Vivi la Parola
Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.
2017 09 01
SETTEMBRE 2017
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24)
Gesù è nel mezzo della sua vita pubblica, nel pieno del suo annuncio che il Regno di Dio è vicino, e si prepara ad andare a Gerusalemme. I suoi discepoli, che hanno intuito la grandezza della sua missione ed hanno riconosciuto in lui l’Inviato di Dio atteso da tutto il popolo di Israele, si aspettano finalmente la liberazione dalla potenza romana e l’alba di un mondo migliore, portatore di pace e prosperità.
Ma Gesù non vuole alimentare queste illusioni; dice chiaramente che il suo viaggio verso Gerusalemme non lo porterà al trionfo, ma piuttosto al rifiuto, alla sofferenza ed alla morte; rivela anche che il terzo giorno risorgerà. Parole difficili da comprendere ed accettare, tanto che Pietro reagisce e mostra di rifiutare un progetto tanto assurdo; cerca anzi di dissuadere Gesù.
Dopo un secco rimprovero a Pietro, Gesù si rivolge a tutti i discepoli con un invito sconvolgente:
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Ma cosa chiede Gesù ai suoi discepoli di ieri e di oggi, con queste parole? Vuole che
disprezziamo noi stessi? Che ci votiamo tutti ad una vita ascetica? Ci chiede di cercare la sofferenza per essere più graditi a Dio?
Questa Parola ci esorta piuttosto ad incamminarci sui passi di Gesù, accogliendo i valori e le esigenze del Vangelo per assomigliare a Lui sempre di più. E questo significa vivere con pienezza la vita tutta intera, come ha fatto Lui, anche quando sul cammino appare l’ombra della croce.
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Non possiamo negarlo: ognuno ha la sua croce: il dolore, nelle sue varie forme, fa parte della vita umana, ma ci appare incomprensibile, contrario al nostro desiderio di felicità. Eppure è proprio lì che Gesù ci insegna a scoprire una luce inaspettata. Come avviene quando, entrando talvolta in alcune chiese, scopriamo quanto meravigliose e luminose siano le loro vetrate, che dall’esterno apparivano buie e senza bellezza.
Se vogliamo seguirlo, Gesù ci chiede di fare un completo capovolgimento di valori, spostando
noi stessi dal centro del mondo e rifiutando la logica della ricerca dell’interesse personale. Ci propone di fare più attenzione alle esigenze degli altri, che alle nostre; di spendere le nostre energie per far felici gli altri, come lui, che non ha perso un’occasione per confortare e dare speranza a quelli che ha incontrato. E con questo cammino di liberazione dall’egoismo può iniziare per noi una crescita in umanità, una conquista della libertà che realizza pienamente la nostra personalità.
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Gesù ci invita ad essere testimoni del vangelo, anche quando questa fedeltà è messa alla prova dalle piccole o grandi incomprensioni dell’ambiente sociale in cui viviamo. Gesù è con noi, e ci vuole con Lui in questo giocarci la vita per l’ideale più ardito: la fraternità universale, la civiltà dell’amore.
Questa radicalità nell’amore è un’esigenza profonda del cuore umano, come testimoniano anche personalità di tradizioni religiose non cristiane, che hanno seguito la voce della coscienza fino in fondo. Scrive Gandhi: “Se qualcuno mi uccidesse e io morissi con una
preghiera per il mio assassino sulle labbra, e il ricordo di Dio e la consapevolezza della sua viva presenza nel santuario del mio cuore, allora soltanto si potrà dire che ho la nonviolenza dei forti”.1
Chiara Lubich ha trovato nel mistero di Gesù crocifisso e abbandonato la medicina per sanare ogni ferita personale ed ogni disunità tra persone, gruppi e popoli, ed ha condiviso con tanti questa scoperta. Nel 2007, in occasione di una manifestazione di Movimenti e Comunità di varie Chiese a Stoccarda, ha scritto:
“Pure ciascuno di noi, nella vita, soffre dolori almeno un po’ simili ai suoi. ( …) Quando sentiamo (….) questi dolori, ricordiamoci di lui che li ha fatti propri: sono quasi una sua presenza, una partecipazione al suo dolore. Facciamo come Gesù, che non è rimasto impietrito, ma aggiungendo a quel grido le parole: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46), si è riabbandonato al Padre.
