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Comunicazione

Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Ottobre 2018
Enrico CornelliOttobre 2018Pubblicato il 1 ottobre 2018

2018.10. 03, 04 & 05

Mercoledì 3 ottobre 2018

Si avvicinarono al Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”.

«Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui»

Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

(Luca 20,38)

Dio è sempre il Dio della vita, di una vita che non si ferma mai. Non lo possiamo fotografare e studiare come un oggetto nelle nostre mani. Lui è eterno amore, quindi continuo dinamismo, creatività sempre nuova e imprevedibile.

Lui è la vita di ciascuno, la dona ad ogni essere vivente, non vuole che ci attardiamo nell’inerzia: Gesù infatti ci parla di “vita futura” e di “risurrezione dai morti”, non tanto di “riposo eterno”.

Il discepolo quindi è colui che trasmette questa vita che ad ogni istante lo rinnova, che la ripropone e la rilancia, che accompagna tutti verso una maggiore pienezza.

Perché questo è amare.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 4 ottobre 2018

S.Francesco d’Assisi,

religioso e patrono d’Italia

In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

«Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»

(Matteo 11,30)

Tutti dobbiamo affrontare ogni giorno la fatica del vivere. C’è un peso che ci attende, fatto di difficoltà, preoccupazioni, sofferenze e mille altre prove. Anche Gesù lo riconosce e lo chiama “giogo”, perché non possiamo sbarazzarcene.

Ma il Suo giogo è dolce, perché quando è l’amore a muoverci tutto diventa più semplice, quando si gettano nel cuore di Dio le preoccupazioni si affronta la vita con una nuova leggerezza, quando sentiamo il Risorto con noi e in mezzo a noi ci si dimentica della pesantezza del vivere.

Buona giornata!

don Carlo

Venerdì 5 ottobre 2018

Mentre tutto il popolo ascoltava, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli scribi, che vogliono passeggiare in lunghe vesti e si compiacciono di essere salutati nelle piazze, di avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti; divorano le case delle vedove e pregano a lungo

«Per farsi vedere»

Essi riceveranno una condanna più severa».

(Luca 20,47)

Nella cultura che ci circonda si cerca la visibilità ad ogni costo, si ha l’impressione di valere tanto quanti sono i “followers” su Instagram o quanti sono i “like” ai nostri “post” su Facebook.

Dimentichiamo che Qualcuno non smette mai di guardarci con amore ad ogni passo e si appassiona ad ogni dettaglio della nostra vita. Dimentichiamo che inseguire a tutti i costi il successo agli occhi degli altri è solo fonte di stress e di invidie e ci preclude quella gioia vera e fresca che viene dai rapporti veri, dalle relazioni in cui il cuore è palpitante e vibra per le gioie e i dolori dei fratelli, costruendo quella fraternità che trasforma noi e il mondo, rendendolo davvero felice.

Buona giornata!

don Carlo

2018.10. 06 & 07

Sabato 6 ottobre 2018

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli:

«Questo è il mio comandamento:

che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi»

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

(Giovanni 15,12)

È la coniugazione suprema dell’amore quella di Gesù. Il suo dar la vita per tutti e per ciascuno, indipendentemente dai meriti, mostra a quali altezze si può tendere e, grazie alla presenza di Gesù in noi, giungere.

È il comandamento che ci avvicina e ci unisce a Lui più di ogni altro, perché è la quintessenza della Sua vita, è la sostanza della vita della Trinità da cui Lui proviene. Se puntiamo lì non sbagliamo mai, non sprechiamo nessuna energia. In quella reciprocità di amore sta il segreto e la profezia della vita più bella che la comunità umana può realizzare sulla terra, è l’identità più profonda della Chiesa, è già un anticipo di Cielo.

Buona giornata!

don Carlo

Domenica 7 ottobre 2018

VI DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro:

«Andate anche voi nella vigna»

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

(Matteo 20,7)

C’è sempre posto per tutti, c’è sempre lavoro per tutti. Nella vigna del Signore non esiste numero chiuso. Ma non è un luogo neutro o anonimo. C’è sempre qualcuno che invita, che manda, che trova per te la condizione più adatta.

