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Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Settembre 2018
Enrico CornelliSettembre 2018Pubblicato il 1 settembre 2018

2018.09. 01, 02 & 03

Sabato 1 settembre 2018

Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e

«La parola che voi ascoltate non è mia,

ma del Padre che mi ha mandato»

(Giovanni 14,24)

L’unità tra Gesù e il Padre è totale, tutto ciò che è dell’uno appartiene anche all’altro, ciò che uno dice è espressione anche dell’altro. C’è quindi una perfetta unità di pensiero tra loro, per lo Spirito Santo Amore che li unisce.

E questa vita trinitaria è il modello della vita dell’umanità. Noi che abbiamo ricevuto questa rivelazione sappiamo perciò di poter annunciare Dio realizzando questa unità d’amore nelle relazioni tra noi. È la scuola più alta e più perfetta del Vangelo, vivere uno nell’altro, uno per l’altro, uno con l’altro.

Buona giornata!
don Carlo


Domenica 2 settembre 2018

I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Nacque una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.

«Lui deve crescere; io, invece, diminuire»

Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

(Giovanni 3,30)

Gesù cresce in noi quando togliamo dal centro del palcoscenico l’ingombro del nostro io e scegliamo di essere il Suo donarsi per amore vivo, almeno tutte le volte che riusciamo. Così è Lui ad agire e non più noi e le opere che compiamo, anche se sconosciute, hanno il sapore dell’eterno.

Questo può avvenire anche quando nei rapporti tra noi viviamo un profondo ascolto reciproco, pronti a donare e anche a perdere la nostra idea. Quel non pretendere di imporsi lascia lo spazio alla Sapienza: noi diminuiamo, Lui cresce e fa comprendere strade che prima nessuno avrebbe immaginato.

Buona domenica!

don Carlo

Lunedì 3 settembre 2018

S. Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa

Il Signore Gesù disse: «Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non

«Accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente»

finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

(Luca 15,8)

Difficile che ci si impegni tanto per una monetina perduta.

Ma la paraboletta di Gesù getta luce sull’agire di Dio, sul Suo cuore, sempre proteso a raggiungere e a recuperare tutti, anche quelli per cui nessuno si darebbe pena.

Mostra il dinamismo intraprendente dell’amore, che impiega ogni mezzo, concentra le energie, si appassiona alle persone e alle realtà che Dio ci affida. A volte ci si potrebbe demotivare guardando la piccolezza del compito, ma nulla è piccolo di ciò che è fatto per amore.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 04 & 05

Martedì  4 settembre 2018

Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te?

«Rendi conto della tua amministrazione»

perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

(Luca 16,2)

Se venissimo in questo istante interpellati su come gestiamo le realtà che Dio ci affida, dovremmo tutti iniziare a difenderci un po’, perché siamo ben consapevoli di non essere all’altezza del compito. Vediamo bene le inadempienze, gli sgorbi, le operazioni maldestre. Viviamo tutti e solo di misericordia.

Ma l’amministratore di questa parabola, anche se con mezzi imbarazzanti e discutibili, indica anche un’altra strada: il crearsi degli amici, l’investire nelle relazioni, quel suscitare simpatie che curiosamente ottiene la lode del padrone.

«Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore» (S. Giovanni della Croce).

Buona giornata!

don Carlo

Mercoledì 5 settembre 2018

Santa Teresa di Calcutta

Il Signore Gesù disse: «Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.

«Non potete servire Dio e la ricchezza»

I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

(Luca 16,13)

Il miraggio della ricchezza economica ha un suo fascino, una sua attrattiva. Sembra così ovvio che l’avere beni abbondanti garantisca la gioia. Eppure non è così, questa proporzione tra ricchezze e felicità è contraddetta da tante situazioni che vediamo attorno a noi.

