Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
2018.02. 01 & 02
Giovedì 1 febbraio 2018
Beato Andrea Carlo Ferrari, vescovo
Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero:
«Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane
e dare loro da mangiare?»
Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
(Marco 6,37)
Ai discepoli sembra che Gesù stia chiedendo cose impossibili. La loro domanda infatti potrebbe essere tradotta così: ti rendi conto di quello che ci stai chiedendo?
La sproporzione tra quello che siamo e le folle immense che Gesù ci affida ci lascia smarriti, senza fiato.
Ma occorre fissare lo sguardo sui di Lui e contare sul fatto che per Lui nulla è impossibile.
Noi quando faremo tutta la nostra parte, con passione, gratuità e creatività, senza mai dimenticare che soltanto Lui può far crescere e generare frutti nei cuori degli uomini.
Buona giornata!
don Carlo
Venerdì 2 febbraio 2018
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
«Mosso dallo Spirito»
si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo / vada in pace, secondo la tua parola, / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli: / luce per rivelarti alle genti / e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
(Luca 2,27)
Per tre volte in poche righe l’evangelista Luca cita lo Spirito santo per descrivere Simeone.
Lo presenta come il simbolo di chi attende anche a lungo senza mai scoraggiarsi. perché ha deposto tutte le sue speranze nella fedeltà di Dio e nella parola da Lui pronunciata.
Così tutta la sua vita, le sue decisioni, sono in mano allo Spirito santo: il suo compito è solo quello di percorrere docilmente le sue strade.
Solo chi vive così sperimenta, già qui sulla terra, la luce e la gioia indicibili di Dio.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 03 & 04
Sabato 3 febbraio 2018
S. Biagio, vescovo e martire
Il Signore Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio:
«Fin da ora lo conoscete e lo avete veduto»
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».
(Giovanni 14,7)
Il Padre non ha più segreti.
Da quando Gesù è venuto sulla terra Lo abbiamo conosciuto perché con Gesù si realizza la piena e perfetta rivelazione della vita trinitaria sulla terra e quindi Lui ci ha fatto vedere chi è il Padre.
Ciò non significa affatto che abbiamo capito tutto, anzi! Solo lo Spirito ci accompagna in questa conoscenza progressiva e ci vorrà un’eternità per comprendere cosa significhi che Dio è Amore.
Buona giornata!
don Carlo
Domenica 4 febbraio 2018
PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA
detta «Della divina clemenza»
Uno dei farisei invitò il Signore Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo,
«Cominciò a bagnarli di lacrime»
poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
(Luca 7,38)
Gesti così forti possono creare imbarazzo, fraintendimenti, suscitare reazioni negative, incomprensioni.
Ma questa donna toccata nel cuore da Gesù non ha tempo di preoccuparsi di questo: è troppo forte l’emozione, il pentimento e soprattutto l’amore per colui che le ha cambiato la vita con la Sua misericordia.
Le interessa solo Gesù, i commenti altrui non la condizionano, i ragionamenti e i calcoli le sono estranei.
Questo legame fortissimo con Gesù rimarrà per sempre il tesoro del suo cuore e questo è invidiabile.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 06 & 07
Martedì 6 febbraio 2018
S. Paolo Miki e compagni, martiri
Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli,
«Gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù»
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
(Marco 10,50)
Per un povero dell’epoca il mantello è tutto: abito di giorno, letto e coperta per la notte.
Fino all'incontro con Gesù, Bartimeo vive seduto, ad attendere l’elemosina.
All'improvviso la sua vita ha un balzo, qualcuno lo chiama, qualcuno che può cambiargli la vita.
Se a volte la nostra vita è seduta, in cerca solo di ulteriori comodità, è perché non sentiamo voci che ci interpellano, quella della volontà di Dio o dei fratelli, che vogliono snidarci dalla noia e dalla stasi.
Solo uscendo da noi per amore, si vive davvero.
Buona giornata!
don Carlo
Mercoledì 7 febbraio 2018
Ss. Perpetua e Felicita, martiri
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico:
«Tutto quello che chiederete nella preghiera,
abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà»
Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».
(Marco 11,24)
È vero.
Ci è capitato di chiedere con fede e non abbiamo ottenuto quello che avevamo domandato.
