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Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

VIVI LA PAROLA ! - Dicembre 2026
don Carlo SenoDicembre 2026Pubblicato il 1 dicembre 2026
Scarica il fascicolo in PDFIl testo completo del mese è qui sotto

VIVI LA PAROLA !

Dicembre 2026

 

 

Martedì 1 dicembre 2026

S. Charles de Foucauld, presbitero

1In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 2«Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». 3Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? 4Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. 5Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, 6non è più tenuto a onorare suo padre”. 

«Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me»

9Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini».

(Matteo 15,6-8)

 

L’accusa di Gesù ai farisei è diretta e colpisce al cuore la loro ipocrisia. Dicono di voler vivere la legge in ogni dettaglio, ma poi inventano degli escamotage meschini, interessati come sono al denaro. Fatte le debite proporzioni, il rischio di concentrare la nostra morale cristiana su dettagli marginali e trascurare i doveri principali non ci è distante. A Gesù per esempio sta molto a cuore il perdono, ma non è raro che ci si accosti ai sacramenti sentendosi a posto, pur conservando nel cuore da anni rancori, sentieri interrotti, parole di perdono mai pronunciate.

 

 

Mercoledì 2 dicembre 2026

10Poi, riunita la folla, disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! 11Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». 12Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». 13Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. 14Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 15Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? 17Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? 18Invece

«Ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie»

20Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo».

(Matteo 15,18-19)

Nella cultura religiosa israelitica si dava molta importanza al tipo di cibo e al lavare le mani. Forse alle origini era nato come un’attenzione igienica molto sana, ma con il passar del tempo era divenuto un segno che indicava il distacco dall’impurità del mondo. Gesù invece vede nel creato l’impronta della Provvidenza del Padre e concentra l’attenzione sul cuore di ciascuno che è abitato da malattie di vario genere. Spesso ce ne accorgiamo solo dopo molto tempo, diciamo di non riconoscerci in certe reazioni o atteggiamenti, ma in realtà di appartengono da sempre. E sono queste le malattie che inquinano a volte in modo mortale le relazioni e il mondo.

 

 

Giovedì 3 dicembre 2026   S. Francesco Saverio, presbitero

1I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; 3e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò. 5Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. 6Gesù disse loro: 

«Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei»

7Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». 8Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? 9Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? 10E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? 11Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». 12Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.

(Matteo 16,6)

 

C’è un insegnamento dal quale prendere le distanze. Quello che amplifica cose marginali, le mette al centro dell’attenzione, fa credere che l’adempimento di alcuni minuziosi precetti sia l’unica strada corretta, che al di fuori di quelle cose ci sia solo profanazione e peccato. Penso ad esempio ad alcuni scritti che circolano sull’obbligatorietà di ricevere Gesù Eucaristia sulla lingua e in ginocchio, ritenendo peccaminoso o sacrilego ogni atteggiamento che non rispetti queste indicazioni. E così si trascura completamente di evitare il giudizio sui fratelli e di concentrarsi sulle intenzioni del cuore, le sole che a Dio interessano.

 

Venerdì 4 dicembre 2026

10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: 

«Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro»

13Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

(Matteo 17,12)

 

L’esperienza di Giovanni il Battista, da molti considerato un profeta del calibro di Elia, è illuminante per Gesù. Vede con precisione che la verità e la fedeltà alla volontà del Padre suscitano molto interesse e conversioni nel popolo, ma la violenza dei potenti alla lunga finisce per avere il sopravvento. La Sua consapevolezza di ciò che lo attende è chiara, ma non per questo esita a percorrere fino in fondo il suo mandato. Noi stessi ci accorgiamo che gli applausi e i consensi non sono lo stipendio del discepolo del Vangelo, ma il nostro cammino ci conduce a rivivere la croce di Gesù.

 

 

Sabato 5 dicembre 2026

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 23Per questo, 

«Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti»

25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. 29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. 30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. 31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

(Matteo 18,23-24)

 

Il protagonista della parabola è il debitore numero uno, in cima alla lista presentata al re. Ha un debito spropositato, quasi incalcolabile: viene da domandarsi come abbia fatto ad accumulare un debito simile. È imperdonabile per eccellenza, non ha avuto alcuna remora nel fare follie con i soldi del re. Tutto l’uditorio che è in ascolto della parabola è ben convinto che quest’uomo meriti una lezione esemplare. Eppure basta un gesto di umiltà, una frase un po’ incredibile per impietosire il re e fargli dimenticare tutto quanto avvenuto. Gesù ci ricorda che quel servo sono io, sei tu, ciascuno di noi. Ma basta un quasi-nulla di pentimento e Dio dimentica tutto.