Occorrerebbe scoprire che anche Dio ha le sue ricchezze. Meno appariscenti, ma capaci davvero di saziare. La pace del cuore, la bellezza di donarsi agli altri, la gioia di amicizie vere e disinteressate, la libertà di rischiare fidandosi dell’amore di Dio e mille altre ancora, sono ricchezze autentiche, quando le sperimentiamo non cambieremmo la nostra vita con quella di nessun altro.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 06 & 07

Giovedì 6 settembre 2018

Il Signore Gesù disse: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi

«Viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi»

È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge. Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».

(Luca 16,16)

Con Gesù le cose cambiano. Prima era sufficiente obbedire alla legge e alle norme scritte ed ascoltare i profeti.

Adesso c’è una nuova vita alla quale siamo tutti invitati.

È la vita di Dio tra noi, è il nuovo mondo che avanza, che anticipa e realizza già da quaggiù la realtà di Lassù. Occorre lo sforzo iniziale, il salto coraggioso di chi abbandona tutte le sue sicurezze e si getta nell’avventura di Dio, ma subito si spalanca il Cielo, si entra in una realtà diversa, tutto diventa nuovo, è tutta un’altra cosa.

Buona giornata!

don Carlo

Venerdì 7 settembre 2018

Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe,

«Bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco»

ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

(Luca 16,21)

Sono tanti quelli che sono pronti a fare di tutto pur di aver parte almeno delle nostre briciole. È sufficiente visitare le periferie di tante megalopoli di altri continenti per capire immediatamente quanto sia insopportabile per un uomo la miseria di mezzi e di prospettive.

Non possiamo accontentarci di rimanere nello sgomento: questa parabola continua a pungerci.

Dobbiamo appassionarci ad un mondo diverso, amare e incoraggiare quelli che lo vogliono cambiare, sostenere chi lo sta facendo e pregare per loro.

E per parte nostra fare tutto quello che ci è possibile, tanto o poco che sia, ma comunque fare qualcosa.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 08 & 09

Sabato 8 settembre 2018

NATIVITA' DELLA VERGINE MARIA

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

«Abramo generò Isacco»

Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

(Matteo 1,2)

La storia della salvezza che porta a Gesù dura molti secoli. Inizia da una generazione impossibile, quella di una coppia troppo anziana e sfocia in una generazione molto più impossibile e impensabile, quella di una vergine.

Ci mostra che Dio, dentro le scelte spesso folli della nostra libertà, continua a guidare le sorti della storia umana, senza timore di sporcarsi con la polvere della terra e con le nostre vergogne. Il suo progetto non viene meno, ha una forza inarrestabile e sempre nuova, capace di risorgere da ogni crollo e da ogni abominio, anzi trasformando quelle tenebre in una luce abbagliante.

Maria ha creduto e poco alla volta ha capito tutto questo e non smette di ricordarcelo con amore.

Buona giornata!

don Carlo

Domenica 9 settembre 2018

II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini.

«Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio»

Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

(Giovanni 5,42)

Non è un giudizio tagliente e senza ricorsi. È piuttosto una costatazione dolorosa e sofferta. Gesù vede che i Giudei che ha di fronte credono di essere già a posto, sembrano ad un passo dalla salvezza, ma in realtà ne sono lontanissimi. Manca in loro un unico ingrediente, quello indispensabile e decisivo, l’amore di Dio. Per questo Gesù rimane per loro estraneo e addirittura nemico.

Quando usciamo dall’amore, se anche crediamo di essere profondamente religiosi perché lo proclamiamo e osserviamo tante norme, siamo di fatto lontani da Dio, potremmo arrivare ad ucciderLo convinti di fare del bene.

Buona domenica!

don Carlo

2018.09. 10 & 11

Lunedì 10 settembre 2018

Beato Giovanni Mazzucconi, sacerdote e martire

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.

«State attenti a voi stessi!»

(Luca 17,3)

Cause di questo scandalo di cui parla Gesù possiamo essere tutti. Nell’ottica del nostro tempo applichiamo subito queste parole alle violenze e agli abusi sui minori, fatti orribili e raccapriccianti, e pensiamo quindi che non sono rivolte a noi.

