Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
2017.02.01
Mercoledì 1 febbraio 2017
Beato Andrea Carlo Ferrari, vescovo
Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro:
«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’»
Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
(Marco 6,31)
C’è bisogno di staccare. La congerie delle cose da fare, le mille richieste, la mente sempre proiettata in ciò che ci attende rischia a lungo di logorare. Per il discepolo poi il rischio è ancora maggiore: quello di pensare che valgono le cose che si fanno, fossero anche “le cose di Dio” più di Dio stesso.
Staccare significa credere che il mondo non lo salviamo noi, che ciò che ci è affidato, per cui siamo pronti a dare la vita, comunque non ci appartiene.
E che prima di tutto siamo Suoi.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.02
Giovedì 2 febbraio 2017
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo / vada in pace, secondo la tua parola, / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli: / luce per rivelarti alle genti / e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come
«Segno di contraddizione»
– e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
(Luca 2,34)
Gesù è segno di contraddizione.
Lo è anzitutto per l’irriducibile ”uomo vecchio” che è in noi e che non si stanca di invitarci a seguire quello che fanno tutti.
Lo è anche per le vie di salvezza che percorre, sempre così imprevedibili e diverse da quelle che suggeriremo noi.
Lo è per il nostro modo di pensare che spesso si acquieta sulle abitudini e sulle cose note, cercando così di mettere a tacere lo spirito di profezia.
Gesù ci contraddice perché ci vuole nuovi, pronti ad uscire dagli schemi, felici delle sorprese di Dio, veri figli Suoi che illuminano il mondo.
Buona festa della Luce!
don Carlo
2017.02.03
Venerdì 3 febbraio 2017
Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre.
«Così annullate la parola di Dio
con la tradizione che avete tramandato voi»
E di cose simili ne fate molte».
(Marco 7,13)
Non è difficile creare confusione. È sufficiente che si affermi come volontà di Dio ciò che è semplicemente una decisione degli uomini e da quel momento verrà considerata alla stessa stregua delle verità evangeliche.
Spesso poi si desidera far prevalere i propri gusti e i propri punti di vista assolutizzandoli per tutti, dimenticando che il riferimento non siamo noi, ma un Altro.
Per questo leggiamo e rileggiamo instancabilmente il Vangelo, cercando soprattutto di metterlo in pratica insieme ai fratelli: è il miglior antidoto contro questi rischi e per fissare lo sguardo del cuore su ciò che veramente vale.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.04
Sabato 4 febbraio 2017
Un dottore della Legge, interrogò il Signore Gesù per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose:
«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima e con tutta la tua mente»
Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
(Matteo 22,37)
Noi orientiamo tutta la nostra vita su Dio. È vero che durante la giornata il pensiero corre a mille cose e le nostre energie vengono spese per realtà che non hanno Dio come centro.
Ma la nostra intenzione dovrebbe orientarsi a vivere per Lui, a fare quello che a Lui piace, a realizzare la Sua volontà. La cosa più importante non è ciò che facciamo, ma l’intenzione profonda che ci muove. Vale molto di più agli occhi di Dio chi è immerso nelle cose profane e cerca tutti i modi perché venga il Suo Regno, di colui che immerso nelle cose di Dio cerca la sua gloria e la sua soddisfazione.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.05
Domenica 5 febbraio 2017
V DOPO L’EPIFANIA
Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive».
«Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto
e si mise in cammino»
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
(Giovanni 4,50)
La fede di questo funzionario non pretende conferme per muovere i primi passi. Gli è sufficiente la parola di Gesù per mettersi in cammino.
Non è facile continuare a credere quando non si vedono i frutti, è frequente in questi casi lasciarsi prendere dalla disillusione che spegne lo slancio e la fiducia. Ma solo chi persevera nell’attesa potrà gioire dei miracoli di Dio.