Come lui anche noi possiamo andare al di là del dolore e superare la prova dicendogli: “Amo in essa te, Gesù abbandonato; amo te, mi ricorda te, è una tua espressione, un tuo volto”. E, se nel
momento seguente ci buttiamo ad amare il fratello e la sorella e ad attuare ciò che Dio vuole, sperimentiamo, il più delle volte, che il dolore si trasforma in gioia (…). I piccoli gruppi in cui viviamo (…) possono conoscere piccole o grandi divisioni. Anche in quel dolore possiamo vedere il Suo volto, superare quel dolore in noi e far di tutto per ricomporre la fraternità con gli altri. (…) La cultura della comunione ha come via e modello Gesù crocifisso e abbandonato.” 2
Letizia Magri
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1 M.K. Gandhi, Antiche come le montagne, Ed. di Comunità, Milano 1965, pp. 95-96.
2 C. Lubich, Per una cultura di comunione – Incontro Internazionale “Insieme per l’Europa” – Stoccarda, 12 maggio 2007 – sito web http://www.together4europe.org/
2017.09.03
Domenica 3 settembre 2017
I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono.
«Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio
e a guarire quanti avevano bisogno di cure»
(Luca 9,11)
L’opera di Gesù è sempre accoglienza, annuncio e guarigione.
Ciascuno di noi ne ha bisogno, ogni giorno, non meno dei suoi contemporanei.
E sappiamo quanto sia dolce e corroborante il suo prendersi cura di noi, Lui sa sempre come accendere e riaccendere il fuoco, magari partendo da una scintilla.
Per questo ci è necessario che Lui sia sempre vivo e percepibile tra noi, e l’amore reciproco vissuto con radicalità ce ne fa fare l’esperienza
.
Buona domenica!
don Carlo
2017.09.05
Martedì 5 settembre 2017
S. Madre Teresa di Calcutta, vergine
Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse:
«Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta»
Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
(Luca 16,6)
Questo amministratore non perde tempo. Vede che la sua situazione precipita, cerca una soluzione e appena l’ha trovata la mette subito in pratica, per garantirsi un futuro.
È vero, il suo comportamento moralmente non è accettabile. Però Gesù vuole sottolineare che questa sua prontezza e astuzia sono istruttive, occorrerebbe imitarle per il Regno di Dio: non possiamo sempre tergiversare, indugiare, aspettare chissà quali condizioni favorevoli. La Parola va vissuta con immediatezza adesso, in questo attimo presente, cogliendo l’occasione che Dio ci sta offrendo proprio ora per amare.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.07
Giovedì 7 settembre 2017
«La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e
«Ognuno si sforza di entrarvi»
È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge. Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».
(Luca 16,16)
Grazia e libertà. Il Regno di Dio è annuncio felice, gratuito di gioia e di pienezza di vita, invito per tutti, possibilità offerta a ciascuno.
È la sorpresa che cambia la vita e le da un futuro di luce che non si esaurirà mai.
È per questo che avremo bisogno di tutta un’eternità per ringraziare Dio.
Il dono però attende la nostra risposta, la nostra decisione e perseveranza.
Se si trattasse solo di ubbidire a leggi sarebbe una morale da schiavi.
Ma, se abbiamo anche solo intravisto la bellezza della vita nuova, accettiamo volentieri ogni sforzo, liberandoci da ogni ostacolo, per raggiungere la vera felicità.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.11
Lunedì 11 settembre 2017
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali,
ma guai a colui a causa del quale vengono»
È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!».
(Luca 17,1)
Letteralmente lo “skandalon” in greco è o il grilletto di una trappola o la pietra sporgente sulla strada per la quale si inciampa e si cade. Quindi indica qualcosa che ti uccide o ti ferisce seriamente e che ti coglie all’improvviso, quando meno te lo aspetti.
Lo scandalo mette in crisi perciò i piccoli, cioè i più vulnerabili, i più ingenui, che vengono colpiti proprio da coloro in cui riponevano la loro fiducia.
Nella comunità ci sono molti piccoli e occorre perciò essere molto attenti a ciò che facciamo o diciamo, perché il loro cammino di fede non si blocchi a causa nostra, ma possa continuare a sostenere la loro vita.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.12
Martedì 12 settembre 2017
S. Nome della Beata Vergine Maria
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse:
«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te»
(Luca 1,28)
L’angelo chiama Maria con un altro nome: “piena di grazia”.
Non è il nome che i genitori le hanno dato, è piuttosto il suo nome scritto in Cielo, quello che proviene dal cuore di Dio. È il nome che ne descrive la bellezza e il mistero, che dice la sua identità più profonda e vera.
Lei è interamente colmata dall'amore di Dio, in ogni ambito della sua anima, per cui tutta la sua vita dice Dio, ne è la Parola resa visibile. Solo un persona così poteva generare nella carne umana il Figlio di Dio.
