente. Ma anche da innamorato, da uno che vorrebbe vedere la realtà anche cruda, col cuore.
Lunedì 20 aprile 2026
«Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo»
20
Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
21
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole.
22
Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio,
23
perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
24
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
25
In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
26
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso,
27
e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo.
28
Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce
29
e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
30
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
(Giovanni 5,19)
Viviamo in una cultura individualistica, dove emerge il migliore, vince il più forte, fa strada il più ricco. Gesù va controcorrente, prende una strada diversa. Lui è grande perché fa quello che vuole il Padre. Lui fa cose grandi perché le fa con e per il Padre. Ha vinto pure la morte, ogni morte e porta vita. Finché farò quello che penso io, sarò precario e fallimentare, con poco futuro. Solo se mi fido dell’amore di Dio, posso vedere e far vedere Dio. Constaterò che ogni morte porta alla vita, che ogni ostacolo diventa pedana di lancio.
Martedì 21 aprile 2026
31
Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera.
32
C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
«Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità»
34
Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.
35
Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
36
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
37
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto,
38
e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
39
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me.
40
Ma voi non volete venire a me per avere vita.
41
Io non ricevo gloria dagli uomini.
42
Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio.
43
Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste.
44
E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
45
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza.
46
Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me.
47
Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
(Giovanni 5,33)
Siamo chiamati ad essere testimoni della Presenza di Dio nel mondo. Come? Evidenziando il Regno di Dio che già coinvolge persone, comunità, circostanze. Non mettiamo in evidenza noi stessi, ma la luce. A questo mondo, che arranca su strade fatte di mercati, guerre e prepotenze, dovremmo far conoscere sentieri nuovi, proposte di convivenze di pace, comunità che condividono, popoli che si stimano. In ogni nostra parrocchia, in ogni oratorio, in ogni famiglia ci sono testimonianze altissime di cieli e terre nuove. Mettiamo sul moggio queste storie di vita, inonderemo il mondo di speranza.
Mercoledì 22 aprile 2026
1
Dopo questi fatti,
«Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte»
e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
4
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
5
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
6
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.
7
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
8
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro:
9
«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».
10
Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
11
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
12
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
13
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!».
15
Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
(Giovanni 6,1-3)
Passare all’altra riva, salire sul monte. E’ l’esercizio che ci viene chiesto ogni giorno. Non abbiamo soluzioni in tasca o in testa, ma in cammino. Nascono dal piccolo dono di qualche pane che diventa benedizione per molti. Il poco che abbiamo, che è anche il nostro tutto, diventa vita per molti. Il miracolo di oggi è il mettersi in gioco, condividere, avere il coraggio di sapere che insieme possiamo trovare le soluzioni per questa società ammalata, abbacchiata, concentrata in sé stessa. Siamo Chiesa viva, perché insieme possiamo avere una visuale migliore, insieme possiamo avere un cuore più grande. E ringraziamo tutti coloro che anche oggi si sono messi in gioco, perché ogni uomo arrivi alla piena dignità di figlio di Dio.
Giovedì 23 aprile 2026
16
Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare,
17
salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
«Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento»
19
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura.
20
Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
21
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
(Giovanni 6,17-18)
Non c’è momento più tragico che trovarsi in un mare in tempesta al buio. Sospesi, in balia del vuoto. Se poi si aggiunge anche il vento…E’ il quadro nel nostro vissuto in molti momenti della nostra giornata. Basta poco, alle volte, per sentirci soli, abbandonati, nel vortice della vita. In quei momenti ci sembra che tutto e tutti siano contro di noi. Chi non ha provato paura e angoscia? Peggio ancora quando non sentiamo più la presenza di Gesù e ci appare come un fantasma. Che bello l’invito: “Non abbiate paura, sono io”. C’è tutta la tenerezza di un Dio che non ci rimprovera, ma ci porta serenità e salvezza. Forse oggi è questo il compito della nostra Chiesa, diventare ancora di salvezza per molti in ricerca, per molti coinvolti da paure e angosce, per persone che hanno perso tutto, anche la loro dignità. Ridare loro la possibilità di uscire dal buio per rifarsi una vita.
Venerdì 24 aprile 2026
22
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli.
23
Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
24
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.
25
Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
26
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
27
Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
28
Gli dissero allora:
«”Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. Gesù rispose loro: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”»
(Giovanni 6,28-29)
Che cosa significa per noi concretamente credere in Gesù? Significa cambiare orizzonte, lasciare dipanare ogni giornata alla luce della Sua volontà. Essere pronti a cambiare i propri piani, a volte frutto di incastri elaborati a fatica, quando un fratello ha bisogno di noi. Non essere mai padroni della propria vita, ma guardarla un po' da spettatori con la curiosità di chi vede all'opera il Signore.
