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Comunicazione

Vivi la Parola

Riflessioni quotidiane sul Vangelo — un cammino di fede giorno per giorno, mese per mese. A cura di Enrico Cornelli.

Dicembre 2017
Enrico CornelliDicembre 2017Pubblicato il 1 dicembre 2017

2017.12.03 & 04

Domenica 3 dicembre 2017

III di Avvento  - L’ingresso del Messia

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! /

«Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»

Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! / Osanna nel più alto dei cieli!». Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

(Marco 11,9)

Se Dio manda sulla terra, in mezzo a noi, qualcuno nel suo nome significa che per l’uomo ogni speranza è possibile.

Se poi è Dio stesso a venire vuol dire che la terra può trasformarsi in Cielo, perché la vita stessa di Dio è tra noi.

Ed è proprio così: l’umanità che si lascia raggiungere, attrarre, coinvolgere da Gesù viene trasformata, progressivamente, tanto quanto si svuota per lasciarLo entrare in sé.

E questo ad esempio di Maria che era grande in proporzione di quanto si era annullata.

È la strada più bella la sua, quella che conquista il cuore e che ci fa desiderare di diventare così.

Buona domenica!

don Carlo

Lunedì 4 dicembre 2017

Un tale si avvicinò e disse al Signore Gesù: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono?

«Buono è uno solo»

Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

(Matteo 19,17)

Solo Dio è buono. Lo è in un modo talmente grande da sembrare a volte incomprensibile.

È infinitamente buono quando si fa piccolo come un bambino appena nato, ignorato e scansato perché disturba.

È infinitamente buono quando si lascia crocifiggere entrando in ogni abisso di dolore, di buio e di non senso che ogni uomo potrà mai sperimentare sulla terra.

È infinitamente buono anche quando ci attira a Sé per strade difficili, che ci sembrano sbagliate e che in realtà ci rendono sempre più simili a Lui, fino a renderLo visibile in noi agli uomini.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12.05

Martedì 5 dicembre 2017

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome,

«Riceverà cento volte tanto»

e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

(Matteo 19,29)

Quando Gesù promette in centuplo già da quaggiù, usa un’iperbole. Ma per difetto, non per eccesso. Avrebbe potuto dire mille volte di più e forse sarebbe stato più vicino al vero.

Ci sono gioie inspiegabili che Lui tiene in serbo per coloro che lo seguono. A volte occorre attendere anni, anche molti, e durante questo tempo Lui continua a fare grazia e ad accompagnare il cammino rendendolo sempre possibile e lieto.

Poi avvengono anche momenti di luce e di gioia che non riesci a spiegare, travolgenti, che quasi ti schiacciano, in cui ti accorgi che i doni di Dio proprio non sono descrivibili.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12.07

Giovedì 7 dicembre 2017

ORDINAZIONE DI S. AMBROGIO

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

«E ho altre pecore che non provengono da questo recinto:

anche quelle io devo guidare»

Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

(Giovanni 10,16)

La vocazione del buon pastore è universale. Non si restringe alle proprie pecorelle, non limita gli orizzonti, perché è espressione della bontà dell’Eterno Padre il quale ha a cuore la vita e la gioia di ogni uomo.

Per questo a noi discepoli di Gesù è sempre chiesto di guardare oltre, di riuscire ad intercettare ed interpellare i desideri e le attese anche di chi non la pensa come noi: sono infatti nostri fratelli, figli dello stesso Padre e quindi vanno raggiunti dal Suo amore.

E la loro vocazione è formare con noi un solo gregge, pur nella diversità, ma stretti da rapporti di autentica fraternità.

Buona festa!

don Carlo

2017.12.11 & 12

Lunedì 11 dicembre 2017

Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

«La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo»

questo è stato fatto dal Signore / ed è una meraviglia ai nostri occhi”? / Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

(Matteo 21,42)

Dio continua sempre a servirsi di ciò che l’uomo non guarda, anzi di ciò che viene scartato. Il giudizio umano infatti è miope, ha criteri limitati quando non del tutto sbagliati, si lascia attrarre da ciò che impressiona, bada molto all'apparenza, mentre Dio guarda il cuore.

Per questo la Parola di Dio rimette ogni volta in discussione i nostri criteri e vuole sostituirli con quelli nuovi , che promuovono davvero l’uomo. Sono quelli della dedizione, della gratuità, della generosità, della magnanimità, della misericordia, insomma sono gli stesi sentimenti di Cristo Gesù che lo Spirito santo giorno dopo giorno vuole sviluppare in noi.