Però non ci basti contemplarla in questo suo splendore: chiediamole di saperla, per quanto possibile, imitare, rivivere.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.14
Giovedì 14 settembre 2017
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non vada perduto,
ma abbia la vita eterna»
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
(Giovanni 3,16)
Dio vuole riempire di Sé la nostra vita, vuole portarci nella pienezza della vita d’amore trinitaria.
Lì soltanto troviamo la gioia.
Ce ne accorgiamo quando viviamo vere relazioni di amicizia, di amore, in cui la fiducia, la stima, la generosità gli uni verso gli altri sono stabili o sempre ricomposte. Non nulla di più bello, nulla che infonda quella pace, quella forza per affrontare le difficoltà di ogni giorno donando sempre quell'amore.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.15
Venerdì 15 settembre 2017
Beata Vergine Maria Addolorata
Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.
«Ma prima è necessario che egli soffra molto
e venga rifiutato da questa generazione»
(Luca 17,25)
Gesù profetizza la sua passione e la sua croce, cercando così di preparare il discepolo ad affrontare questa prova suprema della sua fede in Lui.
I discepoli non mostreranno di comprendere quanto Gesù dice loro, ma è facile immaginare che Maria abbia fatto eccezione.
Già in occasione della presentazione di Gesù al tempio aveva sentito su di sé la profezia di quella spada che le avrebbe trafitto il cuore e ai piedi della croce vivrà infine questa esperienza infinitamente lacerante e dolorosa.
La attraversiamo anche noi, se nella vita vogliano essere davvero padri e madri di coloro che Dio ci affida.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.17
Domenica 17 settembre 2017
III dopo il Martirio di S. Giovani il Precursore
Il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro:
«Ma voi, chi dite che io sia?»
Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
(Luca 9,20)
È sempre importante fare una sintesi personale di quanto si vede e si vive. Occorre per questo rientrare in se stessi, rielaborare i dati e farsi un’idea.
Tutto ciò ha molta importanza anche nel cammino di fede.
Infatti, le grazie che riceviamo ogni giorno sono molte e diverse, abbiamo bisogno di capire come Dio ci ha parlato, cosa ci ha detto, quali sono le pagliuzze d’oro da recuperare e da custodire.
Così quando siamo interpellati possiamo rispondere non con frasi lette da qualche parte, ma, come Pietro quel giorno, pescando dal buon tesoro che il Padre per mezzo dello Spirito accumula in noi.
Buona domenica!
don Carlo
2017.09.20
Mercoledì 20 settembre 2017
Ss. Andrea Kim Taegon e Paolo Chong Hasang, martiri
Presentavano al Signore Gesù anche i bambini piccoli perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio.
«In verità io vi dico:
chi non accoglie il regno di Dio come l’accoglie un bambino,
non entrerà in esso»
(Luca 18,17)
Coltivare la docilità e la fiducia dei bambini ci è indispensabile. Ogni volta che scegliamo altre strade ci avviluppiamo nei nostri pensieri, ci basiamo sulle nostre forze, giudichiamo con il nostro metro e la freschezza del Vangelo si allontana.
Il bambino sa di poter contare su qualcuno molto più grande di lui, che lo sostiene in ogni situazione. Ne parla con orgoglio davanti a tutti, come se la forza del genitore fosse la sua, fronteggiando così le persone che lo vogliono mettere in difficoltà.
Per il resto vive sereno, sentendosi protetto.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.21
Giovedì 21 settembre 201
S. Matteo, apostolo ed evangelista
Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
«Andate a imparare che cosa vuol dire:
Misericordia io voglio e non sacrifici»
Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
(Matteo 9,13)
Non smetteremo mai di imparare cos’è la misericordia. Occorre che ci venga spiegata spesso, con esempi più che con teorie, perché ha richieste sempre nuove e scomoda i nostri principi rassicuranti.
Senza la misericordia non si spiega perché Gesù abbia scelto un uomo malfamato come il pubblicano Matteo nel pieno del suo lavoro, né perché si trovi a così a suo agio in mezzo a persone dal comportamento assai discutibile. È la logica del medico che vuole guarire tutti, è la logica di Dio che vuole salvare ognuno.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.22
Venerdì 22 settembre 2017
Quando il Signore Gesù vide il notabile ricco così triste, disse:
«Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze,
entrare nel regno di Dio»
È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
(Luca 18,24)
Dio riesce ad entrare nel nostro cuore e nella nostra vita soltanto nel momento in cui siamo poveri.
Altrimenti non trova spazio, siamo così pieni di noi stessi e delle nostre cose da metterlo un po’ ai margini della giornata. E questa è la vera povertà.
