Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
2018.06. 01 & 02
Venerdì 1 giugno 2018
S. Giustino, martire
42Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. 43Egli però disse loro:
«È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio
anche alle altre città»
per questo sono stato mandato». 44E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
(Luca 4,43)
Non si può trattenere Gesù nei propri programmi, nei propri schemi.
È lo Spirito a muoverlo e quindi c’è un’imprevedibilità delle scelte di Dio dalla quale occorre imparare.
A noi è chiesto di seguirLo, nella vita ordinaria e nelle sorprese, fidandoci di tutto il percorso che ci sta facendo fare.
Buona giornata!
don Carlo
Sabato 2 giugno 2018
22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè,
«Portarono il bambino a Gerusalemme
per presentarlo al Signore»
– 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. 25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: 29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, 30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
(Luca 2,22)
Presentare Gesù al Padre significa non possederlo, non volerlo tenere per sé.
Un gesto difficilissimo per una madre per la quale tagliare il cordone ombelicale è un trauma, un morire che tante volte nella vita si ripresenta.
Per Maria è l’occasione per scegliere solo la volontà di Dio, comunque essa si presenti, anche nelle svolte inaspettate della vita.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 03 & 04
Domenica 3 giugno 2018
II dopo Pentecoste
22Poi disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete.
«La vita infatti vale più del cibo
e il corpo più del vestito»
24Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! 25Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 26Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? 27Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 28Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. 29E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: 30di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. 31Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta.
(Luca 12,23)
Una frase strana questa di Gesù, perché nasce subito in noi il pensiero che senza il cibo non c’è vita.
Ma se si ha l’occasione di visitare i luoghi ”poveri” del pianeta, dopo lo choc iniziale, si rimane impressionati nel vedere che la vita è più forte delle difficoltà, delle privazioni, della povertà economica.
L’uomo “povero” ha in sé un’energia vitale prodigiosa, ricomincia ad ogni alba, continua a guardare in avanti con fiducia e soprattutto sa gioire, davvero, di quello che ha.
Buona domenica!
don Carlo
Lunedì 4 giugno 2018
1Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, 2vide due barche accostate alla sponda.
«I pescatori erano scesi e lavavano le reti»
3Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. 4Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
(Luca 5,2)
La giornata di lavoro è finita, questi pescatori il loro dovere l’hanno fatto, sono stanchi per la fatica e umiliati dal non aver pescato nulla.
Lavare le reti è l’ultimo gesto prima del rientro a casa.
E invece arriva Gesù e inizia un’avventura incredibile proprio in quel momento: la predicazione, la ripartenza, la pesca incredibile.
A volte proprio l’attimo in cui tutto sembra concluso e stiamo per abbandonare il campo si trasforma nell'esordio di una vita nuova e luminosa.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 05 & 06
Martedì 5 giugno 2018
S. Bonifacio, vescovo e martire
12Mentre Gesù si trovava in una città, ecco,
«Un uomo coperto di lebbra lo vide
e gli si gettò dinanzi»
pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 13Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. 14Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro». 15Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. 16Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.
(Luca 5,12)
A volte ci presentiamo davanti a Gesù così: carichi di peccati, di egoismi, di fragilità che ci schiacciano.
Solo Lui ci può guarire, lo sappiamo.
Proviamo a curarci da soli, ma non ce la facciamo.
Solo la Sua misericordia ci guarisce.
Ci riporta alla verità, a quello che siamo noi e a quello che è Lui.
E soprattutto ci fa vedere nuovamente quale bellezza siamo per Lui.
Lui ci rende puri, liberi e leggeri, ci spalanca gli occhi per rivedere il Padre, ci ridona vita e sorriso.
Buona giornata!
don Carlo
Mercoledì 6 giugno 2018
S. Paolo Miki e compagni, martiri
33Allora gli dissero: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». 34Gesù rispose loro:
«Potete forse far digiunare gli invitati a nozze
quando lo sposo è con loro?»
35Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
(Luca 5,34)
Qualche esegeta si domanda, dopo queste parole del Vangelo, se ci sia ancora spazio per il digiuno nella vita del discepolo di Gesù, visto che lo Sposo è con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo (cfr. Matteo 28,20).
Quello che è certo è che il Risorto ci invita a nozze di continuo, con la sua presenza dentro, accanto e in mezzo a noi e c’è davvero una gioia che nulla e nessuno ci può togliere.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 07 & 08
Giovedì 7 giugno 2018
36Diceva loro anche una parabola:
«Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo
per metterlo su un vestito vecchio»
altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. 37E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. 38Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi.
(Luca 5,36)
Quando si è conosciuta la novità del Vangelo, tutto il resto ci appare vecchio, superato.
Non possiamo appiccicare qualche slancio generoso di amore gratuito sulle vecchie abitudini egoistiche, una vita a due velocità può solo renderci un po’ schizofrenici.
Diventa necessario gettarci nell’avventura con Dio senza pigrizie e ingannevoli nostalgie, lasciandoci trascinare dal vento dello Spirito.
E visto che non sappiamo farlo sempre, ricominciare sempre, al più presto, dopo ogni sosta.
Buona giornata!
don Carlo
Venerdì 8 giugno 2018
SACRATISSIMO CUORE DI GESU’
31Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco,
«E subito ne uscì sangue e acqua»
35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
(Giovanni 19,34)
Alla luce di questo dettaglio, che poteva passare inosservato, ma che l’evangelista ci ha tramandato, è bello scorgere in quel sangue e in quell’acqua i sacramenti, che ci appaiono come la quintessenza dell’amore di Gesù, della vita di Dio, l’ultimo e il più prezioso fiotto di vita, donato e riversato su di noi, che ancora custodiva in Sé.
È proprio un attingere alla realtà intima di Dio, che ci fa diventare come Lui, tutto misericordia.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 09 & 10
Sabato 9 giugno 2018
Cuore Immacolato di Maria
20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. 21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. 23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare,
«Va’ prima a riconciliarti»
con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
(Matteo 5,24)
Siamo stati educati a prepararci a ricevere Gesù Eucaristia nel modo migliore con la Confessione recente e con la preghiera: insegnamenti bellissimi e sempre moderni.
Mi ha colpito l’esperienza di alcune ragazze che per prepararsi nel modo migliore si ridicevano l’una all’altra di voler amarsi vicendevolmente fino a morire.
Una di loro, sentendo che qualcosa si era incrinato nel rapporto con un’altra, era uscita di chiesa per riconciliarsi appieno, ritornando subito dopo pronta e felice.
Buona giornata!
don Carlo
Domenica 10 giugno 2018
III DOPO PENTECOSTE
1Partito di là, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. 2Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 5Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 10A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11E disse loro:
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei»
12e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
(Marco 10,11)
Si parla molto in questi tempi di come sia possibile, alla luce di queste parole di Gesù, conciliare l’indissolubilità del matrimonio con la misericordia.
Sembra proprio che una escluda necessariamente l’altra.
Eppure se guardiamo al Gesù che i Vangeli ci consegnano, si ha l’impressione che la chiarezza dei principi, dei valori e delle leggi che Lui insegna e ribadisce non siano mai un limite, un ostacolo che frena la Sua misericordia, ma che tutto si armonizzi in Lui meravigliosamente.
Buona domenica!
don Carlo
2018.06. 11 & 12
Lunedì 11 giugno 2018
S. Barnaba
In quel tempo un grande numero credette e si convertì al Signore. 22Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. 23Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, 24da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
«Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso
per cercare Saulo»
26lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
(Atti 11,25)
Non è sufficiente pregare, testimoniare, fare, insegnare ed esortare.