Sabato 25 aprile 2026 S. MARCO, EVANGELISTA
«Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi»
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Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!
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Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi;
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non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
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In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.
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Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
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Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
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Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto,
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guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.
(Luca 10,1)
Non solo gli apostoli sono inviati ad evangelizzare, ci sono anche i discepoli, cioè tutti. E nessuno è inviato come battitore libero, ma sempre a due a due. Il Vangelo si annuncia insieme non da soli, anche quando in modo individuale ci sembrerebbe molto più semplice ed efficace. Non manda a caso, ma nelle città dove Lui pensa poi di andare. A noi è chiesto solo di preparare il terreno, a seminare ci penserà Lui. Se fossimo convinti di questo non perderemmo tempo nel cercare di vedere i risultati, andando incontro a delusioni.
Domenica 26 aprile 2026
IV DI PASQUA
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Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
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Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde;
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perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore»
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E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
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Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.
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Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
(Giovanni 10,14-15)
Gesù è il buon pastore e chiede anche a me di essere pastore per chi mi affida e mi fa incontrare. Il pastore conosce le pecore e nella Bibbia il verbo conoscere presuppone un atto di Amore. Devo perciò essere pronto ad accogliere chiunque il Signore mi mette sulla strada, lasciando ogni preconcetto nei suoi confronti. Se si ha il coraggio di fermarsi ad ascoltare chi ha bisogno di aiuto, ma non lo chiede se non si sente amato, scopriremo che in ogni cuore c'è una ricchezza incredibile, soprattutto dove non ce l'aspettiamo. E non si esce mai da questi incontri a mani vuote.
Lunedì 27 aprile 2026 Beate Caterina e Giuliana del S. Monte di Varese, vergini
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Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
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Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
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Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.
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In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
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Io sono il pane della vita.
49
I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti;
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questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»
(Giovanni 6,51)
Tutto il Vangelo è una proposta di vita. Ricevere Gesù nel pane vivo significa assomigliarGli sempre un po' di più. Se ci lasciamo trasformare piano piano, ci accorgeremo che è Lui ad agire in noi e chi ci incontra troverà un po' di quella vita. Sono cose semplici: un sorriso, un'attenzione, un non giudicare, un saper ascoltare. E ogni volta anche noi ci sentiremo più ricchi.
Martedì 28 aprile 2026 S. Gianna Beretta Molla
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Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
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Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza?
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E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?
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È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.
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Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.
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E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
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Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
«Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”.
Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo?
Tu hai parole di vita eterna”»
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e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
(Giovanni 6,)
Dopo un facile entusiasmo, le richieste di Gesù diventano più pressanti. Sentiamo che alla sua sequela non ci sono mezze posizioni, o si accetta tutto o è meglio andarsene. E non sempre si ha il coraggio di andare avanti su quella strada. Eppure ci accorgiamo che, nonostante tutto, non possiamo più farne a meno. Se anche per poco abbiamo avuto intimità con Lui, non riusciremo ad andare molto lontano.
Mercoledì 29 aprile 2026
S. CATERINA DA SIENA, vergine e dottore della Chiesa,
patrona d’Italia e d’Europa
1
Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.
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Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;
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le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio;
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le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi.
5
Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
6
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.
7
Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
«Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”»
9
Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
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Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
11
Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”.
12
Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
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Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
(Matteo 25,8)
Nei momenti più difficili della vita è facile trovarsi al buio. Ci sentiamo soli, sperduti, incapaci di reagire. Eppure ci è stata data la lampada della fede, che può illuminare le nostre giornate. Il Signore non ci lascia mai, è lì accanto a noi, ci sostiene perché sa bene quanto sia difficile soffrire senza un conforto. Quando le tenebre si diradano, riusciamo a vedere la sua mano nelle persone che ci hanno aiutate, nella forza che ci ha fatto continuare. Mai arrendersi al male. «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» (Romani 8,31).
Giovedì 30 aprile 2026
(«A metà della festa»)
14
Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare.
15
I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?».
«Gesù rispose loro: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso”»
18
Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia.
19
Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?».
20
Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?».
21
Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati.
22
Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato.
23
Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo?
24
Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».
(Giovanni 7,16-18)
La regola di Gesù è fare in ogni attimo della propria vita la volontà del Padre. Rispettare scrupolosamente la Legge dimenticandosi l'Amore inaridisce il cuore. Ci si ferma a discutere senza guardare concretamente la persona che si ha davanti. Succede anche a noi: seguiamo uno schema mentale giusto, ma non ci fermiamo a guardare il fratello, che magari ha sbagliato, per capire le sue difficoltà nel seguire le nostre regole rigide. Amare significa anche calibrare le richieste gradualmente, non possiamo pretendere la perfezione negli altri. Ci è chiesto di accogliere ognuno nello stato in cui si trova e aiutarlo ad andare avanti un pezzettino, accontentandoci anche di piccoli passi.