Buona giornata!

don Carlo

Martedì 12 dicembre 2017

I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque dal Signore Gesù i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro:

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare

e a Dio quello che è di Dio»

A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

(Matteo 22,21)

Il cristianesimo non ci porta affatto ad evadere dalla realtà. Infatti è la stessa vita di Dio incarnata sulla terra e quindi tiene sempre insieme cielo e terra.

La passione per il Regno dei cieli ci spinge a realizzare un mondo più giusto, più degno per ogni uomo che vive. E questo richiede concretezza, disponibilità a pagare di persona, talora anche a rinunciare ai nostri interessi in vista del bene comune.

Quelli che davvero hanno Dio per Dio, hanno bisogno di lasciarsi educare alla fedeltà ai loro doveri di cittadini. E questo proprio per rendere visibile il loro essere cristiani.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12.13 & 14

Mercoledì 13 dicembre 2017
S.Lucia, vergine e martire

In quello stesso giorno vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogarono: «Maestro, Mosè disse: “Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la moglie e darà una discendenza al proprio fratello”. Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì la donna. Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta in moglie». E Gesù rispose loro: «Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio.

«Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito,

ma si è come angeli nel cielo»

Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!». La folla, udendo ciò, era stupita dal suo insegnamento.

(Matteo 22,30)

Spesso ci interroghiamo su come sarà la vita dopo la morte. I Vangeli infatti non accontentano tutte le nostre curiosità, ma ci danno solo alcune indicazioni. Forse perché è una vita che possiamo già anticipare e comprendere quando viviamo quaggiù in terra il Vangelo.

La radicalità dell’amore ci educa a donarci con gratuità senza trattenere le persone, senza possederle, ma dilatando invece il nostro amore in modo universale, verso tutti e senza limiti.

Se vissuta così, la vita delle persone che sono chiamate alla verginità anticipa e annuncia la vita che verrà, aperta ad una meravigliosa comunione con tutti.

Buona giornata!

don Carlo

Giovedì 14 dicembre 2017
San Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa

Il Signore Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché

«Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli»

E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

(Matteo 23,8)

Nella Chiesa le gerarchie (che hanno comunque senso solo come servizio) vengono dopo.

Prima siamo fratelli, perché abbiamo un solo Maestro.

Questo è profondamente liberante e ci permette quel relazionarci “alla pari” che oggi suscita tanta gioia ed entusiasmo: quanto si è felici di vedere un papa, un vescovo, un prete che è anzitutto fratello tra fratelli!

Di fatto, anche coloro che esercitano il servizio di guida e di insegnamento possono essere maestri solo se sono eco dell’unico Maestro, se continuano ad approfondire ed annunciare con parole e modalità nuove l’unico Vangelo. E nel nostro tempo diventano tanto più autorevoli quanto più sono discepoli di quella Parola che trasmettono, mettendola concretamente in pratica.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12.15

Venerdì 15 dicembre 2017

Il Signore Gesù diceva agli scribi ed ai farisei: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti,

che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto,

ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza»

Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

(Matteo 23,25)

Sono parole molto sferzanti e attualissime in una cultura dell’apparenza come la nostra. E visto che quest’aria la respiriamo tutti e tutti ne siamo contagiati ci sentiamo direttamente interpellati.

Infatti ci accorgiamo di curare molto la nostra immagine, siamo in ansia quando ci sentiamo fraintesi, cerchiamo subito di recuperare di fronte alle gaffes, sopportiamo con particolare fatica le critiche.

Occorrerebbe puntare lo sguardo su quello di Gesù, che ci vede nel profondo del cuore, essere persuasi di aver bisogno di misericordia ogni giorno. Ci aiuterebbe ad essere consapevoli di quello che siamo e ad essere meno drastici con i nostri fratelli.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12.17

Domenica 17 dicembre 2017

DOMENICA DELL’INCARNAZIONE

o della Divina Maternità della Beata Vergine Maria

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo:

«Lo Spirito Santo scenderà su di te

e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra»

Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

(Luca 1,35)

Maria non deve fare nulla, fa tutto Dio.

È Lui che vuole scendere, fare irruzione definitivamente nella nostra storia e rivelarsi a tutti. E l’Opera dell’Altissimo è tutto un mistero imprevedibile che si svelerà progressivamente nella vita di Gesù.

A Maria è chiesto di accogliere, di lasciar fare. E lei è meravigliosa nella disponibilità, nell’apertura di ogni istante, nell’essere e nell’esistere solo per Gesù e, dopo la croce, per l’umanità che le verrà affidata.