Occorre anche lasciarsi ispirare dallo Spirito, con umiltà e docilità, per capire quali nuove idee, strade, persone possono ampliare l’irradiazione del Vangelo, quali sono i doni che Lui ha già suscitato e che occorre valorizzare.
Barnaba, che era “pieno di Spirito santo”, è un cristiano così e sa trovare il posto giusto perché il carisma di evangelizzazione che ha investito Paolo possa trovare la sua espressione nella Chiesa, perché il Vangelo corra dappertutto.
Buona giornata!
don Carlo
Martedì 12 giugno 2018
6Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. 7Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 8Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. 9Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». 10E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece
«E la sua mano fu guarita»
11Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
(Luca 6,10)
Avere la mano destra paralizzata significa una menomazione fisica seria per lavorare, ma è interessante leggerla come simbolo di una persona che non riesce a stendere la mano nell’atteggiamento di chi dona.
Solo l’incontro con l’Amore ci trasforma e ci rilancia a donarci a nostra volta. E così ritroviamo la nostra essenza più tipica, la gioia di essere per gli altri, lo slancio nel trasformare il mondo in quella porzione anche piccola che ci viene affidata, quel senso di pienezza e di pace di quando si vive proprio quello che Dio ci chiede.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 13 & 14
Mercoledì 13 giugno 2018
S.Antonio di Padova
sacerdote e dottore della Chiesa
17Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. 19Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. 20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio»
21Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. 22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
(Luca 6,20)
Non è un inno all’indigenza, o alla miseria. Dio vorrebbe nutrire e vestire ogni uomo della terra meglio ancora di quanto non faccia con gli uccelli del cielo e i gigli del campo (cfr. Matteo 6,26-29), ma è l’insaziabile avidità e il terribile egoismo dei potenti che lo impedisce.
Certo i poveri hanno spesso un sorriso che nei cuori dei ricchi è spento, una gioia di vivere che nei ricchi è corrosa dalle preoccupazioni e dall’ansia di possedere.
E soprattutto hanno il cuore aperto per accogliere Dio e il Vangelo, che non trovano spazio in chi è già sazio di cose e di idee.
Buona giornata!
don Carlo
Giovedì 14 giugno 2018
24Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
«Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame»
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. 26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
(Luca 6,25)
Sono parole forti e chiare, che vorrebbero pungerci fino a metterci in crisi.
Perché noi non sappiamo cosa sia la fame e anche quando parliamo con chi l’ha conosciuta non possiamo capire cosa stia dicendo.
Noi tutt’al più conosciamo il digiuno che ha le ore contate, attesa misurata di sazietà.
Ma la prospettiva di uno stomaco che rimarrà vuoto, che si riempirà poco e non si sa quando è tutta un’altra cosa.
Guai a noi se non ci è insopportabile la fame dei nostri fratelli e se non facciamo nulla per alleviarla.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 15 & 16
Venerdì 15 giugno 2018
36Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. 37Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
«Perdonate e sarete perdonati»
38Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
(Luca 6,37)
La guarigione universale è solo il perdono.
Parola che appare talora impossibile.
Eppure è l’unico inizio di una nuova vita, di un nuovo futuro.
Nel 1994 in tre mesi avvenne in Ruanda un genocidio di quasi un milione di persone. Ma da quella immensa tragedia è nato un processo di riconciliazione, che negli anni ha già manifestato i suoi frutti e l'impegno di ricostruzione umana e spirituale ha trasformato questo Paese. Oggi regna la pace, l’economia è in piena espansione, educazione, rispetto, cura delle cose comuni lo rendono oggi un piccolo gioiello nel tormentato continente africano.
Buona giornata!
don Carlo
Sabato 16 giugno 2018
37Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. 38Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. 39Allora il Signore gli disse: «Voi farisei
«Pulite l’esterno del bicchiere e del piatto,
ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria»
40Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? 41Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. 42Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle.
