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Comunicazione

Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Aprile 2017
Enrico CornelliAprile 2017Pubblicato il 1 aprile 2017

2017.04.04

Martedì 4 aprile 2017

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese:

«Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici?

Eppure uno di voi è un diavolo!»

Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

(Giovanni 6,70)

Quando cerchiamo di entrare nel mistero delle scelte di Gesù ci accorgiamo di trovarci a volte senza parole. Tutto infatti è deciso insieme con il Padre, l’elezione dei Dodici avviene dopo una notte di preghiera, Gesù «sapeva fin da principio[…]chi era colui che lo avrebbe tradito» e quindi la scelta di Giuda ci appare umanamente incomprensibile.

Gesù ha accettato sin dall’inizio la contraddizione, l’opposizione nel gruppo dei fedelissimi, sembra averla voluta, non ha creato un’oasi di perfetti attorno a sé, ha lasciato che il male abitasse anche lì.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.05

Mercoledì 5 aprile 2017

Il Signore Gesù prese con sé i Dodici e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e si compirà tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo: verrà infatti consegnato ai pagani, verrà deriso e insultato, lo copriranno di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà».

«Ma quelli non compresero nulla di tutto questo;

quel parlare restava oscuro per loro

e non capivano ciò che egli aveva detto»

(Luca 18,34)

Ci sono momenti in cui non capiamo più nulla, gli eventi ci paiono incomprensibili e anche se ci ribelliamo le cose non cambiano. Entriamo nel tunnel del dolore, del non senso.

Anche i discepoli l’hanno sperimentato, si sentivano al buio ascoltando queste parole di Gesù. E come reazione cominciavano a parlare di altro.

Finché anche Gesù è entrato nel buio, nell’abisso di sentirsi abbandonato anche dal Padre. E oggi capiamo meglio che in quel suo abisso di tenebra e di dolore ci sono tutti i nostri abissi, che lui ha abbracciato per amore nostro, per riempirli di luce e di vita.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.06

Giovedì 6 aprile 2017

Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea?

«Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!»

E ciascuno tornò a casa sua.

(Giovanni 7,52)

Non si impara Dio sui libri.

Certamente studiando se ne può indagare il mistero, ma ciò che permette di conoscerLo è solo l’esperienza dell’amore.

Se questa viene meno si riduce Dio ad un teorema, si cerca di incasellarlo, di definirlo, ma in realtà si va sempre più fuori strada.

Perché Dio non abita nelle elucubrazioni cervellotiche, ogni volta che credi di averLo finalmente capito sei fuori strada, perché Lui è sempre oltre e il Suo amore non smetterà mai di sorprendere e stupire.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.09

Domenica 9 aprile 2017
DOMENICA DELLE PALME NELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché

«Era un ladro e, siccome teneva la cassa,
prendeva quello che vi mettevano dentro»

Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

(Giovanni 12,6)

Gesù conosceva bene Giuda.
Sapeva che era ladro e quindi gli aveva affidato la cassa.
Non so chi di noi, avendo queste informazioni, opererebbe una scelta simile.
Ma tutto questo mostra quanto a Gesù interessassero i soldi, quanto li ritenesse necessari per la diffusione del Regno e soprattutto quanto invece confidasse nell’immensa e sempre imprevedibile Provvidenza del Padre.

Buona giornata!
don Carlo

2017.04.10

Lunedì 10 aprile 2017

LUNEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli:

«State attenti a voi stessi»

che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

(Luca 21,34)

Occorre rimanere sempre umili.

Spesso, istintivamente, ci occupiamo dei difetti e degli errori degli altri, li vediamo bene e non ci è difficile criticarli.

Per parte nostra invece, riteniamo di aver raggiunto una discreta maturità e una buona capacità di gestirci in ogni situazione.

Ma non è così. Pietro durante la Passione lo mostrerà clamorosamente, mettendo in luce un pericolo che corriamo tutti, quello di precipitare proprio là dove non avremmo mai immaginato di cadere.

Solo la grazia di Dio ci può proteggere e difendere da questi pericoli. Per questo non dobbiamo mai stancarci di chiederla.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.11

Martedì 11 aprile 2017

MARTEDI’ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua

e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso»

Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

(Matteo 26,2)

Gesù ha annunciato tante volte la sua passione, morte e risurrezione ai suoi discepoli, senza che riuscissero mai a metabolizzarla, a farla entrare nel circolo dei loro pensieri.

Non dobbiamo pensare che ciò fosse dovuto a ottusità mentale o a cattiva disposizione d’animo.

Si trattava invece di qualcosa di troppo strano e incomprensibile, di inquietante, di spaventoso e quindi era un pensiero che istintivamente rimuovevano.