E si rivelerà grande in proporzione di quanto lungo tutta la sua vita terrena si sarà annullata per amore.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12.19 & 20

Martedì 19 dicembre 2017

II Feria prenatalizia "dell’ Accolto"

L’angelo disse a Zaccaria: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco,

«Tu sarai muto e non potrai parlare

fino al giorno in cui queste cose avverranno»

perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

(Luca 1,20)

Il segno che accompagna l’incredulità di Zaccaria è il mutismo, il non poter parlare.

Quasi a dire anche a noi che se non crediamo alle promesse di Dio non ci rimane nulla da dire, ma quando apriamo la bocca pronunciamo solo parole inutili, che non costruiscono il Regno.

Ma Zaccaria saprà vivere in modo molto sapiente questi nove mesi di silenzio, avrà modo di riconsiderare il disegno di Dio e questo genererà in lui un uomo nuovo, che ha nel cuore parole di benedizione  e di gioia perché sa vedere tutto quello che Dio opera nella storia.

Buona giornata!

don Carlo

Mercoledì 20 dicembre 2017

III Feria prenatalizia "dell’ Accolto"

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.

«E beata colei che ha creduto

nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»

Allora Maria disse: / «L’anima mia magnifica il Signore».

(Luca 1,45)

Elisabetta loda la fede perseverante di Maria e ce la presenta come un modello da imitare.

Credere infatti non è soltanto dare fiducia a Dio, ma essere certi che tutto quello che Lui dice si realizzerà infallibilmente. Maria vive tutto questo dall’Annunciazione alla Pentecoste, sino alla fine della vita, senza mai deflettere e mettendo sempre in dialogo quanto vede con quanto Dio ha promesso.

Sapendo bene che tutto passa, ma la Parola di Dio resta in eterno.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12.21 & 22

Giovedì 21 dicembre 2017

IV Feria prenatalizia "dell’ Accolto"

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e

«Gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio»

Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

(Luca 1,64)

Tornare a parlare dopo 9 mesi e benedire il Signore: questo può avvenire soltanto se si è vissuto un tempo di conversione, di scoperta di un Dio che prima non si conosceva così.

È bello perciò vedere che ciò che a tutta prima sembrava una punizione, si è rivelata di fatto un’occasione provvidenziale per capire cose che altrimenti sarebbero rimaste oscure, ignote.

Zaccaria benedice Dio, “dice bene” di Lui: ha compreso che quel Dio che serviva con fedeltà, ma forse un po’ nella routine,  è invece il Dio delle sorprese, che colma il cuore di gioia, che trasforma la vita irrompendo con il Suo Amore.

Buona giornata!

don Carlo

Venerdì 22 dicembre 2017

V Feria prenatalizia dell’ "Accolto"

Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: / «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, / perché

«Ha visitato e redento il suo popolo»

e ha suscitato per noi un Salvatore potente / nella casa di Davide, suo servo, / come aveva detto / per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: / salvezza dai nostri nemici, / e dalle mani di quanti ci odiano. / Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri / e si è ricordato della sua santa alleanza, / del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, / di concederci, liberati dalle mani dei nemici, / di servirlo senza timore, in santità e giustizia / al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. / E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo / perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, / per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza / nella remissione dei suoi peccati. / Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, / ci visiterà un sole che sorge dall’alto, / per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre / e nell’ombra di morte, / e dirigere i nostri passi / sulla via della pace». / Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

(Luca 1,68)

La visita di un amico, di una persona cara, in qualunque momento avvenga è sempre gradita.

Visitare significa infatti entrare in casa, nei luoghi dell’intimità, liberarci dall’isolamento, farci sentire importanti per qualcuno che è importante per noi.

La visita è anche un entrare discreto, familiare, ma sempre luminoso: da letizia al cuore e accende il desiderio di comunicare, di aggiornarci, di conoscerci meglio.

Tutto questo avviene con Dio nel Natale, nel modo più bello, più dolce, più sorprendente.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12. 26 & 27

Martedì 26 dicembre 2017
S. STEFANO, PRIMO MARTIRE

Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato». E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo. Disse allora il sommo sacerdote: «Le cose stanno proprio così?». Stefano rispose: «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata». All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse:

«Ecco, contemplo i cieli aperti

e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio»

Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì. Saulo approvava la sua uccisione. In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere. Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

(Atti 7,56)

Stefano e Gesù. Nel primo martire rivive meravigliosamente il Maestro. Il Cristianesimo non è solo contemplazione, dall’incanto del Natale si sprigiona una vita nuova, che rende l’uomo veramente uomo, capace di donarsi interamente.