(Luca 11,39)
Se ci preoccupassimo del nostro cuore quanto ci preoccupiamo dell’idea che gli altri hanno su di noi, sarebbe un sogno.
Imparare a vigilare su quello che avviene dentro di noi è molto prezioso, ci permette di riconoscere i doni che riceviamo, i nostri punti di forza, ma anche le miserie e le fragilità che sono parte di noi e che possono essere curate anzitutto dalla misericordia di Dio.
C’è poi un lavoro su di noi che non dovremmo mai stancarci di fare e di riprendere, ascoltando con umiltà i giudizi amorevoli di chi ci sta accanto, per la gioia nostra e di chi vive con noi.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 17 & 18
Domenica 17 giugno 2018
IV dopo Pentecoste
1Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e
«Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze»
10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
(Matteo 22,9)
Dio non seleziona i migliori, non pretende di avere accanto a sé i più bravi, quelli che non sbagliano.
Invita tutti, senza esclusioni, né eccezioni.
Perché tutti sono suoi figli.
E quindi a ciascuno vuole dare il massimo della gioia, il pranzo più prelibato, l’onore più ambito.
Per questo ci chiede di amare ognuno che ci sfiora nella giornata, perché senta, anche attraverso di noi, che il Signore lo attende per fargli festa.
Buona domenica !
don Carlo
Lunedì 18 giugno 2018
39Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. 41Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 42Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. 43Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono.
«Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto»
non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. 45L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
(Luca 6,44)
Per capire una persona valgono molto più i fatti delle parole.
Questo vale anche per noi.
Occorrerebbe verificare con noi stessi quali sono i nostri frutti evangelici di pace, di pazienza, di bontà, di speranza, ecc. che chi ci sta accanto riconosce nella nostra vita.
Perché i frutti più belli che maturano in noi sono quelli che spuntano spontaneamente nella nostra vita quando non ce ne accorgiamo.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 19 & 20
Martedì 19 giugno 2018
Ss. Protaso e Gervaso, martiri
Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia»
2Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. 3Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
4Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. 5Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. 6Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. 7Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri! 8Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio.
(Luca 12,1)
Gesù paragona l’ipocrisia al lievito.
Infatti se curiamo in modo scrupoloso l’apparenza, gonfiamo la realtà di quello che siamo. E questo ci restituisce un’immagine di noi stessi eccessiva, che tiene conto solo marginalmente delle nostre fragilità, della tantissima misericordia di cui abbiamo bisogno, da parte di Dio e anche da parte dei fratelli.
Occorre chiedere a Dio di imparare a vederci per quello che realmente siamo: importantissimi perché infinitamente ed eternamente amati da Dio.
Buona giornata!
don Carlo
Martedì 20 giugno 2018
11In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 12Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
«Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei»
e le disse: «Non piangere!». 14Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». 15Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». 17Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
(Luca 7,13)
I miracoli non sono rapide soluzioni di problemi, né segni di potenza o di efficientismo, né tanto meno mezzi per abbagliare e impressionare.
I segni di Gesù nascono da un cuore che si commuove.
Perché questa è la prima guarigione, di cui tutti hanno bisogno: sentirsi amati dai fratelli, da chi ci avvicina, sentirsi presi in braccio soprattutto quando siamo in difficoltà.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 21,22,23 & 24
Mercoledì 21 giugno 2018
S.Luigi Gonzaga
18Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni 19li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o
«Dobbiamo aspettare un altro?»
21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
(Luca 7,20)
Giovanni il Battista è preso dal dubbio se abbia indicato il Messia giusto, o semplicemente un altro Giovanni il Battista, un altro che prepara la via ad un altro.
Evidentemente i conti non gli tornano.
Perché la predicazione e il comportamento misericordioso di Gesù, unito alla cura particolare per i malati e gli ultimi non era certo quello che il Battezzatore aveva annunciato.
Ma Dio salva il mondo dal basso, partendo dai poveri.