Che i doni di Dio non ci colgano impreparati come Zaccaria all’annuncio dell’angelo, ma ci trovino sempre con la speranza accesa e viva.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.06
Lunedì 6 febbraio 2017
San Paolo Miki e compagni martiri
Chiamata di nuovo la folla, il Signore Gesù diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.
(Marco 7, 14-29)
Gli Ebrei erano molto attenti a mantenersi puri seguendo regole rigide come il lavarsi, non mangiare cibi ritenuti impuri, non toccare persone considerate tali.
Gesù, come spesso fa, rivoluziona il pensiero: non è ciò che è fuori di noi che può renderci impuri ma lo sono i nostri pensieri, il nostro cuore e di conseguenza il nostro modo di agire.
Ci insegna a non guardare ciò che ci circonda, i fatti che accadono, in modo superficiale, ma ad andare in profondità, a guardare con il cuore.
Questa capacità di vedere amando è uno dei doni dello Spirito Santo: l'Intelletto, esso va chiesto ed esercitato.
Non mi preoccuperò perciò in primo luogo di quali regole non devo trasgredire , questo avverrà di conseguenza, ma di quanto amore metto in ciò che faccio e nei confronti di chi incontro.
Prima di giudicare qualcuno cercherò di cambiare la prospettiva con cui lo osservo, farò in modo di capire il suo punto di vista per avere una visione più completa.
In questa epoca storica sembra sempre più difficile non arroccarsi sulle proprie posizioni, ma è l'unico modo se vogliamo costruire la pace.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.07
Martedì 7 febbraio 2017
Ss. Perpetua e Felicita, martiri
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
/
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
/
Perdona l’offesa al tuo prossimo
/
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
/
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
/
come può chiedere la guarigione al Signore?
/
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
/
come può supplicare per i propri peccati?
/
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
/
chi espierà per i suoi peccati?
/
Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
/
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
/
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
/
ricorda l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.
(Siracide 28, 1-7)
E' il tema del perdono nella nostra vita.
Per essere perdonati occorre perdonare.
Ma il perdono non è qualcosa che scatta in un momento, una volta per sempre, esso si costruisce giorno per giorno.
E' il desiderio di costruire una relazione con la persona con cui in questo momento non riesco ad andare d'accordo.
So che se continuerò ad amarla, e per farlo devo chiedere aiuto al Signore perché istintivamente non mi verrà mai, alla fine le cose cambieranno, ma ci vorrà molto tempo e magari parecchie ricadute.
Si tratta di non pensare che qualcosa sia definitivo, neanche i miei sentimenti, tutti possono cambiare se non sentono resistenza dall'altra parte.
Per riuscire ad essere in pace con gli altri però occorre sentirsi anche in pace con se stessi, il Signore ci ama così come siamo e ci chiede di fare altrettanto, spesso le rigidità verso noi stessi si ripercuotono anche sugli altri.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.08
Mercoledì 8 febbraio 2017
Ogni consigliere esalta il consiglio che dà,
/
ma c’è chi consiglia a proprio vantaggio.
/
Guardati da chi vuole darti consiglio
/
e prima informati quali siano le sue necessità:
/
egli infatti darà consigli a suo vantaggio;
/
perché non abbia a gettare un laccio su di te
/
e ti dica: «La tua via è buona»,
/
ma poi si tenga in disparte per vedere quel che ti succede.
/
Non consigliarti con chi ti guarda di sbieco
/
e nascondi le tue intenzioni a quanti ti invidiano.
/
Non consigliarti con una donna sulla sua rivale
/
e con un pauroso sulla guerra,
/
con un mercante sul commercio
/
e con un compratore sulla vendita,
/
con un invidioso sulla riconoscenza
/
e con uno spietato sulla bontà di cuore,
/
con un pigro su una iniziativa qualsiasi
/
e con un salariato sul raccolto,
/
con uno schiavo pigro su un lavoro importante.
/
Non dipendere da costoro per nessun consiglio.