Ma nel linguaggio del Vangelo i piccoli sono i credenti semplici, quelli appena approdati alla gioia della fede, che non si capacitano delle pesanti incoerenze che trovano nella comunità, si sentono traditi e si allontanano, perdendo la strada.

La nostra vita, in ogni sua espressione, può dire Dio o negarlo, possiamo essere di esempio o di inciampo.

Occorre non dimenticarlo.

Buona giornata!

don Carlo

Martedì 11 settembre 2018

Il Signore Gesù disse: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore:

«Accresci in noi la fede!»

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

(Luca 17,5)

Tutti sentiamo il bisogno di avere più fede, di fidarci di più di Dio, di abbandonarci davvero tra le sue braccia.

Infatti non si tratta soltanto di credere con più convinzione che Lui esiste, ma soprattutto di credere di più al Suo amore sconfinato per noi, nelle diverse vicende della vita.

Da qui infatti dipende tutto il nostro modo di guardare la vita nostra e di tutti.

Potrebbe essere proprio questo il primo punto di un esame di coscienza di fine giornata: «Ho creduto oggi in Dio Amore?».

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 12 & 13

Mercoledì 12 settembre 2018

Santo Nome della Beata Vergine Maria

Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi,

«Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato»

dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

(Luca 17,10)

Non è facile compiere la volontà di Dio in ogni istante della giornata, essere fedeli in tutto a quello che lo Spirito ci chiede attimo per attimo.

Certo, sarebbe una gran bella cosa, perché nel cuore ci rimarrebbe una pienezza e un’armonia molto grandi e sentiremmo che la nostra unione con Dio è cresciuta.

Se mai un giorno ci riusciamo, occorre però non dimenticare che non abbiamo fatto nulla di straordinario. È Dio a colmarci di Sé con immensa gratuità, ben al di là di ogni merito. Per quanto ci riguarda, noi non abbiamo fatto nulla più del nostro dovere.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 13 settembre 2018

S.Giovanni Crisostomo,

vescovo e dottore della Chiesa

Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro,

«Vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce»

e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

(Luca 17,15)

Gesù gli aveva detto di andare dai sacerdoti, ma il samaritano guarito non ubbidisce, torna indietro.

Quando la sorpresa e la gioia sono troppo grandi non ci sono più regole, ci guida solo la riconoscenza che scavalca ogni altra cosa, che appare eccessiva a chi guarda compassato dal di fuori, ma che è spontanea e incontenibile per chi è stato amato e beneficato così tanto.

In fondo tutta la nostra vita cristiana dovrebbe avere questa tonalità. La guarigione di quest’uomo infatti è quello che la stessa salvezza che tutti noi abbiamo ricevuto nel Battesimo.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 14 & 15

Venerdì 14 settembre 2018

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così

«Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,

perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna»

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

(Giovanni 3,14-15)

C’è una necessità della croce nella vita di Gesù. Non perché il Padre abbia bisogno di vedere il sangue del Figlio per placarsi, come purtroppo si è pensato per lungo tempo, ma perché l’Amore sulla terra è sempre contraddetto, anche in modo violento.

Ma questa opposizione misteriosa diventa l’occasione propizia perché l’Amore possa esprimere tutta la sua potenza e grandezza.

Sulla Croce infatti l’Amore si mostra superiore a tutto ed abbraccia ogni cosa: il dolore sconfinato, la solitudine estrema, la morte.

E tutto viene trasformato in Vita.

Buona giornata!

don Carlo

Sabato 15 novembre 2018

Beata Vergine Maria Addolorata

Il Signore Gesù prese con sé i Dodici e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e

«Si compirà tutto»

ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo: verrà infatti consegnato ai pagani, verrà deriso e insultato, lo copriranno di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà». Ma quelli non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto.