Perciò non dovremmo maledire mai i tempi della prova, né quelli della
sofferenza: sono le grandi occasioni in cui siamo bisognosi, fragili, inadeguati e possiamo così sperimentare quanto Lui ci sia indispensabile e come sappia illuminarci, sostenerci, trasformarci.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.23
Sabato 23 settembre 2017
Molti seguirono il Signore Gesù ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta
Isaia: / «Ecco il mio servo, che io ho scelto; / il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. / Porrò il mio spirito sopra di lui / e annuncerà alle nazioni la giustizia.
«Non contesterà né griderà»
né si udrà nelle piazze la sua voce. / Non spezzerà una canna già incrinata, / non spegnerà una fiamma smorta, / finché non abbia fatto trionfare la giustizia; / nel suo nome spereranno le nazioni». In quel tempo fu portato a Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni». Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi. Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».
(Matteo 12,19)
La verità non ha bisogno di urlare: si impone da se stessa.
Occorre però da parte nostra creare le condizioni perché si faccia strada e la si metta al centro.
Così Gesù ha bisogno della nostra apertura e libertà interiore, altrimenti la Sua voce rimane soffocata.
Così anche nelle nostre riunioni: non deve vigere la legge del più forte, né quella di chi parla meglio. Se ci si mette in ascolto libero e attento di tutti, dicendo poi da parte nostra tutto quello che Dio ci suggerisce ma senza voler a tutti i costi prevalere, poco a poco ci accorgiamo di cosa Gesù tra di noi ci sta dicendo e chiedendo, e così alla fine è la verità ad illuminare il cammino.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.24
IV dopo il martirio di S. Giovanni il Precursore
Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao
«Alla ricerca di Gesù»
Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
(Giovanni 6,24)
Sin dal primo mattino, dal risveglio, il nostro cuore dovrebbe correre subito a Gesù, per fissarlo come vero compagno della giornata.
Ma anche nello scorrere delle ore, durante le varie vicende che la vita ci regala, non smettiamo mai di cercarlo: lì c’è stabilità, pace, fiducia. Altrimenti siamo soverchiati dalle cose, il cuore si agita e perdiamo il senso di ciò che facciamo.
Se invece siamo in Lui, l’impegno e l’immersione negli eventi è ancora maggiore, ma siamo più capaci di distaccarcene una volta che sono compiuti, perché il nostro tesoro, dove il cuore trova gioia, è altrove.
Buona domenica!
don Carlo
2017.09.25
Sant’Anatalo e tutti i santi Vescovi milanesi
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.
«Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia»
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
(Matteo 7,25)
Le prove avvengono all'improvviso e spesso abbiamo l’impressione di essere accerchiati da più parti, tutto diventa più difficile, sentiamo che le difficoltà si moltiplicano.
L’essere fondati sulla Parola vissuta non spegne la prova, non ne riduce l’intensità, ma permette di continuare a camminare sul sicuro, di mettere i piedi sulla roccia che non trema e non crolla.
Possiamo attraversare luoghi molto impervi, rimanendo stupiti del fatto che continuiamo non solo a reggere, ma addirittura a sostenere altri, con una forza che non ci appartiene, ma che ci viene donata ad ogni istante, anche per anni.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.28
Giovedì 28 settembre 2017
Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: / «Benedetto colui che viene, / il re, nel nome del Signore. / Pace in cielo / e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose:
«Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre»
(Luca 19,40)
In tanti modi si cerca di mettere a tacere la verità. È un fenomeno che capita anche a noi, quando vogliamo a tutti i costi difendere noi stessi o un nostro punto di vista per poca umiltà o per paura.
La verità rispunta sempre, dove, quando e da chi meno te lo aspetti; ed è evidente, anche se non sempre subito, per coloro che cercano sinceramente Dio. I piccoli infatti sanno coglierla senza troppi ragionamenti, per intuizione, per dono dall'alto.
Buona giornata!
don Carlo
2017.09.29
Venerdì 29 settembre 2017
Ss. Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli
Il Signore Gesù, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico:
«Vedrete il cielo aperto»
e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
(Giovanni 1,51)
Con Gesù il cielo si è spalancato, la riconciliazione con Dio è piena, la comunicazione tra Dio e l’uomo è diretta. Gli angeli esprimono benissimo tutto questo, perché ciò che Dio ha da dirci ci raggiunge senza trovare ostacoli, parlando la nostra lingua e dialogando con noi.
Per questo la nostra posizione di figli di Dio è quella di stare accanto a Gesù rivolti verso il Padre, confermati ad ogni istante dal Suo amore che abita in noi e guida i nostri passi verso ogni fratello e sorella.
Buona giornata!
don Carlo