Buona giornata!
don Carlo
Giovedì 22 giugno 2018
Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 25Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.
28Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. 29Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. 30Ma i farisei e i dottori della Legge,
«Hanno reso vano il disegno di Dio su di loro»
31A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? 32È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. 33È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. 34È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. 35Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
(Luca 7,30)
Il disegno di Dio su ciascuno è diventare Gesù, ciascuno in un modo unico e nuovo.
Rendere vano questo disegno è il fallimento della vita, significa non essere più se stessi, non realizzarsi.
E questo può avvenire anche in presenza di tante cose anche appariscenti che si sono fatte, ma fuori dalla volontà di Dio, dall’amore e quindi, come direbbe Paolo, sono solo «bronzo che rimbomba, cimbalo che strepita» (1Corinti 13,1).
Buona giornata!
don Carlo
Sabato 23 giugno 2018
14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.
«E ho altre pecore che non provengono da questo recinto:
anche quelle io devo guidare»
Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
(Giovanni 10,16)
La missione di Gesù è davvero universale, valica i confini di Israele e anche della Chiesa visibile.
È salvezza per ogni uomo di ogni tempo e quindi raggiunge tutti.
Questo orizzonte di Gesù non può non essere anche quello dei suoi discepoli: tutti ci sono affidati, senza distinzione di razze, lingua, religione.
E il primo passo in questa direzione è sentirsi fratello di ciascuno, per il semplice fatto che è uomo, e amarlo come figlio dello stesso Padre.
Buona giornata!
don Carlo
Domenica 24 giugno 2018
V di PENTECOSTE
35Allora Gesù disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. 36Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro. 37Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, 38perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata? 39Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: 40Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca! 41Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. 42Tuttavia, anche tra i capi,
«Molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano»
per non essere espulsi dalla sinagoga. 43Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio. 44Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; 45chi vede me, vede colui che mi ha mandato. 46Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. 48Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. 49Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. 50E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».
(Giovanni 12,42)
Rispetto alla Luce che Gesù porta nel mondo ci sono tre diversi comportamenti.
Quello di chi non la riconosce e non si lascia illuminare.
Quello di chi crede ma non ha sufficiente coraggio di professare questa fede.
Quello di chi lascia risplendere di questa Luce la propria vita e diventa lampada per illuminare gli altri.
Che il Signore ci aiuti ad appartenere alla terza categoria e ad essere anche solo dei lumini sulla strada dei nostri fratelli, perché anche la luce di un cerino nella notte fonda può essere determinante.
Buona domenica!
don Carlo
2018.06. 25, 26 & 27
Lunedì 25 giugno 2018
Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei. All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne:
«No, si chiamerà Giovanni»
Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui. Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo, e profetò dicendo: «Benedetto il Signore Dio d'Israele»
(Luca 1,60)
Per gli Ebrei il nome è l'identità della persona, chiamare qualcuno per nome vuol dire conoscerlo nel profondo.
Si usava, come un tempo anche da noi, tramandare i nomi nella famiglia.
Ma con Giovanni la tradizione si rompe: con lui e soprattutto con Gesù si apre un'era nuova piena di novità che fa paura ai loro contemporanei.
Spesso anche le nostre comunità sono arroccate su tradizioni che ormai hanno perso il senso di esistere ma il nuovo ci fa temere, preferiamo qualcosa di scialbo ma che ci dia sicurezza ad un nuovo che potrebbe crearci problemi.
E' questione di fidarsi di chi dice: «Io faccio nuove tutte le cose» (Apocalisse 21,5).
Buona giornata!
don Carlo
Martedì 26 giugno 2018
Il Signore Gesù disse: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
«Fate attenzione dunque a come ascoltate»
perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
(Luca 8,18)
Chiunque ci incontri deve in qualche modo veder rischiarare la propria vita.
Ma non è facile in un mondo buio essere luce.