La nostra vocazione nella Chiesa infatti è come un vestito su misura di cui tu non conosci la taglia, ma che quando hai indossato ti calza a pennello, ti sta addosso meglio che a chiunque altro. Perché è solo tuo.

Perché la nostra personale strada verso Dio è unica, non si è mai vista nella storia, nessuno può percorrerla al posto nostro ed è la sola che può portarci a Dio.

Buona domenica!

don Carlo

2018.10. 08 & 09

Lunedì 8 ottobre 2018

Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali,

«Di quello che vedete,

non sarà lasciata pietra su pietra»

che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

(Luca 21,6)

Quando abbiamo notizia di terremoti, di inondazioni e di ponti che crollano, dopo il tempo della preghiera per le vittime e delle lacrime con coloro che piangono, occorre per noi ricordare anche la lezione di Gesù sulla provvisorietà della vita terrena.

Un insegnamento duro da riconoscere ed accettare, perché sentiamo in certo modo di avere il diritto ad una vita che sia secondo i nostri desideri, che si inizi per gli altri e si concluda per noi quando noi lo riteniamo giusto.

E dimentichiamo che è tutto un dono, che tutto è ricevuto, che nulla ci appartiene, che la nostra casa definitiva non è quaggiù ma ci aspetta lassù, anche se cominciamo già a costruirla su questa terra. E questo ci aiuta ad essere liberi, grati e sempre pronti all'incontro finale con Lui.

Buona giornata!

don Carlo

Martedì 9 ottobre 2018

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

«Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto»

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

(Luca 21,18)

Agli occhi degli altri, e anche al nostro sguardo soltanto umano, la situazione che Gesù descrive in questa pagina evangelica è una sconfitta su tutto il fronte, una dichiarazione di fallimento totale.

Ma a noi, discepoli del Risorto, la Sua croce ha insegnato che non solo l’esito finale della persecuzione è gloriosissimo e impensabile, ma che quella da Lui percorsa è l’unica strada per conseguirlo. Nulla di ciò che siamo andrà perduto, perché tutto rimane sempre saldamente custodito nelle mani di Dio.

Questo ci permette di affrontare ogni contrarietà e ostilità con coraggio e fiducia, sapendo che Gesù ama, parla e lotta in noi e con noi fino alla vittoria finale.

Buona giornata!

don Carlo

2018.10. 10 & 11

Mercoledì 10 ottobre 2018

Carissimo, tu mi hai seguito da vicino nell'insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze. Quali cose mi accaddero ad Antiòchia, a Icònio e a Listra! Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore! E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi. Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.

«Tutta la Scrittura, ispirata da Dio,

è anche utile per insegnare, convincere,

correggere ed educare nella giustizia»

perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

(2Timoteo 3,16)

Nel contesto in cui viviamo è sempre più urgente rievangelizzarci, fermarci in ascolto della Parola e soprattutto allenarci ogni giorno a metterla in pratica, perché Gesù possa rivivere in noi nel quotidiano.

Ma occorre partire sempre dal volto di Dio che Gesù ci ha rivelato, altrimenti è facile smarrirsi in ragionamenti inconcludenti, o incamminarsi in pericolose deviazioni. Gesù ci ha annunciato in ogni modo che Dio è il Padre che ama ciascuno infinitamente. Allora ogni Parola della Bibbia è espressione di questo amore e alla luce di questo tutto diventa chiaro.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 11 ottobre 2018

Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

«Quando cominceranno ad accadere queste cose,

risollevatevi e alzate il capo»

perché la vostra liberazione è vicina». E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

(Luca 21,28)

Ciò che per gli altri è il crollo, per noi è l’inizio; ciò che gli altri chiamano catastrofe per noi è l’arrivo del momento atteso e desiderato. Con il Vangelo in mano non è possibile adeguarsi al pensiero comune, c’è sempre uno sguardo nuovo sulla realtà, una parola inedita.

E la conversione alla quale siamo chiamati è anche questa: dirottare lo sguardo sul Dio che è presente quando tutto si frantuma, annunciare una speranza che gli altri non vedono, perché solo l’albero potato porta abbondanti frutti e solo se moriamo possiamo risorgere.

