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Comunicazione

Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Marzo 2018
Enrico CornelliMarzo 2018Pubblicato il 1 marzo 2018

2018.03. 01 & 02

Giovedì 1 marzo 2018

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini

«Per essere ammirati»

da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

(Matteo 6,1)

Gesù ci mette in guardia da comportamenti religiosi “interessati”.

Ci insegna a fare come Lui, cioè a fissare lo sguardo sul Padre, occupandosi di quanto è a Lui gradito, senza calcolare ciò che gli altri vedono e dicono.

Occorre non mettersi al centro dell’attenzione, ma togliersi dal palcoscenico e non cercare l’ammirazione, l’applauso.

Tutto ciò non è facile, perché a volte nasce in noi la protesta che facciamo tutto per il Vangelo.

In realtà sappiamo bene sono le richieste della nostra ambizione.

È bene educarsi a preferire l’umiltà, il nascondimento: il Padre sa e questo ci basti!

Buona giornata!

don Carlo

Venerdì 2 marzo 2018

Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Vi propongo perciò in questi giorni la lettura continua della Passione di Gesù Cristo secondo Giovanni (capitoli 18-19).

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: "Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?". Egli rispose: "Non lo sono". Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: "Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto". Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?". Gli rispose Gesù: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?". Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.

«Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi»

Gli dissero: "Non sei anche tu dei suoi discepoli?". Egli lo negò e disse: "Non lo sono". Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: "Non ti ho forse visto con lui nel giardino?". Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

(Giovanni 18,25)

Fa freddo.

Pietro si scalda attorno al fuoco.

Ma è soprattutto il suo cuore che rimane freddo, impietrito dalla paura per le nubi minacciose che sono sopra la vita di Gesù.

Il mondo gli sta crollando addosso.

In momenti così anche noi non ci riconosciamo più. Abbiamo reazioni impreviste, non siamo quelli che vorremmo essere, quando il centro della nostra vita vacilla non sappiamo più a cosa attaccarci.

Non possiamo pretendere di essere sempre all'altezza della situazione.

Sicuramente cadiamo anche noi, quando non vorremmo.

Ci salva solo l’infinita misericordia di Dio, grazie alla quale è possibile sempre ricominciare.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 05 & 06

Lunedì 5 marzo 2018

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani:

«Essi credono di venire ascoltati a forza di parole»

Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: / Padre nostro che sei nei cieli, / sia santificato il tuo nome, / venga il tuo regno, / sia fatta la tua volontà, / come in cielo così in terra. / Dacci oggi il nostro pane quotidiano, / e rimetti a noi i nostri debiti / come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, / e non abbandonarci alla tentazione, / ma liberaci dal male. / Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

(Matteo 6,7)

Non ci stupiremo mai abbastanza all’idea che Dio ascolta la preghiera di ogni uomo che c’è sulla terra, e siamo in tanti!

Ma c’è di più. Non si tratta da parte Sua di ascoltare solo il “detto”, ma anche e soprattutto il “non detto”, ovvero i moti del cuore, i desideri dell’anima, le intenzioni che è difficile esprimere.

In questo senso lo Spirito santo viene sempre in nostro aiuto, intercedendo anche con «gemiti inesprimibili» (Romani 8,26).

Le parole sono quindi soprattutto espressione esterna di ciò che si muove dentro: lì il Padre guarda, ascolta ed esaudisce.

Buona giornata!

don Carlo

   Martedì 6 marzo 2018

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che

«Assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano»

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

(Matteo 6,16)

Certe teatralità per mettersi al centro dell’attenzione, anche con il pretesto di testimoniare la nostra fede e le sue pratiche, sono sempre improduttive.

Il momento massimo in cui Gesù mostra la sua identità di rivelatore del Padre è sulla croce, che è il contrario di ogni ostentazione.

Dio è discreto.

Ce ne accorgiamo nella nostra vita con Lui.

E se vogliamo testimoniarlo la Sua luce brillerà in noi quanto più il nostro amore sarà vivo e autentico.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 09 & 10

Venerdì 9 marzo 2018

Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Vi propongo perciò in questi giorni la lettura continua della Passione di Gesù Cristo secondo Giovanni (capitoli 18-19).

Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed

«Essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi»

e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: "Che accusa portate contro quest'uomo?". Gli risposero: "Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato". Allora Pilato disse loro: "Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!". Gli risposero i Giudei: "A noi non è consentito mettere a morte nessuno". Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Tu sei il re dei Giudei?". Gesù rispose: "Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?". Pilato rispose: "Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?". Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce". Gli dice Pilato: "Che cos'è la verità?". E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: "Io non trovo in lui nessuna colpa.  Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?". Allora essi gridarono di nuovo: "Non costui, ma Barabba!". Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: "Salve, re dei Giudei!". E gli davano schiaffi.

(Giovanni 18,28)

Sembra incredibile che questi giudei temano quasi con orrore di contaminarsi con ciò che è impuro perché entrano nelle case dei pagani e non si preoccupino per nulla di uccidere un uomo innocente.

Ma a volte anche noi, nel nostro piccolo, siamo guidati e condizionati dalle nostre abitudini religiose, dalle tradizioni che abbiamo imparato da piccoli o da alcuni precetti umani più che dall’amore, che Gesù ci indica come il comandamento più grande, quello che sovrasta e da senso a tutti gli altri. Gesù direbbe: «Voi filtrate il moscerino e ingoiate il cammello» (Matteo 23,24).

Lo Spirito santo ci aiuti a convertirci, a mettere al centro ciò che va messo al centro.

Buona giornata!

don Carlo

Sabato 10 marzo 2018

Il Signore Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e

«Dava loro potere sugli spiriti impuri»

E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

(Marco 6,7)

Senza che ce ne accorgiamo, noi tutti siamo assillati da questi “spiriti impuri” che accompagnano il nostro cammino.

Ci distraggono, vogliono distoglierci dalla volontà di Dio, ci attirano verso ciò che è appariscente, ma negativo o aberrante, fanno nascere dubbi, ingigantiscono realtà minuscole o inesistenti togliendoci la pace, anzi accendendo sospetti, rabbia, desideri di vendetta, ci rattristano, ci fanno vedere solo il negativo, spegnendo la speranza e ci deformano il cuore in mille altri modi.

Da tutto questo il Signore Gesù ci libera, Lui che ha pieno potere su di essi e l’ha trasmesso agli apostoli e ai suoi successori e se ci dedichiamo interamente ad amare Lui e i fratelli ci ritroviamo come immunizzati.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 12 & 13

Lunedì 12 marzo 2018

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e

«Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi»

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».

(Matteo 7,2)

Sappiamo bene di aver bisogno del perdono di Dio e dei fratelli.

Talora abbiamo bisogno anche del nostro perdono, perché non smettiamo di rinfacciarci alcuni errori che non avremmo voluto fare.

Questo accusare con insistenza viene dal diavolo, che nella Bibbia è chiamato “l’accusatore dei santi”.

Dio non accusa. Dio perdona.

Solo il perdono riabilita e dà nuove energie, lo sappiamo per esperienza personale.

È la miglior misura da usare anche verso i fratelli.

Buona giornata!

don Carlo

Martedì 13 marzo 2018

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi,

anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti»

(Matteo 7,12)

Basterebbe questa frase per riassumere la morale biblica e vivere con radicalità il Vangelo nei rapporti tra noi.

Ma c’è di più.

Non è solo presente nel racconto di Matteo, troviamo espressioni quasi identiche nei principali libri delle grandi religioni.

È proprio uno di quei sapientissimi “semi del Verbo” che lo Spirito ha sparso dappertutto per convertirci tutti a realizzare quella fraternità universale che è il grande desiderio del Padre celeste.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 14 & 15

Mercoledì 14 marzo 2018

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli:

«Entrate per la porta stretta»

perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

(Matteo 7,13)

La via dell’amore non è facile.

Passa per la croce, perché il vero amore non si risparmia, dà la vita.

Ogni volta è un piccolo o grande morire a noi stessi, ma ci accorgiamo che da lì spunta una vita molto più bella e ricca, che altrimenti non conosceremmo.