«Frequenta invece un uomo giusto»
di cui sai che osserva i comandamenti
/
e ha un animo simile al tuo,
/
perché se tu cadi, egli saprà compatirti.
/
Attieniti al consiglio del tuo cuore,
/
perché nessuno ti è più fedele.
/
Infatti la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire
/
meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare.
/
Per tutte queste cose invoca l’Altissimo,
/
perché guidi la tua via secondo verità.
(Siracide 37,12)
Il Siracide ci indica i vari passaggi in cui ci viene elargito il dono del Consiglio.
In alcuni momenti abbiamo bisogno di confrontarci con qualcuno, perché da soli non troviamo le risposte che cerchiamo.
Occorre però saper scegliere i consiglieri.
La persona a cui ci affidiamo deve essere giusta, solo così i suoi consigli non saranno inquinati da interessi personali, deve essere in relazione costante con il Signore, perché è Lui che deve ispirarlo nel parlarci, deve volerci bene perché non ci lascerà poi soli nelle conseguenze di ciò che abbiamo deciso.
Ma alla fine la scelta sarà solo nostra e per questo dobbiamo affidarci allo Spirito, perché Lui saprà guidarci nella verità.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.09
Giovedì 9 febbraio 2017
Non darti in balìa della tristezza / e non tormentarti con i tuoi pensieri. / La gioia del cuore è la vita dell’uomo, / l’allegria dell’uomo è lunga vita.
«Distraiti e consola il tuo cuore, tieni lontana la profonda tristezza»
perché la tristezza ha rovinato molti / e in essa non c’è alcun vantaggio. / Gelosia e ira accorciano i giorni, / le preoccupazioni anticipano la vecchiaia. / Un cuore limpido e sereno si accontenta dei cibi / e gusta tutto quello che mangia.
(Siracide 30,23)
E' un brano che invita alla gioia, ricorda le parole di san Paolo: «State sempre lieti» (1 Tessalonicesi 5,16).
Ci sono momenti nella vita in cui sembra impossibile essere allegri.
Eppure anche quando il cuore piange, se sentiamo la presenza del Signore, portiamo in noi la gioia.
E' quella che ci aiuta ad andare avanti, è la Speranza fiduciosa che le cose cambieranno anche contro l'evidenza.
Chi ci guarda deve vedere questa luce nei nostri occhi sempre, anche nei momenti più bui, perché aiuta anche gli altri nel loro cammino.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.10
Venerdì 10 febbraio 2017
S. Scolastica, vergine
Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese:
«Vedi qualcosa?»
Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».
(Marco 8,23)
Questo miracolo è segno di qualcosa di molto più grande: la guarigione dalla cecità del cuore.
Vi sono momenti nella vita in cui ci sentiamo completamente al buio, non sappiamo il significato profondo di ciò che facciamo, né del nostro vivere.
Poi il Signore interviene, attraverso un incontro, un fatto, una malattia ...
Incominciamo a capire di non essere soli, a intravvedere un progetto sulla nostra vita.
Sono lampi di luce che rompono l'oscurità, ma non sono ancora in grado di illuminarla completamente.
A questo punto l'unica cosa che ci resta da fare è lasciarci prendere per mano da Gesù e lasciarci condurre, non sappiamo dove ci porterà ma occorre fidarsi.
Solo così tutto verrà illuminato.
A volte continueremo a non capire il perché di alcune cose, ma saremo in grado di sostituire "Perché?" con " Tu sai".
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.11
Sabato 11 febbraio 2017
Beata Vergine Maria di Lourdes
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà lui,
«Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità»
perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
(Giovanni 16,13)
Lo Spirito Santo che Gesù ci ha donato ci guida verso la verità.
Egli ci parla, ma a differenza di Gesù di cui si sentiva la voce e le cui parole possiamo leggere nel Vangelo, Egli parla al nostro cuore.