Eppure ci viene svelato il segreto per raggiungere ciò: ascoltare, senza accontentarci solo di sentire.
Se davanti ad un brano del Vangelo non sento qualcosa muoversi dentro di me che mi spinge ad andare verso gli altri ad agire in modo nuovo, non sto ascoltando.
Ascoltare ha a che fare non solo con l'udito e con l'intelligenza, ma anche con il cuore.
Buona giornata!
don Carlo
Mercoledì 27 giugno 2018
S.Arialdo, diacono e martire
Andarono dal Signore Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro
«Mia madre e miei fratelli sono questi:
coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»
(Luca 8,21)
I pochi interventi di Maria nel Vangelo dimostrano sempre una grande pazienza e un grande amore nei confronti del Figlio.
A dodici anni, dopo averlo perso per tre giorni, alle sue rimostranze si sente rispondere: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Luca 2,49).
Alle nozze di Cana quando chiede un Suo intervento in favore degli sposi, la risposta è: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora» (Giovanni 2,4).
In questo brano sembra che non venga neppure riconosciuta.
Eppure lei insegna ad ognuno di noi che con il silenzio e amando si ottengono frutti impensati.
Buona giornata!
don Carlo
2018.06. 28,29 & 30
Giovedì 28 giugno 2018
S. Ireneo, vescovo e martire
E avvenne che, uno di quei giorni, Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «Passiamo all'altra riva del lago». E presero il largo.
«Ora, mentre navigavano, egli si addormentò»
Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. Allora disse loro: «Dov'è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all'acqua, e gli obbediscono?».
(Luca 8,23)
In alcuni momenti difficili della nostra vita il Signore sembra assente, vorremmo che ci aiutasse in qualche modo, ma nulla cambia.
In quei momenti si può essere presi dalla disperazione, ma è proprio questo il momento di aggrapparsi a Lui. In qualche modo sentiremo la Sua presenza, spesso non come vorremmo con la soluzione dei nostri problemi, ma come un amico che ci cammina vicino.
A distanza di tempo scopriremo che quei momenti sono stati i più importanti della nostra vita per costruire il rapporto con Lui.
E quando la tempesta sarà passata, ci troveremo diversi e più liberi.
Buona giornata!
don Carlo
Venerdì 29 giugno 2018
SS. PIETRO E PAOLO APOSTOLI
Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e
«Un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi»
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
(Giovanni 21,18)
Quando ci rendiamo conto di quanto il Signore ci ha perdonato ed ha avuto misericordia per noi, solo allora siamo in grado di aiutare gli altri senza giudicarli e senza rigidità.
Chi si sente giusto difficilmente riesce ad amare.
Il Signore infatti a Pietro chiede solo di amarlo anche in modo imperfetto e di prendersi cura del suo gregge.
Da quel momento la sua vita cambierà e non andrà più dove vuole, perché chi ama si lascia prendere dal bisogno degli altri che a poco a poco si impadroniscono sempre più del suo tempo e delle sue giornate.
È un morire a se stessi, ma con la gioia nel cuore.
Buona giornata!
don Carlo
Sabato 30 giugno 2018
Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. I suoi fratelli gli dissero: "Parti di qui e va' nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto.
«Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!»
Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. Gesù allora disse loro: "Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto”.
(Giovanni 7,4)
Ai discepoli sarebbe piaciuto che Gesù si manifestasse in tutta la sua potenza, invece Egli li stava preparando alla Sua passione ed essi non capivano, ma soprattutto non volevano capire.
Anche noi a volte vorremmo un Dio diverso, interventista, che risolvesse i problemi, castigasse i cattivi e facesse trionfare sempre il bene.
La conversione che ci è chiesta è proprio questa, seguire un Maestro che non ci promette la tranquillità, ma la felicità passando attraverso tutte le prove che la vita ci presenta.
Buona giornata!
don Carlo