Quindi la porta è stretta, ma il panorama che si apre al di là della porta è sconfinato, tanto quanto lo è il cuore di Dio.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 15 marzo 2018

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli,

ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli»

In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

(Matteo 7,21)

Il proverbio dice che “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

In realtà c’è di mezzo la nostra libertà, che può scegliere di giocarsi in mille direzioni.

Spesso siamo tentati di pensare che la volontà di Dio sia un codice già scritto al quale è necessario sottometterci.

In realtà la volontà di Dio è ciò che di più bello ci può accadere, è noi stessi nella massima espressione della nostra personalità, è la strada della gioia più sicura.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 16 & 17

Venerdì 16 marzo 2018

Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Vi propongo perciò in questi giorni la lettura continua della Passione di Gesù Cristo secondo Giovanni (capitoli 18-19).

Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: "Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa". Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: "Ecco l'uomo!". Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa". Gli risposero i Giudei: "Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio". All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: "Di dove sei?". Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: "Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?". Rispose Gesù: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande". Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: "Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare". Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!". Ma quelli gridarono: "Via, via, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Metterò in croce il vostro re?". Risposero i sommi sacerdoti: "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare". Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei". Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: "Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei". Rispose Pilato: "Ciò che ho scritto, ho scritto". I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora

«Quella tunica era senza cuciture,

tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo»

Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.

(Giovanni 19,23)

Ogni dettaglio della Passione è riportato con molta cura, perché nulla vada perduto di quei momenti decisivi per la storia dell’umanità.

Quella tunica inconsutile di Gesù è stata vista sin dai primi secoli come simbolo dell’unità della Chiesa, che sappiamo bene ancora in cammino nel nostro tempo e comunque assicurata dalla preghiera per l’unità espressa da Gesù al Padre prima della sua Passione.

Vivere, lavorare per l’unità dovunque il Signore ci mette, è cercare di realizzare il sogno più grande di Gesù: vedere realizzata sulla terra la vita trinitaria che è unità nella diversità.

Buona giornata!

don Carlo

Sabato 17 marzo 2018

Furono portati al Signore Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me;

«A chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli»

E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

(Matteo 19,14)

I bambini credono, si fidano, sono aperti, vergini nei confronti dei pregiudizi, non mettono in dubbio quello che i grandi dicono.

Per noi adulti si tratta di riconquistare questa fiducia perduta.

Occorre saper ascoltare Dio come Maria, ponendo delle domande senza lasciarsi corrodere dal dubbio o dall’incertezza, essere certi dell’amore del Padre sperando davanti ad ogni croce, anche contro ogni speranza, ritrovare sempre la pace nelle promesse di Dio che al momento opportuno si realizzano infallibilmente.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 18 & 19

Domenica 18 marzo 2018

DOMENICA DI LAZZARO

V di Quaresima

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni.

«Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui,

verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione»

Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

(Giovanni 11,48)

Quanto spesso guardiamo al futuro lanciando previsioni inverosimili, che però ci persuadono, ma che nascono soltanto dalle nostre paure!

Tante nostre immaginazioni sono fantasmi, che però ci bloccano, ci irrigidiscono nelle nostre idee, non ci lasciano lo spazio per un discernimento obiettivo e sereno e quindi ci spingono a decisioni sbagliate.

Occorre molta più fiducia in Dio e nella sua Provvidenza: l’esperienza insegna che la realtà si rivela tanto spesso diversa da come la immaginavamo.

Buona domenica!

don Carlo

Lunedì 19 marzo 2018

SAN GIUSEPPE

SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode,

«Ebbe paura di andarvi»

Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

(Matteo 2,22)

L’essere docili e pronti a vivere la volontà di Dio non significa rimanere solo nella passività, attendendo sempre e soltanto dei segni. La nostra parte rimane indispensabile: quella di riflettere, analizzare, discernere, senza ingenuità e senza precipitazione, mettendo sul tavolo le nostre idee, sapendo ascoltare anche pareri diversi.

Poi certo occorre anche essere liberi da quanto si è capito, senza la pretesa di imporre a tutti i costi il proprio punto di vista, perché è soprattutto nell'amore reciproco che il Risorto ci parla.