Viene da dubitare delle parole del Vangelo.
Ma se guardiamo con attenzione, ci accorgiamo che abbiamo ottenuto altro. Una forza tutta nuova nelle difficoltà, la pace anche nel dolore, una fede che prima non avevamo, una vicinanza di Dio che non avevamo ancora sperimentato, l’affetto e le parole di fratelli e sorelle che ci hanno sostenuto e aiutato a sorridere e sperare.
Magari non tutte queste cose, solo alcune, o altre.
Ma Dio non ci lascia mai a mani vuote.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 08 & 09
Giovedì 8 febbraio 2018
Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio;
«Rovesciò i tavoli dei cambiamonete
e le sedie dei venditori di colombe»
e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: / “La mia casa sarà chiamata / casa di preghiera per tutte le nazioni”? / Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
(Marco 11,15)
I gesti sono spesso più eloquenti delle parole, rimangono più facilmente impressi nella memoria.
Quello che Gesù fa nel tempio evidenzia che Dio non si può strumentalizzare ed è vergognoso farne occasione di guadagno.
L’incontro dell’uomo con Dio è cosa sacra, è la vera ricchezza della vita di ogni uomo, occorre garantirlo e custodirlo.
Anche noi quando preghiamo abbiamo bisogno di liberare il cuore da ciò che lo ingombra, per ritrovare la gioia di essere amati e la libertà di amare.
Buona giornata!
don Carlo
Venerdì 9 febbraio 2018
Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero:
«Con quale autorità fai queste cose?»
O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
(Marco 11,28)
L’autorità di Gesù è l’unica davvero autentica.
Infatti autorevole è colui che fa crescere, che permette all’uomo di essere sempre meglio se stesso, è colui che fa fiorire o riscoprire le nostre potenzialità e indica la strada per raggiungere la piena maturazione.
La sua non è l’autorità pretesa o imposta a partire dal ruolo che si occupa nella società, è invece un’autorità riconosciuta spontaneamente e accolta con gioia da tutti coloro che ascoltano con cuore libero.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 10 & 11
Sabato 10 febbraio 2018
S. Scolastica, vergine
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma
«Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo,
la salverà»
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
(Marco 8,35)
Il Vangelo è cibo di ogni giorno, di ogni istante, perché la nostra vita sia vera.
Ci sono scelte evangeliche si fanno una volta per tutte, ma è solo l’attimo presente che le conferma e le rende attuali.
Con il passare degli anni si impara sempre meglio che quando ci costruiamo la nostra felicità in autonomia non si va lontano e non si è felici.
Lo sappiamo, ma purtroppo non basta: c’è quel perdere, quel morire a sé stessi che occorre ogni volta ripetere e solo così la vita riparte, corre sulla strada giusta, regala gioia e fiducia.
Buona giornata!
don Carlo
Domenica 11 febbraio 2018
ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA
detta «del perdono»
Il Signore Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che
«Avevano l’intima presunzione di essere giusti
e disprezzavano gli altri»
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
(Luca 18,9)
Convertirsi vuol dire capovolgere lo sguardo, imparare a vedere le cose con gli occhi di Dio.
Per noi il fariseo è un uomo esemplare, dalla moralità invidiabile, il pubblicano è invece un uomo da schivare, che suscita disprezzo.
Ma il fariseo aspetta solo gli applausi di Dio per la sua bravura, mentre il pubblicano implora la Sua misericordia.
Perciò Dio fa tutto il contrario di quanto faremmo noi: guarda con malinconia la presunzione del primo e spalanca l’immensità del Suo cuore al secondo.
Buona domenica!
don Carlo
2018.02. 12 & 13
Lunedì 12 febbraio 2018
I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e
«Non hai soggezione di alcuno»
perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
(Marco 12,14)
Le parole dei farisei sono dette con ipocrisia, ma sono vere, Gesù non aveva certo complessi di inferiorità di fronte ad alcuno ed era libero da ogni condizionamento che volesse limitare la sua missione.
Proprio perché siamo Suoi, ciò che è Suo diventa anche nostro.