Ora capiamo come è possibile sentire quella voce interiore che ci indica la strada, quando sappiamo fare silenzio intorno a noi e metterci in ascolto.
E' un'esperienza difficile da spiegare, bisogna avere il coraggio di viverla.
Non è facile mettersi in adorazione e abbandonarsi nelle braccia del Signore, in noi c'è sempre qualcosa che oppone resistenza.
Eppure se sappiamo superare i primi momenti e resistere, è una delle esperienze più belle e capiremo perché la Bibbia ci dice che Elia trova Dio in una brezza leggera.
Il Signore infatti non impone mai la Sua presenza, va ricercata ed attesa come un incontro d'Amore.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.12
Domenica 12 febbraio 2017
VI DOPO L’EPIFANIA
Il Signore Gesù andò nella sinagoga; ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, i farisei domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; / il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. / Porrò il mio spirito sopra di lui / e annuncerà alle nazioni la giustizia.
«Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce»
Non spezzerà una canna già incrinata, / non spegnerà una fiamma smorta, / finché non abbia fatto trionfare la giustizia; / nel suo nome spereranno le nazioni».
(Matteo 12,19)
La Parola che è Gesù ha una forza intrinseca di persuasione per ogni cuore. Non ha bisogno perciò di essere gridata, perché non mira a colpire le emozioni superficiali, ma vuole scendere nell’interiorità.
Ce ne accorgiamo quando ci tocca nel profondo e illumina quello che stiamo vivendo: allora cominciamo a guardare le cose da un altro punto di vista, le comprendiamo in modo nuovo, le nostre reazioni cambiano, si aprono strade che prima non vedevamo.
Nasce una nuova speranza.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.13
Lunedì 13 febbraio 2017
«Figlio, non trascurarti nella malattia»
ma prega il Signore ed egli ti guarirà. / Allontana l’errore, regola le tue mani, / purifica il cuore da ogni peccato. / Offri l’incenso e un memoriale di fior di farina / e sacrifici pingui secondo le tue possibilità. / Poi ricorri pure al medico, perché il Signore ha creato anche lui: / non stia lontano da te, poiché c’è bisogno di lui. / Ci sono casi in cui il successo è nelle loro mani; / anch’essi infatti pregano il Signore / perché conceda loro di dare sollievo / e guarigione per salvare la vita.
(Siracide 38,9)
La salute è un dono di Dio.
Lo sanno benissimo soprattutto le persone malate e chi sta loro accanto.
Lo imparano quelli che l’hanno trascurata, pensando di avere sempre qualcosa di più importante da fare che curarsi.
È un dono da custodire e di cui ringraziare.
Ben sapendo che un giorno le cure non basteranno e che anche la malattia potrà trasformarsi in un’occasione per conoscere Lui crocifisso e scoprire in modo nuovo il Suo amore che condivide tutto ciò che è nostro.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.14
Martedì 14 febbraio 2017
Ss. Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo
patroni d’Europa
Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e
«Proclamate il Vangelo a ogni creatura»
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
(Marco 16,15)
Ciò che Gesù affida ai suoi non è la proclamazione di alcune leggi o di nuove norme di comportamento.
Dovranno dire il Vangelo, che è Gesù. Parlare quindi di ciò che ha rapito il loro cuore, che ha acceso in loro una luce che rimarrebbe altrimenti nascosta, perché chi ascolta possa fare la stessa esperienza che loro stessi hanno fatto con Lui.
È questo il senso più bello della parola tradizione. Non il ripetere a memoria alcune parole o ripetere pedissequamente quello che si è sempre fatto, ma mettere in contatto con il roveto ardente che trasforma la vita e rende possibile ogni scelta, anche ciò che gli altri uomini chiamano follia.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.15
Mercoledì 15 febbraio 2017
Il Signore Gesù e i discepoli giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro:
«Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti»
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
(Marco 9,35)
La nostra è un’epoca che si mostra particolarmente sensibile di fronte ai gesti di umiltà delle persone importanti. Se il papa invita a pranzo per il suo compleanno tre persone senza fissa dimora e uno di loro porta il cane, o se si vede un cardinale che lava i piatti in cucina dopo aver mangiato in una mensa, sono tantissimi quelli che applaudono.