È facile immaginare che sia stato così il rapporto fra Giuseppe e Maria.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 21 & 22

Mercoledì 21 marzo 2018

Il Signore Gesù prese con sé i Dodici e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e

«Si compirà tutto ciò che fu scritto»

dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo: verrà infatti consegnato ai pagani, verrà deriso e insultato, lo copriranno di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà». Ma quelli non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto.

(Luca 18,31)

Gesù, Dio fatto uomo, sa che la sua missione è già annunciata: leggendo le Scritture vede la sua strada e la percorre fino in fondo.

La Bibbia infatti non è solo auto-rivelazione di Dio, ma è anche rivelazione dell’uomo all'uomo, che ha come vocazione quella di diventare Dio per partecipazione, vivendo la vita trinitaria.

La Parola ci lega a Dio, quanto più la viviamo ci rende Dio.

Per questo cerchiamo di vivere la Parola e non ci stancheremo mai di farlo.

Se non lo facessimo non sapremmo chi siamo.

Non sarà mai troppo radicale il nostro attaccamento alla Parola, finché non saremo solo Amore come Gesù.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 22 marzo 2018

Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse:

«La nostra Legge giudica forse un uomo

prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?»

Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

(Giovanni 7,51)

L’obiezione di Nicodemo è sensata e sempre attuale, perché rispetta la dignità di ogni uomo e si pone nell’atteggiamento di accogliere.

Ma sappiamo tutti per esperienza quanto i pregiudizi ci rendano sordi, ciechi, duri di cuore.

Non vogliamo cambiare idea quando siamo troppo legati ai nostri punti di vista e la paura di perdere le nostre sicurezze, unita alla superbia di chi ha l’illusione di aver già capito tutto, ci bloccano e ci rendono insensati, pronti a commettere ogni errore.

È sapiente solo chi sa di dover sempre imparare.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 23 & 24

Venerdì 23 marzo 2018

Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Vi propongo perciò in questi giorni la lettura continua della Passione di Gesù Cristo secondo Giovanni (capitoli 18-19).

«Stavano»

presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". E, chinato il capo, spirò. Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di àloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

(Giovanni 19,25)

Stavano.

Erano lì. Non c’era niente da fare, se non soffrire terribilmente, schiacciate anche dalla propria impotenza.

L’importante è esserci, non scappare, non avere altro da fare.

Stare ai piedi della croce vuol dire essere attratti dall'amore, fissare lo sguardo su Colui che ci ha amato più di tutti.

Poi la vita ci chiama altrove, ma occorre che nel cuore quell'amore continui ad accompagnarci e che lo sappiamo riconoscere ed amare in ogni fratello o sorella che vedremo soffrire.

Stando.

Buona giornata!

don Carlo

Sabato 24 marzo 2018

Il Signore Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre»

Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

(Matteo 11,25)

Saper ringraziare è fondamentale per accorgerci dei doni che riceviamo.

È anche indispensabile per esser felici, perché altrimenti continuiamo a rincorrere le cose (che comunque non ci basteranno mai) senza mai darsi il tempo di gioirne.

Gli esami di coscienza più efficaci sono quelli che iniziano dal ringraziamento, perché mettono le cose nel giusto posto: l’amore di Dio è immenso, ci precede e ci accompagna sempre, i nostri peccati sono comunque sempre infinitamente più piccoli e li comprendiamo davvero soltanto alla luce di quell'Amore.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 25 & 26

Domenica 25 marzo 2018

Settimana Autentica

DOMENICA DELLE PALME NELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione

«Salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi»

Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

(Giovanni 11,55)

Tanti sentono il bisogno di purificarsi.

È un sentimento comune per chi cerca Dio, più ci avviciniamo a Lui più ci accorgiamo di essere distanti, distantissimi dalla Sua santità.

Eppure la strada per purificarci non è anzitutto quella del nostro sforzo personale.

È Lui infatti che purifica e lo fa in modo immenso durante i giorni di questa settimana.

A noi è chiesto soltanto di aprirci, di lasciarci raggiungere e colmare dal Suo amore e ci scopriremo a Pasqua pieni di Dio.