 

 

Domenica 6 dicembre 2026   IV DI AVVENTO   L’ingresso del Messia

1Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli 2e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. 3E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». 4Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. 5Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». 6Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. 7Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. 8Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi.

«Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»

10Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». 11Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

(Marco 11,9)

 

La quotidianità è fatta da puledri, da domande, programmi, incontri. Noi siamo chiamati a colorare, dar senso a tutto quello che succede. Allora anche il quotidiano si ravviva, diventa “Osanna” per molti, gratificante, stupore, gioia. Se oggi molto ci rattrista, ci crea problemi, è perché non sappiamo leggere la nostra piccola storia. Anche se l’ora è tarda…la vita continua.

 

 

 

Lunedì 7 dicembre 2026   ORDINAZIONE DI S. AMBROGIO VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA Patrono della S. Chiesa Ambrosiana e della città di Milano

40Gesù disse ad alcuni dei farisei che erano con lui: 11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

«E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore»

(Giovanni 10,16)

 

Ci troviamo oggi a celebrare la festa di sant’Ambrogio, come fosse un nostro compagno di viaggio che da secoli accompagna il nostro cammino non solo cristiano, ma anche civile. Perché è attuale? Perché è stato pastore, ha amato le sue pecore di ieri e ama le pecore di oggi. Non ha abbandonato mai la sua Milano. E’ pure fra noi oggi e ci stimola a guardare la nostra città con occhi nuovi, con gli occhi del pastore, che si occupa delle sue pecore ad una ad una. Vivere Ambrogio oggi è servizio per costruire un solo ovile.

 

 

Martedì 8 dicembre 2026   IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: 

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te»

(Luca 1,28)

 

Come Dio ha incontrato Maria, oggi vuole incontrare ciascuno di noi. Con tre parole: rallegrati, piena di Grazia, il Signore è con te. Mi rallegro non perché sono giovane o anziano, vergine o sposato, degno o non degno. Mi rallegro perché sono amato, scelto, consolato, perdonato, responsabilizzato. Sono pieno di Grazia non perché sono perfetto, ma perché Dio mi purifica ogni giorno, mi ridà speranza, mi chiama per nome. Il Signore è con me non perché me lo merito, ma perché mi ha scelto come suo figlio, mi accompagna anche quando fuggo da Gerusalemme, anche quando cerco un sepolcro vuoto o sono invitato a scendere dal sicomoro.

 

 

Mercoledì 9 dicembre 2026

10Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». 11E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». 

«Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe»

13e disse loro: «Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri». 14Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. 15Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, 16e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?». 17Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.

(Matteo 21,12)

 

Non so come reagirei se il Signore facesse saltare tutti i miei piani, rendesse ridicoli tutti i miei interessi. Eppure so che sono qui in terra per convertirmi, per cambiare rotta, per ritrovare la bussola. Perché sono ancora restio, titubante, tradizionale, abitudinario? Signore, fa un po’ di ordine in me e attorno a me, spianami le colline, riempi i miei vuoti, indicami il cammino.

 

 

Giovedì 10 dicembre 2026  Beata Vergine Maria di  Loreto

18La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame.

«Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie»

e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. 20Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». 21Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. 22E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».

(Matteo 21,19)

 

Mi sento come una pianta di fico, vorrei essere attraente e faccio crescere solo foglie, apparenza. Ma poi mi accorgo che i frutti non ci sono. Quante volte vorrei essere apprezzato, ma sento il peso dei limiti e dell’aridità. Mi sento sterile, secco. Ma ho ancora la possibilità di far crescere le gemme, spostare montagne. Gesù mi promette di ascoltarmi ed esaudirmi. Mi affido a Lui. Non guardo il mio povero essere come una pianta di fico, ma guardo alla sua potenza. Anche Maria, oggi ricordata a Loreto, ci presenta questa strada. Non guardava se stessa, ma si faceva Casa per Dio, per gli apostoli.