Non è un invito alla presunzione, all’illusione di essere superiori a tutti per la nostra fede, ma a presentarci davanti a tutti umili, perché consci di dei nostri limiti, ma anche consapevoli della nostra dignità, della vocazione che Dio stesso ci ha dato, che ci permette di guardare tutti negli occhi, riconoscendo in ciascuno, ma proprio in tutti, dei fratelli e delle sorelle.
Buona giornata!
don Carlo
Martedì 13 febbraio 2018
Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”?
«Non è Dio dei morti, ma dei viventi!»
Voi siete in grave errore».
(Marco 12,27)
Credere che Dio esiste non basta. Potremmo immaginarlo come un immenso computer che ha inseriti nell’hard disk tutti i dati dell’universo, seguendone e registrandone tutte le modifiche in tempo reale.
Ma Dio è tutta un’altra cosa.
È amore e quindi è vita, è relazione costante e appassionata, è presenza dinamica che accompagna con tenerezza e con sapienza ogni istante della vita di ciascuno.
È un Dio vivissimo.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 15 & 16
Giovedì 15 febbraio 2018
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
«Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato»
(Marco 13,13)
Ogni giorno è un nuovo giorno. Non si vive troppo a lungo di rendita, se anche abbiamo accumulato negli anni abitudini virtuose, occorre rinnovarle con freschezza e decisione, altrimenti si sgretolano lentamente e poco a poco tutta la vita spirituale ne risente.
Occorre poi non dimenticare che per tutti arriva il tempo della grande prova, quella nella quale tutto viene rimesso in discussione e si gioca la nostra scelta fondamentale nei confronti di Dio.
Quello che conta è l’ultimo sì.
Buona giornata!
don Carlo
Venerdì 16 febbraio 2018
Il Signore Gesù disse:
«Dalla pianta di fico imparate la parabola»
quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
(Marco 13,)
È molto interessante che Gesù spieghi le cose guardando i fenomeni della natura che tutti abbiamo sotto gli occhi.
Si direbbe che Dio abbia scritto le leggi fondamentali nel creato: esso infatti porta in sé l’impronta, il DNA di Colui che gli ha dato forma.
E ad uno sguardo più profondo, contemplativo, come dicono alcuni mistici, si scopre che tutto è in rapporto d’amore, ogni cosa con ogni cosa, perché Dio è amore e ha messo la sua firma nell’universo, immettendo le dinamiche della vita trinitaria in tutto ciò che esiste.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 17 & 18
Sabato 17 febbraio 2018
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e
«Ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio»
Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
(Luca 1,16)
Il frutto più bello della vocazione di Giovanni Battista è la conversione di molti al Signore, la preparazione dei cuori alla venuta di Gesù. Ogni iniziativa pastorale, ogni atto d’amore, ogni parola pronunciata, ogni servizio e carisma nella Chiesa sono un invito di Dio all’umanità. È tutta la nostra parte, che dobbiamo fare con passione e perseveranza.
Certo, poi è sempre e solo Dio che opera, entra nei cuori, li tocca e li converte, ma la Sua azione passa dalla Sua presenza in noi.
Insomma, noi facciamo l’1%, il 99% lo fa Dio, ma vuole operare attraverso il nostro sì.
Buona giornata!
don Carlo
Domenica 18 febbraio 2018
DOMENICA ALL’INIZIO DI QUARESIMA
Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti,
«Alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò»
e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
(Matteo 4,2-3)
La tentazione, la prova tocca Gesù nel momento della debolezza, della fragilità, quando le forze sono ridotte al lumicino e quindi è più facile cadere per lo sfinimento. Il tentatore ci proverà fino all’ultimo, fino al Getsemani, quando tutto crolla e l’angoscia e la paura lo attanagliano.
Gesù ha sempre vinto per noi.
Ogni volta che siamo tentati non siamo mail soli nell'affrontare quella situazione.
È possibile uscire vittoriosi anche dalle prove più dure.
Buona Quaresima!
don Carlo
2018.02. 19 & 20
Lunedì 19 febbraio 2018
Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: / «Beati i poveri in spirito, / perché di essi è il regno dei cieli. / Beati quelli che sono nel pianto, / perché saranno consolati.
«Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra»
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, / perché saranno saziati. / Beati i misericordiosi, / perché troveranno misericordia. / Beati i puri di cuore, / perché vedranno Dio. / Beati gli operatori di pace, / perché saranno chiamati figli di Dio. / Beati i perseguitati per la giustizia, / perché di essi è il regno dei cieli. / Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
(Matteo 5,5)
I miti sembrano agli occhi degli uomini dei perdenti, perché vengono facilmente sopraffatti da chi è prepotente e quindi emarginati.
Proprio quella terra che sembra loro negata diventa invece la loro eredità.
Ad immagine di Gesù, «mite e umile di cuore», che sulla croce si manifesta come re dell’universo.
La violenza distrugge, mentre la mitezza costruisce, attraversa ogni prova mantenendo la speranza, nella certezza che l’ultima parola è quella di chi ama.
Buona giornata!
don Carlo
Martedì 20 febbraio 2018
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma
«Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?»
A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
(Matteo 5,13)
Quando pensiamo che per trovare soluzione agli immensi problemi dell’umanità dovrebbero cambiare tante cose, rischiamo di mettere in secondo piano che l’unica novità possibile è quella che comincia da me.
Gesù non salva il mondo trasformandolo in una sconfinata saliera, vuole invece che chi lo ascolta sia fino in fondo se stesso, diventando perciò un altro Lui, ciascuno in modo diverso secondo l’azione sempre nuova dello Spirito e immergendosi poi nel mondo per riempirlo di sapore, di senso, grazie alla Sua presenza che opera in noi.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 21 & 22
Mercoledì 21 febbraio 2018
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti;
«Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento»
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
(Matteo 5,17)
La legge è per il popolo d’Israele il segno della predilezione, perché solo a loro Dio ha consegnato questi precetti che tracciano la strada della vera gioia. In essa però non tutti i precetti hanno lo stesso valore. Alcuni sono perenni, altri sono legati alla situazione storica, all'evoluzione culturale.
Gesù riassumerà tutta la legge nei due comandamenti dell’amore che sono uno, Paolo commenterà che «pienezza della legge è l’amore» (Romani 13,8). A partire da esso tutto viene compreso nel suo vero significato, anche le piccole cose della vita.
Buona giornata!
don Carlo
Giovedì 22 febbraio 2018
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico:
«Chiunque si adira con il proprio fratello
dovrà essere sottoposto al giudizio»
Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
(Matteo 5,22)
Gesù vuole estirpare dal nostro cuore ogni illusione di essere miti.
Vuole plasmarci veri uomini e donne di pace.
Questo richiede una straordinaria magnanimità, la capacità di andare sempre oltre la nostra misura e accogliere le reazioni dei fratelli senza giudicarle, cercando anzitutto di capirle, svuotandoci di noi stessi per cercare di ascoltare il fratello fino in fondo, fino a comprenderlo come lui si comprende.
Tutto ciò ci frena nelle nostre reazioni primarie e ci aiuta a vedere e situazioni con obiettività e senza rabbia.
Buona giornata!
don Carlo
2018.02. 26 & 27
Lunedì 26 febbraio 2018
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna.
«E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo,
tagliala e gettala via da te»
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».
(Matteo 5,30)
La radicalità del Vangelo chiede di non scendere a patti con il male.
Sappiamo che alcune realtà sono più forti di noi e che non riusciamo a dominarle.
Occorre in questi casi essere realisti e sinceri con se stessi, senza illudersi.
Il taglio è doloroso, ma riporta poco a poco la pace e ci permette di vivere una nuova libertà.
Sulle prime ci sembra impossibile, ma in realtà, soprattutto con l’aiuto dei fratelli, ci accorgiamo che ogni passo di conversione è alla nostra portata.
Buona giornata!
don Carlo
Martedì 27 febbraio 2018
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.
«Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”;
il di più viene dal Maligno»
(Matteo 5,37)
Sarebbe bello in ogni circostanza poter avere questa trasparenza, questa franchezza, il coraggio cioè di scegliere la verità, pronti a pagarne di persona le conseguenze.
Si dirà che non sempre questo è possibile, che ci sono realtà che occorre tacere, o sottacere, o dire a metà, perché ad affermarle per intero si creerebbero problemi ulteriori.
È vero, però questa limpidezza continua ad affascinare e vorremmo trovare il modo di viverla sempre.
Buona giornata!
don Carlo