Buona giornata!

don Carlo

2018.10. 14 & 15

Domenica 14 ottobre 2018

VII DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

Il Signore Gesù espose ai suoi discepoli un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e

«Diventa un albero,

tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami»

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: / «Aprirò la mia bocca con parabole, / proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

(Matteo 13,32)

Le realtà di Dio hanno inizi modesti, trascurabili, a cui nessuno bada. Ma la crescita è prodigiosa, non proporzionata all’impegno e alle capacità umane: un seme piccolissimo diventa un albero, un gruppetto di uomini danno vita ad un’esperienza di fede e di amore che coinvolge nei secoli miliardi di persone, ma anche due o tre persone che vivono insieme il Vangelo possono diventare in ogni tempo casa per tanti e tante.

Il nostro occhio ha bisogno di allenarsi a vedere questi prodigi, a riconoscere Dio che agisce così nella nostra storia, a non lasciarsi accecare da ciò che abbaglia e non costruisce, ma a osservare, a gioire e raccontare questi fatti di Vangelo.

Buona domenica!

don Carlo

Lunedì 15 ottobre 2018

S.Teresa di Gesù, dottore della Chiesa

Il Signore Gesù disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca;

«Chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una»

Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».

(Luca 22,36)

Una frase oscura e sorprendente, che merita quindi di essere approfondita e capita, che si chiarisce se la comprendiamo nel suo significato metaforico, come spiega bene il cardinal Ravasi.

La spada qui è da considerare un’arma spirituale e non militare, simbolo della lotta contro il potere delle tenebre che sta per scagliarsi contro Gesù e che coinvolgerà di conseguenza anche il discepolo.

Nei tempi duri della prova, della persecuzione e della tentazione occorre investire molte energie, combattere anche contro l’uomo vecchio che è in noi, resistere senza smettere di amare e di affidarsi al Padre, come Gesù fece durante la passione.

Buona giornata!

don Carlo

2018.10. 12 & 13

Venerdì 12 ottobre 2018

Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che

«I vostri cuori non si appesantiscano»

in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.

(Luca 21,34)

Può capitare di sentirci stanchi e svogliati anche se abbiamo riposato, di provare un po’ di noia e insoddisfazione anche se non ci manca nulla. È il segno che il cuore si sta appesantendo, che ci stiamo chiudendo nelle nostre cose, nel nostro mondo.

Sono esperienze sconosciute quando amiamo, quando ci protendiamo nel pensiero e nelle azioni verso i fratelli: allora ci succede l’esatto contrario. Ci sentiamo pieni di slancio e di entusiasmo, anche se abbiamo dormito poco, gustiamo la pienezza della vita anche in mezzo alle difficoltà. Il cuore è leggiero quando non si ripiega su di sé, ma si apre con prontezza e freschezza verso i bisogni di chi ci sta attorno.

Buona giornata!

don Carlo

Sabato 13 ottobre 2018

Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

«Non dovevi anche tu

aver pietà del tuo compagno,

così come io ho avuto pietà di te?»

Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

(Matteo 18,33)

Gesù non pone alla radice del perdono il buon cuore o la generosità d’animo, ma l’esperienza della misericordia che Dio ha avuto e ha sempre per noi. Se prescindiamo da quella, ci si attarda a fare tante considerazioni sul rispetto della giustizia, sulla verità dei fatti, sul torto subito, sul dovere dell’altro di fare il primo passo, rimaniamo duri e pieni delle nostre buone ragioni. Occorre chiedere la grazia che il nostro cuore si sorprenda, si commuova, provi la dolcezza di essere perdonati sempre, completamente e senza ragione. Allora sì che si conosce Dio e se ne rimane conquistati!

 Buona giornata!

don Carlo

2018.10. 16 & 17

Martedì 16 ottobre 2018

Beato Contardo Ferrini

66Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro sinedrio 67e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro:

«Anche se ve lo dico, non mi crederete»

68se vi interrogo, non mi risponderete. 69Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». 70Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono».