 

 

 

Venerdì 11 dicembre 2026

23Entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: 

«Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?»

24Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. 25Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. 26Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». 27Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

(Matteo 21,23)

 

Sono autorevole, capace, stimato? Alle volte lo sono, ma sono più i miei limiti dei miei pregi. Vorrei non tanto guardare le mie capacità, ma la sorgente del bene che faccio. E scopro quanto Dio lavora sulla mia creta. Scopro che attingo luce da tante persone, tante esperienze che girano attorno a me. Attingo dallo Spirito che sempre si agita nel mio cuore. Attingo dalla mia piccola storia e dalle storie di chi mi sta accanto.. grazie a tutti coloro che  mi fanno crescere in grazia e autorità.

 

 

Sabato 12 dicembre 2026  Beata Vergine Maria di Guadalupe

28«Che ve ne pare? 

«Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò»

30Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. 31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

(Matteo 21,28-29)

 

Siamo tutti fragili. Anche i personaggi di questo Vangelo. Fragili i figli che non sanno che fare, fragile il padre che non capisce e non interviene. Fragile la vigna che non viene coltivata. Fragili noi, la Chiesa, l’umanità in conflitto. Fragile il messicano che trova in Maria protezione e prospettiva di una vita nuova. La nostra fragilità ci avvicina ai pubblicani e alle prostitute. Con loro potremmo entrare nel Regno dei Cieli.

 

 

 

Domenica 13 dicembre 2026   V DI AVVENTO    Il Precursore

«Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Tu, chi sei?”»

20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me, che è avanti a me, perché era prima di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

(Giovanni 1,19)

 

Chi sono? So che non sono il Cristo, ma vorrei essere un suo discepolo. Sono una voce che nel deserto cerca una via nuova per dar senso alla mia vita. Non voglio essere una voce lamentosa, ma profetica. Voglio seguire questa folla che cerca nel deserto una luce nuova. Una voce che trova il perché di ciò che faccio, che nel cammino assieme trova il coraggio di lasciar certezze per trovare una roccia sicura per costruire la mia casa. Mi consola che attorno a Giovanni sono in tanti, che possiamo incoraggiarci a vicenda, che nei nostri limiti possiamo ancora sognare.

 

 

Lunedì 14 dicembre 2026   S. Giovanni della Croce, presbitero e dottore della Chiesa

33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

«Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”»

38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. 44Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». 45Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. 46Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

(Matteo 21,37)

 

Questo padrone della vigna lascia davvero un po’ sconcertati. Si dà un gran da fare per preparare la vigna nel modo migliore, per difenderla, per poterne ottenere il miglior frutto. Ma non sa scegliere i contadini: si fida di persone ben poco raccomandabili, gente violenta, addirittura assassini. Certo, non tutti hanno intuito sulle persone, può capitare. Ma ciò che sorprende è poi un’altra cosa. Invia i servi a ritirare il raccolto e queste persone vengono terribilmente maltrattate. Dopo un’esperienza del genere, tutti noi denunceremmo subito i contadini e li cambieremmo tutti senza tenerne neppure uno. Invece no. Manda altri servi, ne manda più di prima, a quegli stessi contadini. E alla fine manda addirittura il figlio, illudendosi che almeno di lui avrebbero avuto rispetto. Ma che cosa si aspettava? Una storia che non ha senso, assurda. Chi mai si comporterebbe come quest’uomo? Già. Dio si comporta così. Il Padre che è nei cieli non smette di offrire nuove opportunità, continua a sperare l’insperabile, cerca di raggiungere e di salvare tutti, è pronto a fare follie per ciascuno. Molti diranno che è un ingenuo. Ma è una benedizione immensa che Dio abbia un cuore così pieno di infinito amore!

 

 

Martedì 15 dicembre 2026   

15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: 

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»

22A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

(Matteo 22,21)

 

Nel mondo farisaico ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare costituiscono due entità separate. Quando si parla dell’una non si parla dell’altra e viceversa. E spesso siamo tentati di pensare anche noi che un conto sia la religione, la preghiera, un altro conto siano i soldi: hanno ambedue criteri autonomi. Gesù invece nella sua sapiente risposta alla domanda trabocchetto dei farisei mette insieme le due cose. Il discepolo infatti è una persona integra, non gioca contemporaneamente su due tavoli con regole diverse. Trova armonia con se stesso in tutto ciò che fa. Il credente che ha dato a Dio tutto se stesso, che trova in Dio il suo tesoro può vivere la fedeltà anche nei confronti delle leggi dello Stato, ovviamente se non sono inique. Ha trovato e sperimenta una nuova libertà verso i beni terreni: se ne occupa, li apprezza, ma non si attacca ad essi. La sua vera gioia è altrove.