(Luca 18,31)

Dio non lascia le cose a metà. La sua opera arriva fino in fondo, raggiunge ogni persona e ogni cosa con la sua salvezza.

Noi non accettiamo volentieri i sentieri interrotti, le iniziative sconclusionate, i frammenti che non riescono a comporre il quadro. Abbiamo bisogno di compiutezza, di qualcosa che si realizza per davvero, anche a costo di attraversare i tempi della crisi e del dolore.

Dovremmo chiedere spesso a Dio di non lasciarci morire senza prima aver realizzato perfettamente quello che aveva in mente per noi. Penso sia una preghiera che Lui esaudisce sempre.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 16 - 21

Domenica 16 settembre 2018

III DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI BATTISTA IL PRECURSORE

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.

«Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto»

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo».

(Giovanni 3,7)

Nascere dall’alto significa guardare il mondo dal punto di vista di Dio, cioè dalla croce, dal momento massimo in cui si manifesta l’Amore.

È una rinascita perché chiede di cambiare il modo di vedere le cose. E si rimette in discussione anche quello che ci hanno insegnato a casa quando eravamo piccoli, o a scuola, o che abbiamo imparato dagli amici, se ci accorgiamo che il Vangelo va in un’altra direzione.

Occorre essere pronti a perdere anche le proprie idee, le convinzioni per cui abbiamo fatto battaglie, se Gesù dice altro.

Occorre morire.

Per rinascere figli di Dio.

Per rinascere Gesù.

Buona domenica!

don Carlo

Lunedì 17 settembre 2018

S.Satiro

Il Signore Gesù disse:

«Come avvenne nei giorni di Noè»

così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».

(Luca 17,26)

Dio sovrasta ogni altra cosa. La nostra vita è fatta di tante cose che ci coinvolgono, ci stancano o ci appassionano, di eventi felici o luttuosi, di progetti, di responsabilità, di mille realtà.

A volte ne siamo così immersi che non riusciamo a staccarcene.

Altre volte le amiamo al punto da non saper immaginare la gioia senza di esse.

Occorre imparare ad essere liberi. È il compito di ogni giorno, per il quale nessuno vive di rendita, ci chiede di allenarci sempre ad essere profondamente dediti e interiormente staccati.

Buona giornata!

don Carlo

Martedì 18 settembre 2018

S. Eustorgio I, vescovo

Il Signore Gesù disse ai discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.

«Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»

(Luca 18,8)

Per Gesù la preghiera è la limpida espressione della fede.

Prega chi crede nell’amore di Dio.

Continua a pregare chi è convinto più di quello che non vede che di quello che vede, perché già in passato ha toccato con mano di cosa Dio sia capace.

La preghiera che assedia Dio senza mai demordere ci fa fissare gli occhi su di Lui, ci fa ricordare quello che Gli abbiamo chiesto (perché a volte ce lo dimentichiamo...) e quello che Lui ci ha promesso, ci lega a Lui.

A volte otteniamo l’esatto contrario di quello che abbiamo chiesto. Se sappiamo vedere proprio lì un di più del Suo amore, la nostra fede e la nostra unione con Lui fanno un balzo in avanti.

Buona giornata!

don Carlo

Mercoledì 19 settembre 2018

«Presentavano al Signore Gesù

anche i bambini piccoli»

perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come l’accoglie un bambino, non entrerà in esso».

(Luca 18,15)

È una scena che vediamo spesso, quando passa il papa o una persona molto buona e si desidera che sfiori i nostri bambini, i nostri malati. Loro magari non possono capire la preziosità di questo incontro, ma noi sì e siamo felicissimi quando questo si realizza.

Gesù amava questi incontri, vedeva nei bambini una speciale manifestazione del Regno, un contatto felice, confidente e senza sospetti tra l’uomo e Dio, una realizzazione del Paradiso delle origini in cui Dio e l’uomo erano veramente amici.