Non è questione di strategie. Gesù ci insegna che, se il primo si mette all’ultimo posto, ognuno si sente interpellato sull’arrivismo che è in lui, perché quello è un gesto che evoca in modo vivido lo stile di Dio.
Non abbiamo che da imitare.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.16
Giovedì 16 febbraio 2017
Giovanni disse al Signore Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse:
«Non glielo impedite»
perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa».
(Marco 9,39)
Siamo sempre tentati di porre freni, di organizzare le cose in modo da poterle avere sotto controllo, perché tutto si svolga secondo i nostri punti di vista. Crediamo così di raggiungere i nostri obiettivi, ma spesso non ci riusciamo e non sempre è un male.
Gesù ha lo sguardo largo. Sa che il bene si diffonde e non va fermato. Non si lascia corrodere dall’invidia.
Le vie di Dio sono lungimiranti e non è raro che proprio quelli che ci sembravano un ostacolo si rivelino a lungo andare una risorsa inaspettata.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.19
Domenica 19 febbraio 2017
PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA
detta «della divina clemenza»
Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.
«Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa.
Tu che ne dici?»
Dicevamo questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
(Giovanni 8,5)
Viene prima la legge o la persona? Per gli scribi e i farisei non ci sono dubbi. La Legge ha proprio questo come scopo ultimo, premiare i buoni e condannare i colpevoli.
Per Gesù no. Eppure non è venuto per abolire (cfr. Matteo 5,17) la legge, ma per darle compimento. E ciò non significa che la legge viene ulteriormente inasprita.
Il fatto è che per Gesù prima viene la persona, l’uomo. La legge è al suo servizio, per renderlo più uomo. Quando la legge dimentica la misericordia, schiaccia l’uomo.
E questo Gesù non lo può tollerare. Perché Lui è venuto a testimoniare l’amore di Dio per ogni uomo.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.20
Lunedì 20 febbraio 2017
Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma
«Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore»
e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
(Marco 10,43)
Per educarsi ed educare ad avere ruoli di responsabilità è molto utile passare e tornare a compiti di servizio umile e nascosto.
Non è una strategia per farsi applaudire per la propria semplicità.
È invece un’esperienza fondamentale per capire la fatica di chi vive perennemente nel servizio concreto, pratico e ripetitivo e poter dare suggerimenti realistici, comprensibili e non teorici. È così facile giudicare d’istinto i fratelli in modo negativo, quando non si è sudato nel loro stesso lavoro.
E poi non dobbiamo mai dimenticare il lavoro umile che per tanti anni ha segnato le giornate del Figlio di Dio: solo così si sperimenta e si comprende l’essere uomo.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.21
Martedì 21 febbraio 2017
Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello,
«Balzò in piedi e venne da Gesù»
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
(Marco 10,50)
Appena Bartimeo sente che Gesù lo chiama non può più stare seduto. Si è spalancata per lui una nuova possibilità, insperata fino a pochi attimi prima.
Balza in piedi perché può vedere la luce, può entrare in un nuovo modo di vivere, può sperimentare di persona quello che fino ad allora si era solo sentito raccontare dagli altri.
Ogni volta che ascoltiamo gli inviti di Gesù si apre una possibilità nuova e continuare a seguirlo ci permette di camminare nella luce, di fare i passi giusti, anche quando ci sentiamo al buio.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.23
Giovedì 23 febbraio 2017
S. Policarpo, vescovo
Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio;
«Rovesciò i tavoli dei cambiamonete»
le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: / “La mia casa sarà chiamata / casa di preghiera per tutte le nazioni”? / Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
(Marco 11,15)
Gesto profetico quello di Gesù, che si muove nel tempio di Gerusalemme come a casa sua, irritando terribilmente i capi dei sacerdoti e gli scribi. Conosce bene le conseguenze di questa sua iniziativa, ma questo non lo ferma, perché è in gioco qualcosa di decisivo, come lo è il rispetto della casa di Suo Padre, trasformata in un luogo di malaffare.