Gesù lo sa, non se ne lamenta con loro, non ha fretta che capiscano tutto subito, sa che lo Spirito santo che Lui donerà dalla croce aprirà un giorno i loro occhi riempiendoli di luce.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.12

Mercoledì 12 aprile 2017

MERCOLEDI’ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.

«Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo»

(Matteo 26,16)

Giuda entra nelle tenebre.

Decide di tradire, va dai capi dei sacerdoti sapendo che non aspettavano altro, studia il momento migliore per entrare in azione. Ormai è dentro questo progetto di morte e non riuscirà più ad uscirne.

Forse vedeva che le cose precipitavano, che Gesù questa volta non ce l’avrebbe fatta a neutralizzare i suoi nemici. Avrà avuto paura del suo futuro, sarà stato opportunista. Chi lo sa. Mille e mille ipotesi sono state scritte per cercare di entrare nel mistero delle sue tenebre e capirne qualcosa.

Ma se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che questo suo mondo non ci è proprio estraneo. Certe dinamiche le conosciamo bene, le abbiamo sperimentate e percorse anche noi e in modo diverso questi rischi sono in agguato anche per noi.

Se ne siamo consapevoli, diventeremo umili, dubiteremo un po’ più di noi stessi e ci affideremo sempre di più all’amore e alla misericordia di Dio, unica nostra salvezza.

 

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.13

Giovedì 13 aprile 2017

GIOVEDI’ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto». Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: / “Percuoterò il pastore / e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli. Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono. Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: / d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo / seduto alla destra della Potenza / e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?». Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».

«E, uscito fuori, pianse amaramente»

(Matteo 26,34)

Il pianto amaro di Pietro è una tappa decisiva del suo cammino dietro Gesù. È un toccare con mano che lasciato a sé, alle sue sole forze, crolla miseramente, che la prova è più grande del suo coraggio e del suo affetto per Gesù, che il suo eroismo in realtà è poca cosa.

È una tappa decisiva anche per noi. Solo quando scopriamo di non essere bravi, di non essere capaci comprendiamo che la misericordia di Dio ci è indispensabile e che scende abbondantissima sulla nostra presunzione, per convincerci finalmente di ciò che siamo non con l’umiliazione, ma con l’amore.

Allora le lacrime diventano un battesimo e da lì si rinasce uomini nuovi.

Buon Giovedì Santo!

don Carlo

2017.04.14

Venerdì 14 aprile 2017

VENERDÌ SANTO

CELEBRAZIONE «NELLA DEPOSIZIONE DEL SIGNORE»

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore». Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».

«Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito»

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

(Matteo 27,50)

Ci ha donato proprio tutto. Non ha trattenuto nulla per sé.

È entrato in ogni nostro dolore. Nulla di ciò che ci fa soffrire Gli è sconosciuto.

Ci ha mostrato cos’è l’amore, di cosa è capace l’amore di Dio per noi.

Nessuno avrebbe mai pensato di chiedere a Dio così tanto.

Ma il Suo amore non ha limiti.

2017.04.15

Sabato 15 aprile 2017

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato.

«Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito

e lo depose nel suo sepolcro nuovo»

che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

(Matteo 27,59-60)

Giuseppe d’Arimatea, uomo ricco, ha l’autorità di chiedere e ottenere da Pilato il corpo di Gesù.

Può dedicargli tutta la cura che il cuore e l’immensa dignità che ha intuito in Gesù gli suggerisce.

È il giorno del silenzio. Le parole e le emozioni dei giorni passati hanno bisogno di sedimentare, di diventare parte di noi. Per entrare in profondità occorre tacere.

Solo da lì potrà nascere una vera esplosione di vita e di gioia.

Buon Sabato Santo!

don Carlo

2017.04.16

Domenica 16 aprile 2017

PASQUA NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE

Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli:

«Ho visto il Signore!»

e ciò che le aveva detto.

(Giovanni 20,18)

Maria cerca e trova.

Non si rassegna ad aver perso il suo Signore e tra le lacrime rimane nel luogo dove l’ha visto l’ultima volta.

Questa perseveranza del cercare e nell’attendere è premiata tutta all’improvviso in modo abbondantissimo. Non ritrova il cadavere, ma addirittura incontra il Risorto.

Dove vedere il Signore? Certo negli ultimi e nella liturgia, nei sacramenti, nella Parola e in ogni fratello.

Ma poi Lui ha mille, milioni di modi per incontrarci, rivelandosi a noi in un modo inequivocabile.

Ci sorprende, ci commuove, fa brillare tutto, dona una gioia unica e inconfondibile.

Chiediamo insieme occhi per vederlo e rivederlo.

Buona Pasqua!

don Carlo

2017.04.17

Lunedì 17 aprile 2017

II giorno dell’ottava di Pasqua

LUNEDÌ IN ALBIS

Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto.

«Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea»

e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

(Luca 24,6)

Superato lo sbalordimento per l’annuncio della Risurrezione, le donne sono invitate a ricordare le parole di Gesù. Solo quelle spiegano e aiutano a comprendere avvenimenti altrimenti inconcepibili.

Riportare al cuore tutte le parole di Gesù è opera dello Spirito santo che ce le richiama al momento opportuno, ma richiede anche a noi di custodirle nella memoria come ciò che abbiamo di più prezioso.

In questo impariamo da Maria che non si lasciava sfuggire nulla di ciò che Gesù diceva o faceva e rimeditava senza sosta tutto ciò, per comprenderne sempre più il senso e trarne alimento per la sua fede.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.18

Martedì 18 aprile 2017

III giorno dell’ottava di Pasqua

MARTEDÌ IN ALBIS

Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!».

«Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono»

Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

(Matteo 28,9)

Dalla corsa alla sosta adorante.

Capita anche a noi durante la giornata di correre qua è là con la mente e con il corpo, pressati da appuntamenti e responsabilità. Ma quando ci incontriamo con il Signore Risorto il cuore si ferma, trova un po’ di requie, si ristora, ritrova il senso di quel “tutto” che rischia di appannarsi nella frenesia del quotidiano.

Basterebbe che questo incontro avvenisse con ogni fratello in cui Gesù è presente: fermarsi ad ascoltarlo, senza fretta, senza guardarsi in giro, senza preoccuparsi se il cellulare freme, affidando a Dio tutto, immergendosi bene in quella volontà di Dio che ci si manifesta lì.

Potremmo sperimentare di più la pace che il Risorto vuole regalarci.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.21

Venerdì 21 aprile 2017

VI giorno dell’ottava di Pasqua

VENERDÌ IN ALBIS

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro:

«Egli vi precede in Galilea.

Là lo vedrete, come vi ha detto»

(Marco 16,7)

Il luogo in cui il Risorto si farà vedere e dove si potrà fare esperienza di Lui vivo è la Galilea, dove è cominciata e si è svolta la vita con il Gesù storico, dove si sviluppa la nostra vita feriale.

Lui è già lì.

Si farà riconoscere, prenderà l’iniziativa, ci verrà incontro come ha sempre fatto sin dall’inizio di tutto.

Non c’è bisogno di ritirarci in luoghi speciali.

Lo possiamo incontrare oggi lì dove siamo.

Chiediamo occhi per vederLo.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.23

Domenica 23 aprile 2017

DOMENICA  II DI PASQUA

della Divina Misericordia

(ormai tolte le vesti battesimali)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro:

«”Pace a voi!”.

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco»

E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

(Giovanni 20,19-20)

Due segni importanti per riconoscere il Risorto nella nostra vita: la pace e i segni della Passione.

E sono strettamente collegati.

Amare i fratelli è sempre un dare la vita, che lascia dei segni in noi: di fatica, di compassione, di condivisione delle loro sofferenze che portiamo in noi.

Ma tutto ciò è avvolto dalla pace, da un senso di pienezza, di abbondanza di vita, dalla persuasione interiore di avere trasformato il mondo in meglio, dalla gioia di dimorare nella misericordia di Dio.

Buona domenica!

don Carlo

2017.04.24

Lunedì 24 aprile 2017

Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro:

«Venite e vedrete»

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

(Giovanni 1,39)

Può darsi che ci vergogneremo e quindi cercheremo scuse per non invitare persone da noi. Però il segno autentico e persuasivo che apre i discepoli di Giovanni alla gioia nell’incontrare Gesù è andare a casa Sua.

Il testo evangelico non ci narra nulla di ciò che i due giovani hanno visto e udito in quella casa, ma la loro reazione è esplosiva: diventa subito una notizia che comincia a correre e contagia e invita.

Forse dovremo temere meno di invitare se la vita tra noi è vera: chi viene da noi  infatti, se trova l’amore reciproco non incontra noi, ma Gesù tra noi ed è Lui che tocca i cuori e li converte.

Buona giornata!

don Carlo

2017.04.26

Mercoledì 26 aprile 2017

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico,

«Se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio»

Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto».

(Giovanni 3,3)

Le parole di Gesù sono un dono, le si può comprendere sempre e solo per grazia di Dio. Ogni volta che crediamo non è anzitutto merito nostro, perché la fede deriva dall’amore di Dio che si rivela a noi.

Ascoltando e vivendo il Vangelo si entra in un mondo nuovo, si guarda la realtà con occhi nuovi, si impara a vedere ciò che altrimenti non si vedrebbe. Ma il panorama che ci offerto è splendido, è la stessa realtà con una prospettiva e una bellezza infinite, che vorremmo potessero avere tutti.

Buona giornata!

don Carlo

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Aprile 2017