Anche e forse soprattutto per questo i bambini sono un dono incantevole e meraviglioso.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 20 settembre 2018

Ss. Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang

e compagni martiri

Un notabile interrogò il Signore Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”». Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». Udito ciò, Gesù gli disse:

«Una cosa ancora ti manca»

vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.

(Luca 18,22)

Eppure era davvero un ragazzo d’oro. Chissà che soddisfazione per i genitori avere un figlio così! Avrà raccolto stima da insegnanti e conoscenti, spesso sarà stato additato ai suoi coetanei come un modello da imitare. Cosa chiedere di più?

Gesù infatti non gli chiede nulla di più.

Gli chiede in un certo senso qualcosa di meno.

Gli chiede di cambiare tesoro. Ha in serbo per lui un’infinità di persone e di cose in più, che neppure immagina.

Anche Gesù avrà sofferto molto nel vedere un bravo ragazzo così, andarsene via triste.

Buona giornata!

don Carlo

Venerdì 21 settembre 2018

S.MATTEO, APOSTOLO ED EVANGELISTA 

Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi».

«Ed egli si alzò e lo seguì»

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

(Matteo 9,9)

Bellissima la prontezza di Matteo. In un certo senso gli permette di riscattare tutto il suo passato, tutto il negativo che c’era in lui fino a quell’istante.

Avrà capito tutto in quel momento? Credo proprio di no.

Ma ci sono dei sì che si dicono e basta, gesti che si compiono senza indugio, perché in quel momento guardando Gesù ti appare chiaro che la strada della gioia va in quella direzione. Allora fermarsi a pensare è sbagliato, è solo un ritardare le cose, è rischiare di perdere il treno della vita che passa sotto i tuoi occhi proprio adesso e che magari potrebbe non passare più.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 22 - 23

Sabato 22 settembre 2018

Il Signore Gesù disse: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché,

«Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore»

(Luca 12,34)

Il vero investimento della vita è porre tutto nel cuore di Dio.

Questo atteggiamento infatti ci lega al Cielo e ci permette di vivere quaggiù con uno sguardo nuovo, quello di Dio, che non si lascia condizionare da quello che tutti dicono.

Soprattutto ci permette di depositare ricchezze che nessuno può intaccare. Spesso non si tratta di cose che si possono dire a tutti: rimangono nel segreto, perché il Padre guarda lì, ma ci rendono veramente liberi da tutto.

Convertirsi a Dio significa questo.

Buona giornata!

don Carlo

Domenica 23 settembre 2018

IV DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe?

Di lui non conosciamo il padre e la madre?

Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?»

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

(Giovanni 6,42)

Non è facile tenere insieme le due nature di Gesù, è talmente più semplice vederlo solo come il più grande uomo della storia o relegarlo nell’alto dei cieli come Dio distantissimo da noi: la storia delle eresie, da quelle più antiche a quelle di oggi, lo dimostra ampiamente. Vivere la familiarità, l’amicizia quotidiana e semplice con Lui, senza anestetizzare la vertigine che ci dà la Sua piena divinità, da costantemente nuova vitalità e freschezza alla nostra fede.

E ci insegna ogni volta ad incontrarlo e ad amarlo nell’Eucaristia come in ogni fratello. Sapendo che è sempre lo stesso Gesù.

Buona domenica!

don Carlo

2018.09. 24 - 25

Lunedì 24 settembre 2018

Pietro disse:

«Noi abbiamo lasciato i nostri beni

e ti abbiamo seguito »

Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».

(Luca 18,28)

Il "lasciare" di cui parla Luca non sempre è un separarsi materiale, a volte il Signore ci chiede di consegnare a Lui le nostre cose e i nostri affetti non sentendocene più i padroni.

Ed ecco che ci vengono restituiti in sovrabbondanza.

Essi però diventano un dono inaspettato e ci danno una libertà difficilmente raggiungibile.

Sappiamo che sono in buone mani e perciò possiamo dedicarci con passione a tutto il resto che il Signore ci chiede.