(Luca 22,67)

Gesù, anche se è consapevole che ormai i cuori dei suoi interlocutori sono serrati e impenetrabili, rimane aperto al dialogo.

Dio infatti non chiude mai le porte con nessuno, lascia sempre aperta un’ultima insperata possibilità.

L’Amore infatti non smette di attendere, si ingegna per trovare vie nuove, non lascia nulla di intentato, perché è più tenace di ogni rifiuto e nulla riesce a indebolirlo.

Nel nostro tempo, come in tutti i tempi, solo un amore invincibile potrà fare breccia e accendere la Luce in tanti cuori.

Buona giornata!

don Carlo

Mercoledì 17 ottobre 2018

S.Ignazio di Antiochia,

vescovo e martire

27Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. 29Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. 30Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”.

«Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?»

(Luca 23,31)

Il cardinale Ravasi, alla luce di altri testi biblici, spiega così questa frase un po’ oscura: se ora si brucia il legno verde, cioè intatto e vivo, simbolo di Gesù il giusto, cosa accadrà quando saranno sottoposti al giudizio i veri colpevoli, ossia il legno secco?

Parole che quindi annunciano una partecipazione dell’umanità ai dolori di Cristo e viceversa un’accoglienza di Gesù di tutta la sofferenza del genere umano che vive sulla terra lungo i secoli.

C’è un fuoco che dovremo tutti attraversare, ma ci sostiene e conforta il sapere che Lui l’ha già passato, spalancando per tutti una strada di Luce infinita.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 18 ottobre 2018

S. LUCA EVANGELISTA

1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e

«Non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada»

5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.

(Luca 10,4)

Un’indicazione che ci suona un po’ bizzarra, ma pienamente comprensibile nel contesto culturale in cui Gesù viveva. Salutarsi comportava un dialogo che poteva protrarsi a lungo e che rispondeva a regole precise a seconda dell’età, del censo, del ruolo.

Come a dire che occorre non lasciarsi distogliere dalla missione che Gesù ha affidato, né perdere mai di vista la meta, ma concentrare lì tutte le energie migliori. Sappiamo per esperienza quanto le distrazioni possano infiacchirci e togliere vigore allo slancio e alle motivazioni.

Se teniamo viva e ci ripetiamo spesso la Parola nel corso della giornata, ritroviamo subito lucentezza e smalto e la missione non è mai senza frutto.

Buona giornata!

don Carlo

2018.10. dal 19 al 25

Venerdì 19 ottobre 2018

31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma

«Io ho pregato per te,
perché la tua fede non venga meno»

E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». 33E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte».

(Luca 22,32)

In questa frase così impressionante di Gesù c’è anche una rassicurazione bellissima: la preghiera di Gesù per la fede di Pietro e, per estensione, anche per la nostra, che ci sostiene quando siamo nel vortice della tentazione che ci vorrebbe inghiottire.

In certi momenti infatti ci è dato di credere anche in ciò che non vediamo più, che ci sembra sparito per sempre dall’orizzonte, o che ci appare una fantasia o un’illusione. Il buio di Gesù nel suo grido di abbandono diventa la Luce che illumina le nostre tenebre e ci da la forza di continuare a camminare, sperare ed amare, anche quando tutto sembra dirci il contrario.

Sabato 20 ottobre 2018
Sabato prima della dedicazione del Duomo

13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. 18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19Rispose loro Gesù:

«Distruggete questo tempio
e in tre giorni lo farò risorgere»

20Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

(Giovanni 2,19)

Distruggere, lo sappiamo, è molto più facile e rapido che costruire.

Quando poi si valica la soglia della morte, solo Dio è capace di far risorgere, di ridare una vita umanamente impossibile.

L’uomo può interrompere l’opera terrena di Gesù e Lui ne era ben consapevole. Ma la Sua missione continua ugualmente lungo i secoli nell’azione dei suoi discepoli, per cui nessuno uomo può impedire il realizzarsi della redenzione. E la luce di chi ha testimoniato il Vangelo con tutta la sua vita e anche con la sua morte continua ad illuminare e ad incoraggiare la vita di tanti, accelerando la venuta finale del Regno di Dio sulla terra.