Buona Settimana Santa!

don Carlo

Lunedì 26 marzo 2018

LUNEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli:

«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano»

in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

(Luca 21,34)

Se lasciamo che le cose seguano il loro corso senza intervenire, il nostro cuore si appesantisce.

La vita infatti ci coinvolge e ci travolge con mille incombenze, mille attrattive, mille preoccupazioni.

Se cerchiamo la volontà di Dio, se concentriamo la nostra attenzione nel vivere la Parola quanto più spesso possibile durante la giornata, il cuore rimane vigile e fresco, pronto a vedere ciò che davvero vale, capace di passare da una cosa all’altra senza perdere l’unione con Dio, anzi irrobustendola grazie all’amore di ogni istante, all’ascolto attento di ogni fratello in cui scorgiamo Gesù.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 27 & 28

Martedì 27 marzo 2018

MARTEDI’ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

«Terminati tutti questi discorsi»

il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso». Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

(Matteo 26,1)

Gesù ha parlato.

Ha insegnato, ha illuminato, ha rincuorato, ha rimproverato, ha risollevato e mille altre cose ancora, con la Sua parola.

Ora arriva il momento in cui le parole diminuiscono come quantità e l’amore si esprime sempre di più nel dono della propria vita.

Sulla croce le parole saranno pochissime, ma potremo in certo modo vedere Dio faccia a faccia in modo folgorante, come Colui che vive in sé tutto il dolore dell’umanità perché la ama senza confini.

Buona giornata!

don Carlo

Mercoledì 28 marzo 2018

MERCOLEDI’ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse:

«Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?»

E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

(Matteo 26,15)

Giuda nel linguaggio comune è diventato sinonimo di falso, di traditore, di infame.

Forse però negli ultimi tempi stiamo imparando ad essere più cauti.

Non perché ci appare meno grave quello che ha fatto, ma perché ci accorgiamo di essergli meno distanti di quello che crediamo.

Salvare la pelle e la faccia a qualunque costo, saltare sul carro del vincitore quando le cose si mettono male, mettere il denaro al di sopra di tutto, non badare troppo alle conseguenze delle nostre azioni, abbandonare al suo destino l’amico che ci ha deluso…è una mentalità che si respira nell’aria e non dobbiamo mai essere troppo sicuri di essere immuni dal contagio.

Buona giornata!

don Carlo

2018.03. 27 & 28

Giovedì 29 marzo 2018

GIOVEDI’ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto». Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: / “Percuoterò il pastore / e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli. Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora?

«Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione»

Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono. Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: / d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo / seduto alla destra della Potenza / e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?». Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

(Matteo 26,41)

Non basta stare attenti, occorre anche pregare.

Non abbiamo in noi stessi la forza per sfuggire al male che ci assedia, ci rallenta e ci blocca.

Dobbiamo attingerla dal Padre, dobbiamo chiederla insistentemente, desiderarla come il naufrago cerca una zattera o la riva.

Ogni presunzione è pericolosa, solo l’umiltà ci guida.

Ci consola e ci da grande fiducia il sapere che Gesù ha attraversato tutti questi rischi, è entrato in questa preghiera per noi uomini e per la nostra salvezza e ne è uscito vittorioso, rimanendo fedele alla volontà del Padre fino alla fine per trascinare con Sé tutti noi.

Buon Giovedì Santo!

don Carlo

Venerdì 30 marzo 2018

CELEBRAZIONE DELLA MORTE DEL SIGNORE

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore». Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito». Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:

«Davvero costui era Figlio di Dio!»

Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

(Matteo 27,54)

La parola del centurione e delle guardie è quella della nostra fede.

Noi riconosciamo il Figlio di Dio in quell’uomo appeso alla croce.

Solo un Dio Amore poteva amarci così tanto.

Solo un Dio Amore poteva lasciarsi umiliare così.

Solo un Dio Amore poteva entrare fino a questo punto nel nostro dolore, nel nostro buio, nella nostra morte.

Avrebbe potuto salvarci con un gesto minimo della sua volontà, ma l’Amore ha altre strade.

L’Amore condivide.

Buon Venerdì Santo!

don Carlo

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Marzo 2018