Buona giornata!

don Carlo

Martedì 25 settembre 2018

SANT’ANATALO E TUTTI I SANTI VESCOVI MILANESI

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli:

«Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica,

sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia»

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

(Matteo 7,24)

Costruire la propria vita sulla Parola di Gesù è una sicurezza.

Non ci mette al riparo dalle fatiche, dalle delusioni, dai tradimenti.

Ma ci assicura che rimarremo in piedi aggrappati a Lui.

Qualunque cosa succeda,  anche qualunque nostro sbaglio, non sarà mai così grande da separarci da Lui.

Occorre ripeterselo nei momenti più difficili per non lasciare la Speranza.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 27, 28 & 29

Mercoledì 26 settembre 2018

Ss. Cosma e Damiano, martiri

Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse:

«Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci»

Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».

(Luca 19,16)

Per decuplicare il proprio patrimonio occorre occuparsene. Non solo con costanza e fedeltà, ma anche con inventiva, creatività, fantasia, capacità di cogliere le occasioni con sagacia.

È vero che tutto questo dipende anche dalle capacità naturali personali, ma c’è un’altra “risorsa” ancora più efficace, a disposizione di tutti: lo Spirito santo.

È Lui a suggerire in tanti modi le strade più geniali e opportune da percorrere.

È difficile ascoltarlo perché spesso non la pensa come noi, ci chiede di uscire dai nostri schemi e lasciarci guidare sulle Sue vie.

Ma i Suoi frutti sono duraturi e prodigiosi.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 27 settembre 2018

S.Vincenzo de’ Paoli, sacerdote

Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia,

«Cominciò a lodare Dio a gran voce

per tutti i prodigi che avevano veduto»

dicendo: / «Benedetto colui che viene, / il re, nel nome del Signore. / Pace in cielo / e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

(Luca 19,37)

I miracoli di Gesù erano ben visibili ed impressionanti. Ma non sono finiti. Anche nella nostra vita si susseguono, sono molto frequenti. Chiedono una sensibilità particolare per accorgercene.

Spesso ci sono di aiuto i fratelli e le sorelle, che ci aprono gli occhi, ce li fanno notare.

Occorre soprattutto annunciarci anzitutto che Dio ci ha amato di amore eterno e quindi continua ad esserci fedele in ogni istante. Questo cambia lo sguardo.

Il Vangelo oggi ha bisogno di una nuova narratività, di un linguaggio fresco e contemporaneo che lo renda attraente.

E nulla è più efficace della parola di chi scopre concretamente i segni del passaggio di Dio nella storia propria e di tutti.

Buona giornata!

don Carlo

Venerdì 28 settembre 2018

Mentre il Signore Gesù istruiva il popolo nel tempio e annunciava il Vangelo, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a lui dicendo: «Spiegaci con quale autorità fai queste cose o chi è che ti ha dato questa autorità». E Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una domanda. Ditemi: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?». Allora essi ragionavano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché non gli avete creduto?”. Se invece diciamo: “Dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni sia un profeta». Risposero quindi di non saperlo. E Gesù disse loro:

«Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose»

(Luca 20,8)

Gesù taglia corto con chi ha il cuore chiuso.

Le discussioni con loro sarebbero sterili e toglierebbero la pace.

Però non li emargina dal Suo cuore, non li ignora. Continua a parlare al popolo che ascolta, mascherando con una parabola l’idea che ha di loro e smascherando così i loro subdoli intenti.

Fino all’ultimo cercherà un dialogo nella verità con loro, una delle ultime sue parole dalla croce sarà una preghiera per loro.

Perché Dio ama sempre i suoi nemici.