Domenica 21 ottobre 2018
DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO

22Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. 23Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. 24Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». 25Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. 26Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. 27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e

«Non andranno perdute in eterno
e nessuno le strapperà dalla mia mano»

29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».

(Giovanni 10,28)

Ormai siamo al sicuro.

L’amore di Dio continuerà sempre ad esserci fedele.

Nessuno potrà più allontanarci da Lui.

Per questo possiamo tuffarci nell'avventura del Vangelo con fiducia e senza paura. Non sappiamo, né possiamo prevedere ciò che ci attende, la realtà sarà sempre diversa da come la immaginiamo. La grazia di Dio ci mostrerà delle risorse e ci infonderà delle energie che ci sorprenderanno; ci verrà in aiuto grazie alla partecipazione e al sostegno di fratelli e delle sorelle con i quali il cammino non soltanto sarà possibile, ma sarà bellissimo.

Lunedì 22 ottobre 2018
S. Giovanni Paolo II, papa

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse:«Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42

«E lo condusse da Gesù»

Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. 43Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». 44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

(Giovanni 1,42)

Quando ciò che abbiamo ascoltato o visto è troppo grande e luminoso, vogliamo subito farne parte con chi più amiamo. Ma proprio perché sappiamo di non poter ripetere le stesse parole che ci hanno conquistato, né di poter riprodurre l’esperienza che abbiamo vissuto, e anzi abbiamo paura di rovinare tutto, mettiamo in diretto contatto gli amici con questa sorgente di Luce.

Sentire parlare di Gesù suscita curiosità ed interesse, ma entrare in un rapporto personale con Lui è tutta un’altra cosa, come un conto è sentir descrivere un cibo delizioso e un altro è assaggiarlo.

Il punto d’arrivo dell’evangelizzazione è sempre portare la persona da Gesù. Lì si esaurisce il nostro compito.

Martedì 23 ottobre 2018

13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –,

«Perché stessero con lui
e per mandarli a predicare»

15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

(Marco 3,)

Occorre anzitutto stare con Gesù, vivere la Sua Parola, accorgersi di come cambia la vita dei singoli e delle comunità e quindi di quanto sia urgente per tutti.

Soltanto dopo potremo portarla agli altri.

E non riusciremo più a fare discorsi accademici, non ci accontenteremo più di trovare parole originali o frasi ad effetto, perché lo Spirito ci suggerirà altro, ci spingerà a parlare di quella Luce incandescente che ci ha abbagliato e che ci appare per tutti più appagante di ogni altra cosa.

Mercoledì 24 ottobre 2018

Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di

«Non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone»

né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

(Marco 6,8)

Gesù ordina ai discepoli di non portare per il viaggio altro che l'occorrente di un giorno, voleva infatti si fidassero dell'accoglienza di coloro che avrebbero incontrato. Infatti per saper accogliere l'altro occorre abbandonare ogni diffidenza e porsi in un atteggiamento di fiducia.

Tante incomprensioni nelle nostre comunità nascono proprio da questo arroccarsi sulle proprie posizioni temendo che l'altro possa invadere i nostri spazi di libertà. Ma proprio questi spazi sono la ricchezza a cui ci aggrappiamo e da cui il Signore ci chiede di liberarci.

Giovedì 25 ottobre 2018

Dopo questi fatti

«Il Signore designò altri settantadue
e li inviò a due a due»

davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

(Luca 10,1)

Non solo i dodici vengono inviati, ma tutta la Comunità diventa missionaria perché seguire Gesù significa soprattutto testimoniare. E la testimonianza non è fatta di tante parole che lasciano il tempo che trovano, ma di vita vissuta.

E' dal nostro modo di essere e di agire che gli altri possono scoprire o meno la bellezza della sequela. E questo Vangelo ci dice che per parlare del Regno occorre vivere a stretto contatto con gli altri, addirittura in casa loro, rischiando così di mettere in luce anche le nostre fragilità.

E' un rischio che il Signore ci chiede di correre anche perché chi è troppo perfetto è anche meno credibile.

Buona giornata!

don Carlo

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Ottobre 2018