 

Mercoledì 16 dicembre 2026   Commemorazione dell’annuncio a San Giuseppe

Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: 

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo»

21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa;

(Matteo 1,20)

 

Il cuore di Giuseppe è in subbuglio. La notizia della gravidanza di Maria l’ha sconvolto, tante emozioni e tanti pensieri lo agitano e lo trascinano in tante direzioni diverse. Capita a tutti noi di trovarsi in una situazione in cui non sappiamo che pesci pigliare, ma questa condizione di Giuseppe è davvero speciale. Possiamo ben immaginare quanto fosse innamorato di Maria, per cui non gli è facile trovare una soluzione, difficilmente può trovare qualcuno con cui confidarsi su una questione così inaudita e imbarazzante. C’è bisogno di una parola dall’alto, di una luce che aiuti a guardare tutto da un’altra prospettiva. L’angelo gli rivela che fidarsi non è una cosa assurda, c’è un progetto di Dio e Dio ha bisogno del suo sì. Giuseppe non avrà capito tutto, alcune sue domande saranno rimaste senza risposta. Ma una cosa è chiara: sa qual è la strada giusta. E questo dona una pace indicibile, perché sente di essere custodito in ogni passo dall’amore di Dio.

 

 

Giovedì 17 dicembre 2026   Feria prenatalizia «dell’Accolto» 1 (de Exceptato)

1Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, 2come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, 4in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. 5Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. 6Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. 7Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. 8Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, 9gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. 10Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. 11Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. 12Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. 13Ma l’angelo gli disse: 

«Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni»

14Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, 15perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre 16e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. 17Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

(Luca 1,13)

 

L’annuncio dell’angelo a Zaccaria è pieno di parole felici: parla di preghiere ascoltate, di una nascita ormai inaspettata e sorprendente, parla di gioia, di esultanza, di promesse sulla grande missione di questo suo figlio. Tutto questo è una conferma molto consolante per la sua vita di fede, condotta con sua moglie Elisabetta interamente al servizio del Signore. L’angelo porta notizie belle, accende la speranza, rivela che Dio sta operando nella storia, anche con interventi eccezionali. Così si apre il Vangelo di Luca, con parole di Dio che incoraggiano, che risollevano, che aprono nuovi orizzonti. Inizia così la nostra novena di Natale, con un preludio alla gioia luminosa che celebreremo tra alcuni giorni con la nascita del Dio con noi. Ci chiede di iniziare anche noi con il sorriso del volto e del cuore.

 

 

 

Venerdì 18 dicembre 2026   Feria prenatalizia «dell’Accolto» 2 (de Exceptato)

19L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. 

«Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo»

21Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. 22Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. 23Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. 24Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: 25«Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

(Luca 1,20)

 

Per Zaccaria ciò che l’angelo gli annuncia è troppo. Ormai aveva messo il sogno di diventare padre nel cassetto dei rimpianti, rimaneva fedele a Dio, perché a Dio non si può disobbedire, probabilmente con quel velo di malinconia, o magari con quella ferita profonda, che avvolge tutte le cose quando un desiderio importante non si è realizzato. La rivelazione così improvvisa dell’angelo non lo convince, troppe volte ha sperato, troppe volte è rimasto deluso. Ha già sofferto troppo in passato. Non riesce a credere. Diventa muto. Muto perché non ha creduto. Forse non è un castigo. Potrebbe essere un dono, un’occasione. Perché per maturare un nuovo cammino c’è bisogno di tempo e di silenzio, di svuotarci di pensieri inutili, superare i nostri blocchi, aprirci alle novità di Dio e lasciar germogliare poco a poco dal cuore parole nuove. E ne dirà di meravigliose appena potrà aprire bocca!

 

Sabato 19 dicembre 2026   Feria prenatalizia «dell’Accolto» 3 (de Exceptato)

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.