Buona giornata!

don Carlo

Sabato 29 settembre 2018

SANTI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE ARCANGELI

Il Signore Gesù, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui:

«Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità»

Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

(Giovanni 1,47)

Anche per Gesù è stato bello conoscere Natanaele. Infatti fa sempre bene al cuore incontrare persone con le quali il rapporto è aperto, libero, confidenziale, senza ambiguità. Diventa addirittura facile comunicare anche quello che si ha nel cuore, senza timore di fraintendimenti, perché la lealtà vicendevole offre tutti i chiarimenti e la benevolenza porta ad interpretare anche i dettagli oscuri in modo positivo.

Così troviamo energie per affrontare anche gli incontri più difficili, in cui ci sentiamo disorientati e a disagio, che fanno nascere domande senza risposta: lì occorre un discernimento più attento ma anche un amore più grande, magnanimo, che dona senza attendere nulla.

Buona giornata!

don Carlo

2018.09. 30 & 2018.10.01, 02

Domenica 30 settembre 2018

V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.

«Invece un Samaritano»

che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

(Luca 10,33)

 Scegliere un samaritano come protagonista buono della parabola, a differenza di un sacerdote e di un levita, è molto provocatorio da parte di Gesù. Significa prendere ad esempio una persona religiosamente squalificata agli occhi di tutti e stigmatizzare apertamente l’indifferenza dei grandi maestri d’Israele.

Ci ricorda che l’essere vicini alle cose di Dio non rende automaticamente santi e simili a Lui ed un’accusa ai nostri pregiudizi verso chi riteniamo a torto come lontano da Dio.

Buona domenica!

don Carlo

Lunedì 1 ottobre 2018

S.Teresa di Gesù Bambino,

religiosa e dottore della Chiesa

 Il Signore Gesù prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà, farà morire quei contadini e

«Darà la vigna ad altri»

Udito questo, dissero: «Non sia mai!». Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse: «Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: / “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?”. / Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.

(Luca 20,16)

Dio vuole donare la sua vita e la sua gioia eterna a tutti i suoi figli e questo suo progetto di salvezza si realizza definitivamente con Gesù. Le strade per realizzarlo pienamente nella storia degli uomini sono le più varie e complesse.

Lui non si blocca di fronte al rifiuto degli uomini, ma trova altre soluzioni, indica a noi nuovi sentieri che prima non si erano mai percorsi, coinvolge altri che noi non immagineremmo.

Ma al traguardo ci arriva con certezza.

E vuole arrivarci con tutti.

Buona giornata !

don Carlo 

Martedì 2 ottobre 2018

Santi Angeli Custodi

Gli scribi e i capi dei sacerdoti si misero a spiare il Signore Gesù e mandarono informatori, che si fingessero persone giuste, per coglierlo in fallo nel parlare e poi consegnarlo all’autorità e al potere del governatore. Costoro lo interrogarono: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni qual è la via di Dio secondo verità. È lecito, o no, che noi paghiamo la tassa a Cesare?». Rendendosi conto della loro malizia, disse: «Mostratemi un denaro: di chi porta l’immagine e l’iscrizione?». Risposero: «Di Cesare». Ed egli disse: «Rendete dunque quello che è di Cesare a Cesare e quello che è di Dio a Dio». Così non riuscirono a coglierlo in fallo nelle sue parole di fronte al popolo e,

«Meravigliati della sua risposta, tacquero»

(Luca 20,26)

Non è raro trovare persone con cui nasce un contraddittorio sugli argomenti che riguardano la nostra fede o che sono in contrasto con la mentalità del Vangelo.

Occorre imparare a dialogare, ascoltando fino in fondo il pensiero dell’interlocutore, che non è sempre un nemico subdolo come gli informatori di questo episodio evangelico. E chiedere tanto lo Spirito santo, che ha assicurato di assisterci e che ci illumina “dentro”, quando non prepariamo la risposta mentre l’altro parla.

Talora sarà sufficiente una sola frase che ci viene suggerita “dentro”, per sorprendere, per creare un dubbio, per aprire un varco e lasciar passare un po’ della luce di Dio.

Buona giornata !

don Carlo

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Settembre 2018