Occorre il coraggio dei gesti profetici. Solo lo Spirito santo ci indicherà quando e come occorrerà intervenire, per non lasciarci trascinare dai sentimenti, rimanendo nella volontà del Padre.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.24
Venerdì 24 febbraio 2017
Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro:
«Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»
(Marco 11,33)
Non c’è nessuna ripicca nella risposta di Gesù. C’è piuttosto tanta tristezza.
Quando i cuori sono ermeticamente chiusi si diventa progressivamente sempre più ostili alla luce, preferendo e difendendo il buio. Lo sguardo si spegne e poco a poco ci si disumanizza.
Sembra impossibile che avanti all’amore di Dio, che si mostra in mille modi, si possa resistere. È il mistero di una libertà impazzita.
Certamente Dio non lascia nulla di intentato sino all’ultimo, per cui non possiamo mai disperare di nessuno. E vale la pena accettare anche la derisione, ma non demordere mai. Solo così si possono vedere i miracoli più grandi, che sono le conversioni dei cuori.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.25
Sabato 25 febbraio 2017
Il Signore Gesù disse alla donna samaritana: «Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù:
«Sono io, che parlo con te»
(Giovanni 4,26)
È sempre emozionante accorgersi che certe parole Gesù le sta pronunciando per me.
Capita quando si legge o si ascolta il Vangelo e all’improvviso una frase ci raggiunge nel profondo e illumina una situazione che abbiamo nel cuore.
Così Dio ci parla.
E può anche capitare che Lui ci parli attraverso i fratelli e questo avviene non di rado quando loro ne sono inconsapevoli o non se ne accorgono. È bello in questi casi toccare con mano che tutti noi siamo semplici strumenti, di cui Dio si serve per raggiungere i suoi figli.
Buona giornata!
don Carlo
2017.02.26
Domenica 26 febbraio 2017
ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA detta «del perdono»
Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
«E cominciarono a far festa»
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
(Luca 15,24)
Il figlio prodigo, vedendo una simile festa preparata subito per lui, cosa avrà pensato? Avrà percepito la sconfinata bontà del padre per lui? Sarà rimasto commosso e confuso di fronte ad uno spettacolo simile totalmente immeritato?
Non sappiamo. Il padre comunque non ha tempo di preoccuparsene. Ha da convincere il figlio maggiore, che è arrabbiatissimo con lui.
Ma se anche per assurdo non fosse servito a nulla, non riuscirà mai a rimproverarsi di aver ecceduto con la misericordia. Non avrebbe mai potuto fare altrimenti, perché l’amore di Dio è irrefrenabile, qualunque sia la reazione dei suoi figli.
Buona domenica!
don Carlo
2017.02.28
Martedì 28 febbraio 2017
Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?
«Quando risorgeranno dai morti, infatti,
non prenderanno né moglie né marito,
ma saranno come angeli nei cieli»
Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
(Marco 12,25)
La vita futura non cancellerà l’amore che c’è stato, ma lo porterà alla sua pienezza.
Anche l’amore coniugale conoscerà questo percorso, perché Dio Amore sarà tutto in tutti.
Nulla di spersonalizzante in tutto ciò, nessuna cancellazione delle identità, al contrario: l’amore ci fa diventare sempre più noi stessi e in Cielo sarà limpido, vero, purificato da ogni scoria di egoismo e anche libero da ogni attaccamento e da ogni desiderio di trattenere quella persona solo per sé.
Buona giornata!
don Carlo