E nel cuore della persecuzione, nell’imminenza della sua morte Stefano fa un’esperienza fortissima di Dio: gli è dato di vedere il Cielo, il traguardo che lo attende.

Anche le prove possono trasformarsi in occasioni per conoscere Dio e noi stessi, per comprendere davvero chi siamo e dove andiamo.

Buona festa!

don Carlo

Mercoledì 27 dicembre 2017

SAN GIOVANNI  APOSTOLO ED EVANGELISTA

Il Signore Gesù disse a Pietro: «Seguimi». Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose:

«Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?

Tu seguimi»

Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.

(Giovanni 21,22)

Pietro e Giovanni: chiamati quasi insieme, discepoli della primissima ora, hanno vocazioni diverse.

Non sono loro a scegliere quello che devono fare, è il Signore a indicarglielo.

A Pietro è chiesto di prendersi cura della Chiesa mantenendola nell’unità.

A Giovanni Gesù dalla croce affida Maria, cuore della Chiesa e madre di ogni credente. A lui è chiesto di “rimanere”, forse eco di quel «rimanete nel mio amore» (Giovanni 15,9) che Gesù aveva detto nei discorsi di addio.

Ciò che conta è essere lì e come Gesù ci vuole.

Lui sa perché.

Buona giornata!

don Carlo

2017.12. 30 & 31

Sabato 30 dicembre 2017

VI Giorno dell’ottava di Natale

Una donna dalla folla alzò la voce e disse al Signore Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse:

«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio

e la osservano!»

(Luca 11,28)

C’è un ascolto attento e intenso che permette alla Parola di scendere nell'interiorità e di illuminare pensieri e intenzioni, animando la preghiera e portando pace e luce nel cuore.

Ma non basta.

Gesù chiede anche di osservare la Parola, cioè di viverla, metterla in pratica. E questo chiede di richiamarla alla memoria quanto più spesso possibile, interrogandoci spesso su come applicarla alle situazioni che incontriamo, perché informi la vita, la trasformi, la divinizzi, permetta a Gesù di vivere in noi. Così avremo un Vangelo vivo da raccontare ai fratelli.

Buona giornata!

don Carlo

Domenica 31 dicembre 2017

DOMENICA NELL'OTTAVA DEL NATALE DEL SIGNORE

In principio era il Verbo, / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era, in principio, presso Dio: / tutto è stato fatto per mezzo di lui / e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini; / la luce splende nelle tenebre / e le tenebre non l’hanno vinta. / Venne un uomo mandato da Dio: / il suo nome era Giovanni. / Egli venne come testimone / per dare testimonianza alla luce, / perché tutti credessero per mezzo di lui. / Non era lui la luce, / ma doveva dare testimonianza alla luce. / Veniva nel mondo la luce vera, / quella che illumina ogni uomo. / Era nel mondo / e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; / eppure il mondo non lo ha riconosciuto. / Venne fra i suoi, / e i suoi non lo hanno accolto. /

«A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio»

a quelli che credono nel suo nome, / i quali, non da sangue / né da volere di carne / né da volere di uomo, / ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi; / e noi abbiamo contemplato la sua gloria, / gloria come del Figlio unigenito / che viene dal Padre, / pieno di grazia e di verità.

(Giovanni 1,12)

Dio ama ogni uomo e quindi come Padre guarda tutti noi suoi figli, accompagnandoli ad ogni istante nelle diverse vicende della vita.

Il Vangelo di Giovanni penetrando il mistero dell’Incarnazione evidenzia un percorso speciale: chi crede in Gesù non ha più soltanto una generazione umana, ma è reso partecipe della natura divina, Dio abita in lui e opera in lui nella misura in cui la libertà di ciascuno gli offre lo spazio del proprio sì. Si compone così un’avventura umano-divina in cui il protagonista è Dio stesso che può scrivere, come in Maria, un nuovo Suo capolavoro.

In queste ultime ore dell’anno potrebbe essere bello rivisitare gli eventi più importanti che abbiamo vissuto, scoprendo come Dio ci ha amato e condotto, per poterLo ringraziare con tutta la mente, tutta l’anima e con tutto il cuore.

Buona domenica!

don Carlo

A cura di
Autore
Enrico Cornelli
Mese
Dicembre 2017