«E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»

46Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore

(Luca 1,45) 

 

In questo dialogo così festoso e lieto, che vede due donne come protagoniste, vediamo risplendere tutta la bellezza dei rapporti, quando i cuori sono pieni della gioia di Dio. C’è sorpresa, meraviglia, comunicazione immediata delle proprie emozioni. E c’è anche l’ammirazione di Elisabetta. Ammirazione per la fede di Maria, che di fronte all’incredibile annuncio di Dio ha scavalcato i turbamenti, i dubbi, le domande e come prima cosa si è tuffata interamente nel progetto di Dio, con una fiducia totale anche in ciò che non capisce e non conosce, rimandando ogni altra questione a dopo. Forse Elisabetta non era critica di fronte allo scetticismo di Zaccaria, magari anche lei avrebbe reagito così. Ma sa ammirare la fede di Maria e se ne lascia contagiare ed entusiasmare. Ed entra così in un bellissimo dialogo con lei.

 

 

Domenica 20 dicembre 2026   DELLA INCARNAZIONE 

o della Divina Maternità della Beata sempre Vergine Maria

26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

«Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù»

32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

(Luca 1,31)

 

Concepire, dare alla luce, sono parole di speranza perché ci qualificano nella capacità di generare. Possiamo generare con una parola, un gesto, una presenza, una luce. E’ lo Spirito Santo che genera in me vita nuova e mi fa vedere oltre, nell’infinito, nel progetto di Dio. Il Vangelo ci parla di generazione fatta da due donne particolari, una vergine e una sterile. Mi consolano: posso generare anch’io, nella mia povertà e fragilità.

 

 

Lunedì 21 dicembre 2026   Feria prenatalizia «dell’Accolto» 4 (de Exceptato)

57Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. 59Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».

«Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio»

65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

(Luca 1,62-64)

 

Una nascita che mette in subbuglio una famiglia. Una anziana, uno muto, un figlio senza nome. E’ qui che Dio entra col suo progetto. Ognuno dice la sua, ma l’ultima parola è di Dio. E tutto si rinnova, la sterile partorisce, il muto parla, il bambino ha un nome nuovo. Tutti siamo in attesa di storie nuove, di cambiamenti, di nuove prospettive, una Chiesa nuova, un nuovo Arcivescovo. Se affidiamo la storia al Regista di tutto, siamo sicuri che il cammino sarà diverso.

 

 

 

Martedì 22 dicembre 2026   Feria prenatalizia «dell’Accolto» 5 (de Exceptato)

67Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: 68«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, 69e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, 70come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: 71salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. 72Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, 73del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, 74liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, 75in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. 76E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, 77per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. 78Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, 79per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace». 80Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

(Luca 1,)

 

 

 

 

Mercoledì 23 dicembre 2026   Feria prenatalizia «dell’Accolto» 6 (de Exceptato)

1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

(Luca 2,)

 

 

 

 

Giovedì 24 dicembre 2026   

18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; 25senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

(Matteo 1,)

 

 

VENERDÌ 25 DICEMBRE 2026  NATALE DEL SIGNORE

1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. 8C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: 14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

(Luca 2,)

 

 

Sabato 26 dicembre 2026  II giorno dell’Ottava di Natale

S. Stefano, primo martire

18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato.

(Giovanni 15,)

 

 

Domenica 27 dicembre 2026   III GIORNO DELL’OTTAVA DI NATALE

S. Giovanni apostolo ed evangelista

E Gesù aggiunse: «Seguimi». 20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?» 24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.

(Giovanni 21,)

 

 

 

Lunedì 28 dicembre 2026   IV giorno dell’Ottava di Natale   Ss. Innocenti, martiri

Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». 14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio. 16Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 17Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: 18Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più.

(Matteo 2,)

 

 

 

Martedì 29 dicembre 2026   V giorno dell’Ottava di Natale

19Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». 21Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. 22Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea 23e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

(Matteo 2,)

 

 

 

Mercoledì 30 dicembre 2026   VI giorno dell’Ottava di Natale

Una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». 28Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

(Luca 11,)

 

 

 

Giovedì 31 dicembre 2026   VII giorno dell’Ottava di Natale

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

(Luca 2,)

A cura di
Autore
don Carlo Seno
Mese
Dicembre 2026